Quando ti accorgi che La mummia (quella di Stephen Sommers e non quella di Bela Lugosi...) incomincia a sembrarti un film di Bergman è il segnale che qualcosa non va. Chi ricorda il terrorizzante sceneggiato televisivo con Juliette Greco non può andare a vedere questa ignobile idiozia che ne porta impunemente e indegnamente il nome. E qui non si tratta nemmeno della solita sterile polemica se i remake hanno o meno senso. Questo film che dell'originale si propone come un seguito posticcio e sconclusionato risulterebbe sgradevole anche a chi non abbia visto il suo illustre predecessore. Certo, nel primo film il fantasma era poco più di un fantoccio e veniva preso a pistolettate, ma il fascino e la regia dell'epoca restano immutati ai giorni nostri soprattutto nel paragonarlo ad un seguito patetico e pieno di battutacce infelici. Nemmeno la bellezza di Sophie Marceau permette di perdonare questa pellicola con una regia, una sceneggiatura e un andamento demenziali. Una generazione di spettatori non necessariamente cinefili è ormai abituata ad un cinema di qualità dove le maledizioni e i fantasmi (egiziani o meno) vengono affrontati con razionalità e metodo. Nessuno si aspetta un plot stile X files, ma qui si tratta di un'allegra brigata di deficienti che tra battute scioviniste e sofisticate tecnologie bondiane ha a che fare con una mummia troppo somigliante ad altre e più illustre signore incartapecorite del grande schermo. Nemmeno la simpatia di Michel Piccoli riesce a raddrizzare le storture di una sceneggiatura senza senso, ispirata dal tiriamo a campare e da non facciamoci troppe domande. Una curiosità: è il primo film girato realmente al Louvre. E - dal risultato - sicuramente anche l'ultimo...