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burton & cyb

I fumetti di fantascienza, come obbedendo a una legge non scritta, assumono quasi invariabilmente toni drammatici (quando
non addirittura tragici). Desolati scenari post-catastrofe, truculente
ambientazioni belliche, oscuri e cupi paesaggi cyberpunk... Il
pessimismo sembra regnare ovunque sovrano. Ma non è sempre
così: la fantascienza a fumetti può anche essere
solare, scanzonata, ottimista, goliardica. E questo mese la rubrica
Fantasia&Nuvole, concedendosi una divagazione spensierata
ma tutt'altro che "leggera", ci porta a conoscere l'opera
che forse più di ogni altra rappresenta l'eccezione alla
regola. Signori, via i musi lunghi: è l'ora di sorridere
(anzi, di ridere a crepapelle) con Burton &
Cyb di José Ortiz e
Antonio Segura.
la storia
Le avventure di Burton & Cyb si svolgono in un
futuro remoto, indefinito: l'umanità ha colonizzato gran
parte della galassia popolando miriadi di pianeti, imbattendosi
in centinaia di razze aliene, frammentandosi in una schiera di
culture, popoli, religioni, sperimentando una profusione di fantasiosi
stili di vita. Ma qualcosa, nell'animo umano, si è mantenuto
immutato nei millenni: la perversa e onnipresente volontà
di gabbare il prossimo, il sottile piacere di truffare, circuire,
ingannare, di sfruttare la propria furbizia per arricchirsi senza
lavorare.
Burton e Cyb, i protagonisti del fumetto, in quest'arte
sono dei maestri. Sono i più grandi, i migliori, il sale
dell'universo, gli autentici geni della truffa. A bordo del loro
scassatissimo cargo stellare (una bagnarola dal pretenzioso motore
"protoplastico", lacera al punto da suscitare più
tenerezza che ribrezzo) l'ex legionario spaziale Burton e l'uomo
bionico Cyb vanno a zonzo per la Galassia, eternamente alla ricerca
della Truffa Perfetta, il grande e mirabolante colpo che li sistemerà
per tutta la vita. Nel frattempo, trovano comunque il modo di
guadagnarsi la giornata: un imbroglio qui, un raggiro lì,
il trucco della "Fontana dei Miracoli", la truffa del
"Marziano Stitico", la recita della "Macchina Resuscitatrice"...
un arsenale di trovate ammirevole se non altro per la fantasia.
Ma il lavoro di questi due "napoletani dello
spazio" non è privo di rischi. Quasi regolarmente
Burton & Cyb si cacciano in guai grossi come sistemi solari:
cacciatori di taglie dal grilletto facile, mafiosi spaziali ansiosi
di regolare i conti, selvaggi truffati smaniosi di vendetta ,
complici traditi assetati di sangue...
Ma, forse, è proprio il rischio ad attrarre
i due protagonisti: nella loro particolarissima visione dell'universo
(il loro motto è: Lavorare? Meglio la morte!), il pericolo
è l'unico condimento che dia sapore e gusto alla vita.
E Burton e Cyb, di fronte alle sfide più rischiose, non
riescono proprio a tirarsi indietro. Come quando, capitati per
caso su un mondo abitato da telepati, si imbattono in un problema
apparentemente irrisolubile. Come truffare qualcuno che può
leggerti nel pensiero? Eppure, onore al merito, Burton è
Cyb riescono nell'impresa (dirvi il modo sarebbe irriverente e
oltraggioso nei confronti della rutilante invenzione di Antonio
Segura: leggere l'episodio in questione, arguto come pochi, è
veramente un must!) e alla fine riescono a strappare alle
vittime (vero suggello alla vittoria) anche un documento che attesti
la perfetta riuscita della truffa. Come a dire, non di solo pane
vive l'uomo.
gli
autori
Antonio Segura e José
Ortiz, artisti sudamericani, rappresentano una delle coppie
più affiatate del panorama fumettistico mondiale. Il loro
sodalizio sembra inossidabile, e in questi anni ci ha donato opere
meritorie di segnalazione come Hombre e Ozono.
Hombre (pubblicato in Italia dal settimanale Lanciostory)
è un fumetto che colpisce il lettore con la delicatezza
d'un pugno nei testicoli. Il suo messaggio è un inno al
cinismo, un elegia della disumanità, il vertice del disprezzo
per l'Uomo come essere (in)civile e (per quanto si affanni a dimostrare
il contrario) senziente. Lo scenario di Hombre, seppure assolutamente
scontato, non è mai stato dipinto con altrettanta efficacia:
una serie di calamità naturali (epidemie, carestia, esaurimento
delle risorse energetiche, inquinamento) ha provocato il crollo
del governo mondiale. Di fronte all'emergenza, anziché
tentare di unirsi per evitare il disastro, gli abitanti delle
città si sono da un giorno all'altro trasformati in belve,
selvaggi disposti a sparare al prossimo per un boccone di carne
o un sorso d'acqua, assassini capaci di nefandezze e atrocità
inconcepibili. L'esercito, in un disperato tentativo di evitare
il dilagare della barbarie, viene schierato a circondare le città,
con l'ordine di sparare a vista su chi tenta di fuggirne. Ma è
tutto inutile: anzi, il rimedio risulta peggiore del male.
Il messaggio di Hombre è quanto di più
pessimista si sia mai letto in un'opera comunque "d'evasione".
La civiltà, ci viene spiegato con esempi crudissimi, è
solo un'imposizione. L'autentica natura dell'Uomo è quella
del predatore, del più feroce ed efficiente tra i carnivori.
Siamo bestie, dicono Segura e Ortiz, belve appena toccate da una
patina sottile chiamata Cultura. Toglietela, e torneremo tutti
a ululare alla Luna.
Ozono, viceversa, è
un fumetto che lascia aperta ancora una breccia all'ottimismo.
Ne è protagonista Ilja Gorkij, agente speciale del
gruppo ecologista Ozono, in missione ovunque ci siano risorse
naturali da difendere, animali in via d'estinzione da salvare,
catastrofi ecologiche da scongiurare. Ilja, gigante russo eternamente
sospeso tra l'idealismo e l'autoironia, è un antieroe che
è difficile non trovare simpatico, soprattutto per via
del rapporto confuso che lo lega alla ex-moglie. Ozono è
stato pubblicato in Italia dalla rivista L'Eternauta.
curiosità e
spunti
L'umorismo di Burton & Cyb, come detto, rappresenta
un'eccezione nel mondo quasi invariabilmente fosco della SF a
fumetti. Ampliando il campo alla letteratura di genere, l'unico
romanzo d'alto livello che regga il paragone con Burton &
Cyb (per fantasia demenziale, potenza umoristica e abbondanza
di trovate) è il capolavoro di Robert Sheckley
AAA-Asso.
I due sfigatissimi personaggi di Sheckley hanno senza dubbio qualcosa
in comune con l'ex-legionario e il suo compare dagli arti bionici.
Anzi, a pensarci bene, il truffatore di cui Sheckey accenna negli
episodi della "Chiave Lassiana" e del "Duplicatore
Universale" avrebbe potuto essere benissimo Burton (o Cyb).
Peraltro, c'è un secondo elemento che accomuna
AAA-Asso al fumetto di Segura e Ortiz: entrambe le opere sono
in grado di far ridere il lettore, per così dire, a due
livelli. La prima risata nasce a livello viscerale, istintivo,
si focalizza sull'assurdità delle situazioni, sulle scene
grottesche, sulla comicità quasi da clown dei protagonisti.
La seconda è più cerebrale, più sottile,
gioca a nascondersi tra le pieghe della trama. Quando scatta,
ci lascia un retrogusto amaro, perché (lo si realizza con
una certa sorpresa) è un ridere su noi stessi, sulle nostre
contraddizioni, sull'ipocrisia con cui riempiamo la nostra vita,
sulle convenzioni ridicole e tronfie che Segura e Ortiz (al pari
del miglior Sheckley) mettono impietosamente alla berlina.
Ma vediamo più in dettaglio, con qualche esempio,
questi due aspetti. La risata viscerale, di fruizione immediata,
in Burton&Cyb nasce in primo luogo dal disegno. Le tavole
di Ortiz riescono a essere esilaranti senza neppur bisogno di
testo, grazie a trovate visive sconcertanti, quali non si vedevano
in un fumetto dai tempi di Jacovitti.
Alieni dalle fattezze
farsesche, assurde, caricaturali, affollano ogni angolo delle
vignette; infiniti dettagli d'una comicità grottesca, eccessiva,
per così dire "intestinale", pur non distogliendo
l'attenzione dalla trama, blandiscono l'inconscio del lettore,
lo catturano come un vortice, lo conducono in un mondo alterato,
bizzarro, in una parola pagliaccesco.
Eppure, guardando oltre la facile comicità
delle tavole, si scorge la satira, la critica sociale che a volte
provoca la risata "cerebrale" di cui sopra. E' doveroso
citare a questo proposito l'episodio dal titolo
Rosso e Azzurro,
in cui Burton & Cyb giungono su un mondo abitato da due caste:
gli Okim, dalla pelle azzurra, e gli Ulem, d'epidermide
rossa.
I nostri abili truffatori comprendono subito come
le due razze si odino a morte e non perdano occasione per scannarsi
a vicenda. In che modo sarà possibile truffarli, si chiedono?
Presto detto. Grazie a una sostanza chimica introdotta negli acquedotti,
Burton & Cyb riescono a far assumere un colorito giallastro
a tutti gli abitanti del pianeta. Gli appartenenti a entrambe
le razze reagiscono con disperazione: come si potrà distinguere
adesso un Okim da un Ulem? Ed ecco che Burton e Cyb giungono provvidenzialmente
con un enorme carico di camicie rosse e camicie azzurre, da vendere
(a peso d'oro) agli Okim e agli Ulem affinchè costoro possano
esibire di nuovo la loro identità razziale e continuare
felicemente a scannarsi in nome della (quale?) orgogliosa differenza.
Morale: truffare è riprovevole, ma a volte le vittime meriterebbero
beffe assai peggiori.
Esempio altrettanto valido, l'episodio dal titolo
Con le buone miniere, in cui Burton & Cyb, alle dipendenze
di una compagnia mineraria, sono impegnati a trasformare una tribù
di "brutopitechi" in una compagine di minatori disciplinati
e ubbidienti. Per raggiungere lo scopo, i due compari non trovano
di meglio che bombardare i brutopitechi con un raggio a "induzione
di intelligenza" inventato dal classico scienziato pazzo.
Il successo, però, va oltre il previsto: i brutopitechi
non solo acquistano l'uso della parola e la manualità,
ma sviluppano un'immediata coscienza di classe, si organizzano
in soviet e collettivizzano i beni della compagnia mineraria (cargo
di Burton e Cyb compreso!). Una scena d'umorismo "cerebrale"
(ma non per questo meno esilarante) è quella in cui l'intera
tribù di brutopitechi, (pelosi e seminudi, nemmeno due
minuti dopo aver lasciato le clave) si abbandonano a un dibattito
sindacale da fare invidia a Bertinotti e Cofferati (compagni,
non avete coscienza di classe!).
Come detto, l'eccesso è forse il tratto più
saliente delle storie di Burton&Cyb. Le vignette di Ortiz
sono eccessivamente affollate, i dettagli eccessivamente bizzarri,
gli extraterrestri eccessivamente caricaturali. E Burton e Cyb
sono cattivi in modo eccessivo, provocatorio, abominevole...
E' un errore degli autori ? Un difetto? Io credo
di no. Citando Stefano Benni, esiste forse Arte senza eccesso?
Ciò che chiamiamo misura non è forse la pantofola
che infiliamo al ritorno da un lungo viaggio di visioni?
L'eccesso, nel caso di Burton e Cyb, non è
assolutamente gratuito, ma ha una sua ragion d'essere. Lo ha nel
disegno, come lo aveva per quel grande maestro che è stato
Jacovitti, e lo ha anche nella trama: i due compari truffatori
sono talmente amorali, cinici e spregiudicati che è impossibile
prenderli sul serio. L'estremizzazione, paradossalmente, rende
poco credibile la loro malvagità, col risultato di fare
dei due carognoni degli eroi tutto sommato positivi, per cui in
fondo si finisce per tifare. Per quanto malvagiamente Burton e
Cyb si comportino, per quanto ingannino, tradiscano, derubino,
il lettore alla fine spera comunque che se la cavino, che capovolgano
il pronostico, che scampino alla giusta punizione, anche solo
per vedere (e godere della trovata) il coniglio uscire dal cappello,
l'asso spuntare dalla manica, il deus ex machina inaspettato e
geniale fare il suo show e salvare la situazione (e il posteriore
ai due compari).
Messaggio immorale? Politicamente scorretto? Be',
certo Burton e Cyb non sono due Robin Hood dello spazio: se rubano
ai ricchi e non ai poveri è solo perché il bottino
è più appetibile, e se lottano contro le prevaricazioni
lo fanno sempre e comunque per secondi fini. Eppure, c'è
qualcosa che li eleva dal livello dei criminali da strada, qualcosa
che li rende diversi. Questo quid, come detto, è
la fantasia, il genio, l'estro dell'artista, il tocco prodigioso
e strabiliante che illumina come un inaspettato raggio di sole
anche una vita (e una coscienza) oscura e totalmente priva di
morale. Perché, come dice il poeta, le cose migliori, in
questo porco mondo, sono ancora quelle che si inventano.
Alla prossima.
 
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