Il Quarto Tipo

FANTASCIENZA, The Fourth Kind, Usa, 2009 - regia di Olatunde Osunsanmi - scritto da Olatunde Osunsanmi - con MIlla Jovovich, Will Patton, Elias Koteas - durata: 96 minuti - distribuito da Warner Bros. - giudizio: mediocre

Non un seguito del celeberrimo film di Steven Spielberg, quanto, piuttosto, un gradino in più nell'esplorazione della scala stilata da J. Allen Hynek negli anni Settanta per catalogare gli incontri con gli extraterrestri.

Il quarto tipo cui fa riferimento il titolo è quello definito come il "più spaventoso", ovvero quello del rapimento degli esseri umani da parte degli alieni.

Un fenomeno particolarmente diffuso e inveterato fino dagli anni Sessanta, a quanto apprendiamo, in una piccola cittadina dell'Alaska dove è ambientata questa pellicola che sin dalle prime sequenze, con Milla Jovovich che si presenta come se stessa, propone dei materiali video, apparentemente reali.

 

La storia, infatti, parte dall'incontro del regista Olatunde Osunsanmi con la Dottoressa Abbey Tyler che, nei primi mesi del Duemila, mentre faceva l'amore con suo marito se l'è trovato accoltellato e morto nel letto…

Una situazione decisamente sconvolgente che non impedisce, però, alla donna di portare avanti gli studi del marito psicologo sui misteriosi casi di insonnia di uno sperduto centro abitato dello stato americano.

 

Il film, evidentemente una sorta di mockumentary sospeso tra horror e fantascienza, sulla scorta del Blair Witch Project, però, si spinge un po' oltre la ricostruzione di presunti casi di 'alien abduction' e la loro spiegazione.

Mescolando finzione e realtà, Il quarto tipo propone una tesi, ancora più sconvolgente delle sequenze che vediamo mostrate nel film e che, se fossero vere, documenterebbero con dovizia di dettagli un omicidio — suicidio e, soprattutto, la levitazione di un uomo, rapito dagli extraterrestri sin da piccolo.

Figlio della cultura dei reality show, Il quarto tipo si basa su un concept interessante, dilapidato, forse anche per mancanza di mezzi, in una trama verbosa che impedisce allo spettatore di mantenere salda la suspension disbelief fino alla fine.

 

Nonostante le urla e i momenti di angoscia che suppliscono all’incapacità del regista di gestire la suspense se non suggerendo l’idea che si tratti di una storia realmente accaduta, il film ‘crolla’ nel momento in cui, attraverso una registrazione casuale, la dottoressa Tyler riesce a stabilire fortunosamente quale lingua parlino gli extraterrestri e a quale epoca risalgano i loro primi contatti con l’uomo. Senza volere danneggiare la visione della pellicola e la trama, bisogna evidenziare la spiacevole situazione nella quale uno degli alieni, in maniera improvvisa e inspiegabile, si propone come una divinità parlando una lingua estinta da quasi tremila anni.

Al di là della difficile credibilità della storia, la cosa peggiore è il commento qualunquista che la dottoressa Tyler fa, nel momento in cui, tra un biascicamento e l’altro, il film debba aprire una finestra metafisica su una storia, comunque, frammentaria, lacunosa e dalla forte ambiguità fortemente reticente sia che si tratti di una storia vera che inventata.

 

Figlio di una fantascienza minore e incrocio posticcio di un finto documentario con una trama di un qualsiasi episodio di X Files, Il quarto tipo è ulteriormente messo in difficoltà dal doppiaggio italiano che rende fisiologicamente più artificiosa la narrazione, andando ad impattare l’efficacia dei presunti materiali d’archivio. Lo stesso dicasi per le voci finali che concludono idealmente il film e che raccontano una lunga serie di incontri e di avvistamenti di UFO in Nord America negli ultimi trenta anni.

Un’idea interessante sviluppata malamente nonostante un certo estro nel montaggio e nel provare a costruire una storia che pur fondandosi su una premessa intrigante, scivola in molti punti fino al rovinoso finale dove vediamo comparire il compiaciuto regista a ripeterci che saremo noi a decidere se quello che abbiamo visto sia vero o meno…

Grazie Olatunde... ma avremmo preferito che fossi tu a spremerti un po' di più le meningi per sorprenderci.

Autore: Marco Spagnoli - Data: 21 gennaio 2010

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  • Il Quarto Tipo : recensione di Daniele Mancuso su HorrorMagazine (voto: buono)

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Commenti

1 Sembra l'ultima moda: una buona idea espressa male. Comunque son curiosa di vederlo. Ma è uscito?

» postato da Lapis alle 16:28 del 23-01-2010

2 «Sembra l'ultima moda: una buona idea espressa male. Comunque son curiosa di vederlo. Ma è uscito?»ieri

» postato da Alia in nero alle 20:27 del 23-01-2010

3 Visto oggi pomeriggio. Direi che una stella è giusta. In effetti è un mix male amalgamato di vari generi, si capisce benissimo che entrambi i piani di racconto sono costruiti nonostante l'apparente forma documentaristica e anche le scene che dovrebbero spiegare la verità in quanto "documenti" sono "illeggibili" e non aggiungono molto alla fiction. Un tentativo mal riuscito che non convince. Però i paesaggi dell'Alaska sono bellissimi, sempre che il film sia girato lì.

» postato da Alia in nero alle 17:15 del 25-01-2010

4 D'accordo con Alia in Nero, paesaggi stupendi, il film è bruttino. ;-)

» postato da ammiraglio_naismith alle 13:34 del 10-02-2010

5 sinceramente io ho trovato il film uno dei migliori sul tema alieni e rapporti tra alieni e umani. Il film delude chi si aspetta di vedere sorte di visitors o effetti speciali, ma on é questo lo scopo del film. La realizzazione é curatissima, sono andati perfino a comporre messaggi reali in una lingua, il sumero, che ancora oggi conosciamo malissimo. Inoltre hanno affrontato nel modo più 'leggero' (quasi di sfuggita) un tema scottante, quello degli alieni come 'creatori'.

» postato da (alex demontis) alle 13:17 del 07-03-2010

6 MA quale gufo bianco!!!! Quello è un barbagianni!!! ^_^

» postato da (Cesare Magnani) alle 14:32 del 04-06-2010

7 nel caso in cui vorremo credere ai filmati documento, e in questo il regista con l'ultima scena non ci aiuta poi tanto con la scelta di lasciare il dubbio, l'umanità avrebbe una serie di prove inopinabili sull'esistenza di esseri "extra-umani". ma sono tante le lacune... tante le scelte paradossalmente assurde, e provo a porre alcune domande: perche gli alieni per nascondere la propria immagine terrificante lasciano nella mente degli umani la figura inquietante di un barbagianni albino, non sarebbe stato meglio per loro utilizzare raul bova per le donne ed ayda yespica per gli uomini? ed ancora, perke' una popolazione ke riesce a fare viaggi intergalattici dovrebbe parlare in sumero??? come si puo' permettere ad una persona, che' davanti alle prove del suicidio del marito continua a parlare di omicidio anche sotto iponosi, di fare la psicologa?? il film e' lacunoso... mal fatto e faticosamente digeribile. ma se almeno si fosse certificata la veridicita' dei filmati avrebbe la consolazione dell'essere sensato.

» postato da (VINCENZO ZACCARIA ) alle 16:44 del 05-03-2011

8 Non sapevo che i filmati "veri" fossero in realtà falsi, ma, al di la di questo, il film è davvero una gran boiata. Basti pensare a quando l'"esperto" afferma che quello che dicono gli alieni è in sumero e lo traduce anche! E' l'unica persona al mondo a sapere come si pronunciavano le parole in sumero! Solo questo basta per far capire l'incosistenza del film, la totale mancanza di credibilità..... io sento su una cassetta uno che dice "fori": parlerà di buchi? O sarà un fiorentino che dice "fuori"? O un inglese che dice "for he"? O un sumero che dice fo.ri. qualunque cosa significhi? Ma poi questi alieni ma quanto sono imbecilli? Riescono a leggere nella mente, cancellano i ricordi, si impossessano modello esorciccio degli uomini e poi vanno a rapire la bambina con l'astronave?

» postato da (Barbara Verdi) alle 19:20 del 10-05-2011

9 «in una trama verbosa » E' vero, troppi verbi appesantiscono di discorso. :P Non esiste la parola "verbosa", in compenso esistono vari sinonimi: logorroica, prolissa, troppo lunga... L'altro giorno ho sentito un documentario dove dicevano che il tempo era molto severo e in una certa città non c'erano facilitazioni per costruire certe cose... :shock:

» postato da jumpjack alle 13:58 del 12-05-2011

10 ««in una trama verbosa » E' vero, troppi verbi appesantiscono di discorso. :P Non esiste la parola "verbosa", in compenso esistono vari sinonimi: logorroica, prolissa, troppo lunga... » Non esiste? Quando l'hanno tolta? Avvisi anche il dizionario del Corriere? http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/V/verboso.shtml S*

» postato da S* alle 14:13 del 12-05-2011

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