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Il 31 dicembre è morto improvvisamente Riccardo Mancini, in seguito a un malore. 56 anni, aveva fondato nel 1997 la casa editrice Avverbi, molto vicina al Cicap di cui Mancini era presidente.
Insieme a Daniele Barbieri scriveva già negli anni Ottanta sotto lo pseudonimo Erremme Dibbì, occupandosi spesso di fantascienza. "Una volta ragionammo che a scrivere insieme tanto spesso era come fosse nata un'altra persona, con due teste — che spesso litigavano come nel romanzo Universo di Heinlein — e quattro mani, con idee nuove e stile diverso
sia da Rm che da Db" ricorda Barbieri. "La buona fantascienza, diceva Riccardo, non è solo
gradevole da leggere ma ci serve perché 'è un grimaldello per scardinare il presente'".
Insieme i due giornalisti hanno anche firmato il volume Di futuri ce n'è tanti (www.fantascienza.com/magazine/libri/9156/), una raccolta di saggi sulla fantascienza edita da Avverbi.

Alla vigilia di Natale, Riccardo Mancini ha festeggiato i 10 anni della casa editrice Avverbi, che si è presentata fin dalla nascita "dalla parte della Ragione". Un'editore, come lo ha definito Piero Angela, il popolare giornalista di divulgazione scientifica, "che fortunatamente si occupa della zona razionale del cervello e intelligentemente svolge un'opera di diffusione culturale laica". Riccardo Mancini amava presentare la sua creatura "come una casa editrice scettica", nel senso di interessata a smascherare i fenomeni di credulità popolare, le leggende, le illusioni e tutti i presunti fenomeni misteriosi.
Tra i propositi lasciati incompiuti da Mancini c'è quello di tradurre racconti di Sturgeon, rimasti scandalosamente inediti.
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