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— Dentro dove, grandissima testa di ICE? — ringhiò 128Baud, sentendo che il suo odio verso quel maledetto sensale giapponese era fulgido come un'incisione su metallo analiticamente scolpita da maestri fiamminghi in nervosi bassifondi di vergini città dannate.
— Là dentro, Jack.
128Baud seguì con gli Zeiss il gesto di Shigan.
— L'Hardware Heaven? — disse, sbalordito — I tuoi amichetti vogliono fottere la Maas-Holmes?
— Hai fatto centro, uomo.
— E chi è lei?
— La migliore, cowboy. Hard Core corpo e cervello. Talento puro. Con lei si domina il mercato.
128Baud spalancò gli Zeiss, mentre la rivelazione gli ruzzolava fuori lungo i piani traslucidi della consapevolezza e della paura.
— Moana Lisa? Hai fuso i tuoi biochip del cazzo, Shig! Non riuscirò neppure ad avvicinarla!
— E' tutto previsto, uomo. Ti presenterai ai loro orgymen, e ti farai assumere come comparsa per la prossima seduta simstim, e quando sarai con lei le inietterai questo retrovirus cinese. L'hanno fatto negli ultimi giorni di guerra, Jack. E' il solo esemplare in circolazione. Micidiale.
— Ti abbiamo procurato aiuto anche per superare i provini. — intervenne il gorilla Lacoste, brandendo un soft lucente come cuoio ricoperto di spine di cromo risplendenti.
— Cos'è, Lac? — chiese 128Baud, focalizzando gli Zeiss sui minuscoli codici a barre stampigliati sul soft.
— Un costrutto ROM, uomo. — spiegò Shigo — Segui i suoi consigli, e non avrai problemi.
— Un 8Pollici. — aggiunse il Lacoste — Uno di quelli duri.
(NdT: Gibson si riferisce probabilmente all'abitudine dei vecchi programmatori Cobol di identificare i file di dati dalla lunghezza del record. Trattandosi del costrutto di un attore Hard Core, la misura è da interpretare probabilmente come lunghezza del... ehm!)
128Baud squadrò torvo i tre uomini. — E perché dovrei accettare? A me non frega niente di tutta questa merda.
— Sannio Sanpaku ti sta braccando, Jack, e tu lo sai benissimo. — ghignò Shigan — San è un figlio del crisantemo sanguinario, e sta già affilando le sue shuriken. Poi c'è Shozoku, con cui sei indebitato di due reni, una cistifellea e una ghiandola pineale. E anche Molly, che ha giurato di fare un lavoretto con pinze e fiamma ossidrica dalle parti dei tuoi gioielli di famiglia. E poi ci sono Jerry, Lee, Kurt, Kiril, Lonny, Lurid, Amenofi, Chib, Konji, Reika, Otelma, Alì Baba, Lupin III, Donald Duck...
— Basta così, Shig!
Shigo sorrise perfidamente. — Ti ho convinto, vero?
— No, è che dopo il sedicesimo personaggio mi viene da vomitare.
— Allora lo farai?
— Non ho scelta. — capitolò 128Baud.
Dubbio. Follia. Geodesici.

L'interno dell'Hardware Heaven era un campo di carne che ondeggiava sospinto da un vento punk-rock a 256 decibel, e che fremeva intorno a improvvisi mulinelli di bisogni e gratificazioni. Smisurate vagine olografiche luccicavano di un rosa umido sotto le aspre luci, sarariman e clienti in tuta di cybvinile sedevano intorno a enormi ghiandole mammarie ipertrofiche cresciute su un substrato polisaccaride di cartilagine e collegate a circuiti di sostentamento che fungevano da tavolini. — Bell'ambientino, vero Jack? — disse l'8Pollici, sussurrando eccitato nella testa di 128Baud. — Merda allo stato puro. — replicò lui, teso.
— Non dire così, uomo. — protestò il costrutto — Non sai che il simstim Hard Core ha fagocitato il settanta per cento del mercato? Posti come questo fanno girare l'economia di tutto il fottuto pianeta. Cavalca l'onda, cowboy, e arriverai in alto come ho fatto io.
— In alto? Tu sei morto, 8Pollici! — gli ringhiò contro 128Baud — Sei una registrazione ROM del cazzo.
— Morto, certo, ma sempre arrapato. — ghignò il costrutto. Poi cambiò tono. — Vedi quel salottino, Jack? E' il set di Lisa. Entra e presentati alla maitresse.
Depresso, 128Baud varcò la porta a forma di sfintere che separava i due ambienti. Il salottino era illuminato da un chiarore crepuscolare diffuso attraverso un vetro smerigliato a due colori. Dietro una scrivania in pelle di brontosauro clonato e un gigantesco ologramma anatomico turrito come un pozzo di banche svizzere, una monumentale matrona controllava i monitor e dettava ordini a una piantagione di microfoni. Era vestita con un sobrio sari di pitoni vivi, portava a polsi e caviglie braccialetti di boccheggianti ippocampi incastonati su un substrato di cromo, sfoggiava un berretto di paguri e un collare di mantidi religiose narcotizzate e dipinte di Blu di Prussia.
Superava il quintale. Puntò i suoi occhi liquidi su 128Baud e lo apostrofò duramente.
— Un'altra comparsa? E tu sapresti recitare in uno stim duro, cowboy? Be', fammi vedere cosa sai fare, avanti.
128Baud abbassò lo sguardo, e contemplò incredulo l'inaudita erezione che gli stava tendendo il Kevlar dei calzoni: non aveva mai visto nulla del genere.
— Rilassati, Jack — gli sussurrò l'8Pollici dall'alloggiamento occipitale — Prendo il comando io, adesso.
— Ma... ma... — balbettò 128Baud.
— Non spaventarti, uomo. — si vantò il costrutto, mentre i vestiti cadevano a terra — Sei nelle mani di un esperto del cyber-kamasutra. Mai sentito parlare della posizione del Macaco Rosso di Hokkaido?
128Baud, incapace di controllare le reazioni del proprio corpo, si gettò contro la matrona sovraeccitato come un taxista post-moderno di una megalopoli cinese all'alta marea. Mentre i suoi arti si disponevano in angoli assurdi e la sua attrezzatura idraulica sembrava esplodere, sentì che la sua personalità si frammentava, si staccava come grossi pezzi di iceberg in oceani psichedelici al malto, schegge galleggianti di follia e tumescenza che andavano alla deriva, là dove il cielo sbiadiva nei colori di cento facce uscite dalla foresta di neon, là dove il destino è argento avvelenato, al di là della rete e della prigione del cranio.
(NdT: che mi venga un canchero se capisco cosa diavolo voleva dire! Se questo è inglese io sono un asse da stiro! Accidenti a me e a quando ho accettato questo maledetto lavoro!)
— Ok, cowboy. — disse la matrona alla fine, sudando copiosamente sotto il collare di mantidi — Sei assunto.
Controllo. Obbligatorietà. Ciuffi di erba morta nelle crepe di lastre di cemento arse dai riflessi dei geodetici. Lisa inarcò il dorso e gemette di piacere quando 128Baud entrò nella sua alcova. — Fa' piano, cowboy. — disse in fretta l'8Pollici.
— Ma... non l'ho neppure toccata!
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