Il romanzo La mano sinistra delle tenebre o La mano sinistra del buio, come è stato di recente ritradotto in Italia, di Ursula K. Le Guin è quello che viene regolarmente citato nelle discussioni sulle teorie queer in fantascienza come esempio per spiegare ciò che s’intende per queer. La Le Guin immagina una società, quella dei Getheniani, in cui il sesso biologico stesso è radicalmente alterato, dove gli abitanti del pianeta Gheten hanno un ciclo sessuale biologico della durata di un mese, durante il quale si trovano in una fase latente (somer) o sessualmente attiva (kemmer). Nella fase kemmer, qualsiasi Getheniano può assumere temporaneamente caratteristiche sessuali fisiche maschili o femminili.
La mano sinistra delle tenebre è certamente uno dei romanzi di punta del femminismo in fantascienza, ma nonostante ciò La Le Guin si attirò qualche critica per il fatto che la storia fosse narrata dal punto di vista di Genly Ai, un umano maschio e eterosessuale, che non comprende come possano i getheniani avere un genere che non è né maschile né femminile.
Come scrive acutamente Giuliana Misservile, nel suo saggio Ursula K. Le Guin e le sovversioni del genere (2024):
“Se l’androgino sembrerebbe estendere la norma includendo il femminile per armonizzare le due visioni del mondo restando pertanto in una postura binaria, il queer sorge e permane in un opposizione alla norma eterosessuale con l’intento di farla saltare e abolirla. Le Guin con The Left Hand of Darkness si colloca in tensione tra queste due posizioni; al momento della scrittura del romanzo non esiste ancora una queer theory e tuttavia alcuni passaggi sembrano stranamente assonanti. Pe tale motivo la lettura di Le Guin non appartiene certo all’archeologia letteraria ma è ancora foriera di suggestioni e nodi da dibattere”.
La studiosa di teorie queer e di fantascienza Wendy Pearson ha notato, in molti suoi scritti, come la sessualità è presente nelle storie di science fiction fin dalla cosiddetta Età dell’Oro (dagli anni Trenta fino all’inizio degli anni Cinquanta), ma l’attenzione della critica verso questa tematica è stata quasi nulla. Ma soprattutto, quando si parla di rappresentazione di una sessualità alternativa all’eterosessualità e al dualismo uomo/donna nella fantascienza si fa quasi sempre riferimento all’omosessualità.
E ancora, nel saggio Science fiction and queer theory, contenuto in The Cambridge Companion to Science Fiction (2003) a cura di Edward James e Farah Mendlesohn, la studiosa e critica letteraria sottolinea come pur essendoci sempre più autori LGBTQ+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer/Questioning e altre identità) sia sempre raro, invece, trovare personaggi queer nelle storie dii scrittori di fantascienza che non si identificano come queer.
Alla Pearson dobbiamo anche una vera e propria teoria queer fantascientifica. Una teoria sulla fantascienza queer, per la Pearson, può e deve operare attraverso varie strategie. Una prima, e superficiale, è mettere in evidenza una sessualità diversa da quella eteronormale, mappando personaggi, storie e situazioni LGBTQ nella fantascienza. Scavando, dunque, nei racconti e nei romanzi che formano la storia del genere per cercare i semi di una fantascienza queer, al di là del fatto che l’autore o l’autrice sia esplicitamente gay o lesbica. Una lettura queer, dunque, è possibile, per esempio, anche per romanzi femministi quali La mano sinistra del buio di Ursula K Le Guin, come ha dismostrato anche La Misserville, e La Female Man di Joanna Russ. Una seconda strategia, più profonda, è quella di esplorare il potenziale della science fiction di creare mondi e esseri viventi (non necessariamente umani) con una sessualità diversa, ambigua, incerta e per certi versi fragile e priva di un’identità chiara, diversa se non opposta a quella della cultura occidentale, delle norme scritte e non scritte e del comune buon senso. Una terza strategia, in questo caso più banale ma non meno importante, è studiare, analizzare e mettere in evidenza le opere di quegli scrittori che hanno apertamente inserito la cultura queer nelle loro opere.
Il vero senso di una teoria queer applicata alla science fiction, tuttavia, è quello di poter immaginare e rendere possibile in futuro una società in cui le identità sessuali non sono più scolpite nella pietra, ma destrutturate, in cui non si valorizza più il maschio rispetto alla femmina, l’eterosessuale all’omosessuale.
Il saggio della Pearson è il testo che ha gettato le basi per una teorizzazione della fantascienza queer. La studiosa canadese, docente alla Western University di London in Canada, parte da alcune semplici osservazioni. La prima è che la semplice presenza di un personaggio gay in un testo di fantascienza non ne fa necessariamente un testo queer e non è di per sé una strategia radicale, anche se può essere interpretato come una novità per il lettore occasionale. Seconda riflessione: il vero discrimine non è la presenza di un personaggio gay o lesbico, ma il fatto che nel contesto della storia tale personaggio sia semplicemente presente e accettato come normale. Ecco perché la Pearson ragiona su due strategie precise: la prima è la messa in scena di una lettura queer di un testo di fantascienza e la seconda è il riconoscimento di un testo di fantascienza queer. A tal proposito, la studiosa canadese propone quattro modelli per riconoscere e interpretare testi di fantascienza queer, non certo esaustivi, ma utili per un inquadramento-identificazione, il cui baricentro è il confronto fra il testo letterario e il contesto della realtà in cui è stato scritto. Il primo modello fa riferimento a quelle narrazioni non apertamente queer ma che possono essere somiglianti alle narrazioni apertamente queer e la loro analogia è letta all’interno di un contesto socio-culturale che è sensibile a queste tematiche. Il secondo modello è quello che la Pearson definisce “proto-queer”, ossia quei testi che pur non essendo queer si pongono in qualche modo come una sfida nei confronti del contesto socio-culturale in cui sono stati ideati. Il terzo modello si riferisce a quei testi che sono queer ma non vengono riconosciuti come tali all’interno del tessuto socio-culturale, pur essendo in bella mostra. Infine, ci sono i testi apertamene queer e riconosciuti tali nel contesto socio-culturale in cui sono stati scritti e mettono in discussione l’identità sessuale “naturalistica”, definita dal dualismo maschio/femmina.













