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C'è uno scrittore che nel 1991 ha cominciato a scrivere una trilogia. Solo che poi la storia gli ha preso la mano, e libri sono diventati quattro, e la fine era ancora lontana, ma la serie aveva grande successo. Ben sei anni sono passati e solo ora finalmente sta per vedere la luce il quinto volume, e ne mancano ancora due — forse — al momento in cui si vedrà il finale. Ci si aspetterebbe dunque che sentendo la parola "finale" questo scrittore osservi con attenzione il lampadario, si controlli i lacci delle scarpe, fischietti un motivetto e cerchi di allontanarsi per farsi notare il meno possibile. Invece no: George R.R. Martin ci sguazza, e si lancia in una critica dei finali degli altri. In particolare quelli di Battlestar Galactica e Lost, come dire: buttiamo sale sulle ferite e vediamo se sono ancora aperte. Ok, lo sono.
Poi ci sono trilogie che iniziano ma che ci si ripensa e magari le si abbandona dopo il primo episodio, magari rifacciamo tutto da capo. Come quella di Terminator, il cui destino è sempre più incerto.
L'incertezza è invece una certezza per Terra Nova, ma d'altra parte chi assume Brannon Braga se la va a cercare, no? Poi, signor Spielberg, ci potrebbe spiegare perché con tutta la storia della terra disponibile i suoi fuggiaschi temporali dovevano andare proprio a cercarsi i T Rex?
Il mondo della letteratura questa settimana ha subito un lutto:
Ma si è anche festeggiato con qualche promettente vincitore:
Due cose dalla nostra casa editrice: l'ebook di Il recupero dell'Apollo 8, sul quale stiamo ricevendo moltissimi apprezzamenti:
E i finalisti del premio Odissea:
Buona lettura!
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