Quando Mike Brown, del California Institute of Technology (il celebre CalTech), scoprì 2003 UB313, l’oggetto era talmente lontano da necessitare ulteriori osservazioni. Dopo sei mesi di calcoli, Brown arrivò ad annunciarne la scoperta lo scorso giugno, avvalorandola con i risultati ottenuti sulla sua distanza e la sua orbita. I dati raccolti erano però ancora insufficienti per una stima delle dimensioni. Qualcuno, tuttavia, già allora cominciava a sospettare, in virtù dell’enorme distanza che ci separava da lui, che UB313 potesse rivaleggiare in dimensioni con Plutone, avanzando l’ipotesi che potesse quindi candidarsi a decimo pianeta del nostro sistema solare. La bocciatura di Quaoar (scoperto nel 2002) e di Sedna (2004) spingevano ad usare prudenza, visto che l’International Astronomical Union (UAI) aveva deciso di classificarli semplicemente come “grandi oggetti” della fascia di Kuiper, quella regione ricca di oggetti di piccoli dimensioni (e battezzati un po’ irriverentemente “nani di ghiaccio”) poco oltre le orbite di Nettuno e Plutone.

Ora, grazie alle analisi condotte mediante il telescopio da 30 metri

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