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engaso 0.220

Dopo un lungo viaggio alla scoperta del fumetto di fantascienza straniero, trascorso in compagnia dei maestri
argentini e di quelli giapponesi, questo mese Fantasia&Nuvole
torna in Italia, e precisamente a Napoli. E lo fa occupandosi
di un fumetto esuberante, giovane in tutti i sensi, disincantato
ed originale, pionieristico sotto molti aspetti, che senza aver
ancora raggiunto una grande diffusione si propone già come
"cult" per le sue idee singolari e la sua particolarissima
impostazione "partenopea". Si tratta di Engaso 0.220.
la trama
Sono passati più di 400 anni dalla colonizzazione
di Marte. Gigantesche megalopoli, sorte nelle zone equatoriali
del pianeta rosso, ospitano milioni di abitanti, perlopiù
operai ed impiegati al servizio delle multinazionali terrestri
che, in modo più o meno occulto, tengono Marte in pugno.
Engaso è un quartiere popolare di una di queste megalopoli,
NewCube.
Lungi dal rappresentare un mondo nuovo e migliore,
Marte ha ereditato i peggiori aspetti della società terrestre,
in particolare i mali dello sfruttamento, della corruzione, della
tirannide. I cittadini marziani vivono una difficile esistenza
in un mondo senza pietà, dove la violenza è di casa,
dove la frattura tra ricchi e poveri è divenuta una voragine,
e dove i pesci piccoli non hanno scampo.
In questo scenario cupo e crudele si muovono
i personaggi di Engaso. Tra di loro non c'è un vero protagonista;
ci sono invece tante figure che recitano in coro: uomini, donne
e ragazzi, gente comune, in cui è facile identificarsi
proprio perchè nulla di eroico o di eccezionale vi è
in loro, se non la straordinaria normalità della loro vita
e dei loro problemi.
Enzo Squillo, suo figlio Mark e sua moglie Silena; il tenebroso Giuda Kant, il teppistello di periferia Sasha e la sua turbolenta banda minorile; il geniale Doc ed il suo maldestro aiutante Giobbe,
e poi tanti altri, che tentano (ciascuno a suo modo, alcuni con
egoismo, altri con cinico realismo, altri ancora con una generosità
di cui per primi si stupiscono) di tirare avanti nel mondo spietato
di Engaso. Assuefatti a una vita difficile, essi si adattano a
compromessi, e chiudono gli occhi sulle ingiustizie che ogni giorno
si compiono davanti a loro. Non sono eroi e sanno di non esserlo;
capiscono che la loro società è ingiusta, ma ammettono
di non avere nè la forza nè il coraggio di lottare
per cambiare le cose.
Eppure, nonostante i loro propositi, essi verranno
coinvolti nella lotta armata dei ribelli marziani contro il governo
planetario ed i suoi burattinai occulti: le multinazionali terrestri.
Ed allora realizzeranno che il loro mondo è ancora più
complicato ed ostile di quanto avevano creduto. Ma capiranno soprattutto
che la libertà non ha alcun valore se non si è disposti
a soffrire ed a rischiare la vita per essa. Limitarsi a piangere
l'ingiustizia ed aspettare che le cose cambino da sole non è
solo inutile: è da vigliacchi.
intervista agli autori
L'appuntamento con la redazione di Engaso è
alla stazione della Funicolare di S.Martino. Dopo qualche difficoltà
a riconoscerci a vicenda (sono più giovani di quanto pensassi),
decidiamo di proseguire l'intervista sulla panchina di una delle
più belle piazze del Vomero. Il padrone di casa, qui, è
Antonio Cuomo, nato nel '71, sceneggiatore di fumetti e studente universitario (lo vediamo a fianco, ritratto dai disegnatori di Engaso). Iscritto all'Orientale di Napoli, Cuomo
studia lingue (inglese e giapponese).
Anche lui studente, questa
volta di lettere, Riccardo Bruno, nato nel '73, sceneggiatore, di Chiaiano, uno dei tanti paesini dell'hinterland napoletano (a sinistra, una sua caricatura). Completa il terzetto Francesco D'Ambra, classe 1970, disegnatore,
di Mergellina.
Domanda: Allora, ragazzi, come nasce Engaso?
Risposta: Be', il progetto originario è del 1993. I "padri fondatori" sono stati Enzo Troiano, Francesco Casillo e Paolo Caputo. Noi siamo stati
"reclutati" in un secondo tempo. Eravamo tutti amanti
di fumetti e di giochi di ruolo, ed abbiamo deciso di tentare
la strada di un fumetto di fantascienza partenopeo. Dopo il numero
zero (uscito nei primi mesi del '94) ci prendemmo un lungo periodo
di riflessione, al termine del quale stabilimmo di creare una
serie regolare. Il numero uno uscì nel Maggio 1995, ed
il numero due nel Novembre dello stesso anno. Da allora presenziamo
regolarmente le mostre del Fumetto e le altre manifestazioni di
genere.
Domanda: Qual'è la tiratura di Engaso?
Risposta: Cinquemila copie. Tieni presente però che solo una parte di queste vanno in edicola. Altre seguono il
circuito delle librerie e dei negozi specializzati. Ad esempio
il Supermarket del Fumetto di Napoli si prende da solo centocinquanta
copie per ogni albo. In passato abbiamo avuto qualche problema
con la distribuzione, ma adesso siamo presenti nelle edicole di
Lazio, Campania, Puglia... Al Nord la situazione è più
confusa: per esempio a Milano non veniamo ancora distribuiti...
Domanda: Sarà colpa di qualche manovra di Bossi...
Risposta: A parte lo scherzo, essere presenti in edicola comporta molti problemi. Ad esempio, poichè gli
edicolanti tendono a mettere il nostro fumetto sugli scaffali
dietro DylanDog o NathanNever, abbiamo dovuto rendere il formato
di Engaso più alto di quello degli albi bonelliani, in
modo che se ne vedesse il nome.
Domanda: Torniamo a voi. Ho l'impressione che l'aria "corale" del vostro fumetto rispecchi la coralità
della redazione. E' così?
Risposta: In effetti siamo una squadra numerosa: sei o sette sceneggiatori, quindici disegnatori... Ultimamente
ci siamo anche aperti a collaborazioni non partenopee, ed abbiamo
reclutato disegnatori da tutta Italia: ad esempio Ferrero
da Torino, Cerasoli dall'Aquila, Roberto Berti da
Lucca (quest'ultimo a dire il vero è di origine svedese).
Domanda: In questa compagine che rapporti ci sono tra sceneggiatori e disegnatori?
Risposta: Mah, noi tentiamo sempre di abbinare lo sceneggiatore al suo disegnatore ideale e viceversa. D'altronde
non abbiamo problemi di scadenze ferree che ad esempio hanno in
Bonelli, e ci possiamo permettere anche una riscrittura degli
albi che non ci convincono, affidandoli ad altri disegnatori.
Caso limite, il numero sette di Engaso, che ha "distrutto"
ben cinque disegnatori. Ora è in mano di D'Ambra, ed è
lui che lo sta distruggendo.
Domanda: Perchè?
Risposta: (intervenendo di persona, e dimostrando un certo coraggio nel darmi questa auto-caricatura) Perchè
si tratta di una storia riflessiva, ricca di pause e di dialoghi,
mentre io prediligo l'azione pura. Mi ispiro ai disegnatori americani:
Buscema, Romita, Alan Davis... Mi dicono anche che la mia inchiostratura
richiama Magnus, ma sarà un debito inconscio.
Domanda: Cosa c'è di Napoli in Engaso? Leggendo le vostre storie, a volte ho avuto l'impressione di vedere chiare metafore.
Risposta: C'è molto, naturalmente. Innanzitutto nell'atmosfera della città: ci sono gli aspetti negativi,
il degrado estetico e sociale; poi c'è il Mons Olimpus
sullo sfondo, a richiamare il nostro Vesuvio.
Domanda: Ma il Mons Olimpus non si vede mai in Engaso!
Risposta: Neanche da qui si vede il Vesuvio (è vero, ndr). Però incombe sulla città. E' una presenza
silenziosa, non lo si vede ma si sente. Come il monte Olimpo
per gli abitanti di Engaso.
Domanda: Metterete una bella funicolare anche sul vostro Marte?
Risposta: (ridendo) - Perchè no? Ma tornando alle analogie con Napoli... Gli abitanti di Engaso hanno molto
in comune con noi napoletani. In loro domina il pessimismo, la
sfiducia verso le istituzioni, la voglia di anarchia. Anche loro
si sentono sfruttati, non rappresentati, non tutelati nella vita
e sul lavoro. Nel cittadino di Engaso il carattere più
vistoso è il classico scetticismo partenopeo. Ma ci sono
anche differenze, è ovvio. Una è la frenesia. Ad
Engaso tutti vanno di fretta, mentre i napoletani non corrono
mai. Qualunque cosa facciano, non corrono mai.
Domanda: Cosa c'è di voi tre in Engaso?
Risposta: (Cuomo) - Mah. Non molto. Io mi considero più uno scrittore horror che di fantascienza. Se dovessi
scegliere un personaggio con cui identificarsi... direi Freddy.
Ma è un personaggio non ancora apparso sugli albi in edicola.
Risposta: (Bruno) - Io mi identifico in Dante. Identifico è la parola giusta, infatti sono io a rispondere alla rubrica della posta sotto il nome di Dante.
Risposta: (D'Ambra) - Per un disegnatore è più difficile lasciare impronta su un fumetto. Ciò che tento di portare di mio in Engaso è un'impronta più dinamica,
più "solare" alle storie.
Domanda: Qualche anticipazione sui prossimi albi?
Risposta: Attualmente stiamo lavorando su più di una storia... La trama è definita fino al numero diciassette. Diciamo che prossimamente si saprà qualcosa di più
preciso sui movimenti ribelli nelle metropoli marziane, si conoscerà
il deserto del pianeta rosso, l'azione abbandonerà New-Cube
e si sposterà in un'altra città. Ah, ci sarà
un albo dedicato allo sport più diffuso su Marte, e cioè
il runnerman.
Domanda: Cos'è il runnerman?
Risposta: Si tratta di uno sport violento, di squadra, vagamente derivato dal rollerball.
Domanda: Un altro sport violento? Ancora? Ma io speravo che su un Marte "napoletanizzato" lo sport nazionale
fosse il tressette!
Risposta: (ridendo) - Non esageriamo. Adesso però basta con l'intervista. Andiamoci a prendere 'na tazzuliella 'e cafè.
curiosità e spunti
La prima caratteristica di Engaso, che balza immediatamente agli occhi, è il suo essere fuori dagli
schemi e dagli sterotipi del fumetto di genere. Il Marte di Engaso
è un pianeta rosso che non abbiamo visto mai, in nessuno
degli innumerevoli romanzi, racconti o film ambientati in quello
che forse è il più classico degli scenari fantascientifici.
Forse solo il Marte di "Total Recall" può
richiamare in qualche modo il Marte di Engaso. Ma quello che nel
film di Paul Verhoeven era appena abbozzato, nascosto dai muscoli
smaltati di Schwarzenegger, nel fumetto napoletano è posto
sotto i riflettori ed analizzato con una lucidità ed una
crudezza sconvolgente.
Engaso è quello che si dice un fumetto
"impegnato". Nelle sue pagine si vuol portare avanti
un discorso di critica sociale che è anche un discorso
politico. Il messaggio che emerge dagli albi di Engaso è
chiaro: il progresso tecnologico, le scoperte, la colonizzazione
di altri mondi, tutte le fantastiche meraviglie già scritte
nel nostro futuro, non servono assolutamente a nulla da sole.
Esse sono soltanto delle bellissime scatole vuote; è l'Uomo
che deve progredire, è la sua cultura che deve fare passi
avanti, verso una forma di coesistenza che sia diversa e migliore
di quella odierna, basata sulla sopraffazione e sullo sfruttamento.
Se non sarà così, raggiungere le stelle sarà
stato inutile, perchè su ogni nuovo mondo gli uomini inevitabilmente
commetteranno gli sbagli e le atrocità che hanno commesso
sul vecchio. E così in eterno.
Per altro, Engaso è ancora visibilmente
un fumetto giovane, che mostra non di rado evitabili ingenuità,
ed a volte anche cadute di stile ad un livello semi-professionale, se non
addirittura amatoriale.
Ne sono esempi il lettering spesso impreciso,
i refusi, un disegno non sempre all'altezza, confuso, poco convinto.
A volte, leggendo gli albi di Engaso, si ha come l'impressione
di una storia dalle grandi possibilità che ancora non abbia
trovato la strada per esprimersi al meglio, di un fiore che nonostante
tutti gli sforzi non riesca a sbocciare. Ci si immagina i colori
di questo fiore, il suo profumo, si indovina che sarà stupendo,
ma alla fine si rimane delusi, scoprendo che quel che si stringe
in mano è ancora soltanto un bocciolo
chiuso.

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