Dick e la droga, quando le definizioni oscurano la vista

Dick, la droga; è ancora difficile, venticinque anni dopo la morte di Phil, prendere le distanze dalla tentazione di attribuire alle sostanze la sua caleidoscopica ed irrefrenabile fantasia

Philip K. Dick

Le celebrazioni del 25° della morte di Philip K. Dick ripropongono i preconcetti interpretativi che hanno da sempre condizionato la lettura dei suoi migliori romanzi.

Uno tra i primi articoli di questa settimana “calda” per la commemorazione dickiana compare su La Stampa, per la firma di Ruggero Bianchi (Dick, il Messia della fantascienza, in La Stampa del 26-02-2007, pagina 35). La gioia per la presenza dell’importante tributo, un articolo ben scritto e di notevole profondità, è in parte turbata dalla frustrazione provata nel leggere per l’ennesima volta il nome di Dick legato all’LSD. In particolare colpisce, nell’articolo di Bianchi, una citazione enfatizzata dal corpo maggiore: "vita spericolata — si drogava con gli allucinogeni e si dichiarava 'visitato' da enigmatiche 'presenze'".

Il primo a strumentalizzare il tema della droga nei romanzi di Dick fu Harlan Ellison, curatore dell’antologia Dangerous Visions, in cui compariva un racconto di Dick (La fede dei nostri padri, 1967). Dick sosteneva di non aver mai scritto romanzi sotto l’influenza di acidi, e che quella di Harlan fosse solo una trovata per accattivarsi le simpatie della controcultura dell’epoca (vedi a proposito Lawrence Sutin, Divine invasioni, la vita di Philip K. Dick pag. 188).

Non certo restio a dichiarare la propria dipendenza dalle amfetamine, droga subdola e capace di rovinare per sempre la sua salute e molti dei suoi rapporti personali, Dick negava risolutamente di avere simpatia per gli allucinogeni, e tanto più negava di affidarsi alle loro virtù psichedeliche per comporre i suoi romanzi.

Ma la riflessione che dovremmo fare è un’altra.

Kurt Cobain eroinomane, Alessandro Manzoni agorafobico, Dick strafatto di amfetamine (e non di acidi); tendiamo spesso a definire sbrigativamente il talento di alcune persone attraverso le loro difficoltà personali, traumi, nevrosi e dipendenze. Ma se fossero davvero queste le cifre della loro genialità, se davvero gli acidi avessero dettato le canzoni di John Lennon o La penultima verità di Dick, allora dovremmmo avere migliaia di opere d’arte come Strawberry Fields o Le tre stimmate di Palmer Eldritch.

Purtroppo non è così; purtroppo nel definire Dick attraverso la sua dipendenza dalle droghe tralasciamo di ricordare che di persone con dipendenze ce ne sono milioni, di autori geniali pochissimi, di Philip uno solo.

Autore: Alessandro Conti - Data: 28 febbraio 2007

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Commenti

1 Egli è e sempre sarà. Complimenti all'autore, uno splendido articolo! X

» postato da X alle 00:11 del 28-02-2007

2 Io non mi trovo daccordo con l'articolo (scritto in ogni caso molto bene) credo infatti che , senza voler togliere nulla alla grandezza e alle capacita' degli artisti, la droga in special modo quella allucinogena sia stata uno strumento comunque molto importante per la creativita' e la cultura in quegli anni.

» postato da Angelo.Rossi alle 01:22 del 28-02-2007

3 «Io non mi trovo daccordo con l'articolo (scritto in ogni caso molto bene) credo infatti che , senza voler togliere nulla alla grandezza e alle capacita' degli artisti, la droga in special modo quella allucinogena sia stata uno strumento comunque molto importante per la creativita' e la cultura in quegli anni.» Approvo Angelo. La cultura 'allucinogena' impregna gli anni 60 e parte dei 70. Inutile chiudere gli occhi e negarlo. Salute e Latinum per tutti !

» postato da Kruaxi the ferengi alle 02:12 del 28-02-2007

4 « di persone con dipendenze ce ne sono milioni, di autori geniali pochissimi, di Philip uno solo.» sono d'accordo con Kru e Angelo. Di persone che guidano l'auto ce ne sono a milioni, di Schumaker ce ne sono pochi. Le auto, e le droghe, bisogna saperle usare.

» postato da l'Anto alle 08:14 del 28-02-2007

5 In un vecchio "pensiero stocastico" Quaglia faceva notare che tutti quando creiamo facciamo uso di droghe. Che sia alcol, che sia caffé, che siano stati mentali alterati da amore o disperazione, o semplice frenesia creativa. Che queste siano o non siano droghe secondo quanto stabilisce la legge ai fini del discorso ha poca importanza. S*

» postato da S* alle 08:19 del 28-02-2007

6 «« di persone con dipendenze ce ne sono milioni, di autori geniali pochissimi, di Philip uno solo.» sono d'accordo con Kru e Angelo. Di persone che guidano l'auto ce ne sono a milioni, di Schumaker ce ne sono pochi. Le auto, e le droghe, bisogna saperle usare.» Il punto è - quoto te, Anto, ma mi rivolgo anche a Punto Rossi e Kruaxi - che Dick non faceva uso di allucinogeni. Quello che prendeva, come esposto chiaramente nell'articolo, erano amfetamine, che lo tenevano su anche un paio di giorni di fila per rispettare le scadenze degli editori. Inevitabile qualche additivo chimico, direi, se uno doveva sfornare 4 romanzi all'anno per campare... Che poi la droga sia stata un elemento imprescindibile della controcultura di quegli anni, anche questo è fuori discussione. Ma c'è comunque droga e droga. Gli allucinogeni non danno dipendenza e Timothy Leary poteva usarli per sperimentare nuove dimensioni della percezione. Le amfetamine e le metamfetamine ti tengono su e ti distruggono il fegato e il cuore, immagino che su questo forum ci siano esperti che ne sanno più di me. Accostare Dick alla cultura della droga è sbagliato, perché si tende a far passare un messaggio falsato. Un messaggio che per esempio poteva essere valido per William Burroughs, e che lo è stato almeno fino agli anni 80, quando se ne chiamò consapevolmente fuori. X

» postato da X alle 09:12 del 28-02-2007

7 «In un vecchio "pensiero stocastico" Quaglia faceva notare che tutti quando creiamo facciamo uso di droghe. Che sia alcol, che sia caffé, che siano stati mentali alterati da amore o disperazione, o semplice frenesia creativa. Che queste siano o non siano droghe secondo quanto stabilisce la legge ai fini del discorso ha poca importanza. S*» Questa puntata mi deve essere sfuggita. In effetti, se uno volesse spingersi ancora un passo oltre, l'atto stesso della creazione innesca nel cervello meccanismi chimici che vengono evocati da droghe o stati d'animo particolari (come il classico innamoramento): è il circuito del piacere di cui parlava già Burroughs, credo cinquant'anni fa. X

» postato da X alle 09:15 del 28-02-2007

8 io penso che le droghe non è che aiutino persone speciali nella espressione del loro genio. certamente contribuiscono ad ampliare (nel bene e nel male) le esperienze del loro vissuto, magari amplificando la loro sensibilità in momenti particolari. poi il genio fa il resto. io non cerdo nell'uso di droghe come 'doping': maradona la cocaina non la toccava per giocare più forte a pallone, ma per godere di un divertimento alternativo (per quanto sbagliato e pericoloso). poi sicuramente si parlerà di cantanti e poeti del presente e del passato come fruitori di sostanze stupefacenti per 'migliorare le loro prestazioni'. la verità è che certi personaggi ne hanno fatto e ne fanno uso. tuttavia non potremmo mai sapere a che scopo dick ricorresse a certe pratiche, possiamo solo supporlo. e nel frattempo, tenerci care le sue opere, non giudicare la sua vita e cantare la sua grandezza. :wink:

» postato da nemo73 alle 12:08 del 28-02-2007

9 mah sinceramente a me interessa poco-nulla di cosa si "facesse" Dick se anfetamine , allucinogeni o pepsi cola , visto che i pareri in questo senso sono discordanti e credo nessuno sia andato a casa Dick per vedere cosa assumeva la notte quando scriveva , quindi son tutti discorsi che lasciano il tempo che trovano. io ho criticato il concetto di fondo dell'articolo , e lo ribadisco che secondo me l'uso e l'abuso di droghe specialmente in quel periodo storico (ma non solo) ha avuto un importanza fondamentale per la cultura e la creativita'. e sono perfettamente consapevole che il mio e' un pensiero "politicamente scorretto" (e probabilmente anche eticamente) .

» postato da Angelo.Rossi alle 12:53 del 28-02-2007

10 «mah sinceramente a me interessa poco-nulla di cosa si "facesse" Dick se anfetamine , allucinogeni o pepsi cola , visto che i pareri in questo senso sono discordanti e credo nessuno sia andato a casa Dick per vedere cosa assumeva la notte quando scriveva , quindi son tutti discorsi che lasciano il tempo che trovano..» Indubbiamente, ma ci sono fior di testimonianze sull'uso da parte di Dick di amfetamine e farmaci vari (era notoriamente ipocondriaco), ma nessuna di allucinogeni. E' la solita storia delle fonti. Per la prima versione ce ne sono a iosa, basti ascoltare le testimonianze di chi Dick l'ha conosciuto, e al limite leggere anche la sua versione dei fatti (nell'Esegesi, mi pare, non si tira certo indietro). La storia dell'LSD è uno stravolgimento della realtà (per non dire "una b***ta pazzesca"), specie se si sostiene che Dick ne facesse uso "a fini creativi". Maddeché?! «io ho criticato il concetto di fondo dell'articolo , e lo ribadisco che secondo me l'uso e l'abuso di droghe specialmente in quel periodo storico (ma non solo) ha avuto un importanza fondamentale per la cultura e la creativita'..» E questo non è in discussione. Ma non è il caso di Dick, e su questo l'articolo è irreprensibile. «e sono perfettamente consapevole che il mio e' un pensiero "politicamente scorretto" (e probabilmente anche eticamente) .» Meno di quanto credi. Ormai associare Dick a una certa sottocultura pseudogiovanile è diventata convenzione comune, sicuramente fomentata anche da certe strategie promozionali dei suoi editori. Uno vuole leggere della sottocultura della droga o di capolavori letterari partoriti da illustri consumatori? Prenda ad esempio Selby Jr, Burroughs, anche Pynchon. Ma non Dick. Ormai ne hanno fatto - a torto - il DeQuincey del Novecento... Discriminare è importante, una volta tanto. X

» postato da X alle 14:01 del 28-02-2007

11 « erano amfetamine, che lo tenevano su anche un paio di giorni di fila per rispettare le scadenze degli editori. Inevitabile qualche additivo chimico, direi, se uno doveva sfornare 4 romanzi all'anno per campare... X» ehm...no X, non credo, non è così che funziona l'uso delle droghe. Ognuno si sceglie la propria droga, o più di una: anfetamine, oppiacei, allucinogeni, caffè, nicotina, sesso (il sesso alza le endorfine quanto la morfina), gioco d'azzardo. La droga diventa parte della persona, la modifica, le cambia i processi mentali. Un Dick senza droga, non sarebbe stato il Dick che conosciamo. Gli scopi ufficiali dell'uso della droga sono scuse.

» postato da l'Anto alle 14:44 del 28-02-2007

12 L'uso eccessivo e prolungato di determinate sostanze finisce comunque inevitabilmente col provocare un certo tipo di risultati. Il fatto che Dick non scrivesse sotto l'effetto di droghe non significa che queste ultime non abbiano avuto, a lungo andare, un'influenza di qualche tipo sulla sua psiche e, di conseguenza, sui suoi scritti. Se non ricordo male, lui non si limitava alle amfetamine, ma sperimentava di frequente anche miscugli di sua invenzione. Mi pare che finì perfino con l'avere allicinazioni per via dell'abuso di vitamine. C'è da dire che una persona con una tale immaginazione e forza espressiva sarebbe riuscita ad avere le visioni pure con due dita di prosecco. Quello che dico, allora, è chi se ne frega: Dick resta un personagio folle e affascinante di cui uno non si stancherebbe mai di parlare, e i suoi romanzi sono esperienze uniche, al di là di cosa li abbia veramente ispirati o di cosa abbia scatenato certe intuizioni. Saluti, Gianlu

» postato da Gianlu alle 15:01 del 28-02-2007

13 «ehm...no X, non credo, non è così che funziona l'uso delle droghe. Ognuno si sceglie la propria droga, o più di una: anfetamine, oppiacei, allucinogeni, caffè, nicotina, sesso (il sesso alza le endorfine quanto la morfina), gioco d'azzardo. La droga diventa parte della persona, la modifica, le cambia i processi mentali. Un Dick senza droga, non sarebbe stato il Dick che conosciamo. Gli scopi ufficiali dell'uso della droga sono scuse.» Gli scopi sono sempre importanti ed è su questo che concentro la mia attenzione, proprio come Alessandro Conti fa nel suo articolo: perché se io ho bisogno di passare la notte davanti a una macchina da scrivere per rispettare una scadenza non mi rivolgerò alla stessa droga che prenderei per farmi ispirare una visione. In questo senso non si può confondere Dick con la cultura della droga, che fa di Leary il nuovo messia degli orizzonti psichedelici. Che poi la sua mente arrivasse al punto di concepire stranezze come l'apparizione del teschio di Dio nel cielo dell'alba, è chiaro che l'abuso di qualunque droga o farmaco, la stanchezza e mille altri fattori influenzano la nostra percezione e comprensione delle cose. Quello su cui insisto io resta la forma: un conto è cercare il trip e metterlo su carta (cosa che, per quanto mi risulta, Dick ha fatto una sola volta, per sua stessa ammissione, nel caso di Labirinto di morte); un altro è imbottirsi di additivi chimici per restare svegli a lavorare. Nel primo caso è sperimentazione (Burroughs e Pynchon sono stati grandi in questo). Nel secondo è questione di sopravvivenza. X

» postato da X alle 15:23 del 28-02-2007

14 Il mio corpo e' un tempio. :shock:

» postato da paolo137 alle 17:00 del 28-02-2007

15 «Il mio corpo e' un tempio. :shock:» e ognuno ci accende l'incenso che preferisce :lol:

» postato da l'Anto alle 18:01 del 28-02-2007

16 ««Il mio corpo e' un tempio. :shock:» e ognuno ci accende l'incenso che preferisce :lol:» malandrina! :lol:

» postato da paolo137 alle 20:32 del 28-02-2007

17 «In un vecchio "pensiero stocastico" Quaglia faceva notare che tutti quando creiamo facciamo uso di droghe. Che sia alcol, che sia caffé, che siano stati mentali alterati da amore o disperazione, o semplice frenesia creativa. Che queste siano o non siano droghe secondo quanto stabilisce la legge ai fini del discorso ha poca importanza. S*» mmm ... dunque la creatività non esisterebbe di per sé, ma come il prodotto della combinazione di qualche elemento esogeno? vorrebbe forse dire che nessuno la può possedere ab origine? o forse vuol dire il contrario e cioè che tutti siamo in qualche misura creativi, anche se qualcuno di noi lo dimostra solo occasionalmente o non lo dimostra affatto? ognuno può creare, se si considera il termine nell'accezione più banale. la creazione di opere d'arte è però una faccenda diversa e non ho l'impressione che perché un'opera d'arte venga creata l'ingrediente fondamentale sia l'uso di sostanze di qualsivoglia natura o la sperimentazione per altra via di uno stato mentale alterato. secondo me, la creatività in ambito artistico prescinde dall'uso che di "droghe" si possa fare. d'accordo che possa essere stimolata, accresciuta, indotta da sostanze particolari, ma deve pur sempre esistere all'interno dell'individuo, non a livello standard come semplice capacità di assemblare idee, ma su un piano superiore come fuoco inestinguibile che ha una propria autonomia e segue un proprio percorso. gli stati alterati sono semplici scintille, tanto fatue quanto aleatorie. di fatto, droghe in senso stretto possono essere considerate soltanto quelle sostanze che inducono veri e propri stati di alterazione della coscienza, come tali non controllabili dal soggetto che le assume, il quale perde totalmente la capacità di decidere se e quando porre termine alla situazione. escluderei quindi dalla lista il caffè, l'amore e la disperazione, come pure la frenesia, che è la vibrazione promanante dall'atto creativo. « ... se uno volesse spingersi ancora un passo oltre, l'atto stesso della creazione innesca nel cervello meccanismi chimici che vengono evocati da droghe o stati d'animo particolari (come il classico innamoramento): è il circuito del piacere di cui parlava già Burroughs, credo cinquant'anni fa.» scusa, non mi è chiaro il ragionamento. intendi dire che le droghe e certi stati d'animo producono gli stessi meccanismi chimici innescati dall'atto creativo o che le droghe e certi stati d'animo creano i meccanismi chimici che a loro volta innescano l'atto creativo? entrambi i casi, mi pare che conducano a negare l'esistenza della creatività come valore primario, autonomo, indipendente, ed invece ad attribuire queste caratteristiche a "qualcosa" di totalmente diverso, che chiunque, indistintamente, può sperimentare, diventando per ciò solo un creatore di opere. non credo che ogni essere umano possa acquisire in questo modo una capacità creativa che già non possegga. « ... senza voler togliere nulla alla grandezza e alle capacita' degli artisti, la droga in special modo quella allucinogena sia stata uno strumento comunque molto importante per la creativita' e la cultura in quegli anni.» le sostanze psicoattive hanno sempre avuto una certa divulgazione tra gli "artisti", non soltanto nel periodo della beat generation, ma questo non significa che droga e creatività siano legate da un rapporto di causa ed effetto. ammetto che la droga possa essere una concausa, ma non credo che, assunta da un individuo qualsiasi, possa dare gli stessi risultati in termini di produzione artistica di personaggi come artaud, o burroughs, ginsberg, mclure e compagnia cantanti, o coleridge, poe, wilde, verlaine, mallarmé, ed un'infinita lista d'altri. sicuramente le sostanze stupefacenti, almeno nel periodo dei beats, rappresentavano la scelta di un preciso stile di vita e quindi, in un certo senso, sono diventate un simbolo della loro "cultura".

» postato da hwi noree alle 23:18 del 28-02-2007

18 « le sostanze psicoattive hanno sempre avuto ... diventate un simbolo della loro "cultura".» potremmo dire che le persone con una forte connotazione artistica e creativa, per come sono "costruite" sono forse piu' inclini ad assumere sostanze psicoattive, senza che cio' implichi una relazione di causa-effetto?

» postato da paolo137 alle 23:34 del 28-02-2007

19 «« ... se uno volesse spingersi ancora un passo oltre, l'atto stesso della creazione innesca nel cervello meccanismi chimici che vengono evocati da droghe o stati d'animo particolari (come il classico innamoramento): è il circuito del piacere di cui parlava già Burroughs, credo cinquant'anni fa.» scusa, non mi è chiaro il ragionamento. intendi dire che le droghe e certi stati d'animo producono gli stessi meccanismi chimici innescati dall'atto creativo o che le droghe e certi stati d'animo creano i meccanismi chimici che a loro volta innescano l'atto creativo? » La prima che hai detto. «entrambi i casi, mi pare che conducano a negare l'esistenza della creatività come valore primario, autonomo, indipendente, ed invece ad attribuire queste caratteristiche a "qualcosa" di totalmente diverso, che chiunque, indistintamente, può sperimentare, diventando per ciò solo un creatore di opere. non credo che ogni essere umano possa acquisire in questo modo una capacità creativa che già non possegga. » Di grazia, perché no? Si nasce con l'investitura di artisti? Ma anche senza parlare di arte: pensiamo al bricolage, o per porla in termini freudiani alla sublimazione del piacere nel lavoro. Il completamento di un'opera (quale essa sia: libro, quadro, statua o capanna) genera euforia, a diversi livelli. I circuiti neuronali che recepiscono il piacere sono gli stessi che vengono stimolati, per esempio, dalla cocaina. X

» postato da X alle 23:53 del 28-02-2007

20 ««entrambi i casi, mi pare che conducano a negare l’esistenza della creatività come valore primario, autonomo, indipendente, ed invece ad attribuire queste caratteristiche a “qualcosa” di totalmente diverso, che chiunque, indistintamente, può sperimentare, diventando per ciò solo un creatore di opere. non credo che ogni essere umano possa acquisire in questo modo una capacità creativa che già non possegga.» Di grazia, perché no? Si nasce con l'investitura di artisti? Ma anche senza parlare di arte: pensiamo al bricolage, o per porla in termini freudiani alla sublimazione del piacere nel lavoro. Il completamento di un'opera (quale essa sia: libro, quadro, statua o capanna) genera euforia, a diversi livelli. » Se non capisco male te fai corrispondere il meccanismo creativo, chimico e non, a quello del piacere. Non sono d'accordo, certo creare spesso da piacere ma sono cose distinte, generalmente in rapporto causa-effetto, ma a volte creare non ha nulla a che fare con il piacere anzi può portare alla sua scomparsa. Il primo nome che mi viene in mente è Van Gogh. Il meccanismo chimico della creatività è geneticamente presente in tutti. Intendendoci riferire a chi lo ha 'molto sviluppato', credo si nasca con l'investitura da artisti o meglio con una particolare predisposizione chimico/biologica/cerebrale/genetica di un tipo piuttosto che di un altro applicata all'arte per quelli che chiamiamo artisti come alla matematica per i grandi matematici o alla musica per i grandi musicisti ... Credo la vita possa spezzare questa predisposizione o farla uscire fuori se sopita ma che sia innata e non aquisibile. Per usare parole di hwi sono anche io dell'idea che la creatività sia "valore primario, autonomo, indipendente" Il continuare a modificare le proprie condizioni e situazioni di vita e le proprie percezioni per molti artisti/creativi è necessario per avere stimoli continui per proseguire nella loro opera ma l'uso di sostanze non crea artisti dal nulla e non aumenta/modifica la creatività originale al più crea modificazioni/effetti che sono stimoli/materiale per l'artista. Che poi degli artisti o gruppi di artisti o movimenti o subculture, o vere e proprie culture, decidano di usare anche delle sostanze è solo uno dei mezzi possibili. Vale per gli sciamani sudamericani come per Verlaine e soci, con il loro assenzio, o per i movimenti beat/hippie/... La sostanza è un mezzo per riuscire ad esprimere il proprio potenziale non come un generatore di potenziale dove non esiste. L'associazione che si fa spesso tra Dick e determinate subculture, beat, hippie, ..., da questo punto non è contraddittoria, in ogni caso esiste un punto in comune e non è l'uso di una determinata sostanza o un altra o il prendere sostanze ma esprimere il proprio potenziale in qualsiasi modo e a qualsiasi costo. Quello che importa è lo scopo non il mezzo. Trovare ed esprimere. In questo Dick è più che 'associato'. Non sono le sostanze a fare l'artista, altrimenti vivremmo in un mondo pieno di artisti e non mi sembra proprio che sia così, al più per un artista possono essere un mezzo da usare per avere qualcosa in più su cui creare. «I circuiti neuronali che recepiscono il piacere sono gli stessi che vengono stimolati, per esempio, dalla cocaina.» Non è questione di piacere, per un 'creativo' è questione di necessità, prioritaria rispetto al piacere, preferibile al piacere, ineluttabile. Certo se poi si riesce la creazione porta anche piacere ma sono cose distinte e l'impulso primario è quello della creazione, anche quando una sostanza arriva a distruggere chimicamente la possibilità stessa di provare piacere. Dici cocaina ma quella sostanza, come altre, dopo un buon periodo di uso/abuso inibisce completamente il meccanismo del piacere lasciando per un periodo di mesi/anni nell'impossibilita di utilizzarlo, anche continuando a prenderne finche il corpo non ha rigenerato una determinata quantita di sostanze nelle proprie ghiandole sufficente a rimpiazzare quella che la sostanza ha consumato in eccesso prima, si chiama depressione cocainica e medici e 'utilizzatori' sanno che è così che funziona, eppure in questa impossibilità chimica di piacere l'impulso a creare rimane. "Low" di David Bowie è un disco eccelso. Nessun piacere, creatività innarrestabile e primaria. Dick sconvolto dalle anfetamine, altro tipo di sostanze che dopo un uso prolungato con il piacere non hanno molto a che fare, ha scritto quello che ha scritto. Se pensassi di potere aquisire anche una minima parte del suo genio prendendone ne mangerei a chili. Se voglio piacere me lo cerco in altro modo. Se voglio creare creo, nei miei limiti microscopici ovviamente, senza pretese. Ma sono due cose ben distinte.

» postato da Tardis alle 01:42 del 01-03-2007

21 « "Low" di David Bowie è un disco eccelso. Nessun piacere, creatività innarrestabile e primaria. » Come lo chiamava il Duca quell'incredibile periodo di creatività ? Ah, si... i 'Salotti sintetici'. Che dischi... Low, Lodger ed Heroes... ed il live... Che spettacolo. Salute e Latinum per tutti !

» postato da Kruaxi the ferengi alle 04:27 del 01-03-2007

22 «« di persone con dipendenze ce ne sono milioni, di autori geniali pochissimi, di Philip uno solo.» sono d'accordo con Kru e Angelo. Di persone che guidano l'auto ce ne sono a milioni, di Schumaker ce ne sono pochi. Le auto, e le droghe, bisogna saperle usare.» Secondo me, hai ragione, Anto! (Anche Kru e Angelo..) Dick ha avuto una vista di vita unica (come noi tutti, in fondo.) Vicky

» postato da Vicky alle 05:48 del 01-03-2007

23 «« "Low" di David Bowie è un disco eccelso. Nessun piacere, creatività innarrestabile e primaria. » Come lo chiamava il Duca quell'incredibile periodo di creatività ? Ah, si... i 'Salotti sintetici'. Che dischi... Low, Lodger ed Heroes... ed il live... Che spettacolo. Salute e Latinum per tutti !» il Live era : Stage (che peraltro mi regalasti proprio tu 20 anni fa) comunque per chiudere il cerchio in quel periodo io ci metterei anche Station to Station, che non e' "berlinese" ma e' "sintetico" come gli altri 3

» postato da Angelo.Rossi alle 12:57 del 01-03-2007

24 «Il completamento di un'opera (quale essa sia: libro, quadro, statua o capanna) genera euforia, a diversi livelli. I circuiti neuronali che recepiscono il piacere sono gli stessi che vengono stimolati, per esempio, dalla cocaina. X» non della cocaina, degli oppiacei: la soddisfazione per il completamento dell'opera d'arte crea endorfine, mentre l'effetto della cocaina è più simile a quello dell'aumento di adrenalina. IMO.

» postato da l'Anto alle 13:43 del 01-03-2007

25 Mi sono ricordata di un'ontervista che lessi anni fa. Nonso se era questa, ma diceva la stessa cosa: "VERTEX: You are known as one of the first authors to experiment with LSD. What effect has it had on your writing? DICK: I don't know of any. It's always possible that it's had an effect I don't know about. Take my novel The Three Stigmata of Palmer Eldritch, which deals with a tremendous bad acid trip, so to speak. I wrote that before I had ever seen LSD. I wrote that from just reading a description of the discovery of it and the kind of effect it had. So if that, which is my major novel of a hallucinogenic kind, came without my ever having taken LSD, then I would say even my work following LSD which had hallucinations in it could easily have been written without taking acid." Mi sembra che la droga di Dick fosse proprio LSD: quella che rispecchiava le sue caratteristiche, quella con cui era più in sintonia. E' quindi possibile, come dice X, che l'anfetamina la tenesse appunto per le occasioni in cui aveva troppo lavoro da fare.

» postato da l'Anto alle 19:16 del 01-03-2007

26 Vorrei scritto le parole sotto, ma ieri il sito non funzionanda! :( Negli anni 60, le droghe psychedelic erano liberamente disponibili per "esperimento medico" ed altro, ma fin dagli anni 20, Aldous Huxley è stato influenzato da tali cose. Quindi il libro "Doors of Perception". Comunque, tali scrittore come William Blake non usare le droghe, ma ancora scrivere "psychedilic writings." L'autore del diciannovesimo secolo, George MacDonald c'è un'altro buon esempio... La creatività esso forse dentro a tutti, no lo so.. Quando siamo bambini, l'unico stimolante che abbiamo bisogno di è la nostra propria novità. Quando scrivo una storia, o un poem, tutto che abbia bisogno di è caffè, forse sigarette e un'idea. Certo, la tristezza, amore perso, emozioni forte, tanti cosi auitarmi... Raccomandazione: che tutti avete letto il libro del George MacDonald, Phantastes, (se cosi è che cosa ottenibile) scritto in 1879 circa. Nessuna droga ha coinvolto! Vicky 8) Molto interresante, Anda!

» postato da Vicky alle 21:18 del 01-03-2007

27 «Mi sembra che la droga di Dick fosse proprio LSD: quella che rispecchiava le sue caratteristiche, quella con cui era più in sintonia. E' quindi possibile, come dice X, che l'anfetamina la tenesse appunto per le occasioni in cui aveva troppo lavoro da fare.» Mah, io non ho i miei libri sottomano, adesso, ma credo che le fonti fossero grossomodo quelle usate da Conti per l'articolo. Dick ebbe esperienze con l'LSD, non da giovane ai tempi di Berkely ma appunto più tardi. Ora, a me risultava che la frequentazione di Dick con gli allucinogeni fosse stata piuttosto breve e che l'unico libro lisergico fosse Labirinto di morte, come già detto. Volendo dare per buone le dichiarazioni di Dick riportate da Anto, tenendo conto che Palmer Eldritch è del '65 e che a seguito dell'incontro con la quinta moglie ('72) Dick trova una sua stabilità interiore (e infatti il ritmo della sua produzione rallenta) prima di degenerare nuovamente questa volta per effetto di visioni mistiche (queste naturali...), i romanzi papabili di ispirazione psichedelica sarebbero comunque una minima parte della sua produzione: tra i principali, solo Do Androids Dream of Electric Sheep?, Ubik, Illusione di potere e Mr Lars, Sognatore d'armi (e altri 7). Un po' poco, direi, per farne il messaggero acido della fantascienza a fronte di una produzione di 40 romanzi, e soprattutto alla luce delle lucide denunce contro la cultura della droga esposte in libri come Scorrete lacrime, disse il poliziotto e Scrutare nel buio. Sempre IMHO, of course... :wink: X

» postato da X alle 21:21 del 01-03-2007

28 «Raccomandazione: che tutti avete letto il libro del George MacDonald, Phantastes, (se cosi è che cosa ottenibile) scritto in 1879 circa. Nessuna droga ha coinvolto!» Un ottimo consiglio di lettura Vicky, grazie! :wink: Visto che siamo in tema, mi permetto quindi di suggerire un libro di un mangiatore d'oppio, a far da contraltare: Il postale inglese, di Thomas DeQuincey (per Vicky: The English Mail Coach). Un libro allucinato e allucinante. Perché lo segnalo? Perché leggendolo ho provato la stessa ebrezza che ho provato leggendo Burroughs, oppure L'incanto del lotto 49 di Pynchon (con cui per altro ha maturato un illustre credito immaginafico). Quello che per esempio non ho provato di fronte al lucido rigore della mitologia onirica di William Blake, oppure leggendo la stragrande maggioranza del Dick che ho letto. Ciao! X

» postato da X alle 21:35 del 01-03-2007

29 «Il continuare a modificare le proprie condizioni e situazioni di vita e le proprie percezioni per molti artisti/creativi è necessario per avere stimoli continui per proseguire nella loro opera ma l'uso di sostanze non crea artisti dal nulla e non aumenta/modifica la creatività originale al più crea modificazioni/effetti che sono stimoli/materiale per l'artista. Che poi degli artisti o gruppi di artisti o movimenti o subculture, o vere e proprie culture, decidano di usare anche delle sostanze è solo uno dei mezzi possibili. Vale per gli sciamani sudamericani come per Verlaine e soci, con il loro assenzio, o per i movimenti beat/hippie/... La sostanza è un mezzo per riuscire ad esprimere il proprio potenziale non come un generatore di potenziale dove non esiste.» Al 90% sono d'accordo. «L'associazione che si fa spesso tra Dick e determinate subculture, beat, hippie, ..., da questo punto non è contraddittoria, in ogni caso esiste un punto in comune e non è l'uso di una determinata sostanza o un altra o il prendere sostanze ma esprimere il proprio potenziale in qualsiasi modo e a qualsiasi costo. Quello che importa è lo scopo non il mezzo. Trovare ed esprimere. In questo Dick è più che 'associato'.» No, è questo il punto. Dick non prendeva droghe per evocare visioni, salvo in rarissimi casi documentati. E vista la natura delle anfetamine, resto della convinzione che ne facesse uso esclusivamente per reggere all'immane stress psico-fisico cui era sottoposto nei più ferventi periodi creativi... «Non sono le sostanze a fare l'artista, altrimenti vivremmo in un mondo pieno di artisti e non mi sembra proprio che sia così, al più per un artista possono essere un mezzo da usare per avere qualcosa in più su cui creare.» Perfetto. «Dick sconvolto dalle anfetamine, altro tipo di sostanze che dopo un uso prolungato con il piacere non hanno molto a che fare, ha scritto quello che ha scritto. » Mah, dubito che le anfetamine abbiano molto a che fare col piacere pure sul breve periodo... O almeno, non è su quelle che punterei io. X

» postato da X alle 21:45 del 01-03-2007

30 « Visto che siamo in tema, mi permetto quindi di suggerire un libro di un mangiatore d'oppio, a far da contraltare: Il postale inglese, di Thomas DeQuincey (per Vicky: The English Mail Coach). Un libro allucinato e allucinante. Ciao! X» Io per uno, vorrei leggere questa opera di De Quincey... quando posso... Nel frattempo, inoltre suggerisco William Blake a coloro che già non lo conosce. Vicky :)

» postato da Vicky alle 22:41 del 01-03-2007

31 « ... suggerisco William Blake a coloro che già non lo conosce.» disse william blake: "i will not reason & compare. my business is to create."

» postato da hwi noree alle 23:49 del 01-03-2007

32 «« ... suggerisco William Blake a coloro che già non lo conosce.» disse william blake: "i will not reason & compare. my business is to create."» Si, esattamente! Era uno Gnostic, stupendo, meraviglioso e possibilmente abbastanza pazzo. Vicky

» postato da Vicky alle 00:01 del 02-03-2007

33 Io non ritengo che le due cose debbano essere assolutamente correlate in questo ordine. Probabilmente il genio porta con se una spiccata curiosità e probabilmente qualcosa che molti "normali" definirebbero amoralità. Questo porta il genio a provare ANCHE (e non solo) le droghe. Spesso queste finiscono per controllare il genio. Quando succede che il genio è controllato dalle droghe, credo che si perda qualcosa. Ma non dimentichiamo che un genio "menomato" è sempre meglio di un 'normale' al 100% delle sue forze! :) Poi tutti necessitano di una qualche "situazione al limite" per poter essere davvero creativi... che sia droga o solamente tristezza, malinconia... oppure un tramonto... oppure il profumo di una pizza... o la carezza di un animale... ...non sappiamo ancora bene come dei semplici impulsi elettrici e reazioni chimiche riescano a stimolare l'arte e la fantasia del nostro cervello. Certo è che se uno controlla le droghe può creare, ma se è controllato dalle droghe può solo distruggere.... e sono VERAMENTE POCHI quelli che hanno la forza di controllare le droghe.

» postato da Jonathan Frakes alle 10:16 del 08-03-2007

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