Un ombrello parasole per scoprire i pianeti extrasolari

L'invenzione di un astronomo americano si guadagna la cover di Nature. Grande come uno stadio di calcio, oscura la luce delle stelle. "Così potremo fotografare continenti, oceani e nuvole degli altri mondi"

Il telescopio spaziale con l'ombrello paraluce

L'ombrello paraluce è stato concepito dal professor Webster Cash, del Centro di astrofisica e astronomia spaziale dell’università di Boulder, Colorado. La scoperta ha fatto così scalpore nella comunità scientifica che la prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature gli ha dedicato la cover story (n. 6 luglio 2006).

“L’idea mi è venuta guardando un giocatore di baseball che con una mano cerca di acchiappare la palla, mentre con l’altra si ripara gli occhi dal sole che ha di fronte”, racconta il professore. “Con l’osservazione dei pianeti appartenenti a stelle lontane ci troviamo più o meno nella stessa situazione. Anche se abbiamo la certezza che girano attorno alla loro stella, non li possiamo vedere direttamente, né distinguere particolari della loro superficie, perché siamo abbagliati dai fiotti di luce emessa dalla loro stessa stella. I nostri telescopi sono come accecati e non riescono a percepire la debolissima luce riflessa dal pianeta”.

Secondo il progetto sviluppato dal professor Cash, l’ombrello di plastica Starshade, per funzionare in modo ottimale, deve avere un diametro di una cinquantina di metri e la forma di una "margherita".

Sarà lanciato nello spazio in un’orbita terrestre molto alta, quasi un milione di km, e lì aperto in maniera automatica. In un’orbita un po’ più vicina sarà piazzato un telescopio spaziale del tutto simile all'attuale Hubble, attivo già da diversi anni. L’ombrello Starshade sarà orientato per mezzo di getti di gas (idrazina), in modo da poter bloccare la luce della stella e lasciar passare quella del pianeta sotto osservazione.

“In questo modo” assicura Webster “potremo vedere non solo continenti e oceani, ma anche eventuali calotte polari e sistemi nuvolosi. E poi, attraverso l’analisi spettroscopica, analizzare la composizione dell’atmosfera e renderci conto se su quel pianeta distante anni luce si sviluppano processi chimici governati da esseri viventi”.

 

La Nasa vorrebbe realizzarlo il prima possibile. Entro un decennio, promettono a Bolder, potremo avere un elenco dei pianeti simili alla Terra e, magari, pensare di stabilire un qualche tipo di comunicazione.

La caccia ai gemelli della Terra è aperta! Il sogno ricorrente di incontrare i nostri simili nello spazio lontano si ripropone più forte che mai.

Autore: Adriano Muzzi - Data: 14 luglio 2006 - Fonte: http://www.nature.com/nature/journal/v442/n7098/full/nature04930.html

Vota questo articolo

Voti dei lettori

ancora nessun voto

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

Questo articolo non è stato ancora commentato. Vuoi essere il primo?

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.