1.

Io.

Ascoltare è una delle forme più antiche di seduzione. La meno esplicita, forse, ma di certo una delle più efficaci. Non ci credi? È così chiaro. Chi racconta una storia seduce. È ovvio, no? Ogni volta che qualcuno cerca di catturare la tua attenzione sta cercando di sedurti. Con parole, suoni, sguardi, gesti. Quando qualcuno racconta una storia sembra volerti promettere altro. Sembra volerti suggerire che il protagonista di quella storia, se gli dai la confidenza giusta, potresti essere tu. Sembra volerti portare al centro e ti sussurra all’orecchio cose che con quella storia hanno poco a che fare.

“Pensa cosa potrei raccontare di te” mormora mentre incrocia il tuo sguardo. O ancora “Vorresti che qualcuno parlasse di quello che sei come sto facendo io?”.

Chi racconta una storia è come un grosso pavone. Le sue parole sono occhi verdi che fluttuano, sono il fruscio di una meraviglia che prende forma. Sono piume.

Ma chi ascolta… be’, chi ascolta può esaltarle, quelle storie. Chi ascolta può intrappolare con gli occhi e incatenare l’attenzione. Può offrirsi in modo così sincero da diventare l’unica cosa che conta per chi in quel momento sta raccontando. Per chi fino a un attimo prima pensava di essere il seduttore e che invece ora si trova sedotto. Si crea un’unione, un universo. Si ottiene qualcosa il cui valore ultimo è molto superiore alla somma delle singole parti.

Quello che prende forma è un amalgama nuovo. Una miscela fatta di voglia di stupire e di stupore, di dramma e di sofferenza. Di cosa si è e di cosa si vorrebbe essere. È un tutto che diventa altro senza perdere la propria essenza.

Perciò, vedi? Chi ascolta è il vero seduttore. E chi racconta lo sa, anche se finge che non sia così.

Ma se nessuno ascolta? Se tutti decidono in modo consapevole di ignorare le storie che altri raccontano?

È impossibile, dirai. Qualcuno che ascolta c’è sempre. Magari con poco interesse, senza l’intenzione di sedurre. O forse in modo distratto. Ma qualcuno che ascolta c’è sempre.

Non è così. O meglio, non era così. Perché ci sono storie che nessuno vuole sentire, che non si possono raccontare. Storie che non sono fatte per sedurre e che non cercano la seduzione. Storie raccontate tra rivoli di saliva, tra ecchimosi, lungo le croste di cicatrici che nessuno può vedere, bisbigliate all’interno di piccole stanze fredde. Storie solitarie spalmate sulle pareti insieme a lacrime, muco, feci.

Storie che nessuno vuole ascoltare.

Lo vuoi sapere un segreto?

Queste storie hanno un potere. Sono così pure, che è come guardare da vicino un fulmine. È come tenerlo tra le mani.

E ignorarle è il peccato più grave. Lo capirai da solo.

Quanto ci è voluto? Anni. Forse decenni. Magari secoli. L’energia mi è passata attraverso. La potenza di quei racconti bisbigliati nella notte, di quelle storie spremute sulle ferite di chi non poteva – e non doveva – essere ascoltato, delle confessioni snocciolate tra schegge di vetro e memoria. Tutte queste cose, un istante dopo l’altro, mi hanno reso ciò che sono.

Ancora non mi credi, vero? Eppure mi stai ascoltando. Perciò vuoi essere sedotto e vuoi sedurmi tu stesso.

Devo deluderti, però. Non sarà mia, la voce che sentirai. Non saranno mie, le parole. Sono qui da tanto tempo, più di quanto immagini. E sono qui per ascoltare.

Avvicina l’orecchio adesso e sbircia in quella piccola crepa. È in posti come quello che si infilano le parole. È da lì che veniamo tutti.

Lo senti? Sì?

Allora ascolta.