Lost: una scena tagliata svela il segreto

Beh, insomma, più o meno.

Cosa? Io non ero nemmeno lì! ingrandisci

Uno dei panel più particolari del Comic-Con è stato Totally Lost: One year later panel, creato da Entertainment Weekly. In questa occasione il duo di creatori della serie, Damon Lindelof e Carlton Cuse hanno voluto dimostrare che avevano costruito tutta la struttura della serie fin dall'inizio.

 

E per dimostrarlo hanno portato una scena tagliata dalla stagione uno, la quale, a sentire loro, rende giustizia al loro lavoro. Potete vederla qui sotto, ma prima di procedere è giusto che sappiate che di fatto è stata girata pochi giorni fa, in un teatro di posa della Disney, e che le piante arrivano da ciò che rimane del set della serie Brothers and Sisters, cancellata quest'anno dalla ABC, la stessa emittente di Lost.

 

Uno dei segreti più importanti svelati? Il nome dell'uomo in nero. Ma attenzione, a lui non piace molto parlarne!

 

Buona visione!

Video temporaneamente disabilitato

Abbiamo ricevuto comunicazioni dalla SIAE secondo cui ora per pubblicare trailer e video occorrerebbe una licenza della SIAE stessa. Una licenza con costi elevati, restrizioni e in generale del tutto priva di senso per concedere la pubblicazioni di quelli che sono quasi sempre in sostanza filmati pubblicitari.

La richiesta della SIAE a nostro avviso non è sostenuta dalla legge, tuttavia portiamo avanti la nostra protesta per il momento non pubblicando più alcun filmato.

Per saperne di più

Autore: Leo Lorusso - Data: 25 luglio 2011 - Fonte: http://www.tvguide.com/News/Lost-Deleted-Scene-1035644.aspx

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Commenti

1 Ahahaha troppo forte :). Il bello è che Lost a distanza di un anno faccia ancora parlare di se come se fosse terminata ieri :). Senza dubbio La serie per eccellenza.

» postato da el_dambro alle 23:11 del 26-07-2011

2 Il segreto di Pulcinella.

» postato da Kobol77 alle 10:07 del 27-07-2011

3 Lost... Ho provato a vedere la prima stagione, ma mi fa lo stesso effetto di Fringe: si vede che sono storie abbozzate mentre le si gira, non c'è un progetto vero e proprio da cui si parte, come ai bei tempi di Babylon 5. Peccato.

» postato da (Cesare Magnani) alle 11:05 del 27-07-2011

4 Babylon 5 credo che sia un caso più unico che raro...

» postato da Franius alle 13:02 del 27-07-2011

5 «Lost... Ho provato a vedere la prima stagione, ma mi fa lo stesso effetto di Fringe: si vede che sono storie abbozzate mentre le si gira, non c'è un progetto vero e proprio da cui si parte, come ai bei tempi di Babylon 5. Peccato. » Premesso che rispetto tutti i gusti e che tutto (o quasi) è soggettivo, ma se ti sei fermato alla prima stagione non hai neanche idea di cosa stai parlando. overzzzzz...

» postato da jetscrander alle 14:29 del 27-07-2011

6 ««Lost... Ho provato a vedere la prima stagione, ma mi fa lo stesso effetto di Fringe: si vede che sono storie abbozzate mentre le si gira, non c'è un progetto vero e proprio da cui si parte, come ai bei tempi di Babylon 5. Peccato. » Premesso che rispetto tutti i gusti e che tutto (o quasi) è soggettivo, ma se ti sei fermato alla prima stagione non hai neanche idea di cosa stai parlando. overzzzzz...» e vale anche per Fringe...

» postato da ziopippi alle 19:32 del 27-07-2011

7 Mah... Con queste uscite postume gli autori non fanno altro che confermare il disastro che hanno combinato nell'imbastire il finale della serie.

» postato da (The Stylist) alle 20:41 del 27-07-2011

8 Devo dire che anch'io nelle prime stagioni ho avuto l'impressione che gli autori pensassero "so da dove parto ma non dove arriverò". Poi negli anni seguenti hanno fissato le idee e si è visto. Invece una serie partita con un bel progetto già dall'inizio (come B5) era Defying Gravity; peccato che l'abbaino segata alla prima stagione.

» postato da Davide Orlandi alle 23:05 del 27-07-2011

9 «Devo dire che anch'io nelle prime stagioni ho avuto l'impressione che gli autori pensassero "so da dove parto ma non dove arriverò". Poi negli anni seguenti hanno fissato le idee e si è visto.» Che negli anni seguenti abbiano sviluppato le idee della prima stagione, non significa che era già tutto pensato all'inizio. E' come argomentare che la Bibbia sia stata pensata dall'inizio perché le varie sezioni confermano e avverano le profezie delle sezioni precedenti. :roll:

» postato da Lord of Chaos alle 13:43 del 28-07-2011

10 Io invece non ho mai capito perchè Jack, nel finale di stagione (il terzo mi pare) fosse peloso come un orso e all'inizio della stagione successiva fosse quasi glabro. Ma forse era il Jack parallelo!

» postato da Abyrdeen² alle 15:09 del 28-07-2011

11 Quando ho visto la mia prima puntata di ST tos non era la prima della stagione e probabilmente non era neppure la prima serie, non conoscevo nessuno dei protagonisti e nulla dell'ambientazione. Avrò avuto 6 anni? Probabilmente. Il punto è che una serie per essere davvero coinvolgente, per avere quel quid in più che ai miei occhi passa per stato dell'arte deve essere affascinante, da qualunque punto la guardi. Deve essere una statua e non un quadro, questa cosa mi è capitata con serie veramente fatte bene, tipo le varie ST, Xfiles, BSG, Babylon, e in misura minore con serie tipo True Blood, Heroes, Smallville, Buffy, Hercules&Xena, per stare nel campo del fantastico/fantascientifico, oppure The Shield, Dexter ed il folle dr. House per ampliare l'orizzonte. Lost non mi ha mai dato l'impressione di essere "tridimensionale", non mi ha coinvolto al punto da voler vedere come proseguiva la storia; forse semplicemente mancava quella qualità di "entertainment" che per me deve necessariamente esserci in qualsiasi serial a qualsiasi target esso sia rivolto. Lost e Abrams li trovo sopravvalutati di molto, e pure Fringe non mi sembra sensazionale, seppure abbia i suoi momenti. Il film di JJ su ST, come ho già scritto più volte mi è piaciuto, non era ST, non gli somigliava neppure, ma non mi è dispiaciuto.

» postato da L01CYL8 alle 12:26 del 31-07-2011

12 «Deve essere una statua e non un quadro, questa cosa mi è capitata con serie veramente fatte bene, tipo le varie ST, Xfiles, BSG, Babylon, e in misura minore con serie tipo True Blood, Heroes, Smallville, Buffy, Hercules&Xena, per stare nel campo del fantastico/fantascientifico, oppure The Shield, Dexter ed il folle dr. House per ampliare l'orizzonte. Lost non mi ha mai dato l'impressione di essere "tridimensionale"» La tua è una bella teoria. C'è solo un piccolo problema: Lost HA avuto più successo di più o meno tutte le serie che hai citato. Hai tutto il diritto di spiegare perché a te non piace o anche perché secondo te non è una bella serie, ma elaborare teorie su come deve essere una serie per essere coinvolgente per dimostrare che Lost non lo è mi sembra voler dimostrare il contrario della realtà. S*

» postato da S* alle 08:28 del 01-08-2011

13 ma come mai postano sempre persone a cui lost non è piaciuto dalla prima stagione o dalla prima puntata? mi viene il dubbio che possa essere il fratello malvagio di Jacob a scrivere!

» postato da Abyrdeen² alle 09:41 del 01-08-2011

14 « ...elaborare teorie su come deve essere una serie per essere coinvolgente per dimostrare che Lost non lo è mi sembra voler dimostrare il contrario della realtà. S*» Vero. Infatti mi sono sempre chiesto come mai Lost abbia avuto tutto questo successo. Le ipotesi potrebbero essere un paio: la mia teoria è campata in aria, oppure funziona e Lost è la fatidica eccezione che non la invalida, ma ne riduce l'applicabilità. Prendo a prestito le distinzioni di un altro mass media, i videogiochi. Una delle più famose è quella che separa gli hardcore game con i casual game, ovvero i giochi a cui serve dedizione e applicazione per essere affrontati in ogni loro particolarità e quelli immediati, che si possono giocare da subito senza molti problemi e divertendosi pure, senza aver giocato ad esempio tutti gli episodi precedenti o aver sbloccato ogni maledetto achievment infernale che i folli programmatori hanno deciso di frapporre tra te e lo spell superfico o l'arma megadistruttiva. (io sono ovviamente un hardcore gamer) Ecco, le serie TV di successo hanno di solito entrambe le caratteristiche, quella hardcore di una trama lunga e spalmata su tutta la serie, magari in varie stagioni e quella casual di un tizio che si guarda per la prima volta una puntata e ne coglie la microstoria dell'episodio, magari inserita in un contesto più grande. Forse il successo di Lost è dovuto in parte al fatto di aver "spezzato" questa serialità di trama e sottotrama, fornendo un prodotto da sola hardcore audience. Come una soap opera, ad esempio.

» postato da L01CYL8 alle 13:16 del 01-08-2011

15 Stai facendo confusione. Per prima cosa, vanno separati i telefilm serializzati da quelli a episodi auto conclusivi. E' chiaro che non ha molto senso confrontare Lost con Hercules/Xena, o con Buffy e Xfiles, o Smallville - almeno, non finché si deve dare un giudizio complessivo. Nella rinascita dei telefilm dell'ultimo decennio, Lost è stato il primo a proporre una struttura altamente serializzata, e questo spiega buona parte dell'iniziale successo. Non è un caso che in molti abbiano cercato di copiarlo pari pari, fallendo appunto perché l'elemento sorpresa era esaurito. Anche serie come BSG o True Blood in realtà non raggiungono la complessità della sua trama orizzontale. Un'altra caratteristica che ha contribuito al successo di Lost è l'abbondanza di misteri e indizi che vengono aggiunti ogni singola puntata. C'è un motivo se vadano di moda Dan Brown e i film sui misteri dei templari. Ultima ma non meno importante, la forza dei sentimenti e dell'immedesimazione. Tra i naufraghi c'è un tipo per ogni spettatore, e interagiscono secondo schemi ben calcolati, spesso giocando sugli opposti (il professionista di successo che si innamora della fuggitiva, religioso vs ateo, la brava ragazza e il ribelle con la chitarra, ...), mentre le puntate personaggio-centriche solidificano il rapporto con lo spettatore. Il contrasto "misteriosa isola nel presente"/"mondo reale nei flashback" permette un'immedesimazione di livello ancora più avanzato, simile a quella che sperimenta un lettore di fantasy: il processo cioè di pensare a cosa si avrebbe fatto in quella particolare situazione, al posto di quel personaggio. Riassumendo, il successo di Lost non è dovuto al fatto di essere "solo Hardcore", perché altrimenti lo stesso sarebbe dovuto succedere con tante altre serie, che invece non hanno superato la prima stagione (Flashpoint, The Event). E' invece dovuto a una scaltra ideazione, seguita da una sceneggiatura di qualità.

» postato da Lord of Chaos alle 17:46 del 01-08-2011

16 «Stai facendo confusione. Per prima cosa, vanno separati i telefilm serializzati da quelli a episodi auto conclusivi. E' chiaro che non ha molto senso confrontare Lost con Hercules/Xena, o con Buffy e Xfiles, o Smallville - almeno, non finché si deve dare un giudizio complessivo.» No, non faccio confusione. Non c'è questa separazione tra episodi autoconclusivi e "telefilm serializzati". I serial hanno solitamente una trama ampia e generale che si dipana lungo tutta la loro durata e sottotrame autoconclusive per ogni singola puntata. Con varie eccezioni, ovviamente. Così è per tutti i serial che hai citato, questa è la formula generale e che Lost non ha rispettato. In questa sua eccezionalità forse c'è parte del appeal che ha riscosso. Poi certo la sceneggiatura, l'idea scaltra, il suo sviluppo. Ce ne sono a decine di buoni prodotti che non avranno mai il successo di Lost.

» postato da L01CYL8 alle 20:29 del 01-08-2011

17 « No, non faccio confusione. Non c'è questa separazione tra episodi autoconclusivi e "telefilm serializzati". I serial hanno solitamente una trama ampia e generale che si dipana lungo tutta la loro durata e sottotrame autoconclusive per ogni singola puntata. Con varie eccezioni, ovviamente.» Forse non era chiaro, ma quando parlo di telefilm serializzati mi sto riferendo al termine tecnico americano "Serial Drama". In un serial caratteristico ogni singola puntata contribuisce allo sviluppo della trama, senza che vi siano episodi indipendenti o filler: è il caso di Twin Peaks (giusto per nominare un cult), di 24, di Heroes, BSG, Caprica, ..., Lost. In nessuna delle serie che ho nominato ci sono episodi auto-conclusivi - in BSG forse attorno alla 2° o 3° stagione, ma ritornò subito in rotta. I serial di cui tu parli sono in realtà definiti Procedural Drama, in cui cioè ogni singola puntata ha una trama auto-conclusiva. Erano una struttura in origine caratteristica dei Crime (e questo spiega il termine procedural), ma oggi la si trova praticamente ovunque (nei medical, nelle serie sci-fi, commedie, ...). Generalmente una trama di sfondo, spesso sottile e fumosa o che interviene in una manciata di puntate a stagione (magari la premiere e il finale), unisce gli episodi perché così si ha più materiale e non si corre il rischio di estraniare lo spettatore. Esempi sono Castle, House, CSI & co., gli Star Trek, XFiles e Fringe... E' una distinzione chiara e che c'è da tempo. Non è stata inventata da Lost, né rinnovata o riportata in auge da esso. Ognuno dei due modelli ha punti deboli e forti - i Serial necessitano di una trama più solida e ogni puntata sotto tono provoca danni considerevoli, ma d'altra parte iniziano col botto e tengono più stretti gli ascoltatori; i Procedural sono più semplici da girare, durano più serie senza problemi, ma sono generalmente di minore qualità e hanno ascolti più ballerini. Ripeto: Lost non ha fatto così tanto successo perché è "hardcore", ma per ben altri motivi. :wink:

» postato da Lord of Chaos alle 02:38 del 02-08-2011

18 «I serial hanno solitamente una trama ampia e generale che si dipana lungo tutta la loro durata e sottotrame autoconclusive per ogni singola puntata. Con varie eccezioni, ovviamente.» Non la metterei così. Direi piuttosto che da una parte ci sono le serie con episodi eutoconclusivi, dall'altra le serie completamente serializzate, e in mezzo tutta una gamma di vie di mezzo. Una volta quasi tutte le serie erano del tutto autoconclusive, era proprio una regola finire l'episodio con un "reset" che sistemasse le cose in modo da ripartire sempre dalle stesse condizioni iniziali. Star Trek serie classica per esempio è così, tant'è che puoi rimescolare tutti gli episodi, incluso pilot e finale, senza che cambi nulla. Le soap opera sono sempre state l'estremo opposto, serializzazione totale. Per un certo tipo di serie, meno impegnativa, è più vantaggiosa la prima impostazione; per serie più di nicchia la seconda. Tuttavia in tempi recenti è diventato comune l'inserimento di una sottotrama "fil rouge", che aiuta anche una serie episodica a far tornare gli spettatori di settimana in settimana. S*

» postato da S* alle 09:47 del 02-08-2011

19 Quindi in accordo con te, LoC, gli hardcore telefilm si chiamano serial drama, mentre i casual sono detti procedural drama. S*, tu aggiungi che negli ultimi tempi c'è stata una certa qual commistione dei due modelli, ma tutto ciò, a parte essere correttamente didascalico, non sposta di una virgola le ragioni di un successo che è, come sempre, frutto di una pluralità di fattori, ma che tanta parte deve al format di serial drama con elementi weird. Ecco perché le soap sono seguite, prima di loro i fotoromanzi, prima di loro i racconti radiofonici. Una storia che si dipana lungo tutta la sua linea temporale, da hardcore audience. Più correttamente, da serial drama audience. :)

» postato da L01CYL8 alle 14:32 del 02-08-2011

20 E' proprio sbagliata la metafora. La divisione tra serial e procedural non ha nulla a che vedere con un'audience hardcore o casual: sono semplicemente due modalità diverse per produrre un telefilm. Lost, nonostante la tua classificazione, ha spopolato anche e soprattutto tra gli spettatori che, in ambito videogame, non esiteresti a definire casual: non particolarmente fedeli, spesso bisognosi disperatamente del riassunto a inizio puntata, meno legati alla trama e più interessati ad un salto sporadico nel bel mondo dell'isola magica. In opposto, uno show tendenzialmente procedural quale Fringe può attirare spettatori ben più impegnati, ma in virtù dei temi e degli sviluppi delle puntate, non del format. Conosco persone che non si perdono mai una puntata di Dr. House, e che ne ricordano a perfezione i casi delle primissime stagioni: non proprio casual, direi... E, in ogni caso, se per te il successo di Lost è dovuto in tanta parte solo all'essere un "serial drama con elementi weird", devi spiegarmi anche perché Flashforward e The Event e molti altri show sono crollati così miseramente. :wink:

» postato da Lord of Chaos alle 15:34 del 03-08-2011

21 «E' proprio sbagliata la metafora. La divisione tra serial e procedural non ha nulla a che vedere con un'audience hardcore o casual: sono semplicemente due modalità diverse per produrre un telefilm. Lost, nonostante la tua classificazione, ha spopolato anche e soprattutto tra gli spettatori che, in ambito videogame, non esiteresti a definire casual: non particolarmente fedeli, spesso bisognosi disperatamente del riassunto a inizio puntata, meno legati alla trama e più interessati ad un salto sporadico nel bel mondo dell'isola magica. In opposto, uno show tendenzialmente procedural quale Fringe può attirare spettatori ben più impegnati, ma in virtù dei temi e degli sviluppi delle puntate, non del format. Conosco persone che non si perdono mai una puntata di Dr. House, e che ne ricordano a perfezione i casi delle primissime stagioni: non proprio casual, direi...» Non capisco come fai a sostenere una cosa del genere. È evidente che il procedural è più adatto al casual e il serial all'hardcore. Ci possono essere eccezioni visto che possono influire altri fattori. Ma è chiaro che il serial è fatto per fidelizzare gli spettatori, da cui ia creazione di un pubblico hardcore. Il pubblico di Lost era il pubblico più hardcore che si sia mai visto, altro che casual. E tanto Fringe quanto House hanno fortissime componenti serial. House ha un arco narrativo che caratterizza ogni stagione. S*

» postato da S* alle 16:31 del 03-08-2011

22 «E, in ogni caso, se per te il successo di Lost è dovuto in tanta parte solo all'essere un "serial drama con elementi weird", devi spiegarmi anche perché Flashforward e The Event e molti altri show sono crollati così miseramente. :wink:» Perché fatti male o meno bene? No, non voglio scivolare sul filo dell'arcinoto rasoio Ockhamiano, ma se tutte le serie fatte con la medesima cura e con lo stesso format riscuotessero l'identico successo allora saremmo alla "serializzazione emotiva" dell'audience, non più del prodotto. Sarebbe un formidabile strumento di controllo di massa, ma questo è un altro discorso. Il successo di una serie forse dipende dalla quantità di "leve emotive" che riesce ad attivare nella pluralità degli spettatori, generalmente suddivisi in target di appartenenza, ma tu stesso mi hai detto che l'audience di Lost era tra la più varia, dal ragazzino, al trentenne, alla signora in là con gli anni. L'originalità della storia, ma come Lost ce ne sono state altre, forse più originali, sicuramente di minor successo. L'hype dato al prodotto, l'enfasi che i mass media hanno riservato alle notizie riguardanti Lost e che ha attirato per curiosità un bacino d'utenza sempre più grande, ma anche qui: diverse serie pubblicizzate e "pompate" dai media allo stesso modo, non hanno avuto lo stesso successo. La bravura degli attori? Non conosco Lost così bene da poterlo affermare, ma di attori bravi ce ne sono anche in altre serie meno fortunate. Insomma, questi fattori hanno in varia misura contribuito, ma l'elemento primo ed evidente del successo di Lost è stato lo sviluppo di un romanzo nelle sue stagioni, dove un episodio sussegue e sviluppa il precedente, senza unità di tempo e spazio, ma con la coralità di un'unica storia raccontata da varie angolazioni. Un romanzo, insomma. Come romanzate sono le soap opera e tutti i serial drama, anche Twin Peaks aveva un'affezionata e attenta hardcore audience. Quindi no, non credo che la metafora sia sbagliata, ma penso che il formato di racconto scritto in "flusso di varie coscienze" sia il principale motivo di successo e dell'interesse che ha riscosso Lost. A questo punto poco importa se la storia sia stata pensata completamente all'inizio o aggiustata in corso d'opera, è il prodotto ad essere notevole, non il suo confronto con altri, magari più lineari e coerenti. Come ho scritto all'inizio non sono stato affascinato da Lost, mi rendo conto di essere minoranza, ma intuisco che il suo successo tanto debba alla modalità di racconto della storia che alla storia in sè. Più tutto quello che ho scritto sopra.

» postato da L01CYL8 alle 00:03 del 04-08-2011

23 « Non capisco come fai a sostenere una cosa del genere. È evidente che il procedural è più adatto al casual e il serial all'hardcore. Ci possono essere eccezioni visto che possono influire altri fattori. Ma è chiaro che il serial è fatto per fidelizzare gli spettatori, da cui ia creazione di un pubblico hardcore. Il pubblico di Lost era il pubblico più hardcore che si sia mai visto, altro che casual. E tanto Fringe quanto House hanno fortissime componenti serial. House ha un arco narrativo che caratterizza ogni stagione. S*» Premettendo che per me casual/hardcore è una divisione che non ha senso né per i videogiochi (almeno da 4-5 anni a questa parte) né tanto meno per i telefilm, forse non siamo d'accordo sulla definizione dei termini. Se però proprio vogliamo definirli, per me oggi la differenza tra hardcore e casual è l'impegno mentale richiesto, non l'ammontare di tempo che si spende. Per dire, se uno gioca a Farmville, su facebook, cinque ore al giorno, io lo ritengo sempre un giocatore casual, perché, nonostante il tempo speso, mancano importanti caratteristiche come la necessità di concentrazione, di pratica, di competizione, di conoscere a fondo le meccaniche di gioco. Al contrario, un giocatore con "equipaggiamento" costoso e di qualità (mouse e tastiera, per esempio), membro di un clan con cui partecipa a competizioni, profondamente concentrato mentre gioca, è hardcore anche se gioca saltuariamente e per meno tempo del giocatore dell'esempio precedente. Ormai i videogiochi sono sufficientemente accettati e inseriti nella nostra società (in Italia non ancora) che un discorso di tempo ha poco significato; giusto per citare un esempio: se io gioco ad X in modo disimpegnato, leggero e saltuario, ma poi lo guardo giocare da altri per ben più tempo (il fenomeno degli e-sport), cosa sono, hardcore o casual? Lo stesso per i telefilm. Una casalinga che guarda Beautiful stirando o cucinando, anche se lo fa regolarmente, non sono così sicuro sia hardcore. O, ancora, la ragazzina che guarda il telefilm sui vampiri perché c'è il bel protagonista, e lo fa ogni lunedì con precisione millimetrica e se ne frega per il resto della settimana, è casual? E chi registra uno show e lo guarda quando ha voglia, anche accumulando diverse puntate, ma sa a memoria le vecchie e si riguarda spesso le repliche, magari scrivendone su forum e blog, è casual o hardcore? O è casual solo se è un procedural, e hardcore se è un serial? Lasciando senza risposta questa domande, Lost ha comunque avuto una massiccia base di spettatori casual. Chiaramente ne ha avuti molti, per proporzione, anche hardcore, che però, rispetto ad altri show, sono stati più "rumorosi", secondo me a causa delle tante insensatezze della trama che cercavano disperatamente di spiegare - sono quelli che discutono sui forum, che scrivono su lostwiki, etc. Il grosso degli spettatori però non si è mai preoccupando più di tanto dei misteri dell'isola, quanto piuttosto dello sviluppo della trama e soprattutto dei personaggi e delle loro relazioni. Era fidelizzato? Sì grafici]. Hardcore? No. E infatti il series finale ha dimostrato che il target erano gli spettatori più interessati alle emozioni che quelli ai misteri e alla scienza. Si potrebbe discuterne a lungo, magari sulle percentuali di spettatori impegnati rispetto agli altri, o su quanto un canale generalista come Fox abbia interesse a costruire uno show complesso. La butto lì, senza controllare, ma credo anche che i rating di Lost siano, come composizione, decisamente più simili a serie leggere e casual che impegnate - un pubblico più spalmato come età, e una maggiore presenza femminile. Le prime stagioni di House erano decisamente procedural, un caso ogni puntata che si conclude alla fine dei 45 minuti. Nelle ultime 2 (3?) stagioni sì, c'è stata una serializzazione, ma buona parte degli spettatori lo seguono da ben prima che succedesse. Fringe era un cattivo esempio, è vero - non mi venivano in mente procedural sci-fi che siano ancora in onda, a meno di considerare Warehouse13 o Sanctuary, cosa che preferirei non fare. Però anch'esso era iniziato come procedural alla X-Files, con un evento paranormale ogni puntata (e, guarda caso, quando si è serializzato ha iniziato a perdere spettatori...). «ma penso che il formato di racconto scritto in "flusso di varie coscienze" sia il principale motivo di successo e dell'interesse che ha riscosso Lost. » «intuisco che il suo successo tanto debba alla modalità di racconto della storia che alla storia in sè.» Non voglio essere pignolo, ma se si sostiene che sia stato il formato la causa principale del successo di Lost, la conseguenza logica è che, indipendentemente dai contenuti, la maggior parte dei telefilm con un formato simile dovrebbero avere un successo paragonabile. La storia dimostra il contrario. Quindi non è una tesi sostenibile. La divisione hardcore/casual non ha alcun significato per quanto riguarda il successo di una serie. Lo hanno solo per quanto riguarda la fidelizzazione - ed anche questo è un assunto che, ultimamente, si sta rivelando non più così tanto sicuro.

» postato da Lord of Chaos alle 18:46 del 07-08-2011

24 La divisione tra hardcore/serial e casual/procedural è tanto evidente quanto applicabile, ad libitum, a qualsiasi tipologia di prodotto: dall'opera d'arte alla musica, al colore dei calzini. (oggi mi sento molto hardcore e mi infilo 'sti calzini fuxia, domani passo al casual e ne pesco due spaiati!) :lol: Il punto è che ho inizialmente postulato questa differenziazione proprio per rendere evidente la specificità di Lost con gli altri serial della sua generazione; S* lo ha scritto parlando di trama fil rouge che fidelizza gli spettatori dei procedural. Te lo ripeto: in un periodo in cui i procedural hanno una trama generale ed i serial drama tendono a risolvere ogni puntata con una sottotrama autoconclusiva di poca importanza per l'evoluzione del racconto, la particolarità di Lost è stata proprio quella di differenziarsi dagli altri con una modalità di sviluppo della storia altamente ed esclusivamente serial drama/hardcore, escludendo a priori lo spettatore occasionale che si sarebbe quasi certamente annoiato pescando una puntata a caso e guardandola per decidere se lo show facesse per lui. È stata una scelta coraggiosa, rischiosa, ma che in questo caso ha premiato. p.s.: quanto al grafico che hai postato, oscillare tra 12 e 22 milioni di persone nell'arco di 6 sei stagioni USA è altamente fidelizzante, se dai un'occhio ai crolli che le serie hanno ultimamente dopo la prima stagione.

» postato da L01CYL8 alle 20:04 del 07-08-2011

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