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Per quanto Antidoti umani sia giunto finalista nel 2004 ritengo che vadano fatte due precisazioni. Primo, sono venuto a conoscenza del movimento solo nel 2008 e per una serie di circostanze favoreli ad oggi ne faccio parte con immenso piacere. Le tematiche del romanzo si adattano, quindi, senza averlo saputo al manifesto del connettivismo. Un caso fortuito? Un meme che circola tra i gangli neurali di molti scrittori? Forse. Secondo. La consacrazione del movimento ritengo sia giunta con la vittoria del premio Urania da parte di Giovanni De Matteo con Sezione PiQuadro nel 2006. Lui sì fondatore insieme a Marco Milani e Sandro Battisti del movimento nel lontano 2004.
Il Connettivismo non è un fenomeno chiuso, asfittico, al contrario la sua valenza più significativa risiede nell'accento posto alla connessione, al legame che si vuole instaurare con aree diverse e spesso distanti della nostra fenomenologia. Ad esempio nei miei romanzi come pure nei racconti, cerco sempre di "connettere" elementi in apparenza molto distanti: in Antidoti umani c'è la Manna che cade da un cielo schermato da una Bolla che richiama le strutture di geodetiche di Buckminster Fuller, nel Fabbricante di Sorrisi si analizza il taboo delle mestruazioni a partire dal vecchio Testamento, passando per la caccia alle streghe del Medioevo per giungere agli spot sull'igiene intima femminile dei nostri tempi. Quindi l'ispirazione viene dal vedere "connessioni" mancanti, nodi latenti, un percorso che si costruisce prendendo a prestito suggestioni dal passato, dai miti dell'antichità, dall'esoterismo per proiettarlo verso il futuro, nelle icone del nuovo millennio, nei costumi trasfigurati del tempo che verrà.
L'inquietudine è un elemento narrativo fondamentale per condurre il lettore attraverso un mondo fantastico. Insieme allo stupore sono le emozioni che cerco sempre di riprodurre in ciò che scrivo. Da questo punto di vista, gli Antidoti umani rappresentano una sorta di darwinismo al contrario. La teoria dell'evoluzionismo ci ha insegnato che il più adatto sopravvive all'ambiente che lo circonda. Ma se l'ambiente viene plasmato dall'uomo, dalle logiche di mercato, dalla "real politik", chi è ad operare la selezione della civiltà umana? Gli Antidoti umani non adattandosi all'ambiente, rifiutando di appiattirsi sui paradigmi della società imperante, sulle mode passeggere, e quindi riaffermano la propria individualità minacciata da modelli di comportamento massificato e il senso della propria inalienabile umanità. Ovviamente pagano un prezzo, questa libertà si paga con l'ostracismo.
Esattamente quello descritto nel romanzo. Basti pensare agli auricolari bluetooth, agli arti prostetici di Oscar Pistorius, al concetto di singolarità di Kurzweil. Il corpo basato sulla chimica del carbonio sta per fare il suo tempo. Quello basato sul silicio sta emergendo a una velocità impressionante. Per ora abbiamo collegato i computer tramite Internet, tra poco collegheremo tutti i cellulari ai computer e quindi il prossimo passo sarà di collegare qualsiasi oggetto di uso comune alla rete tramite delle semplici etichette RFID e poi... poi basterà un innesto nel bioware per avere accesso al tutta la potenza di calcolo di una conglomerazione di server. l problemi saranno legati alla privacy degli utenti/cittadini, all'affidabilità dei dati, alla distribuzione delle informazioni.
2 Ciao Samuele, grazie dell'intervento. In effeti Svevo e' stata una lettura scolastica che ho apprezzato enormemente e che in qualche modo e' riemersa nei personaggi di Antidoti umani. Confermo in pieno la tua connessione notturna... A presto Francesco
» postato da Francesco Verso 1 alle 14:38 del 27-07-2009
3 Ciao Francesco, grazie per l'attenzione e visto che la notizia del giorno è la tua vittoria al premio Urania ti faccio i miei complimenti. Un caro saluto, Samuele.
» postato da samuele nava alle 21:08 del 27-07-2009
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1 Leggerò il libro. Per il momento l'intervista mi stimola una "connessione" con la letteratura del primo novecento... mi affiorano ricordi scolastici circa Italo Svevo e la sua critica al darwinismo. Gli Antidoti Umani si ribellano al "chi si adatta sopravvive" (e ai comportamenti massificati) così come l'individuo/inetto/disadattato/malato raccontato da Svevo si opponeva (anche senza lottare ma solo "chiamandosi fuori") all'alienazione dell'uomo moderno. Svevo criticava la visione rettilinea e unidirezionale dell'esperienza umana proposta dalla teoria darwiniana rivendicando la funzione degli Scarti e dei Salti: cioè di quegli individui non adattati (Antidoti Umani?) che essendo non integrati nella Società potevano sopravviverle. Un improvviso cambiamento delle condizioni ambientali ( per una catastrofe ecologica, per l'avvento di una Singolarità, per l'esplosione di tutti i telefoni cellulari) uccide chi è troppo legato a quelle condizioni ambientali (chi usa troppo il cellulare). A sopravvivere non sono gli individui dotati di una maggiore capacità di adattamento (troppo repentino il mutamento), a sopravvivere sono gli Scarti e i Salti, cioè gli individui che non hanno saputo o voluto integrarsi: esseri dissociati dalle abitudini comuni ma disponibili a nuove soluzioni, esseri all'apparenza inutili ma che nella loro indeterminatezza custodiscono i lineamenti ancora incerti di un possibile futuro. Ed esseri del tutto nuovi: bambini. E' quasi mezzanotte, concludo lo sproloquio: Questa connessione letteraria circa il valore dei disadattati mi porta un'altra connessione: col buddismo e la sua vittoria sulla sofferenza tramite il "distacco". (Che poi è un concetto anche cristiano: "non occuparti delle cose del mondo, che passano, ma occupati solo delle cose del cielo". Come dire: non integrarti in questa società che può morire da un momento all'altro. Non amare chi ti è vicino che è mortale e morendo ti farà soffrire, ma pensa alla sopravvivenza futura, pensa a Dio, che non muore mai... ) Spero di non aver elaborato pensieri sconnessi. Un saluto, S.
» postato da samuele nava alle 00:10 del 06-07-2009