Più recentemente, il genere ha finito con l’assumere contorni più sfumati, contaminandosi con altri generi e percorrendo strade differenti; la serie di Myst, ad esempio, ricorda le
Giochi strategici
La metafora più calzante per descrivere gli strategici, a turni o in tempo reale, è probabilmente quella dei soldatini. Omini di plastica colorata ricercatissimi da chi era bambino a cavallo degli anni 70, che arrampicati sui mobili o stesi sui tappeti permettevano di costruire con la fantasia intere epopee. La tecnologia ha sostituito la plastica con i pixel, ma non ha cambiato la struttura, e soprattutto l’idea di base: costruire, combattere, impostare il proprio destino. I gradi di libertà di cui godono questo tipo di giochi permettono agli utenti di sbizzarrirsi nello sperimentare nuove soluzioni a problemi antichi; un po’ come scriversi da soli il proprio romanzo, oppure girare un personalissimo film di cui siamo al tempo stesso registi e protagonisti, autori e fruitori. In alcuni casi addirittura demiurghi, come nella serie famosissima di Civilization, giochi a metà tra lo strategico a turni e il manageriale, in cui prendiamo in mano una civiltà e ne forgiamo il destino fino a portarla nello spazio profondo, in un percorso accelerato lungo la scala del progresso tipico di certe saghe fantascientifiche dell’età dell’oro. Strategici come Imperium Galactica lasciano nelle
















