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Giù nei territori

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Il suo sguardo glaciale si incontra con il mio. — Ciao, amico — si affretta a dire con la voce roca di chi fuma troppo. — Bentornato.Alzo la testa senza dirgli nulla, ma lui mi capisce ugualmente. Sa perché sono qui.— Quanto hai?

— Novantacinque.

— Farò uno strappo. Ma che non diventi un vizio.

Le sue parole rimbalzano inutili nella mia testa, non c'è spazio per loro adesso che sono in procinto di afferrare quel soffio di libertà a pagamento.

Come se si trattasse di un evento spirituale che si ripete da millenni mi muovo con raccolta intensità. Il mio braccio pseudomeccanico si sposta lentamente verso l'interfaccia dorsale del cyborg, mentre con la mano non artificiale estraggo una mazzetta di biglietti verdi che Dandy mi strappa con irruenza mostrandomi i denti seghettati.

In questo momento la realtà si dissolve. Il rumore di bicchieri che si scontrano e i violenti pugni battuti sui fetidi tavoli del pub svaniscono all'unisono.

La connessione è avvenuta. Riesco a immaginare il prolungamento elettronico dell'interfaccia di Dandy che mi sta instradando verso la sua attività mnemonica digitalizzata. Sono nel tracciato che desidero: ormai conosco quel percorso. Una voce melodica e invitante, che non ha nulla a che vedere con quella che caratterizza il rude cyborg,  mi invita a una scelta forzata: — Oggi ti posso offrire John Boswell.

Passivo, quasi apatico, mi abbandono: i miei impulsi cerebrali affogano in un universo di note artificiali che mi stimolano intensamente e che sono negate all'umanità da almeno un secolo. L'illegalità del “contatto” amplifica la mia sensazione di libertà, di irrefrenabile benessere momentaneo.

Quella musica così perfetta, di grande profondità, dalle liriche atmosfere ricche di dilatati piani sonori. Elettronica liquida. Desiderio di distensione introspettiva, di dilatazione senza tempo. Emozioni che si susseguono infinite, di ampi spazi dai confini soffusi e dalle dimensioni inafferrabili, lievi e profonde insieme.

Impercettibile, già lo sento, sta arrivando il momento di ritorno da questo viaggio benefico e purificatore verso l'evocativa suggestione del “virtual sound”.

Lo stacco è tremendo. Scollegarsi ti fa star male per qualche minuto. La testa ti gira e tossisci con accanimento come se dovessi vomitare le budella.

Mi riattacco alla mia pinta di birra avvolto dal marasma caotico del pub, mentre il cyborg è già scivolato via.

Nessuna Lager al mondo saprebbe darmi la gioia che provo quando incontro Dandy. 

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Autore: Luigi Pachì - Delos Science Fiction 146 - Data: 17 luglio 2012

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