Qualche anno fa, era il 2009, quando uscì nei cinema Moon, molti (tra cui noi) si rallegrarono per l'arrivo sulla scena di un regista capace di sviluppare film di fantascienza basati sulle idee anziché sugli effetti speciali.

Il regista era Duncan Jones, il cui nome è genericamente seguito dall'etichetta "figlio di David Bowie", all'epoca neppure quarantenne. A Moon seguì, con una più ampio budget, Source Code, interessante ma forse meno intelligente del precedente.

Ora questa immagine di regista nuovo e originale viene in qualche modo messa in dubbio dal regista italiano Patrick Rizzi, che dopo aver raccolto un ragguardevole numero di elementi, accusa Jones di plagio. Moon sarebbe stato in larga parte "ispirato" dal film del 1999 Eutamnesia, diretto dallo stesso Rizzi.

Il confronto tra i due film innanzitutto evidenzia cosa possa significare "basso budget" per un regista britannico (figlio di David Bowie) e per un regista italiano residente a Urbino: siamo su due pianeti del tutto diversi. 

Il film di Rizzi non è presente su IMDb, ma abbiamo verificato tramite ricerche su Google la sua effettiva esistenza prima del 2009. Rizzi dice che ebbe una distribuzione in VHS e fu proiettato in qualche festival; forse le probabilità non sono elevatissime, ma non è possibile escludere che Jones lo abbia visto.

Moon è ambientato, come è facile intuire, sulla Luna, dove vive un operatore che, da solo, cura la manutenzione della struttura mineraria automatica. Il protagonista del film italiano è anche lui da solo, ma su un pianeta simile alla Terra, anche se deserto. L'ambientazione di Moon ricorda Spazio: 1999 o 2001 Odissea nello spazio, quella di Eutamnesia le strutture industriali abbandonate, le case fatiscenti.

Rizzi ha preparato un video (potete vederlo qui sotto) che mostra tutti i "punti di contatto" tra i due film; alcuni sono obiettivamente un po' forzati (nel senso che scene simili se ne vedono anche altrove), altri effettivamente sospetti.

Attenzione agli spoiler, se non avete visto Moon. L'idea di base dei due film è che il solitario operatore è in realtà un clone, senza sapere di esserlo. Dopo un certo periodo di attività deperisce fino a decomporsi e un nuovo clone prende il suo posto. Partendo da questa idea però Duncan è andato oltre: il suo clone scopre la sua condizione, e gran parte del film è dedicata proprio al rapporto tra il clone e le altre sue copie.

Differenza non da poco, ovviamente. Ma anche le somiglianze non sono da poco, ed è bastato molto meno, nella storia del cinema, per arrivare a patteggiamenti che prevedevano cifre con molti zeri. Rizzi dice, per il momento, di non essere in grado di pagare le elevate parcelle che gli studi legali specializzati in questo settore richiedono. Sarebbe comunque giusto, a nostro avviso, che un esperto di queste cose facesse un confronto adeguato in modo serio. Da parte nostra vi proponiamo il film e il montaggio di Rizzi, evitando di condannare a priori Jones ed evitando anche di tagliar corto senza un'accurata analisi facendosi beffe del regista italiano, che comunque, con gli scarsi mezzi che ben sappiamo il cinema nostrano può offrire a un regista che voglia fare fantascienza, si è messo in gioco e ha prodotto un film basato su un'idea originale e intrigante.

Mute

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