- Un alieno chiamato Frank-N-Furter
- Dal fantasy di Ridley Scott all’incubo di Stephen King
- Una voce nel fantastico
- Molto più di un attore di genere
È morto a Los Angeles, all’età di 80 anni, Tim Curry, uno degli attori più riconoscibili e difficili da classificare del cinema e della televisione degli ultimi cinquant’anni. La notizia della morte, avvenuta nella sua casa di Los Angeles, è stata confermata dalla sua manager e amica di lunga data Marcia Hurwitz. Non è stata resa nota la causa del decesso. Nel 2012 Curry era stato colpito da un grave ictus che lo aveva costretto sulla sedia a rotelle, senza tuttavia allontanarlo completamente dal lavoro e dalle apparizioni pubbliche.
Per il pubblico generalista il suo nome resta legato soprattutto a The Rocky Horror Picture Show, ma per chi frequenta fantascienza, fantasy e horror la carriera di Curry è qualcosa di più: una presenza ricorrente nell’immaginario fantastico, un attore che sembrava particolarmente a proprio agio proprio là dove il reale comincia a deformarsi, diventando grottesco, fiabesco o terrificante.
Nato il 19 aprile 1946 nel Cheshire, in Inghilterra, Timothy James Curry arrivò alla recitazione attraverso il teatro. Dopo gli studi all’Università di Birmingham, nel 1968 entrò nella produzione londinese di Hair. Fu lì che incontrò Richard O’Brien, destinato di lì a pochi anni a creare The Rocky Horror Show. Nel 1973 Curry ottenne il ruolo che avrebbe segnato per sempre la sua carriera: il dottor Frank-N-Furter.
Un alieno chiamato Frank-N-Furter
È facile ricordare Rocky Horror come musical trasgressivo, commedia camp o celebrazione della libertà sessuale. Ma The Rocky Horror Picture Show è anche, fino al midollo, fantascienza.
Richard O’Brien costruì infatti lo spettacolo come una parodia affettuosa della fantascienza e dell’horror cinematografico degli anni Cinquanta, mescolando Frankenstein, scienziati pazzi, laboratori, creazione artificiale della vita, invasori extraterrestri e rock’n’roll. Frank-N-Furter non è soltanto l’eccentrico padrone del castello nel quale capitano Brad e Janet: è uno scienziato alieno proveniente dal pianeta Transsexual, nella galassia di Transylvania, intento a fabbricare in laboratorio l’uomo ideale.
Curry aveva creato il personaggio sul palcoscenico londinese del Royal Court Theatre e lo portò poi al cinema nel 1975, nel film diretto da Jim Sharman. Il risultato fu inizialmente tutt’altro che un successo. Fu il circuito americano delle proiezioni di mezzanotte a trasformare progressivamente Rocky Horror in un fenomeno culturale: spettatori in costume, battute recitate insieme agli attori, oggetti lanciati durante la proiezione, rituali ripetuti settimana dopo settimana. Il film diventò uno dei massimi esempi di cult movie, capace di attraversare mezzo secolo continuando a conquistare nuove generazioni.
Dal fantasy di Ridley Scott all’incubo di Stephen King
Il fantastico tornò continuamente nella sua carriera. Nel 1985 Ridley Scott lo volle in Legend, uno dei film simbolo del fantasy cinematografico degli anni Ottanta. Curry interpretava Darkness, incarnazione demoniaca del Male: corna gigantesche, pelle rossa, zoccoli e una presenza fisica monumentale, resa ancora più impressionante dalla voce dell’attore.
Ancora più importante per la storia dell’horror popolare fu il suo incontro con Stephen King. Nel 1990 Curry divenne Pennywise nella miniserie televisiva It, prima trasposizione del monumentale romanzo dello scrittore americano.
Una voce nel fantastico
Il rapporto di Curry con il fantastico non si limitò ai ruoli più celebri. La sua filmografia attraversa continuamente territori confinanti con fantasy, horror e fantascienza: da Congo, tratto dal romanzo di Michael Crichton, a The Shadow, fino al ritorno all’horror con Stream nel 2024.
Ancora più estesa fu la sua attività come doppiatore. La voce baritonale, immediatamente riconoscibile, ne fece un interprete ricercatissimo nell’animazione e nei videogiochi. Tra le numerosissime produzioni alle quali partecipò figurano Peter Pan and the Pirates, che gli valse un Daytime Emmy, The Wild Thornberrys, The Adventures of Jimmy Neutron e, in anni più recenti, Star Wars: The Clone Wars, dove dopo la morte di Ian Abercrombie prestò la voce al Cancelliere Palpatine/Darth Sidious.
Molto più di un attore di genere
Ridurre Tim Curry al fantastico sarebbe però ingiusto. La sua carriera teatrale fu notevolissima: interpretò Mozart in Amadeus a Broadway, fu protagonista di My Favorite Year e molti anni dopo divenne Re Artù nel musical dei Monty Python Spamalot. Questi tre ruoli gli procurarono altrettante candidature ai Tony Award.
Al cinema fu il maggiordomo Wadsworth nella commedia diventata di culto Clue (Signori, il delitto è servito), Rooster in Annie, il cardinale Richelieu ne I tre moschettieri, Long John Silver in Muppet Treasure Island e l’indimenticabile concierge del Plaza Hotel in Mamma, ho riperso l’aereo. Fu anche cantante professionista, pubblicando tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta tre album solisti.
Nel 2012 un grave ictus cambiò radicalmente la sua vita. Curry perse l’uso delle gambe e dovette ridurre fortemente le apparizioni davanti alla macchina da presa, ma continuò a lavorare soprattutto come interprete vocale. Nel 2016 tornò anche nell’universo che lo aveva reso celebre partecipando al remake televisivo The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again, questa volta nel ruolo del criminologo-narratore.
Nel 2025, in occasione del cinquantesimo anniversario del film, era tornato più volte pubblicamente a parlare di Rocky Horror e del suo significato, partecipando anche agli eventi celebrativi insieme ad alcuni degli altri interpreti originali. Le celebrazioni del cinquantenario sono state tra le sue ultime apparizioni pubbliche.











