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Beh, tu sei uno scrittore, altrettanto provocatoriamente rilancerei la domanda a te! Fuori di boutade, raccolgo la domanda come un riferimento allo stato della fantascienza italiana, che sta sicuramente dando segni di raccogliere la sfida del mondo globalizzato in cui abbiamo la ventura e la sventura (entrambi allo stesso tempo) di vivere. I nomi li conosci: da Valerio Evangelisti ad antiche colonne come Vittorio Catani e Mauro A. Miglieruolo, passando per Paolo Aresi e Alessandro Vietti, fino alle ultime generazioni di cui entrambi facciamo parte. Riusciranno a fare massa critica? Sarei ottimista.
A questo punto, potrei rilanciare la provocazione e dirti: siamo sicuri che questo filone sia veramente una completa novità? In fondo da sempre esiste una fantascienza che tratta del corpo, umano e alieno. Della pluralità dei corpi: potrebbe essere il titolo di una sotto-storia della SF che comincerebbe da Wells (gli Eloi e Morlock della Macchina del tempo e i marziani della Guerra dei mondi) e Stapledon (le gallerie di biologie evolutive future di Last and First Men e del Creatore di stelle), passerebbe per tante storie di mutanti come la Nascita del superuomo di Sturgeon, film come 2001 e Blade Runner, o i ricreatori della space opera come Cordwainer Smith e Samuel Delany, o tutta la fioritura della SF delle donne: Ursula Le Guin, Joanna Russ, Marge Piercy, “James Tiptree”, C.J. Cherry, Pat Cadigan, e tantissime altre. Lo stesso Harrison è un autore nato negli anni della vecchia New Worlds, non meno di Ian Watson e del dimenticato Barrington Bayley. E ovviamente di cosa parlava il Ballard della fase “catastrofica” se non di apocalissi psichico-evolutive?I postumani hanno molto di classico, in realtà. E allora non credo ci sia motivo di credere che queste nuove generazioni saranno apprezzate meno delle precedenti. Anzi, insisterei, per il lettore possono essere una buona occasione per riscoprire il passato. E viceversa naturalmente: il trucco, direi, è leggerli con la stessa voglia di immergersi in nuovi mondi che ci aveva fatto scoprire i classici. Ritrovando, in nuove forme, il sense of wonder che rende unica la SF.

Beh, uno scrittore come Gibson è unico e irripetibile. Ma da lui Stross ha imparato il modo di affastellare dati ad alta densità, di giustapporre stimoli provenienti dai luoghi più disparati della cultura. Fuori dal genere, anche in una narrativa postmoderna che si vanta del suo legame con la scienza, è una capacità che pochissimi hanno: Pynchon, DeLillo, Joseph McElroy sono i più grandi anche per questo. In Accelerando c’è la giurisprudenza e l’economia, ci sono le scienze hard tradizionali come la fisica e la chimica, e quelle recentissime come la computer science, l’alta matematica e la teoria quantistica. Ma per uno scrittore vero come Stross, queste suggestioni diventano innanzitutto parole, che si legano con un incredibile tessuto di riferimenti culturali: letterari, cinematografici, televisivi, musicali. Che provengono inevitabilmente in gran parte dalla fantascienza.Ecco, la sfida era quella di mettere insieme, in una lingua diversa, queste due componenti. Insomma, per tradurre Accelerando bisogna essere innanzitutto lettori e spettatori di fantascienza. Come si dice, ci abbiamo provato; il giudizio, poi, spetterà al lettore. Ma le prime risposte sono confortanti. La passione, in questi casi, conta molto.
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