Il Magistero delle Acque quella mattina era pervaso da una strana agitazione. Il lungo corridoio centrale risuonava dei passi affrettati degli Esecutori del primo livello, che andavano e venivano dall’Archivio, le cui grate in ferro erano spalancate. Un’aria umida e gelida colpì Bastian Calendrei in piena faccia, mentre si dirigeva verso il sistema di turbo ascensori che lo avrebbero portato al secondo livello.

Una volta uscito dall’ascensore, si unì alla fiumana di tuniche gialle che si muoveva in direzione della sala Consiliare del secondo livello. La stanza pullulava di Savi come lui, che discutevano rumorosamente intorno al grande tavolo ovale ingombro di plichi.

Solitamente il Magistero delle Acque era un posto tranquillo. Gli Esecutori del primo livello lavoravano nei loro uffici, raccogliendo in elenchi ordinati le istanze che provenivano dalle strutture esterne adibite alla pesca, all’istruzione, alla costruzione, alla manutenzione, ai sistemi di trasporto, illuminazione e riscaldamento. Ai Savi, invece, era riservata l’area della ricerca scientifica e tecnologica.

In quel momento entrò Aurus Patentei, il Gran Savio, seguito dal Custode dell’Archivio, e la sala piombò nel silenzio. Tutti presero posto e rivolsero la loro attenzione all’uomo dalla lunga barba bianca che sedette su un grande scranno. L'uomo si aggiustò gli occhialetti a mezzaluna e lanciò uno sguardo ad abbracciare l’intera sala.

− Egregi signori, innanzitutto desidero ringraziarvi per esservi precipitati qui al suono della prima campana.

Bastian osservò le persone che lo circondavano. Alcuni avevano un aspetto trascurato: capelli in disordine, pettorine non allacciate a dovere, camicie fuori dai pantaloni. La maggior parte delle donne si era presentata lì quasi fossero appena uscite dal letto. Il suono della prima campana aveva messo tutti in agitazione e gli sguardi erano puntati sul Gran Savio.

− Come potete vedere, il Custode ha accettato di accompagnarmi, e voi tutti ben sapete quanto detesti lasciare i luoghi umidi dell'Archivio, a lui così cari. Quando è risuonato l’allarme il Custode ha ritenuto di dover aprire le grate per consentire l'accesso degli Esecutori.

A quel punto fu il Custode a prendere la parola. La lunga tunica di raso blu arrivava fino a terra e riluceva debolmente alla luce diffusa nella sala. Aveva folte sopracciglia grigie e la barba semi lunga era raccolta in corte treccine. − Il Magistero delle Acque questa mattina è stato scosso nel profondo. Il suono della prima campana ci ha distolti dai nostri impegni ordinari e ci ha ricordato che il nostro compito principale è la salvaguardia della Città Galleggiante. Per questo motivo, gli Esecutori avranno il compito di recarsi nell’Archivio e prelevare i plichi contenenti le informazioni da sottoporre a voi Savi per analizzare la situazione. Conto sull’apporto di tutti voi, nessuno escluso.

− Perdonatemi, disse Bastian − sappiamo che la prima campana indica uno stato di allerta. Siete in grado di dirci almeno su cosa dobbiamo concentrarci?

Il Gran Savio e il Custode si scambiarono un’occhiata, ma fu il primo a rispondere: − L’allarme riguarda il livello delle acque.

− Allora penso che dovremmo attendere che Abramo Adendei ci raggiunga, perché non esiste Savio che ne sappia più di lui sull’argomento.

Sia il Custode che il Gran Savio si girarono verso l’unica sedia vuota e non restò loro che annuire.

***

Abramo Adendei si spostò al tavolo su cui erano appoggiati i tabulati con i dati, facendo gemere la vecchia sedia a rotelle. Eseguì nuovamente i calcoli e imprecò. Non era possibile! Tornò al terminale, inserì nuovamente le equazioni alle quali aveva lavorato quella notte, attese altri tabulati e li esaminò. Sospirò, e fu come se in quel sospiro uscisse tutta l'aria che aveva trattenuto fino ad allora.

La sua schiena si curvò. Si sentiva come svuotato. Passarono alcuni minuti, dopodiché indossò la palandrana gialla e lasciò la sua abitazione. Era in enorme ritardo.

Salì la lunga scala a chiocciola che lo portò all'esterno e respirò l’aria pungente di salmastro. Alle sue orecchie giungevano i rumori provenienti dalle aree adibite alla pesca. Enormi quadrati di reti metalliche si immergevano e risalivano carichi di pescato, che bracci automatici prelevavano e gettavano in enormi vasche, dove sarebbe stato preparato per essere inviato alle strutture di lavorazione.

La Città Galleggiante si estendeva tutt’intorno a lui nello splendore del mattino. Le cupole-casa galleggiavano placide e interconnesse dai tubi comunicatori mobili, percorsi da minivan che scivolavano silenziosi caricando e scaricando i passeggeri. Le piattaforme di transito delle abitazioni e delle strutture ricettive erano ingombre di persone in movimento, che attendevano di usare i tubi per raggiungere la propria destinazione.

Il Magistero delle Acque si ergeva maestoso al centro di quell’intricato sistema di trasporto. La parte superiore era un’enorme semi cupola che superava in altezza tutte le altre costruzioni. La sua superficie era rivestita di pannelli solari che producevano energia e, al tempo stesso, diffondevano l’illuminazione necessaria per l’interno. Un anello formato dalle capsule degli uffici acquei correva tutt’intorno e l’edificio, come un grande iceberg, si sviluppava per la maggior parte sott’acqua, dando l’impressione di una strana ragnatela.

Adendei fissò l’imponente struttura, quindi si diresse verso la serie di tubi comunicatori che lo avrebbero portato al Magistero.

Una volta all’interno si accorse che le grate dell’Archivio erano aperte, quindi si diresse in tutta fretta verso gli ascensori, che lo portarono al secondo livello e da lì direttamente nel suo ufficio.

Si bloccò sulla soglia, mentre il suo sguardo incrociava quello del Custode seduto alla poltrona della sua scrivania. Erano passati anni da quando lo aveva visto l’ultima volta.

− Ben arrivato, − disse il Custode. − Entri, la prego, non rimanga sulla soglia.

Adendei avanzò, aggiustandosi la lunga palandrana gialla. − A che debbo l’onore della sua visita?

− Non era presente alla riunione.

− Ho fatto tardi, mi dispiace.

Il Custode fissò il mucchio di carte che l’uomo stringeva tra le mani. − È quello che penso?

− Sono i calcoli a cui ho lavorato tutta la notte.

− Sono a conoscenza del suo lavoro e lo trovo pregevole.

− Davvero? − chiese Adendei, mentre un sorriso illuminava il suo volto.

− Sì, mi segua. Vorrei mostrarle una cosa.

Il Custode lo condusse fino all’ingresso dell’Archivio dove, munito di una torcia, cominciò a scendere la lunga scalinata di gradini umidi, che li avrebbe condotti nel cuore dell’Archivio.

Quello era l'unico posto di tutta la Città Galleggiante che si sviluppava verso il basso invece che verso l'alto. L'aria umida li assalì man mano che scendevano: le pareti trasudavano gocce d'acqua. I due uomini mantennero il silenzio fino all'arrivo nell'anticamera. L’ambiente era piccolo e il soffitto basso.

− Osservi, − disse il Custode, indicando la parete davanti a lui.

Adendei prese la torcia che l’uomo gli stava porgendo e si avvicinò. Illuminando la parete, riuscì a distinguere due linee scure, una più alta e una più bassa.

− Se è ciò che penso, la campana deve suonare due volte! − esclamò Adendei.

Il Custode annuì gravemente.

***

Bastian Calendrei si sentiva particolarmente nervoso.

La campana aveva suonato per due volte nel primo pomeriggio e tutti i Savi erano stati convocati.

Era seduto nelle sale di attesa del terzo livello del Magistero delle Acque, dove non aveva mai messo piede da quando, dieci anni prima, era stato assunto. Lì risiedevano gli uffici acquei degli Avogadori, mentre quello del Magistrato delle Acque stava al livello superiore, l’ultimo. Dopo la riunione di quella mattina, Bastian era rimasto chiuso nel suo ufficio, a spulciare tutti i documenti che era riuscito a trovare sulla nascita della Città Galleggiante, la sua area di ricerca. Le carte che aveva esaminato parlavano di una migrazione, dell’arrivo del loro popolo su grandi navi e della decisione di stabilirsi in quell’area particolarmente pescosa. Tuttavia, alcuni anni prima gli era capitato di imbattersi in una serie di documenti storici che parlavano della Sommersione, un improvviso innalzamento del livello delle acque che avevano coperto un’intera area di terre emerse. Aveva contattato i paesi che sorgevano sulla terraferma, con i quali la Città aveva frequenti scambi commerciali, per ottenere conferme di quel fenomeno, e da alcuni aveva ricevuto vecchie carte geografiche che mostravano quei territori prima dell’inondazione. Su alcuni dei documenti aveva trovato il riferimento a una catastrofe che sembrava aver provocato la morte di migliaia di persone.

− Patentei Vincenzo, ufficio acqueo numero uno; Dudendei Alberto, ufficio acqueo numero due; Vedendei Carolina, ufficio acqueo numero tre; Sabendei Giada, ufficio acqueo numero quattro; Calendrei Bastian, ufficio acqueo numero cinque…

Bastian non avrebbe potuto dire con esattezza da dove proveniva la voce che aveva spezzato il silenzio delle sale e lo aveva riscosso dai suoi pensieri, ma si alzò in maniera quasi meccanica e imboccò il lungo corridoio azzurrino costellato di porte, dietro le quali già sparivano i suoi colleghi.

Quando fu davanti all'ufficio acqueo numero cinque trovò la porta aperta.

− Avanti, vieni pure, − disse una voce dall’interno.

Bastian avanzò e la porta si richiuse dietro di lui. L’Avogadore gli stava di fronte nella lunga veste argentea che lasciava intravvedere solo la pelle azzurrina di mani e collo. Gli occhi acquosi lo stavano fissando. Le labbra sottili si mossero, ma la voce che ne uscì sembrava non appartenergli, tanto era stentorea.

− Benvenuto nel mio ufficio.

Bastian ebbe l’impressione che quelle parole si diffondessero nell'ambiente.

− Salve, − fu tutto ciò che riuscì a dire.

− Il mio nome è Asus Afei, sono un Avogadore dell'Acqua assegnato alle Grandi Profondità.

Bastian annuì impercettibilmente, pervaso da un senso di meraviglia e rispetto al tempo stesso.

***

− Le Grandi Profondità…− mormorò Abramo Adendei. Lui e il Custode stavano scendendo da un po' nei meandri dell'Archivio.

− Sono state oggetto di studio degli Avogadori del terzo livello, − spiegò il Custode.

− Dove stiamo andando? Ormai ho perso il conto dei gradini che abbiamo sceso.

− Siamo quasi arrivati.

Dopo un po' si fermarono e il Custode rivolse su di lui uno sguardo severo. Le folte sopracciglia si curvarono sugli occhi, creando una serie di rughe sulla fronte. − Cosa sa delle Grandi Profondità, Adendei?

− So quello che ho appreso durante i lunghi anni di formazione per diventare prima Esecutore e poi Savio. Esse si estendono sotto di noi, la loro vastità è immensa, ci sorreggono, ci salvaguardano e da esse traiamo il nutrimento.

Il Custode annuì con soddisfazione: − È mai stato sott’acqua?

Adendei parve genuinamente sorpreso per quella domanda.

− No… mai. Non credo che qualcuno ci sia mai stato o… mi sbaglio?

Le labbra del Custode si curvarono in un sorrisetto che Abramo Adendei non avrebbe mai immaginato di veder comparire sul volto arcigno dell'uomo. − Osservi.

Posò la mano su una porzione di parete, che scivolò sulla destra, rivelando una finestra.

Abramo Adendei si avvicinò esitante e osservò, esattamente come gli era stato detto di fare. Erano chiaramente sotto la superficie dell'acqua, ma non fu questo a sorprenderlo. Sapeva che parte del Magistero delle Acque si sviluppava sotto le acque e che l'Archivio, in particolare, era completamente “sommerso”. Dapprima non riuscì a distinguere nulla, poi fu come se le acque si schiarissero e, a quel punto, sgranò gli occhi.

− Tutto ciò non è possibile! − esclamò.

− Ci creda, perché è tutto vero. In questi anni sono state condotte approfondite ricerche nelle Grandi Profondità, che hanno rivelato la città sommersa.

− Voi sapevate e non avete detto nulla!

− Il Magistrato delle Acque…

− Siete dei folli se pensate di tenere nascosta questa cosa!

− Non è nostra intenzione…

Adendei stava per ribattere, ma poi tacque e ripensò al lavoro di quella notte, a tutte le volte che aveva ripetuto i calcoli, ai risultati, che erano sempre gli stessi. Il livello delle acque si stava abbassando, non c’erano dubbi. Questo avevano dimostrato i suoi calcoli, questo rivelavano le macchie di umidità sulle pareti dell'Archivio. E questo era il motivo per cui era risuonato il primo tocco della campana e poi il secondo. I due suoni erano serviti a comunicare ai cittadini uno stato di allerta. Se ciò che stava osservando dalla finestra era reale, e non c'era ragione di credere che non lo fosse, presto la Città Galleggiante avrebbe cozzato contro quella che era stata sommersa.

***

Bastian apri più volte la bocca, cercando di respirare. Sarebbe morto soffocato, pensò. Vide Asus muoversi davanti a sé e poi voltarsi verso di lui e fargli segno di seguirlo. Ma lui non ci riusciva, proprio no… Non sapeva nuotare.

La mente lo riportò indietro, a pochi minuti prima, quando aveva sentito il rumore della porta che veniva sbarrata, e poi l'intero ufficio si era trasformato in un ascensore ed era sceso giù fino a… Non ne aveva idea. Sapeva solo che tutte le finestre si erano aperte e l'acqua aveva invaso l’interno. Un minuto dopo lui si era ritrovato sott'acqua, mentre i suoi polmoni cercavano disperatamente l’aria che non c'era.

Respira, Bastian, ne sei in grado, − sentì la voce di Asus nella testa… Telepatia! − Respira.

Ma come? Io non…

Lo spasmo ai polmoni fu doloroso, poi smisero di funzionare. Bastian si portò le mani intorno al collo in uno spasmo dettato dal panico e fu allora che le sentì, le piccole aperture su entrambi i lati.

Respira, Bastian, respira.

E respirò, attraverso le branchie appena spuntate.

Quando la paura scomparve, cominciò addirittura a nuotare.

Seguimi e non temere.

Asus nuotava veramente bene, come se nella vita non avesse fatto altro, in quel momento Bastian comprese in che cosa consisteva il suo lavoro: quelle erano le Grandi Profondità, e con tutta probabilità Asus le visitava spesso. Si decise a seguirlo, poiché nuotava così velocemente che rischiava di perderlo. Ci mise un po' ad abituarsi alla visione sott'acqua, ma ben presto scoprì che i suoi occhi riuscivano ad adattarsi. Non nuotarono a lungo, almeno così gli sembrò. Quando distinse chiaramente quello che le acque stavano ora mostrando, avrebbe voluto urlare di sorpresa, ma dalla sua bocca uscì solo un gorgoglio.

C'era un intero edificio sommerso. Bastian non aveva mai visto nulla di simile. Era costruito con un materiale duro, che un tempo doveva essere stato di colore bianco. Cinque ampi archi si aprivano sul davanti, retti da possenti colonne. Il tetto era coperto di cupole e guglie che svettavano verso l'alto, tagliando l'acqua.

Che meraviglia! Cos'è? esclamò Bastian nella sua mente.

Un'antica costruzione dell'era Pre-Sommersione.

Bastian si sentì invadere da un’improvvisa emozione. Quello che stava osservando confermava tutte le ipotesi che aveva fatto, dopo aver letto i vecchi documenti storici e consultato le antiche carte geografiche.

Ce ne sono altre? chiese Bastian

Osserva.

Tutto a un tratto si sentì circondato. Sotto di sé avvertì la presenza di un'immensa piazza, di porticati e torri che tremolavano nell'acqua.

Perché mi stai mostrando tutto questo?

Perché hai sempre manifestato interesse per la Storia del passato e ti sei dedicato con passione alla ricerca di prove che confermassero le tue teorie. Hai sempre avuto un grande intuito per la verità, Bastian Calendrei, ed è giusto che ora tu sappia che avevi ragione.

Il nostro popolo non è mai giunto a bordo di grandi navi in questa zona, vero?

Esatto, Bastian. Noi un tempo abitavamo qui. O meglio ci abitavano i nostri avi. Questo luogo si chiamava Venezia, una magnifica e prestigiosa città della Storia antica, che venne sommersa dall’improvvisa inondazione. Vivevamo di pesca, ma eravamo interessati allo studio dello sviluppo tecnologico e all’esplorazione delle Grandi Profondità. La grande inondazione mise fine alla civiltà veneziana, ma non prima che avessimo il tempo di metterci in salvo.─ Asus lo guardò dritto negli occhi. -Non tutti riuscirono a salvarsi, ma solo coloro che avevano sviluppato la capacità di respirare sott’acqua. La Sommersione operò una selezione naturale, e a noi non restò che ricominciare.

Bastian non replicò, chiedendosi se con quel “noi” l’Avogadore avesse voluto indicare solo quelli come lui o tutti gli abitanti della Città Galleggiante.

Ora alza lo sguardo, Bastian.

***

Gli Esecutori parvero perdere di colpo tutta la loro animazione, bloccandosi alla presenza dell’importante funzionario, mentre il Magistrato delle Acque si muoveva in direzione dell’Archivio. Dietro di lui due delle Maggiori Guardie lo seguivano, lanciando occhiate a destra e a sinistra. Erano individui molto alti, che indossavano stivali di pelle nera alti fino al ginocchio, giubbe azzurro elettrico con bottoni argentati e alti capelli di piume bianche. Al loro confronto il Magistrato delle acque appariva piccolo e poco dotato. La palandrana turchese era come un cuneo che divideva a metà l’immenso fiume di toghe nere.

Le stanze del Custode erano situate poco al di sopra del livello più basso dell’Archivio. Abramo Adendei sedeva su una sedia e dormiva. Il Custode aveva preso posto alla sua scrivania, con le mani giunte e l’aria meditabonda. Avevano passato la notte a discutere teorie e possibili soluzioni, fino a quando la campana non aveva suonato per tre volte alle prime luci dell’alba.

Quando il Magistrato delle Acque fece il suo ingresso, il Custode si mise in piedi, mentre Adendei continuava a dormire.

− Salute a voi, − disse l’uomo, schiarendosi la voce.

Adendei si svegliò di colpo e scattò in piedi. Quando mise a fuoco il volto dell’uomo, chinò subito la testa in segno di rispetto.

− La prego, sollevi pure la testa. Non sono solito parlare a persone che non mi guardano in faccia. − Adendei lo guardò esitante. Aldebaran Colandrei era alto quanto lui, con i capelli tagliati corti, la barba che formava curiosi ghirigori sulle guance e due grandi favoriti. − Ebbene?

− Io e il Savio Adendei abbiamo parlato a lungo e siamo giunti alla stessa conclusione, − disse il Custode. − Il livello si sta abbassando, ma non sappiamo il perché. È come se le acque defluissero da qualche parte.

− C’è modo di fermare il deflusso? − chiese il Magistrato.

− Purtroppo no, − intervenne Adendei. − Senza conoscere la causa non possiamo porvi rimedio. Ci troviamo di fronte a una scelta e la dobbiamo compiere in fretta, perché non abbiamo molto tempo. O impieghiamo le nostre forze per cercare la causa del deflusso, senza la garanzia che sia possibile interromperlo, oppure prepariamo la popolazione della Città Galleggiante all’inevitabile.

Il Magistrato annuì gravemente. − E sia! Ho indetto una riunione straordinaria. Seguitemi.

***

Bastian si svegliò di soprassalto, seduto su una delle panche bianche del corridoio degli uffici. Ricordava di essersi addormentato ancora fradicio, mentre sopra di lui si attivava un silenzioso sistema di aria calda che lo aveva lentamente asciugato. Lo stesso sistema, probabilmente, era stato messo in funzione negli uffici che, una volta tornati in sede, avevano bisogno di essere asciugati anch'essi. Bastian ripensò al mobilio e sorrise. Tutto rigorosamente impermeabile.

Portò le mani sul collo. Le branchie erano scomparse. Dovevano essersi ritirate quando era uscito dall’acqua. Nel turbinio degli eventi la scoperta di essere in grado di respirare sott’acqua non riusciva nemmeno a sorprenderlo.

In quel momento un annuncio risuonò in tutti i corridoi. Esecutori, Savi e Avogadori erano convocati nel Collegio del terzo livello. Seguivano le istruzioni per raggiungerlo.

Il Collegio aveva forma ellittica e lungo le pareti erano posizionate svariate gradinate. Gli Avogadori avevano già preso posto, mentre i Savi si stavano radunando insieme agli Esecutori. Sulle pareti sopra le loro teste c'erano diversi pannelli che servivano per proiettare le informazioni salienti. Quando tutti furono seduti, entrarono il Magistrato delle Acque e il Custode, seguiti da Abramo Adendei, e si accomodarono al tavolo centrale. Il brusio che fino a quel momento aveva animato la sala si attenuò fino a scomparire e il Magistrato delle Acque prese la parola.

− Egregi signori, grazie di essere qui. La situazione in cui ci troviamo suscita in me grande apprensione. Il fenomeno dell’abbassamento del livello delle acque a cui stiamo assistendo in queste ore ha attirato l’attenzione del Custode e degli Avogadori. Questi ultimi, sin dalla fondazione del Magistero delle Acque, hanno avuto il compito di studiare le Grandi Profondità e di custodire i risultati delle loro scoperte nell’Archivio. Alcuni dei Savi dell’area di ricerca hanno dedicato parte del loro tempo allo studio, ma prescindendo dai documenti ufficiali e dedicandosi anima e corpo alla ricerca di altre fonti. Adamo Adendei è uno di loro, ed è proprio grazie ai suoi studi che oggi siamo a conoscenza di ciò che sta accadendo.

− La Città Galleggiante sta per urtare contro quella sommersa!

Bastian si ritrovò in piedi con tutti gli occhi puntati addosso.

Ci fu un boato.

Non era riuscito a trattenersi. Davanti agli occhi gli era rimasta incollata l'immagine di ciò che aveva visto nelle Grandi Profondità, l’enorme edificio sommerso e, proprio sopra, la parte inferiore del Magistero delle Acque. Presto le due costruzioni si sarebbero scontrate.

Il Magistrato annuì, poi fece un cenno per fare attivare gli schermi: − Esatto, giovanotto. Tu devi essere Bastian Calendrei, − disse con un sorriso puntando poi la mano verso la parete. -Quella che state vedendo è la città sommersa sotto di noi. Era chiamata Venezia. Nella sala un brusio salì. Quel nome faceva suonare dei campanelli nella memoria degli Avogadori, in particolare, più anziani dei Savi e in qualche modo meno ignoranti di Storia Antica. − Venezia, sì, − riprese il Magistrato, − E certo qualcuno di voi sa a quale città mi riferisco. Sede di monumenti storici straordinari e straordinaria anch’essa per il solo fatto di essere stata costruita sull’acqua, fu colpita da un evento di proporzioni enormi che la cancellò di fatto dalla geografia delle terre emerse. Non posso giurare che fosse del tutto inaspettato: per decine d’anni le varie amministrazioni avevano cercato il modo di impedire il lento sprofondamento nelle acque, ma nessuno dei progetti a cui si era lavorato sembrò poter controllare l’inevitabile. La Sommersione, che decretò la fine della città, giunse alfine quando le acque non avevano più alcuna barriera e inondarono ogni costruzione, ogni edificio e ogni monumento. Ci fu abbastanza tempo per mettersi in salvo, ma come in tutti i cataclismi, per quanto annunciati, qualcuno soccombe. Coloro che non avevano approfittato dei moltissimi avvertimenti per prepararsi al peggio morirono, affogati nelle Grandi Profondità a cui Venezia lentamente si affidava. Siamo i discendenti dei sopravvissuti, un dato che mancava alle vostre informazioni, ritenuto per secoli un tabù dal quale difendersi, dimenticando che la comunicazione efficace è l’unico strumento per dirigere il pensiero e lo studio. Un errore, al quale stiamo cercando di rimediare. Ora ci troviamo di fronte a una svolta. Le acque si stanno ritirando e presto la città sommersa verrà nuovamente alla luce. La campana suonerà per quattro volte, esattamente come accadde all’epoca dello sprofondamento nelle acque nella laguna. Il nostro compito è quello di prepararci a ciò che è ormai inevitabile e cercare una soluzione per la nostra vita futura.

***

L’eco dell'ultimo dei quattro suoni si spense nell'aria e tutti attesero nelle proprie abitazioni con un misto di paura e apprensione ciò che sarebbe seguito. Le ultime settimane erano state cariche di tensione e preparativi. Erano state disposte numerose misure di sicurezza: il sistema di trasporto era stato smantellato e ogni cupola-casa era stata assicurata a quelle vicine tramite una serie di cavi d’acciaio; anche le reti da pesca erano state smontate, per evitare che impattassero e distruggessero la città Sommersa. Le porte erano state sbarrate e all’interno tutti gli elementi mobili erano stati assicurati.

Le acque avevano continuato a ritirarsi inesorabilmente.

Numerosi scossoni fecero tremare le costruzioni, seguiti da forti rumori metallici. Poi tutto tacque. Quando la campana suonò nuovamente, secondo un segnale convenuto, gli abitanti della città che una volta era stata galleggiante uscirono dalle loro case e si trovarono davanti a uno spettacolo mozzafiato.

Le acque si erano ritirate completamente, portando alla luce l’antica Venezia. Le Grandi Profondità, tuttavia, non li avevano abbandonati, ma si estendevano tutt’intorno alla vecchia città. Incredibilmente, molte cupole-casa si erano perfettamente incastonate in aree all’interno dei vari edifici del vecchio insediamento. Il Magistero delle Acque spiccava al centro dell'antico edificio che dominava la grande piazza, ora come allora il centro dell’intricata ragnatela.

− A quanto pare avevate ragione voi, − disse il Magistrato delle Acque rivolto a Bastian e ad Asus.

Nel grande ufficio aveva atteso la fine − o l’inizio − della loro civiltà insieme al Custode, a Bastian, ad Abramo e ad Asus. In quelle lunghe ore, Bastian e Asus avevano condiviso con gli astanti tutte le conclusioni a cui erano giunti durante la loro visita nella Città Sommersa. Bastian non ne aveva voluto sapere di risalire, intendendo sfruttare appieno quell’imperdibile occasione per dare una risposta a tutte le sue domande. Una delle conclusioni più importanti alle quali erano giunti era che parte della Città Galleggiante non era formata altro che dalle capsule di salvataggio che gli abitanti dell’antica Venezia avevano costruito per salvarsi dall’inondazione.

− Gran parte del merito è di Bastian, signor Magistrato. È dotato di un grande intuito, − intervenne Asus.

− Dunque, siamo ufficialmente passati dall'era della Sommersione a quella dell'Emersione, − fu il commento del Custode, mentre un sorriso inconsueto si allargava sul suo volto dall'espressione sempre arcigna.

− A quanto pare sì, − disse Asus. − Sarà priorità degli Avogadori costruire nuovi uffici acquei per poter esplorare le nuove Grandi Profondità. Come sapete, Magistrato, non possiamo respirare a lungo fuori dall’acqua.

Bastian guardò Asus con un’espressione sibillina. A quanto sembrava, un altro tabù aveva preso il posto del precedente. Quando avrebbero informato la popolazione dell’evoluzione che la stava aspettando?

L’uomo annuì e si rivolse ad Abramo e a Bastian.

− Il Magistero delle Acque vi è riconoscente per quanto avete fatto. La vostra dedizione e i vostri studi permetteranno il nascere e il prosperare di una nuova civiltà. Per questo, vi nomino Senatori. Sceglierete e formerete gli appartenenti a questo nuovo livello del Magistero. A voi spetterà il compito di studiare l’evoluzione passata e futura della nostra società.

Poi si portò le mani al collo e sorrise. Le piccole branchie si mossero impercettibilmente sotto il suo tocco, per tornare subito alla posizione di riposo.