A metà tra il thriller e il genere “sopravvissuti in un mondo devastato”, la pellicola The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, tratto dall’omonimo romanzo di Peter Heller del 2012 (in Italia lo ha pubblicato Rizzoli con il titolo Le stelle del cane), segna il ritorno di Ridley Scott alla fantascienza. Lo stesso regista di Blade Runner aveva annunciato il suo ritorno alla science fiction nel novembre del 2024, senza però specificare nulla in proposito.
Scritto da Mark L. Smith e Christopher Wilkinson, vanta un cast di prim’ordine, con attori del calibro di Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney.
Il film è stato girato interamente in Italia, tra i set di Cinecittà e location a Roma, ma con esterni nel Parco Nazionale del Circeo, ma anche sulle Dolomiti in Veneto, nel Friuli-Venezia Giulia e in Abruzzo. Località che hanno “simulato” il Colorado, dove è ambientato il film.
Siamo nel 2035. Una pandemia aggressiva ha decimato la popolazione mondiale. I pochi sopravvissuti vivono rintanati in rifugi rimediati. C’è paura e diffidenza, dati i ripetuti saccheggi e violenze. Hig è un giovane ex meccanico, un pilota, che ha perso moglie e figlio; si è alleato con l’ex militare Bangley e insieme vivono alla giornata in un vecchio hangar. Un giorno Hig capisce che non può più rimanere fermo, prigioniero di quella stasi deprimente, così carica lo stretto necessario su un piccolo Cessna e si mette in viaggio. Costretto a un atterraggio di fortuna in un bosco, viene accolto nella fattoria dove vivono il diffidente Pops e sua figlia Cima, un tempo specializzanda in medicina. Un incontro che riaccende la fiducia in Hig, che lo incoraggia a cercare ulteriori segnali di un’umanità resiliente…
In un’intervista esclusiva a Esquire.com, Scott ha raccontato la scelta di girare un film dal romanzo Heller e quali sono state anche le sue motivazioni personali.
Sono nato in tempo di guerra. Quindi, in un certo senso, questo ti lascia un segno nel DNA. Quando ero seduto sotto le scale, mentre venivamo bombardati di notte dai nazisti, cantavamo Old McDonald Had a Farm e speravamo di non essere mai colpiti direttamente.
Nonostante sia un film post apocalittico e racconti di una umanità che sembra alla fine dei suoi giorni, Scott ci tiene a sottolineare che è anche una storia intrisa di speranza. Ha dichiarato Scott:
Penso che ci siano stati fin troppi film apocalittici. E penso di aver iniziato con un film piuttosto duro, Blade Runner, anni fa. La cupezza di Blade Runner non aveva fine. In questo film, ciò che mi ha fatto molto piacere è stato il forte senso di speranza. «Andrà tutto bene». Se fai la cosa giusta, mi viene in mente il detto: Dio aiuta chi si aiuta da sé.
Su come reagirà il pubblico il film, Scott sembra avere le idee chiare.
Penso che le persone saranno sorprese e coinvolte. Direi, hmm… anche affascinate. Anche se c'è un po' di violenza.
Nel film il protagonista Hig, interpretato da Jacob Elordi, si accompagna a un cane, un Malinois belga, di nome Jasper e il titolo prende le mosse proprio dal rapporto che c’è tra Hig e Jasper.
C'è una sezione, un piccolo frammento dell'universo che si collega alla stella del cane, e lui lo spiega una notte mentre è sdraiato con il suo cane
spiega Scott, riferendosi a Hig. I due, uomo e cane, dormono sempre all’aperto per una questione di sicurezza, per difendersi meglio da possibili attacchi di altri esseri umani, nonostante ora ci siano molte case libere e quindi disponibili.
Non amano dormire al chiuso, perché è pericoloso. Quindi dormono fuori in un sacco a pelo, e lui parla al cane e gli indica la stella che si collega al cane.
A interpretare Jasper c’erano diversi cani.
Avevo un cane che inseguiva gli attacchi, un cane con cui ti rotolavi per terra e un cane con cui potevi semplicemente stare, che si sedeva accanto a lui in aereo, ansimava di gioia e guardava fuori dal finestrino. Quindi avevo tre personaggi canini che adoravo. Li amavo alla follia.
Proprio per la presenza di questi cani, erano presenti sul set anche addestratori e conduttori cinofili, ma il regista ha trovato in Elordi una sorta di co-regista nella gestione dei cani che interpretano Jasper.
Jacob è un ragazzo di campagna che ha un ottimo rapporto con gli animali. Sa guidare i trattori e cose del genere. Quindi sa come gestire i cani. Io ho due cani, e sono troppo gentile e dolce, quindi non si comportano per niente bene. Ma Jacob diceva: «Ehi, giù, fermi». E loro facevano tutto quello che diceva.
A proposito del protagonista della storia e dell’attore che lo interpreta, Scott ha dichiarato che:
Potrebbe arrabbiarsi, ma continuavo a ripetere: «È Gregory Peck sotto steroidi». Ha un'eleganza che aveva Peck, e una presenza che aveva Peck, che non molti possiedono. È stato benedetto con questo dono.
Del rapporto tra i personaggi di Hig e Bangley, che ha il volto di Josh Brolin, il regista ha affermato di essersi divertito a trarre spunti comici dal "relazione macabra" tra la strana coppia.
Bangley è un esperto di guerra. Come gli dice Hig, «Tu adori questa roba. Bangley, tu vivi per queste cose. Ma io no. Devo trovare qualcos'altro».
Scott ha comunque incoraggiato l’improvvisazione sul set tra i vari attori, a cominciare proprio dalla coppia Elordi-Brolin.
Sono uno di quei registi che ha otto telecamere a portata di mano. Dico: «Bene, mettetevi in scena. Azione!». Voglio essere sorpreso. Sappiamo tutti com'è. Sappiamo che tipo di relazione hanno. Voglio vedere cosa hanno dentro. Cerco originalità, altrimenti è come dire qualcosa di morto.
A proposito del senso generale del film, Scott ha ricordato di come suo padre fosse stato mandato in Germania, ad Amburgo, per il piano Marshall, che aveva come obiettivo aiutare città e persone devastate alla guerra mondiale.
Mio padre fu portato in Germania con gli americani nell'ambito del Piano Marshall
ha raccontato Scott, rimasto sconvolto dalla distruzione a cui assistette.
L'abbiamo letteralmente rasa al suolo. È come se avessimo sganciato diverse bombe all'idrogeno. Era ancora distrutta quando arrivai, 18 mesi dopo l'armistizio. Quindi, anche da bambino, ricordo la vista scioccante di una città rasa al suolo.
È lì che risiede la speranza di The Dog Stars. Insieme alla speranza, c'è la fede, basata sul modo spirituale in cui il regista collega i punti della storia di Heller.
Ci saranno sempre dei sopravvissuti. Almeno, lo spero. E se credi nelle decisioni di Dio, Lui si assicura che ci siano dei sopravvissuti con un piano preciso per ricostruire e ricominciare.
















