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Torna ad essere tradotto in Italia, dopo una lunga assenza, L. Sprague de Camp con il seguito delle avventure di Harold Shea che i più tanto avevamo apprezzato nel volume edito dalla Editrice Nord Il Castello d'Acciaio, anche se in verità le avventure di Harold Shea erano state già parzialmente edite nella collana Gli Esploratori dello spazio n. 4 (1962) e poi in quattro volumi della Cosmo Ponzoni ( i nn. 164/165/166 e 168 del lontano 1964/65). Quanto pubblicato su Urania è dovuto anche alla collaborazione di Christopher Stasheff noto in italia per due suoi romanzi pubblicati nella Fantacollana nord.
Il volume è composto da cinque avventure di cui due scritte interamente da C. Stasheff, una dal solo de Camp e le ultime due da entrambi su idee di altri (Holly Lisle e J. Maddox Roberts).
Complessivamente i vari racconti sono abbastanza disomogenei e mancano quasi totalmente della verve e della freschezza de Il Castello d'Acciaio.
Il primo, scritto da Stasheff e dal titolo Il professor Harold e gli amministratori, è decisamente il peggiore, veramente un'avventuretta senza sostanza e la si può ritenere una introduzione alle successive. Qui, infatti, il nostro eroe, alla fine delle avventure de Il Castello d'Acciaio, rientrato nella "nostra" realtà e sposatosi con la bella Belphebe deve giustificare presso gli amministratori della sua università, la mancanza da lungo tempo dei suoi colleghi e del suo capo dott. Chalmers che hanno preferito tutti restare nei vari mondi che hanno visitato nelle precedenti avventure.
Preso l'impegno con l'università di far rientrare i professori mancanti almeno per breve tempo per relazionare su quanto stanno facendo (senza però confessare che sono in altri mondi e fantastici per di più), il nostro eroe, seguito dalla moglie, rivisita quindi i mondi del volume precedente per rintracciare i colleghi, in particolare il prof. Chalmers, che ritrova sposato con la bella Florimel. Rientrati tutti nel nostro universo, Shea e Chalmers riescono così a convincere gli amministratori dell'università sulla bontà delle loro "fumose" ricerche.
La successiva avventura del nostro eroe si svolgere nel mondo degli Gnomi (Sir Harold e il re degli Gnomi), mentre il terzo viaggio (Sir Harold e il re delle scimmie) Harold lo effettua insieme al Prof. Chalmers per cercare la moglie di quest'ultimo che, sventatamente e poco esperta, ha tentato un sortilegio finendo chissà dove. Questo nuovo viaggio li porta nel leggendario mondo cinese dello Scimmiotto o del re-scimmia.
Il quarto racconto, dal titolo Il cavaliere e il nemico, è sempre improntato dalla ricerca di Florimel, questa volta nel il mondo è quello di Don Chisciotte della Mancha, mentre il quinto L'incantatore e le armi è il mondo dell'Eneide. Queste ultime due avventure sono decisamente le più simpatiche, quelle che maggiormente ricordano quelle pubblicate vent'anni or sono, ma non bastano a risollevare le sorti di un libro che fa rimpiangere la briosità dell'originale.
2 Il Castello d'acciaio da ragazzo era uno dei miei libri preferiti, adoravo cosi' tanto quelle strampalate avventure che finii per chiamare Harold il mio dobermann
non manchero' l'acquisto.
» postato da . alle 15:05 del 02-02-2010
3 «Il Castello d'acciaio da ragazzo era uno dei miei libri preferiti, adoravo cosi' tanto quelle strampalate avventure che finii per chiamare Harold il mio dobermann
non manchero' l'acquisto.»
io per un pochino ho guardato i cani ed i piatti in modo diverso, più... 
» postato da Jirel alle 15:08 del 02-02-2010
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1 Ottima recensione. Bravo Cottogni. Direi che concordo anche sulla valutazione di qualità dei singoli racconti, anche se si è visto di peggio: penso a tutti quegli scrittori morti da tempo come Asimov, Van Vogt o Herbet i cui universi vengono portati avanti con dei sequel realizzati da autori ben più mediocri. Qui, almeno, c'è la supervisione di De Camp stesso. E Stasheff ha uno stile molto simile. Leggendo i racconti mi è sorto un dubbio: la sequenza logica e cronologica è andata a farsi benedire. Non sarà che la redazione di Urania ha confuso l'ordine con cui le storie andavano disposte?
» postato da Franco Piccinini alle 21:01 del 20-01-2010