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American dream

Racconto vincitore del Premio Fredric Brown VII Edizione

Italo Bonera, 41 anni, vive a Brescia. Appassionato di narrativa e fotografia, si diletta con tutto ciò che riguarda la tecnologia e la scienza. Allergico al calcio così come ad ogni attività competitiva, disprezza la sudditanza culturale nei confronti degli USA, ma dimostra tutta la sua incoerenza vantandosi di aver vinto un premio per il suo primo racconto breve dal titolo americano. Da mesi collabora con un amico nel tentativo di scrivere a quattro mani un fantasmagorico romanzo ucronico che difficilmente vedrà la luce, non per incapacità (sono bravissimi), ma per pigrizia.


Illustrazione originale di Luca Vergerio

Ti ricordi com'era prima delle Twin Towers?

Ma no, per forza, lo so che tu non eri ancora nato.

E' una domanda retorica.

Io mi ricordo, però.

Erano belle, le Twin. Belle. Massicce, ma eleganti, piantate li. Orgogliose, proprio come lo eravamo noi Americani. Orgogliose di urlare al mondo, laggiù in basso: — Noi siamo l'America! Noi crediamo nell'America! — con quella voce di acciaio e ferro, la voce dei due giganti di Manhattan. La voce della grande potenza Americana, la voce del potere che Dio ci aveva conferito!

Non come quel simulacro rachitico che hanno ricostruito dopo. Una roba da checche. Che squallore.

Allora si che eravamo potenti, cazzo. Eravamo qualcuno, noi Americani. Poi chissà che è successo. E' cambiato tutto, tutto. Piano, poco a poco, è crollato tutto. Nessuno se ne accorse subito. I primi a parlare di declino americano furono quelle merde dei francesi, nel 2005 o 2006, chi si ricorda. Colpa nostra, dicevano. "Gli americani si sono inimicati il mondo", dicevano. Noi.

Col cazzo! Era il mondo che ce l'aveva con noi! Con la nostra bella Nazione, con l'America! Senza riconoscenza per quello che abbiamo fatto per loro! I nostri ragazzi mandati a morire per liberare quegli stronzi da Hitler. Per l'Europa, per la Francia, per l'Italia... eeh?

Come di cosa sto parlando.

Parlo della guerra.

La seconda guerra mondiale, no?

Non la conosci?

Eh?

No.

Non la conosci.

Hiroshima.

Pearl Harbour.

Ti dice niente Pearl Harbour?

No?

Ma cosa vi insegnano a quelle scuole degenerate, eh? Ma la Storia, dico, la Storia? Non vi raccontano più nulla dei nostri ragazzi, morti per la Corea, per l'Afganistan, l'Iraq, il Viet-nam...

Ma si, ma che ne sai tu, che ti frega. Roba vecchia. Non era neanche nato tuo padre, allora, che ti frega. Ma era diverso allora, diverso, si. Ci invidiavano tutti, ci invidiavano tutto, ecco perché poi ci attaccarono, bastardi. Ci invidiavano.

La nostra Democrazia, la nostra Legge, il nostro Presidente.

Adesso quell'imbecille professor rottinculo — come cazzo si chiama? — quello di Harvard, pensa, insegna che il declino iniziò con gli errori politici di "una sfilza di Presidenti miopi e incompetenti", George W. per primo. Dovrebbero farlo tacere, togliere l'insegnamento a quel pezzo di merda. Come facemmo nel 2012 con tutti quei bastardi delinquenti amici degli arabi, teorici idioti del new-global, anticapitalisti. Comunisti. Fu giusto così. Bisognava metterci un freno. Quelle teste di cazzo stavano distruggendo il nostro Paese. Dovevamo sradicare la cultura che ci minacciava.

Loro e quelle puttanate sulla globalizzazione, e sui gas serra e l'inquinamento, e Kyoto e la distruzione delle risorse, e l'impero americano sfruttatore...

Che cazzo, una Nazione deve difendersi, difendere le proprie identità culturali.

Le proprie radici. John Wayne. La Coca Cola. Mac Donald. La National Rifle Association. La Cadillac. Fox News. Dio, Patria, Famiglia. Il sogno americano, per Dio! Quello che loro volevano distruggere, insomma.

Fuori dai coglioni tutta quella feccia! Non potevamo permettergli di rovinare i nostri figli. Bisognava farli tacere. Se ne andassero, se ne andassero in Europa, in Africa, se ne tornassero da dove sono venuti, a far danni altrove.

 

Bastardi.

pagina 1 di 2 - continua
Autore: Italo Bonera - Delos Science Fiction 90 - Data: 20 maggio 2004

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