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Di Locus, Di Filippo è collaboratore regolare. Ennesima dimostrazione del suo amore per i giochi letterari è stato, poche settimane fa, un esilarante pesce d’aprile sulle polemiche relative al Premio Nebula del 2018, con un’irresistibile parodia dello stile barocco del critico britannico John Clute — un futuro in cui intorno ai premi di fantascienza e fantasy si scatenano tangenti e ricatti, e in cui l’evento da tutti atteso è il sesto film della serie The Hunger Games, un “mashup reboot” che prevede l’arrivo dei Borg di Star Trek. Come ogni gioco, quello di Di Filippo è una cosa seria, e il suo scenario è un’amara distopia.
Che ami fare sul serio nella difesa della (molta) fantascienza raffinata degli ultimi decenni, Di Filippo ce lo dimostra proprio nei giorni in cui si chiude questo libro, con una recensione di Through the Valley of the Nest of Spiders, l’ultimo romanzo di Samuel R. Delany, che segna il suo ritorno alla SF dopo quasi un trentennio. Opera fiume sulla vita di una coppia di amanti all’interno di un’immaginaria comunità gay, nel romanzo di Delany al centro è la storia d’amore e (cosa che presumibilmente respingerà il grande pubblico) sesso tra due persone, che inizia nel nostro presente e si dipana in un futuro descritto per allusione, sempre sullo sfondo. I due protagonisti, dice Di Filippo, sembrano incarnare l’ideale dell’antico saggio di Ursula Le Guin su La fantascienza e la signora Brown: come in Virginia Woolf, “niente guerre, niente colpi di scena, niente avventura, niente superuomini”. Solo scrittura raffinata, e fantascienza1.
Presentando A Year in the Linear City in questa collana, qualche anno fa abbiamo ripercorso la sua multiforme carriera di scrittore2. Siamo senz’altro convinti che Di Filippo sia una delle figure più sottovalutate della SF e di tutta la narrativa statunitense contemporanea: troppo legato ai generi fantastici per venire accettato dall’establishment, troppo legato alle forme brevi per aspirare alle grandi vendite. Per la consacrazione, in questi anni, è necessario un grande romanzo. Nel frattempo, Di Filippo resta una figura di prestigio, uno scrittore apprezzato da coloro che rifiutano le gerarchie tra i generi, che conoscono — come è giusto — sia la letteratura “alta” sia quella “bassa”, e i piaceri di entrambe.
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