La NASA ha confermato, in un'affollatissima conferenza stampa

tenutasi ieri nella sua sede principale di Washington, la data di partenza della prima missione umana diretta su Marte: il 3 dicembre 2012.

I giornalisti sono stati accolti dall'attuale amministratore dell'agenzia spaziale nordamericana Charles F. Bolden, che ha come prima cosa svelato il logo ufficiale della missione, un cerchio rosso che eclissa parzialmente la Terra e su cui puntano due astronavi stilizzate.

Ringraziando tutti i giornalisti per essere intervenuti, ha lasciato la parola al presidente Barack Obama, collegato via streaming dalla Casa Bianca.

"Sono particolarmente emozionato nel presentare questa importante missione diretta su Marte. Importante per l'intera umanità, in considerazione di quello che accadrà alla fine del 2012. Significativo è che siamo riusciti a dimenticare molte divisioni e unire le forze per la riuscita di questo progetto. Ho già conosciuto tutti i candidati che partiranno per il pianeta rosso e anche le loro riserve; sono tutte persone enormemente in gamba a cui possiamo affidare, senza rimpianti, il destino dell'umanità!"

La parola è poi tornata a Bolden, che ha illustrato i lati tecnici di quella che ha definito, senza problemi, la Missione di Sicurezza Terra-Marte.

Ecco i particolari più significativi:

Le astronavi in partenza saranno due, la Kumbha e la Mina. Saranno esattamente identiche e ospiteranno ciascuna sedici tra astronauti e scienziati. Attualmente vengono assemblate in orbita e gli astronauti verranno imbarcati con una versione anticipata dello SLS.

La selezione dei candidati ha portato a scegliere, oltre che astronauti, soprattutto degli scienziati: si tratta di biologi, medici, ingegneri, geologi, metereologici, geofisici e geochimici. A loro sarà affidato il compito di studiare il pianeta, sfruttarlo il più possibile e costruire una base permanente. Una serie di protocolli ha escluso dalla selezione politici, avvocati e banchieri.

La base marziana sarà, il più possibile, indipendente. Userà l'acqua bloccata nel permafrost superficiale e recupererà ossigeno dall'atmosfera rarefatta. Una serie di progetti prevede di far crescere in serra una vegetazione e una fauna "marziana".

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