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Salvate Terramatta

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Troppo tardi?

Ok, lui ora con le sepolture stava incrementando i veleni. Ma le statistiche sui cadaveri erano in crescita esponenziale. Nessuno aveva pensato mai a questo problema. Chissà, forse questo fenomeno avrebbe fatto crescere alle stelle il dannato Pil, facendo la gioia degli economisti. A quanto gli avevano raccontato, quello che adesso lui aveva sepolto era deceduto non per tumori o leucemie ma per un improvviso Mutamento, che casualmente l’aveva schiacciato tra due muri. Non per nulla non era più Terra ma Terramatta, come aveva detto un fisico di fama di cui non ricordava il nome. Intanto lui, Xeno, era qui, e aveva dovuto scegliere se avvelenare ancor più la campagna o morire di fame. Diede un’ultima occhiata soddisfatta all’anfratto, ben mascherato, poi metodicamente — com’era suo uso — ricaricò sulla carriola attrezzi e mobiletto. 

Guardandosi bene attorno, prese la via del rientro.    

 

 

Quella mattina Xeno ebbe una discussione con Myria prima di alzarsi.

— Tu a questo incontro non ci vai —  disse lei, con un occhio ancora chiuso dal sonno.

— Cosa? —  le rispose. — Non capisci! Devo.

— Diosanto, ma per fare che? Perché non vai a cercarti anche oggi uno straccio di lavoro? Lo sai come finiscono quegli incontri! A un convegno nonsodove si sono azzannati senza concludere una minchia. Xe’, non lo vuoi capire che sono tutte montature? Il mondo sta sprofondando! Non saranno i quattro gatti della tua riunione a salvarlo!

— La riunione dei Mistic non è affatto mia. Mi meraviglio di te, bambolina. E quanto alle liti, confondi con gli scontri tra Mistic e Apoc. In questa roba siamo dentro tutti fin sulla testa e ancora non afferri l’importanza!

Myria era molto sensibile a quell’appellativo, “bambolina”. Gli si accostò sotto le lenzuola e si strinse a lui. — Xe’, non farmi stare in ansia…

— Non essere apprensiva, bambolina, mi fai sentire in colpa. Ora devo andare. 

Un bacio veloce, poi Xeno fu in piedi.

Poiché aveva fretta si permise il lusso di un risciò. Perse tempo a contrattare sul costo del trasporto. Per i circa 3,5 km da percorrere fino a Piazza degli Armadilli, il conducente gli chiedeva 500 euro. Si accordarono per 450, “quanto pago per un panzerotto e una birra di canapa” disse il conduttore. Comunque correva bene: per la strada c’era folla ma impiegò solo una ventina di minuti. 

La piazza apparve subito gremita. Un chiacchiericcio incessante copriva le parole che arrivavano smozzicate dal palco, la manifestazione era già incominciata.

Lavorando di gomiti e anche litigando, Xeno riuscì a intrufolarsi nelle prime file. Sul palco due individui sedevano su un vecchio divano fra manifesti e striscioni. Indossavano palandrane ricamate cariche di lustrini; il colore prevalente era il verde. Dovunque spiccava il logo dei Misticheggianti: un cerchio con meridiani e paralleli, ai lati le sagome stilizzate di due alberi frondosi. Sugli striscioni campeggiava la scritta W JAMES LOVELOCK PADRE DI GAIA. Non c’erano altoparlanti né amplificatori, in ottemperanza al divieto di usare l’EI, Energia Inquinante. Al centro del palco troneggiava peraltro un apparato chiaramente tecnologico — velenoso! — con cavi, collegamenti e piccoli display. Un terzo Mistic, anch’egli bardato, era in piedi e arringava la folla urlando in una specie di grande imbuto: — …Esperimento importante… Signori! Il nostro pianeta è alla frutta! Anzi al nocciolo della frutta… —

Che palle, pensò subito Xeno suo malgrado. Il solito teatrino nauseante. Perché era venuto, perché doveva perdere denaro tempo e pazienza per ascoltare quei buffoni?  

Cercò di darsi una risposta senza trovarne una plausibile. Alla fine decise che era lì  perché non sopportava più di restare inerte. Il pianeta era in agonia e gli assassini ora invocavano il miracolo. Il Mistic gridava:

— …oggi, qui, noi eseguiremo un rito scientifico già sperimentato con successo nella Nuova Zelanda... Vedete questo macchinario misterioso… è stato costruito nel cuore della Serbia, e gli schemi dei suoi meccanismi sono gelosamente custoditi a Belgrado, in una cripta segreta del Museo Nikola Tesla.

Un attimo di silenzio. 

— TESLA —  ripeté urlando l’oratore — capite? Il grandissimo inventore misconosciuto, che lasciò dozzine di progetti e intuizioni per invenzioni clamorose che i suoi nemici invidiosi e calunniatori non gli permisero mai di realizzare… Tra queste, una ha per oggetto… — L’uomo si arrestò ancora per prendere fiato e fare al contempo una pausa a effetto. Riprese stridendo più di prima: — …ha per oggetto il trattamento di particolari onde d’energia in grado di espandersi attraverso il sottosuolo, attraversare perfino il nucleo del nostro pianeta e giungere agli antipodi! E oggi abbiamo fra noi chi ha realizzato, come vedete, il sogno del nostro salvatore Nik... 

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Autore: Vittorio Catani - Delos Science Fiction 150 - Data: 21 dicembre 2012

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