Sceneggiatore filippino-statunitense tra i più visionari della nuova ondata DC, Deniz Camp, dopo The Ultimates, 20th Century Men, Agent of WORLDE e Assorted Crisis Events, è co-creatore di Absolute Martian Manhunter con Javier Rodríguez (Premio Miglior Serie a Lucca Comics 2026) e voce centrale dell'universo Absolute. Nel 2026 ha firmato un accordo in esclusiva con DC Comics. Ospite a Napoli COMICON e a Lucca Comics & Games 60 – Legacy.

I maestri: Vonnegut e la fantascienza come metafora

Interrogato sui maestri della fantascienza a fumetti che hanno formato il suo linguaggio, Deniz Camp ha confermato di essere prima di tutto un lettore di fantascienza. Ha spiegato di essere stato profondamente influenzato dalla fantascienza che definisce “Wired” e in particolare da Kurt Vonnegut. Di Vonnegut apprezza soprattutto l'uso della metafora come strumento per parlare del mondo contemporaneo. È un meccanismo che rivendica anche per sé: gli piace parlare di infinito per andare a esplorare l'intimo.

Absolute e i mondi che non sono abbastanza alieni

Sollecitato sul suo ruolo di creatore di mondi e sul modo in cui un autore può usare l'universo Absolute per parlare di grandi tematiche, Camp ha affermato che qualsiasi universo può essere utilizzato per raccontare ciò che gli sceneggiatori vogliono davvero raccontare. Ha ricordato che sta lavorando con Batman, un universo di narrativa popolare gigantesco che non si limita al solo marchio Absolute. Il suo metodo consiste nel ragionare sulle icone e nel ricavare da esse le tematiche che possono funzionare o non funzionare, individuando punti di forza e di debolezza da sfruttare per veicolare i messaggi che intende trasmettere. Ha aggiunto che a volte esistono mondi che non sono abbastanza alieni per essere sfruttati narrativamente. Per lui il lavoro fondamentale resta rendere i personaggi umani, nel senso di figure con cui il lettore possa confrontarsi e rapportarsi, per poi andare oltre e rappresentare ciò che è fortemente alieno, al di là dell'esperienza umana.

Contro le etichette: Mitchell, Vonnegut e il genio di Alan Moore

Alla domanda su altri autori di riferimento e se Thomas Mitchell possa essere considerato un autore di fantascienza, Camp ha risposto che Mitchell è ai suoi occhi un autore più classico con elementi di fantascienza, difficile da incasellare. Al contrario di Vonnegut, che si è sempre definito senza dubbio scrittore di fantascienza, Mitchell sfugge a una vera etichetta. Ha affermato di non comprendere la divisione delle opere letterarie in generi. Qualsiasi opera d'arte fatta bene, ha spiegato, partecipa alla vita e contiene al suo interno ogni genere, così come in una singola giornata un essere umano vive commedia, dramma e molte altre cose. In questa prospettiva ha indicato Alan Moore come un genio, proprio perché si rifiuta di limitarsi a un genere e sperimenta sempre qualcosa di nuovo, cercando costantemente di superare le etichette.

Da Martian Manhunter allo stop-motion

Alla proposta di un eventuale film in stop-motion tratto dal suo Martian Manhunter, ha risposto di esserne deliziato e che l'operazione avrebbe la sua benedizione. Ha precisato che la tecnica del fumetto è quella che è stata usata per raccontare quella storia, ma ha ritenuto che lo stop-motion sarebbe una soluzione interessante.

Tecnologia, magia e futuro della fantascienza

Sulla celebre frase di Arthur C. Clarke secondo cui una tecnologia molto avanzata è indistinguibile dalla magia, e su quale modello di fantascienza prevarrà in futuro, se più vicino alle divinità incarnate della serie classica di Star Trek o all'approccio di Interstellar, Camp ha espresso il suo disaccordo con Clarke. Ha affermato che la magia non ha niente a che vedere con la scienza. Nella sua visione personale, la magia ha a che vedere con le emozioni umane e non deve rispondere alla fisica. Gli dei, ha aggiunto, rappresentano idee e ispirano idee. Sulla fantascienza del futuro ha dichiarato di non voler fare predizioni. La fantascienza potrà avere qualsiasi forma e non intende sbilanciarsi, ma ha affermato che gli piacerebbe vedere una fantascienza intimista che metta al centro la questione dell'animo umano, sul modello di 2001: Odissea nello spazio, anche se al momento vanno molto forte i film di fantascienza d'azione con forte elemento tecnologico. Ha citato come esempio a lui molto caro I figli degli uomini, che trova più vicino a un documentario che a un film. Ha concluso auspicando che la gente abbia sempre voglia di leggere fantascienza.

Lo straniero, il Messia e la vita che è già fantascienza

Alla domanda posta da Fantascienza.com, se sia mai stato influenzato dalla figura dello straniero troppo umano per essere umano e troppo alieno per essere alieno, antieroe e Messia come in Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein, Camp ha risposto che gli piacerebbe lavorare molto su quella tematica, soprattutto su quella del Messia, ma di non essere mai stato influenzato direttamente, o almeno di non averne una percezione diretta e cosciente. Ha affermato che stiamo vivendo una fantascienza come quella scritta dai grandi del passato e che la vita di oggi è sostanzialmente quasi fantascienza. Ha ribadito di amare scrivere storie sulla vita umana e di non sapere se sia un bene o un male vivere così immersi nella fantascienza. Ha portato come esempio la diversa percezione morale dello stesso gesto: nell'ultimo Batman di Nolan l'eroe entra nel circuito delle videocamere violando completamente la privacy e l'azione risulta immorale, mentre la stessa azione in Spider-Man diventa quasi un gioco, uno scherzo. Esiste, ha concluso, una percezione altalenante del bene e del male.