Basato su Abre Los Ojos il film che ha rivelato al mondo il regista Alejandro Amenabar e l'attrice Penelope Cruz, Vanilla Sky è uno strano film di cui sarebbe meglio non sapere nulla prima della sua visione. Già il definirlo un thriller fantascientifico è un torto necessario che si compie nei confronti del potenziale spettatore. Con la sua colonna sonora costituita da canzoni di R.E.M. e Peter Gabriel, Vanilla Sky infatti sembra non avere niente di eccezionale sotto il profilo narrativo e - per tutta la pellicola - sembra un'altra di quelle commedie in cui il ragazzo ricco deve caricarsi la bella di turno. In realtà la storia di un editore molto facoltoso di New York (Cruise) accusato di avere ucciso qualcuno e lacerato dall'amore per due ragazze (Diaz e Cruz) sembra, infatti, appartenere piuttosto al genere giallo - rosa. In realtà, e qui sta il grande genio di Cameron Crowe, tutto si ribalta in un finale in crescendo dove nulla è più come sembra. Le ultime scene sono dunque la spiegazione anche stilistica di incentrare tutto il film su Cruise che è il perno di questa storia noir che per atmosfere e disperazione ricorda un po' quelle di Gattaca. Certo, la presenza dell'ex marito di Nicole Kidman in ogni scena sebbene sensata risulta vagamente insopportabile, ma si è parzialmente ripagati da questo piccolo danno dalla presenza di un cast di attori veramente notevole con Kurt Russell, Noah Taylor, Jason Lee, Tilda Swinton e addirittura una brevissima apparizione di Steven Spielberg. Senza volere fare paragoni con l'originale quello che colpisce di più di Vanilla Sky è il suo costruire di continuo falsi rimandi per il pubblico allo scopo di trarlo in inganno.
Una pellicola che può non piacere per alcune ruvidità eccessive e per gusti personali (davvero rinuncereste a Cameron Diaz per Penelope Cruz?), ma che sorprende per la sua originalità nata nell'angoscia e nell'incubo.










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