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Il mondo fantastico di Ricciardiello rivela risonanze dickiane, ballardiane, del cyber, ma anche atmosfere narrative distanti dalla fantascienza. L'autore dirige le antenne verso i più aggiornati sviluppi teorici della scienza, le nuove recenti tecnologie, le tendenze sociali e politiche, gli esiti stilistici di autori di punta, a qualunque "genere" appartengano. Della sua scrittura fanno parte integrante (com'è naturale in un'era di "meticciato culturale") riferimenti ad altri mezzi espressivi quali fumetto, spot televisivo, e così via; tuttavia solo in parte potremmo parlare di postmoderno, perché la contaminazione in Ricciardiello non è solo un aggiornamento di moda: l'autore, spesso muovendosi energicamente in controtendenza, non ha mai rinunciato a un impianto etico forte, magari violento al punto da turbare il lettore (si vedano l'ultimo capitolo di Radio Aliena Hasselblad, o Mille colline, il racconto finalista alla prima edizione del premio Omelas).
A ogni modo chi abbia letto i due romanzi che citavamo in apertura (ne esiste anche un terzo pubblicato nel 1987, La rocca dei Celti) conosce solo un aspetto della narrativa di questo scrittore: egli infatti è anche (e almeno finora, soprattutto) autore di racconti. Si tratta di una cinquantina di titoli di lunghezza variabile, il primo dei quali apparve nel 1981; pagine che esprimono una estesissima gamma di sensazioni, idee, novità, intuizioni, atmosfere. A chi voglia approfondire "dal vivo", suggeriamo l'ottima auto-antologia reperibile in rete sul sito www.fantascienza.net/sfpeople/franco.ricciardiello
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