Dalle mie ceneri

Giampietro Stocco, Dalle mie ceneri - FANTASCIENZA - Delos Books - Odissea Fantascienza - 2008 - pagine 120 - prezzo 8,00 euro - giudizio: ottimo

In centinaia di opere fantascientifiche la storia del mondo è andata diversamente, la vittoria dell'Asse nella seconda guerra mondiale, la sconfitta dell'Unione nella guerra di secessione americana, la sopravvivenza di Roma imperiale e altri passati alternativi sono stati ipotizzati sulle pagine delle riviste e dei romanzi.

In effetti la fantascienza ucronica ha esplorato talmente tanti cambiamenti storici, più o meno probabili, che allo scrittore di oggi non restano che due possibilità, la prima è quella di scegliere un cambiamento già esplorato e vedere di trovare qualche sviluppo originale, la seconda è trovare un punto nodale secondario ma sufficiente a rendere sostanzialmente diversa la storia del mondo.

Questa seconda strada è stata scelta da Giampietro Stocco, che nel suo romanzo Dalle mie ceneri postula l'esistenza di una potente nazione sudamericana, il Cono Sur, nata dall'unione di Argentina e Cile.

In questo universo la guerra delle Falklands (o meglio delle Malvine) del 1982 è stata vinta dall'Argentina, ma il punto nodale è costituito dal fallimento del golpe cileno di Augusto Pinochet, avvenuto nel 1973, che ha innescato una serie di cambiamenti sostanziali nel continente sudamericano.

 

Enrico De Luca, detto Rico, è uno degli eroi della vittoria sugli inglesi, ma ha pagato un caro prezzo, la lama affilata di un gurka gli ha reciso la mano, e la gloria per un monco ha poco valore.

Costretto a vivere di carità e furtarelli Rico viene coinvolto, suo malgrado, in una operazione che vuole fare luce su quanto successo negli anni successivi all'avvento del socialismo nel Cono Sur.

Sembra che la democrazia non abbia esitato a usare i peggiori metodi delle dittature fasciste, facendo sparire nel nulla migliaia di persone, e Rico, italiano di origini, è la persona ideale per scoprire le prove di questo massacro.

La sua ricerca lo porta dapprima in Italia, dove un suo vecchio compagno della Brigata Internazionalista Italiana, l'unità protagonista della guerra delle Malvine, è direttore di un giornale, e poi sulle tracce di Raúl Ricardo Alfonsín, ex presidente argentino ritiratosi nel lontano Senegal.

La tenacia di Rico viene premiata, e lo scandalo scoppia, mettendo in subbuglio il Cono Sur ma anche il resto del mondo, ma le cose stanno davvero come sembra?

 

La lettura di Dalle mie ceneri scorre veloce nella prima parte, il mondo alternativo immaginato da Stocco è diverso dal nostro ma, una volta accettato il cambiamento di partenza, del tutto plausibile.

Certo, ci sono delle differenze politiche e scientifiche, sembra che il progresso scientifico sia stato maggiore, ma la differenza è davvero minima.

Ma immaginare un mondo alternativo è solo metà del lavoro, serve anche una storia appassionante, e una volta che ha finito di ambientarsi nel nuovo mondo il lettore aspetta l'autore al varco, pretendendo una vicenda che non sia banale.

E Stocco non tradisce le aspettative, il colpo di scena che da slancio al romanzo è appassionante, la prospettiva cambia improvvisamente e l'azione si fa frenetica.

In definitiva un'ottima prima per un autore italiano su Odissea fantascienza, anche se qualche dettaglio in più sul mondo del Cono Sur non avrebbe guastato, ma credo di essere facile profeta affermando che questa non sarà l'unica storia di Rico De Luca che leggeremo.

 

Giampietro Stocco è nato a Roma nel 1961, dopo la laurea in Scienze Politiche ha vissuto alcuni anni in Danimarca, per poi tornare in patria e lavorare come giornalista in RAI, attualmente risiede a Genova.

Appassionato cultore dell'ucronia ha pubblicato diversi romanzi e vinto il premio Alien 2006 con il racconto L'ospite.

Dal suo romanzo Dea del caos il regista Lorenzo Costa ha tratto un adattamento per il palcoscenico che è stato messo in scena dal Teatro Garage di Genova nel 2006 e nel 2007.

Il suo sito www.giampietrostocco.it è, naturalmente, dedicato alla fantascienza e alla storia alternativa.

 

Autore: Giampaolo Rai - Data: 12 ottobre 2008

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Commenti

1 Letto in aereo con il sottofondo stridente dei flap in prova. Una lucina non voleva saperne di spegnersi. Cambiato il calcolatore di bordo e finalmente partenza per Madrid. Due ore di ritardo. L'autore ha decisamente migliorato nella conoscenza dell'informatica. E decisamente ha imparato le regole dell'ucronia. Tutte le divergenze sono consistenti. Ma qui sorge un problema. Gli spagnoli sono meno servili di noi nei confronti dell'inglese e mai userebbero termini inglesi per indicare un calcolatore od un muro tagliafuoco. Vabbe' che la storia è ambientata in un prossimo futuro alternativo, ma non penso che in cinque o sei anni gli spagnoli si mettano a sparlare inglese, tenuto conto poi che l'influenza americana è decisamente ridotta rispetto alla nostra realtà. Quindi l'autore avrebbe dovuto fare uno sforzo per utilizzare o termini italiani o con licenza poetica termini spagnoli. La narrazione sarebbe stata più credibile. La storia si legge senza problemi, anche se il perché di tutta la manovra ed il coinvolgimento del protagonista nella vicenda sembra superfluo. L'impressione è che questa sia una storia abbozzata per un romanzo di più ampio respiro e poi aggiustata un poco per la pubblicazione su Odissea. Fantascienza che predilige testi brevi. Non credo che il protagonista possa ritornare in un'altra avventura, ma un ampliamento ed una revisione di questo racconto sarebbe auspicabile.

» postato da Ernesto VEGETTI alle 10:06 del 13-10-2008

2 Sei stato in Spagna per controllare se gli spagnoli usano inglesismi o no? 8-) Questa è professionalità! In effetti il problema è inverso, sono gli inglesi a usare sempre più termini spagnoli, almeno negli Stati Uniti, anche i francesi non scherzano con la difesa della lingua, solo noi ci tuffiamo nell'inglese. Il coinvolgimento del protagonista serviva a far scoppiare lo scandalo per mezzo di una voce credibile e indipendente, almeno io l'ho capito così. La storia poteva essere più articolata, in efetti, e se lo dico io che prediligo le storie superstringate è detto tutto. :-) Se ci saranno altre avventure lo sapremo solo vivendo, o se l'autore ci desse delucidazioni in merito.

» postato da Anacho alle 14:45 del 13-10-2008

3 «Sei stato in Spagna per controllare se gli spagnoli usano inglesismi o no? 8-) Questa è professionalità! In effetti il problema è inverso, sono gli inglesi a usare sempre più termini spagnoli, almeno negli Stati Uniti, anche i francesi non scherzano con la difesa della lingua, solo noi ci tuffiamo nell'inglese. Il coinvolgimento del protagonista serviva a far scoppiare lo scandalo per mezzo di una voce credibile e indipendente, almeno io l'ho capito così. La storia poteva essere più articolata, in efetti, e se lo dico io che prediligo le storie superstringate è detto tutto. :-) Se ci saranno altre avventure lo sapremo solo vivendo, o se l'autore ci desse delucidazioni in merito.» Non avevo dubbi sulla professionalità di Ernesto, che ringrazio per le sue parole, come al solito acute e preziose... Veramente devo ammettere che non mi sono posto il problema di chi dovesse usare inglesismi o ispanismi; le vostre sono comunque tutte obiezioni valide. Così com'è valida quella della recensione sui pochi particolari sul Cono Sur, dettagli sacrificati ovviamente ai limiti di spazio che doveva avere la storia, così come un maggior respiro che si può avere solo in un romanzo più lungo. La genersi del romanzo è questa: si tratta delo sviluppo di un racconto. Alla fine, come dire, mi è scappato di mano e stava degenerando in romanzo lungo, e così qualche compressione è stata necessaria. Altre avventure di Rico De Luca? Voi continuate a tentarmi... Ciao, Giampietro

» postato da ammiraglio_naismith alle 15:04 del 13-10-2008

4 «Sei stato in Spagna per controllare se gli spagnoli usano inglesismi o no? 8-) <taglio>». Lo spagnolo è la mia quarta lingua d'elezione. L'unica eccezione che ho notato è l'uso di comics in luogo di tebeos. Nonostante sappia che gli spagnoli mi dan dei punti per quanto riguarda la difesa della lingua, sono rimasto spiazzato dal perrito caliente. Ci ho impiegato un po' a realizzare. Tornando all'Ammiraglio debbo dire che ha migliorato moltissimo dalle sue prime prove (escludo Nero Italiano dal conteggio, decisamente una falsa partenza). La tradizione vuole che io (per motivi politici e non altro :D ) io sia estremamente critico nei giudizi sui libri di Stocco. Stavolta mi è andata male. Purtroppo, siccome Giampiero impara dovrò abbandonare uno dei miei passatempi preferiti.

» postato da Ernesto VEGETTI alle 14:15 del 14-10-2008

5 Sono assolutamente consapevole che non sia mai del tutto opportuno esprimersi sul lavoro dei "colleghi": insomma, le malelingue sono sempre in agguato e c'è il rischio che si venga accusati di sostegni reciproci... Ciò nonostante, non posso esimermi dal dire che il libro di Giampietro mi è proprio piaciuto! Contrariamente ad Ernesto, confesso che "Dalle mie ceneri" è stato il mio primo approccio con l'ucronia. Direi che il risultato mi apre nuove prospettive di lettura. :) Perdono a Giampietro l'uso "disinvolto" degli inglesismi, sottolineando invece che Enrico De Luca mi è risultato da subito un protagonista molto intrigante... Lievissimo S P O I L E R Fino a tre quarti del romanzo mi chiedevo come avesse fatto l'autore a non descrivere scene di violenza trattando della violenza "istituzionalizzata" di un regime (anzi due); mi sarei aspettato scene traboccanti di sangue. E invece no. Nell'ultimo quarto, però la molla scatta, e lo fa in un modo che ho trovato sorprendente. Bravo Giampietro. Ciao Dario

» postato da Dario Tonani alle 15:59 del 14-10-2008

6 « Stavolta mi è andata male. Purtroppo, siccome Giampiero impara dovrò abbandonare uno dei miei passatempi preferiti.» Se diventa troppo bravo possiamo sempre far ricorso alla Gilda degli Assassini. Ho un contratto premium, con un grosso sconto. :D Anacho

» postato da Anacho alle 17:15 del 14-10-2008

7 Grazie a Dario, bontà tua. E, quanto agli assassini, occhio che ho una bella scorta di naniti... :-P

» postato da ammiraglio_naismith alle 00:25 del 27-10-2008

8 Di norma il giudizio del recensore sul valore del libro è generoso, specie se è un libro della casa od è il libro di un amico (e se l'autore è un italiano, facile che questo sia un amico). Ma che sei lettori abbiano giudicato mediamente con due stelle il libro (visto che anch'io ho partecipato al voto e non sono stato così negativo) debbo pensare che esista un pregiudizio contro gli italiani, visto che spesso mi capita di vedere i nostri maltrattati (non ho le statistiche sotto mano, ma la sensazione è questa). Certo anch'io ci ho messo del mio in un caso, ma ovviamente era un caso giustificato (non ho ancora avuto occasione di avere in mano la stesura definitiva del romanzo, ma prometto che messeci le mani sopra, mi farò risentire. A dopo Fiuggi 2009)

» postato da Ernesto VEGETTI alle 09:13 del 27-10-2008

9 Quattro voti di 1 stella venivano dallo stesso IP. Evidentemente qualcuno in malafede. Ho cancellato 3 dei quattro voti. - S*

» postato da S* alle 11:33 del 27-10-2008

10 Non entro nel merito del romanzo in sè, non avendolo ancora letto, ma vorrei aprire una piccola parentesi ucronica, puramente accademica se vogliamo. Se la trama, come mi pare di capire, suggerisce una minima evoluzione scientifica/tecnologica, ma racconta "solo" una storia alternativa, non è forse più fantastoria che fantascienza? Ovviamente senza nulla togliere o aggiungere al valore del romanzo in sè.. si tratta solo di semantica spicciola :)

» postato da Botolo alle 22:02 del 27-10-2008

11 «Se la trama, come mi pare di capire, suggerisce una minima evoluzione scientifica/tecnologica, ma racconta "solo" una storia alternativa, non è forse più fantastoria che fantascienza?» In realtà no perché questo romanzo è comunque ambientato nel futuro e descrive tecnologie futuristiche. Il termine fantastoria non mi risulta, si parla in genere di storia alternativa o ucronia. Al momento la storia alternativa è considerata un sottogenere della fantascienza, anche perché quando è nata in genere lo "scostamento" dal reale veniva in qualche modo giustificato (universi paralleli, mutamenti nel corso del tempo, cose del genere). Ultimamente il genere è diventato più indipendente. Penso rientri ancora, comunque, in una definizione di fantascienza che sia un po' allargata e che non si basi solo sulla scienza dura e pura. Per andare sul semantico come proponi, anche la storia può essere considerata una scienza, in un senso allargato di scienza che includa ogni disciplina del sapere. S*

» postato da S* alle 22:11 del 27-10-2008

12 « Se la trama, come mi pare di capire, suggerisce una minima evoluzione scientifica/tecnologica, ma racconta "solo" una storia alternativa, non è forse più fantastoria che fantascienza? » In realtà l'evoluzione grossa c'è, ma non posso rivelarla per non spoilerare. Anacho

» postato da Anacho alle 22:08 del 31-10-2008

13 Il libro mi sembra scritto in maniera discreta, non mi sembra che gli inglesismi abbiamo un impatto cosi devastante sulla "credibilità" del tutto. La narrazione sembra un pò soffocata, quasi si volesse fare di più, la trama è buona, il personaggio mi convice un pò meno, il reduce coinvolto in qualcosa di più grande mi sa di gia visto. Un sano esempio di buon artigianato narrattivo ( lo dico senza sminuire, io preferisco onesto artigianato al falso artista ).

» postato da Gabriele Raise alle 18:26 del 27-12-2008

14 Giudizio positivo anche il mio. Con qualche riserva minore, che però spero torni utile a Giampietro. Mi autocito: Dalle mie ceneri è un thriller fantascientifico, come capita di rado di leggerne a firma di autori italiani. Alan D. Altieri ha fatto scuola, ma Giampietro Stocco ci aggiunge un tocco personale derivato dalla sua sensibilità, riconducendo il tema della cospirazione, dell'indagine attraverso la trama inestricabile dei segreti di stato, alla sua passione naturale per l'ucronia. Su questo impianto Stocco innesta addirittura un filone di speculazione hi-tech che si spinge verso le frontiere del postumano. La miscela è azzeccatissima e ci regala un'ambientazione al contempo esotica e globale, trasportandoci nel mondo del 2015 come avrebbe potuto risultare da un diverso esito del braccio di ferro tra Argentina e Regno Unito alle Falkland/Malvinas. Un evento minore della nostra storia recente che conduce a una divergenza temporale verso un futuro che solo nelle pagine finali scopriamo essere poi non così distante da una buona fetta dei mondi futuri che potrebbero toccarci in sorte. Maggiori dettagli qui. X

» postato da X alle 10:08 del 28-01-2009

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