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È questa in sintesi la trama di Imperium solis, il nuovo romanzo di Mario Farneti, l’autore della trilogia di Occidente, pubblicato dall’Editrice Nord.
Nato a Gubbio in Umbria nel 1950, giornalista professionista, saggista e documentarista, Farneti è laureato in Scienze Politiche. Sposato e padre di quattro figli, abita a Roma, dove lavora presso un’agenzia televisiva internazionale ma ha vissuto per lungo tempo a Fano nelle Marche, dove, negli Anni Settanta, è stato tra i fondatori di una delle prime televisioni libere nel nostro Paese. Negli ultimi due decenni ha pubblicato vari saggi sulle tradizioni della sua città natale e ha realizzato numerosi documentari televisivi. Nel 1989 e nel 1991 si è classificato tra i finalisti al Premio J.R.R. Tolkien per la narrativa fantastica. Il successo è arrivato con la pubblicazione del romanzo di storia alternativa Occidente (Nord, 2001), accolto con favore dalla critica, anche quella internazionale, cui sono seguiti Attacco all'Occidente (Nord, 2003; vincitore del premio Le Ali della Fantasia) e Nuovo impero d'Occidente (Nord, 2006), che hanno concluso la trilogia. Per la sua attività professionale è stato insignito dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Abbiamo intervistato Farneti su questo suo ultimo lavoro editoriale, ma anche su temi di strettissima attualità che recentemente hanno riempito le pagine della stampa nazionale. ;;
C’è un nucleo comune che riguarda la romanità. Nel ciclo di Occidente si avverte la presenza costante dello spirito di Roma e dei suoi numi che intervengono nelle vicende degli uomini. Addirittura la Dea Roma irrompe nella vita del protagonista Romano Tebaldi cambiandola radicalmente.
Le navi romane non erano affatto inadeguate alla navigazione oceanica, anzi erano tecnicamente molto più avanzate rispetto alle caravelle di Colombo. Nel De Bello Gallico, Cesare narra delle navi dei Galli dell’Armorica, vascelli robustissimi in grado di sfidare le tempeste oceaniche. Una volta conquistata la Gallia i Romani si impadronirono di quelle tecniche costruttive. La moderna ricerca archeologica ha rivelato dai cantieri navali dell’Impero uscirono navi gigantesche, delle portacontainer ante litteram e addirittura le temibili catafractae, vere e proprie corazzate. In conclusione, la tecnologia navale romana era in grado non solo di attraversare l’Atlantico, ma di fare il giro del mondo.
Non credo che, con quelle navi, avrebbero avuto difficoltà ad arrivare fin lì e oltre. Lo fece già nel IV secolo a.C. Pitea di Massalia che giunse sino a Thule, senza parlare degli Egizi e dei Fenici che conoscevano sicuramente l’America. Manufatti romani sono stati addirittura rinvenuti sull’Isola di Galveston in Texas all’inizio del secolo scorso. Venne alla luce lo scafo di una nave romana e alcune monete di imperatori del III — IV secolo, oltre ai pilastri di legno di un ponte, anch’essi di fattura romana. Non parliamo poi delle numerose monete sparse un po’ dappertutto, sia sulla East Coast, sia lungo il Mississippi e altrove. C’è ancora chi chiude gli occhi e attribuisce i ritrovamenti a “numismatici distratti” che se le sarebbero perse, ma te lo immagini un numismatico che va in giro a spargere monete romane? Di matti ne esistono, ma in questo caso sarebbero davvero un po’ troppi.
Prima di tutto a causa della distanza. Sebbene nell’antichità si conoscessero già le Azzorre e le Canarie, non furono mai creati stabili avamposti in quelle isole. In secondo luogo perché i Romani non erano soliti conquistare regioni che non ospitassero ricchi e potenti regni da cui trarre profitto economico. In un certo senso, ho voluto forzare un po’ la mano alla Storia servendomi di un espediente di ordine religioso. Giuliano era devoto al Dio Sole Invitto e voleva esplorare e conquistare sia le regioni dalle quali il Sole sorgeva, sia le regioni occidentali, dove ogni sera andava a coricarsi. Per questo motivo, nel mio romanzo, il sovrano vuole spingersi oltre l’Oceano Atlantico.
Prima di tutto a causa della distanza. Sebbene nell’antichità si conoscessero già le Azzorre e le Canarie, non furono mai creati stabili avamposti in quelle isole. In secondo luogo perché i Romani non erano soliti conquistare regioni che non ospitassero ricchi e potenti regni da cui trarre profitto economico. In un certo senso, ho voluto forzare un po’ la mano alla Storia servendomi di un espediente di ordine religioso. Giuliano era devoto al Dio Sole Invitto e voleva esplorare e conquistare sia le regioni dalle quali il Sole sorgeva, sia le regioni occidentali, dove ogni sera andava a coricarsi. Per questo motivo, nel mio romanzo, il sovrano vuole spingersi oltre l’Oceano Atlantico.
2 «Devo poi dire che l'affermazione di Farneti, secondo cui il crocifisso fa parte anche della cultura degli atei, è solamente una sua opinione: io sono ateo dichiarato, convinto e contento di esserlo, e gli posso garantire che il crocifisso fa parte della mia cultura non più di quanto ne faccia parte santa clause o la zucca di halloween. Non ho bisogno di essere rassicurato nel mio "credo", che tale non è, non ho bisogno di simboli anche se simboli dell'ateismo ce ne sarebbero parecchi, basta cercare su internet» Io personalmente non sono così convinto della faccenda dei crocefissi, nel senso che penso che sia più che altro una questione meramente di principio che cambia poco, e in compenso abbia forti ricadute negative sulla causa della laicità. Tuttavia, come non essere d'accordo con gran parte del tuo post e in particolare con questa. La frottola secondo cui il crocefisso non è solo un simbolo cristiano ma una cosa comune alla cultura di tutti atei compresi è veramente intollerabile. S*
» postato da S* alle 18:34 del 03-01-2010
3 «Io personalmente non sono così convinto della faccenda dei crocefissi, nel senso che penso che sia più che altro una questione meramente di principio che cambia poco, e in compenso abbia forti ricadute negative sulla causa della laicità. Tuttavia, come non essere d'accordo con gran parte del tuo post e in particolare con questa. La frottola secondo cui il crocefisso non è solo un simbolo cristiano ma una cosa comune alla cultura di tutti atei compresi è veramente intollerabile. S*» Beh, certo, è una questione di principio. Ma perché ricadute negative? I genitori di Treviso che hanno portato avanti l'azione non sono entrati di notte nella scuola armati di pinza e martello, non hanno minacciato nessuno, non hanno fatto proclami. Hanno rivolto una richiesta ai resposabili dell'istituto, e sentendosi lesi in un diritto, hanno fatto quello che farebbe qualsiasi persona civile: si sono rivolti a un tribunale per chiedere l'applicazione di leggi che esistono già. I vari tribunali di tutti i gradi hanno dato ragione alla coppia "in teoria", ma poi in pratica hanno detto: vabbé ma tanto non da fastidio a nessuno... La Corte Europea ha ricordato all'Italia di applicare le norme esistenti. Poi guarda le reazioni, le minacce e tutto il resto (sul sito dell'UAAR c'è tutta la storia, se hai voglia di leggertela). Secondo te chi è che sta facendo la figura del reazionario e dell'intollerante? Probabilmente ci sono tantissime persone che la pensano come questa coppia di genitori ma che non hanno mai fatto niente per quieto vivere. Io stesso, ti dico la verità, al posto loro non avrei avuto il fegato di andare fino in fondo. Magari l'esempio di questa famiglia può spingere altri a uscire allo scoperto, e costringere qualche "talebano" a cambiare registro. Magari solo come tatticismo, per ora, e poi vediamo quanti seguiranno l'onda. La questione di principio riguarda un paio di cosucce come legalità e normalità nelle relazioni all'interno di una stato. E' sui simboli religiosi, ma riguarda anche tante altre cose. Se comincia a passare un messaggio che la prevaricazione non va bene, magari si comincia a migliorare anche in altri campi. Maurizio
» postato da Maurizio Del Santo alle 21:53 del 03-01-2010
4 Le ricadute negative mi sembrano evidente. In Italia, la maggior parte della popolazione è cattolica (o quanto meno fa finta di esserlo). Non è cattolica fervente, e probabilmente alla maggior parte degli italiani non avrebbe fatto né caldo né freddo se un bel giorno si fosse deciso di cominciare piano piano a togliere i crocefissi. Ma il fatto che venga "imposto" da una corte straniera ovviamente genera una reazione forte, e la difesa del crocefisso diventa la difesa dell'identità nazionale. I principi vanno spiegati e compresi, non imposti. Se li imponi, il principio non ha più nessun valore, e ottieni solo danni. Ti faccio presente che i crocefissi ci sono da molto prima, si può dire, che esistessero gli atei, o più precisamente che una componente significativa della popolazione smettesse di avere un credo religioso. Quindi è abbastanza forzoso considerarla una prevaricazione, non più di quanto non sia una prevaricazione la bandiera del Milan nel negozio del mio barbiere. S*
» postato da S* alle 23:12 del 03-01-2010
5 Una precisazione per Maurizio Del Santo. La mia non è finta tolleranza, ma completo disinteresse verso fatti meramente estetici. Sono cattolico, non lo nego, ma detesto le crociate. Perciò detesto anche la crociata degli atei contro la croce.
» postato da (mario farneti) alle 11:53 del 04-01-2010
6 «Una precisazione per Maurizio Del Santo. La mia non è finta tolleranza, ma completo disinteresse verso fatti meramente estetici. Sono cattolico, non lo nego, ma detesto le crociate. Perciò detesto anche la crociata degli atei contro la croce.» Be', speriamo che tu abbia lo stesso atteggiamento anche nei confronti delle crociate dei cattolici a favore della croce, perché francamente ho visto molto più fervore e intolleranza da quella parte che non dalla parte degli atei. S*
» postato da S* alle 12:25 del 04-01-2010
7 Proprio per questo vorrei che gli atei non facessero gli stessi errori di quelli che poi criticano. Tieni presente però che parliamo di un'intolleranza espressa nei cosiddettti "secoli bui" e non nel XXI secolo. Ciò che però mi lascia più sconcertato non è tanto la polemica nata da alcune mie parole, peraltro male interpretate, ma per il fatto che in questo forum non si parli del mio libro. Vedi, avrei preferito che un cattolico mi avesse accusato di essere un neopagano per essermi permesso di rievocare la figura di Giuliano l'Apostata, piuttosto che essere stato tacciato di bigotteria. Agli errori di valutazione, purtroppo, ho preso l'abitudine, già da quando, pubblicato Occidente, mi diedero del fascista, senza che io mi fossi mai dichiarato tale né lo sia mai stato. L'intervistatore è andato un po' fuori del seminato forzandomi la mano a rispondere a domande non attinenti al mio romanzo e io gli ho dato troppo il destro e sono caduto in un'imboscata. Tengo a precisare che faccio il giornalista anch'io ma non da dietro una fratta.
» postato da (Mario Farneti) alle 13:07 del 04-01-2010
8 Dubito che un intervistatore possa costringere l'intervistato a rispondere ad alcun ché. A meno che naturalmente non ti avesse prima iniettato qualcosa o ti tenesse sotto tiro con un'arma da fuoco... Magari sbaglio, ma credo anche che per promuovere un libro sia un'efficace prassi tirarne fuori gli aspetti che possono più interessare e far discutere. Piccola risposta alla tua: no, l'intollerenza a cui mi riferivo non era quella medievale, ma quella dei politici attuali mostrata quando è venuta fuori la faccenda dei crocefissi. Comunque, suggerirei di tornare a parlare del libro, anche se non avendolo ancora letto temo che dovrò rimandare a più in là i miei interventi al riguardo. S*
» postato da S* alle 14:46 del 04-01-2010
9 >L'intervistatore è andato un po' fuori del seminato forzandomi la mano >a rispondere a domande non attinenti al mio romanzo e io gli ho dato >troppo il destro e sono caduto in un'imboscata. Tengo a precisare che >faccio il giornalista anch'io ma non da dietro una fratta.
Un'imboscata??? Ma dico, Mario, ma sei fuori? Imboscate giornalistiche non ne ho mai fatte in tutta la mia vita! Io ti ho posto delle domande, tu mi hai risposto. Siamo entrambi maggiorenni, potevi anche dirmi prima che alcune questioni preferivi non affrontarle, e avremmo eliminato i quesiti. Così si fa tra persone civili. Per quanto mi riguarda, abbiamo concordato tutto di questa intervista. Nel caso tu fossi stato in disaccordo, mi sarei aspettato che, prima della pubblicazione del testo, mi scrivessi prima in privato o mi telefonassi per esprimermi le tue ragioni.
Perché avrei dovuto metterti in difficoltà o in imbarazzo, scusa?
Se ben ricordi sono stato tra i pochissimi a difenderti quando in passato ti si attaccava pregiudizialmente: evidentemente te lo sei scordato.
Nel contempo, è del tutto evidente che tu sei l'unico responsabile delle tue idee: se non riesci a chiarirle, non solo con l'intervista, ma con le tue stesse successive precisazioni, temo la colpa sia tutta tua e delle tue modalità espressive, evidentemente in difficoltà rispetto a contraddittori nemmeno tanto serrati.
Potevi sfruttare la trascurabile polemica a tuo vantaggio, invece hai preferito ribaltare la frittata, piangere incomprensione e pigliartela, ça va sans dire, col giornalista che ti ha intervistato, proprio come è solito fare qualcun altro di molto famoso.
Complimenti vivissimi, hai imparato bene la lezione. Negare, sempre, anche l'evidenza. Giusto?
Senza contare che se fosse vero quanto tu affermi, e cioè che io scientemente ti abbia tirato in un'imboscata così grossolana da dietro una fratta e che tu ci sia comunque caduto, bè...
Insomma, tra l'esterrefatto, il deluso e sì, anche l'amaramente divertito, io mi fermo qui: colgo quest'ultima occasione per augurare buon anno a te e alla tua famiglia, che ricordo sempre con molto piacere.
Vivi una buona vita, arrabbiati di meno, e ricordati di decespugliare ogni tanto la tua fratta... Così folta maschera poco e fa tanto disordinato...
Giampietro Stocco
» postato da ammiraglio_naismith alle 19:26 del 04-01-2010
10 «Le ricadute negative mi sembrano evidente. In Italia, la maggior parte della popolazione è cattolica (o quanto meno fa finta di esserlo). Non è cattolica fervente, e probabilmente alla maggior parte degli italiani non avrebbe fatto né caldo né freddo se un bel giorno si fosse deciso di cominciare piano piano a togliere i crocefissi. Ma il fatto che venga "imposto" da una corte straniera ovviamente genera una reazione forte, e la difesa del crocefisso diventa la difesa dell'identità nazionale. I principi vanno spiegati e compresi, non imposti. Se li imponi, il principio non ha più nessun valore, e ottieni solo danni. Ti faccio presente che i crocefissi ci sono da molto prima, si può dire, che esistessero gli atei, o più precisamente che una componente significativa della popolazione smettesse di avere un credo religioso. Quindi è abbastanza forzoso considerarla una prevaricazione, non più di quanto non sia una prevaricazione la bandiera del Milan nel negozio del mio barbiere. S*» Guarda, in realtà in molte scuole pubbliche i simboli religiosi non vengono nemmeno esposti, e ho notizie che in alcuni casi su richiesta sono stati rimossi senza polemiche, nelle scuole come in altri edifici pubblici. Questo significa che in molte altre situazioni la questione è stata risolta col buon senso, come è normale che sia. Il problema di Treviso si verificato a causa di una risposta intransigente della scuola alla quale i genitori hanno risposto rivolgendosi a un tribunale. Era questo che intendevo quando parlavo di prevaricazione, non tanto in generale (anche se un discorso in generale andrebbe fatto.) La Corte Europea non impone la rimozione di un simbolo ma il rispetto delle leggi vigenti, e lo ha fatto in passato anche per altre questioni visto che l'Italia è un difetto su tante cose. Continuo a ritenere che la banale applicazione di una legge non può essere di per sé negativa, a meno che la legge non sia sballata e allora è un altro discorso. Sappiamo tutti poi che le pesanti reazioni politiche sono solo frutto di piaggeria e timore di scontentare il Vaticano. Mi spiace però che Farneti abbia voluto ritirare l'intervista, anziché ribattere il punto o semplicemente mandarmi a quel paese. Nemmeno io potevo parlare del libro visto che non l'ho letto, ho commentato una dichiarazione pubblica.
» postato da Maurizio Del Santo alle 19:26 del 04-01-2010
11 «Una precisazione per Maurizio Del Santo. La mia non è finta tolleranza, ma completo disinteresse verso fatti meramente estetici. Sono cattolico, non lo nego, ma detesto le crociate. Perciò detesto anche la crociata degli atei contro la croce.»
Guardi che nessuno la "incolpa" di essere cattolico. Il mio intervento intendeva commentare due sue affermazioni: la prima riguardo la rimozione del crocifisso, nella quale si evidenziava il solito luogo comune che impedisce di comprendere quale sia il punto della questione, che non il croficisso in sé e che non è estetica ma di principio. La seconda, sulla croce come simbolo culturale anche degli atei e che secondo me è infondata. Nella libreria alle mie spalle ci sono il vangelo, il corano, testi di filosofia, astronomia, fisica, storia delle civiltà, critica letteraria, informatica, economia, eccetera. Tutto questo fa parte della mia cultura e nessuno di questi argomenti ha un posto predominante... Vabbé, a parte forse la fantascienza...
La mia critica è rivolta a un certo tipo di atteggiamento secondo cui, ritenendo il proprio riferimento religioso assoluto, chi ha altre opinioni viene trattato con condiscendeza (=finta tolleranza).
Mi dispiace che lei abbia deciso di ritirare l'intervista, spero che ci ripensi.
Maurizio Del Santo
» postato da Maurizio Del Santo alle 19:42 del 04-01-2010
12 "I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti" Per analogia si potrebbe dire: "I cattolici fondamentalisti in Italia si dividono in due categorie: i cattolici fondamentalisti propriamente detti e gli atei" Se io sono anti-qualcosa necessariamente entro a far parte del sistema al quale mi oppongo. Se quel sistema non esistesse il mio "anti" non avrebbe infattti ragione di essere. Io sono cattolico ma non antiateo, bensì "anateo" (scusate le due alfa privative che in questo caso non danno un'affermazione). Io sono democratico e non antifascista, ma a-fascista. E' questo l'atteggiamento corretto. Per concludere: è una contraddizione per gli atei dirsi anti-qualcosa proprio perché la lettera alfa davanti a theos è un'alfa privativa e sarebbe coerente con una mentalità tollerante che dovrebbe vederli indifferenti davanti a tutti i simboli delle religioni alle quali non credono, proprio perché non ci credono, e non pretendere di farli sparire per non offendere la loro sensibilità.
» postato da (Mario Farneti) alle 13:20 del 05-01-2010
13 Per Giampietro: hai ragione tu. Sono stato troppo superficiale e condiscendente. La dimostrazione è che stiamo parlando di cose delle quali tra l'altro non mi occupo né mi sono mai occupato nella mia carriera di scrittore. Credo che a sbagliare, però, siamo stati in due: tu a farmi certe domande e io a risponderti. Non sono né un politico né un opinionista, perciò, detto questo, suggerisco a tutti di parlare del mio libro. Avrei preferito una secca stroncatura di Imperium Solis piuttosto che una polemica sterile su argomenti impropri.
» postato da (Mario Farneti) alle 13:44 del 05-01-2010
14 « Per concludere: è una contraddizione per gli atei dirsi anti-qualcosa proprio perché la lettera alfa davanti a theos è un'alfa privativa e sarebbe coerente con una mentalità tollerante che dovrebbe vederli indifferenti davanti a tutti i simboli delle religioni alle quali non credono, proprio perché non ci credono, e non pretendere di farli sparire per non offendere la loro sensibilità.» Non si era deciso di lasciar perdere il discorso e parlare del libro? Anche perché francamente gli atei sono parecchio stufi di sentirsi dire dai cattolici cosa dovrebbero o non dovrebbero fare e cosa dovrebbero o non dovrebbero credere. S*
» postato da S* alle 16:14 del 05-01-2010
15 Caro Sosio, non sono i cattolici a dettare legge agli atei, ma tutti i non cattolici di tutte le confessioni a voler correggere i cattolici e a mettere il becco su una religione che non è la loro. Io ho ammesso di essere cattolico, ma ho parlato da libero cittadino, convinto, per un principio illuminista, che la mia libertà finisca dovi comincia quella degli altri. Con questo ritengo il discorso religione-ateismo chiuso e non lo riprenderò, cadesse il mondo, perciò se qualcunoi vuole avere l'ultima parola, si accomodi, ma non si aspetti più risposte da me. Sono d'accordo con te: parliamo del libro, se qualcuno lo ha letto. Volevo anche avvertire che l'intervista è stata reinserita, perché sarebbe stato paradossale aprire un forum su una cosa che non c'è più. Gli argomenti trattati sono stati molti, perciò buon divertimento. Da questo momento, per correttezza, non credo di dover più intervenire nel forum se non espressamente richiesto. Buon anno a tutti.
» postato da Mario Farneti alle 17:32 del 05-01-2010
16 Le ultime affermazioni di Farneti non fanno altro che confermare quanto ho scritto e soprattutto quanto penso. Fine del tread, se mi capita di leggere il libro parlerò di quello: ma sarà difficile a breve, ho appena acquistato Il quinto principio...
» postato da Maurizio Del Santo alle 16:07 del 06-01-2010
17 Parliamo di Imperium Solis. Farneti già in occidente ha sciorinato una marea di pseudostoria e pseudoarcheologia, che fiorisce da decenni nel web. Atlantide, i nazisti al polo nord, gli iperborei. Nonostante la presenza di imbarazzanti "fonti di ricerca" al termine del libro, non pensavo che l'autore prendesse seriamente queste idee. Pare invece che sia proprio così, e imperium solis ne è la riprova. O meglio la è questa intervista. Dobbiamo proprio dire che le grandi navi (che per la verità erano già prodotte in era ellenistica) che venivano assemblate nei porti del mediterraneo dovevano essere tenute in porto perchè quando uscivano in mare aperto affondavano? o vogliamo parlare del fatto che i romani mancavano degli strumenti di navigazione più elementari? o che non avessero idea dell'astronomia che conosceva colombo, oppure del fatto che le navi romane di una certa grandezza quando entravano nell'oceano si tenevano regolarmente a contatto con la costa perchè non potevano fare altro se volevano rimanere a galla? o che le navi romane di grande stazza erano talmente lente da non poter portare scorte suficienti per un viaggio tanto lungo? o che le galee si sono sempre dimostrate incapaci di attraversare gli oceani? o che o magari del fatto che, sulla falsariga di mediocri autori che periodicamente fanno le loro sparate "storiche" il buon egubino spaccia per sicure cose mai provate e generalmente rigettate dalla comunità scientifica? Ma la cosa più irritante ammetto essere la sua sparata finale. Occidente non schierato? andiamo signor Farneti, se esiste un pamphlet politico, quello è occidente. Mi sforzo di non volergliene per aver rovinato una idea intrigante come quella che sta alla base di occidente trasformandola in una accozzaglia di affermazioni propagandistiche, luogo di sfogo di sordi rancori per non dire mezzo di violenza verbale, recipiente di una tale sequela di strafalcioni storici e di implausibilità di ogni tipo (mai sentito parlare di effetto farfalla?), ma devo dire che lei con queste affermazioni non mi aiuta. Essendo off topic non mi soffermo ancora a criticare Occidente ma da scrittore di fantastoria in erba ammetto di essere amareggiato dal fatto che in questo paese siamo costretti a barcamenarci tra la totale assenza di letteratura di questo tipo e autori francamente imbarazzanti come Mario Farneti.
» postato da (Jacopo Pili) alle 21:54 del 07-03-2010
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1 Intervengo sulla parte dell'intervista che riguarda il crocifisso: so che così vado OT, ma visto che il giornalista ha fatto una domanda e Farneti ha risposto, mi sento autorizzato a commentare. Devo dire che Farneti cade nelle solite banalità: ovvero non capisce, o non vuole capire, che il punto non è il crocifisso ma l'esposizione di simboli religiosi all'interno degli edifici pubblici. Nota bene, esposizione di TUTTI I SIMBOLI RELIGIOSI. Poiché è esposto solo il crocifisso è ovvio che si parla di quello, ma il discorso vale anche per la mezzaluna islamica, la stella di david, l'immagine di buddha, l'effigie della dea kalì, il totem di manitou eccetera. In due parole: in casa propria ognuno espone ciò che gli pare; un edificio pubblico (una scuola, un comune, una questura, un ospedale pubblico) è LA CASA DI TUTTI, di conseguenza è giusto che non venga dato risalto a una fede rispetto ad altre o rispetto a chi non ce l'ha. E' esattamente questa l'essenza dello stato laico, ovvero trattare in modo paritario tutti i cittadini a prescindere dal fatto che non abbiano una fede religiosa o che ce l'abbiano, o ce l'abbiano diversa da quella cattolica. Cosa che peraltro è prevista da quel pezzo di carta da alcuni ritenuto superfluo che si chiama Costituzione. Paradossalmente, siamo noi atei a farne una questione di principio, mentre per la chiesa è banalmente una questione di possesso del territorio, di "palanche" come si dice a Genova, dato che la scuola è da sempre appannaggio delle istituzioni cattoliche. Sono convinto che ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche, che il crocifisso sia appeso o no non glie ne possa fregare di meno. In termini di fede, almeno. I politici poi gli vanno pedestramente dietro ma questo è un altro discorso. Devo poi dire che l'affermazione di Farneti, secondo cui il crocifisso fa parte anche della cultura degli atei, è solamente una sua opinione: io sono ateo dichiarato, convinto e contento di esserlo, e gli posso garantire che il crocifisso fa parte della mia cultura non più di quanto ne faccia parte santa clause o la zucca di halloween. Non ho bisogno di essere rassicurato nel mio "credo", che tale non è, non ho bisogno di simboli anche se simboli dell'ateismo ce ne sarebbero parecchi, basta cercare su internet. Purtroppo tutta questa parte dell'intervista è un buon esempio di cattolicesimo intransigente che si nasconde dietro un velo di finta tolleranza: sembra quasi la dichiarazione di appartenenza di un membro dell'opus dei o qualcosa di simile. Si dice: chi ha fede deve essere rispettato, chi non ce l'ha, beh, poverino, è fatto così, aiutiamolo, prima o poi... Dimenticandosi che in Italia ci sono ormai milioni di persone di fedi religiose diverse, e non solo musulmana, ma soprattutto ci sono svariati altri milioni di persone per bene che fede religiosa non hanno, e vivono serenamente lo stesso. Posso garantire al dottor Farneti che moltissimi atei sono tolleranti esattamente come i cattolici, ma a differenza di loro tendono a essere un pelino più discriminati, nella vita e sul lavoro, e questa è la realtà dei fatti. Contiamo gli atti di intolleranza, e vediamo quanti vengono dagli atei e quanti dai credenti: basta informarsi, ad esempio, sulle innumerevoli minacce, anche di morte, che i promotori della causa sui crocifissi e i loro legali stanno ricevendo da anni, o sui comuni che si oppongono alle richieste di intestare i nomi delle strade a scienziati come Charles Darwin, sulle proteste isteriche derivate dalle campagne degli ateobus, sulle ingerenze riguardo questioni come il testamento biologico, sulle iniziative più o meno sguaiate di amministratori e parroci che fanno leva sulla disinformazione e sulla superstizione delle persone. Esattamente il contrario di ciò che la buona fantascienza ci insegna. E così sono tornato in topic...
» postato da Maurizio Del Santo alle 15:33 del 03-01-2010