C'è stato un breve ma felice periodo agli albori di Netflix in cui il canale in streaming dava a ogni sua serie (obiettivamente poche in origine) la chance di concludere l'arco narrativo con una ministagione (vedi la delirante Hemlock Grove, una delle sue prime produzioni) o Sense8, dove in risposta alle proteste letteralmente mondiali dei fan dava alle sorelle Wachowski un film tv per concludere la serie.

Poi il periodo illuminato cessò di esistere e anche se verso la fine del 2019 il canale aveva dichiarato che avrebbe investito diciassette miliardi di dollari in nuovi contenuti, la realtà è che  ha anche cancellato parecchie serie bruscamente e senza un vero finale come solo i canali in chiaro sanno fare. Ora ecco arrivare l'ultima vittima.

Messiah

È stata la protagonista Michelle Monaghan (Mission Impossible: Fallout) a farlo sapere su lnstagram (come potete vedere qui sopra):

Saluti a tutti i devoti fan di Messiah, è con il cuore pesante che devo annunciarvi che non torneremo per la stagione due. Ho molta gratitudine per tutti coloro che ci hanno seguito, supportato e le persone a cui la serie ha allargato la prospettiva mondiale.

L'attrice ringrazia la troupe e lo showrunner Michael Petroni (Il rito con Anthony Hopkins, La ladra di libri) per averla fatta viaggiare in luoghi meravigliosi e sacri.

La fine

Tutto cominciava prima con un ragazzino in quel di Damasco che si svegliava dopo un incubo, destinato a diventare realtà quando, cresciuto, vedeva la madre morire sotto i bombardamenti della città. Ma era anche il momento in cui tra le macerie compariva una sorta di predicatore che si faceva chiamare Al Masih, ovvero il messia (Mehdi Dehbi, Tyrant). L'uomo cominciava a dire alla folla che Dio li avrebbe salvati, mentre contemporaneamente accadevano due cose: le forze dell'Isis si preparavano ad attaccare la città e un enorme uragano di sabbia si stava per abbattere su tutti loro. Nel caos seguente sia i terroristi che gli abitanti della città scappavano, solo Al Masih rimaneva impassibile, osservato a distanza dal suddetto ragazzino.

Da quel momento l'uomo del mistero cominciava ad apparire prima in luoghi di culto del sud est asiatico, poi portava i profughi al confine israeliano, creando una situazione di tensione, sempre proclamando che voleva la pace nel mondo, per poi lasciarli apparentemente al loro destino. Nel frattempo cominciava crearsi un seguito mondiale, fino a comparire in una cittadina sperduta del Texas, anch'essa pressoché cancellata da un uragano, da dove la storia avrebbe preso una piega molto complessa. A indagare su Al Masih veniva inviata l'agente della CIA Eva Geller (Michelle Monaghan), con un passato tormentato alle spalle e determinata a svelare la verità dietro questo apparente ritorno del messia.

Non staremo a raccontarvi come finisce la prima stagione nel caso voleste vederla (e comunque merita moltissimo) ma si può dire che il mistero lungi dal risolversi si infittiva.

L'aspetto più interessante della serie è che pur essendo prodotta da Mark Burnett, un produttore specializzato in fiction fondamentalmente cattolica, la serie offriva una visione molto aperta al dialogo tra le religioni e soprattutto la ricerca della verità dietro la mistificazione. Il che potrebbe spiegare perché Netflix non ha voluto rischiare ulteriormente. Infine, i dieci episodi erano stati diretti da James McTeigue (V per Vendetta) e da Kate Woods (Person of Interest, Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D.) i quali erano riusciti a dare un tono altamente cinematografico e evocativo alla serie, che purtroppo non vedrà mai un proseguimento.

Voi cosa ne pensate, Messiah meritava maggiore fortuna?