Michael è un potente uomo d’affari che deve sottoporsi a un intervento a cuore aperto. Durante l’operazione la sua coscienza viene immersa in una sorta di realtà virtuale progettata per accompagnarlo durante l’anestesia: si ritrova così su una spiaggia della propria infanzia, insieme alla madre. Ma qualcosa non torna. La donna comincia a fargli domande decisamente insolite e quello che sembrava un rassicurante rifugio nei ricordi si trasforma rapidamente in una trappola.
In appena tredici minuti Anesthesia mette insieme fantascienza tecnologica e thriller, giocando soprattutto sulla possibilità che tecnologie capaci di accedere direttamente alla mente possano diventare anche strumenti di manipolazione. Al centro ci sono la sicurezza dei dati, l’intelligenza artificiale, la corruzione e soprattutto il rapporto tra tecnologia e potere: fino a che punto un sistema creato per proteggerci può essere utilizzato contro di noi? Osborne ha descritto il film come un incontro tra Black Mirror e Inception, sottolineandone anche il tema della responsabilità di chi detiene potere e ricchezza.
Il regista Jeff Osborne ha seguito il progetto in modo particolarmente personale: oltre alla regia ha curato fotografia, montaggio ed effetti visivi, e il corto è stato interamente autofinanziato. La sceneggiatura è invece di John Harden, autore che ha già lavorato più volte con la fantascienza e il fantastico e il cui corto La vie d’un chien è passato anche dalla PBS e dal circuito dei festival.
A interpretare Michael è Aaron Staton, volto ben noto agli spettatori di Mad Men, dove per otto anni ha interpretato Ken Cosgrove, e ai videogiocatori come protagonista di L.A. Noire, nel ruolo del detective Cole Phelps. Accanto a lui, nel ruolo della madre, c’è Marianne June Noscheze; completano il cast, tra gli altri, Arthur Waite, Tim Neff, Susana Woo e Shahrad Fredotti.












