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Gli anni del vento

Recentemente, Virginio Marafante (Chioggia, 1947) è ritornato a scrivere narrativa, dopo un silenzio durato oltre dieci anni, trovando ospitalità sulle pagine di Delos Science Fiction. Non possiamo non rallegrarci della ricomparsa di un autore di talento che è stato protagonista della scena letteraria fantastica dagli anni Settanta fino alla metà degli anni Novanta.

In questo lasso di tempo, infatti, numerosi suoi racconti, diversificati per tematiche, hanno trovato accoglienza in molte riviste specializzate, ma soprattutto ha pubblicato due romanzi di impronta fantascientifica, Luna di Fuoco (Urania/Mondadori, 1991) e L' Insidia dei Kryan (Editrice Nord, 1980), che hanno vinto rispettivamente la seconda edizione del Premio Urania e il Premio Italia.

Nella vita non fantascientifica, Marafante ha lavorato per molti anni nel campo dell’informatica, interessandosi nel tempo libero, oltre che di narrativa, anche di musica e scienza. Attualmente, vive in una cittadina dell’hinterland milanese.
Gli anni del vento è una storia commovente, piena di calore, fatta di sentimenti, senza rinunciare però a far emergere anche un quadro sociale complesso ed affascinante: i Marconiani, gli Eco, le magalopoli da un lato e le zone agricole dall'altro e l'uso del vento come fonte energetica. Una storia di mare che ci ricorda che i pregiudizi possono trasformarsi in causa di tragedia o in momenti di sincero confronto.

Si fermò con un piede sulla passerella ad ammirare quella che per un anno e forse più sarebbe divenuta la sua casa. Era una goletta di media stazza, elegante e snella, all’attracco del pontile mobile. Doveva essere attorno alle duecento tonnellate di carico e, cosa stupefacente per quei tempi, completamente costruita in legno.

Lasciò correre lo sguardo sulle murate d’un colore ocra intenso. Sollevando appena la testa, seguì contro il cielo limpido l’elevazione degli alberi di trinchetto e maestra, leggermente inclinati verso poppa, con le vele ancòra infrasconate. Il bompresso, per l’effetto prospettico dal punto in cui guardava, pareva allungarsi a dismisura ben oltre la sua reale portata. Sul mascone di dritta, spiccava in lettere d’ottone il nome del bastimento: Quarnaro. Gli ricordava il golfo della Dalmazia dove aveva fatto pratica di navigazione. A poppa, sventolava sonnacchiosa la bandiera dell’Unione.

A proravia della goletta, notò due brigantini a palo di fattura più moderna. Scafi in resina bianca, sovrastrutture, casseri, castelletti, alberi e pennoni in luccicante duralluminio. Alle sue spalle, oltre il pontile, bastimenti a vela di svariato tonnellaggio affollavano il bacino. Sin dove lo sguardo poteva giungere, si distingueva una fitta foresta di alberi dondolare appena sotto la spinta della marea e i vessilli dei Clan e delle Famiglie palpitare al vento. Simile ad una città, l’omogenea struttura galleggiante si preparava a salpare. Le operazioni di carico procedevano a ritmo sostenuto e uomini, donne, ragazzi, persino bambini, abbigliati nei chiassosi colori dei Clan, si agitavano indaffarati lanciando richiami. Le strida dei cavi d’acciaio sotto sforzo, l’aspro rumore dei paranchi in tensione, si mescolavano nell’aria sovrastando le grida dei marinai.

Si sistemò la tracolla del borsone da viaggio. Era giunto il momento di salire a bordo. Quello era il suo primo imbarco. S’incamminò lungo la passerella ed il cuore cominciò a pulsargli. L’eccitazione gli percorse i muscoli come una scossa. Il sole, alto sull’orizzonte, apparve dietro l’albero di maestra, ferendogli gli occhi. All’improvviso, udì delle grida. Girò appena la testa e scorse una massa di capelli fulvi sfrecciargli di fianco. Il ragazzino stava fuggendo a gambe levate. Con incredibile abilità lo scansò, evitando nel contempo di finire in acqua. Altri due, in maglietta a righe blu come il primo, calzoncini e sandali, gli stavano alle calcagna.

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Autore: Virginio Marafante - Delos Science Fiction 107 - Data: 6 luglio 2008

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Commenti

1 Bello anche questo racconto. In particolare mi è piaciuta la rappresentazione dei personaggi. Anche lo sfondo di collaborazione nazionale, se non addirittura di una certa integrazione, tra Eco e Marconiani è interessante.

» postato da Otrebla alle 14:48 del 29-07-2008

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