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Fino alla Fine del Mondo

Negli ultimi anni, il movimento dei Connettivisti ha trasfuso nuova linfa vitale alla narrativa italiana di fantascienza ed il suo autore di punta è senza dubbio alcuno Giovanni de Matteo.
Autore insieme a Sandro Battisti e Marco Milani del Manifesto dei Connettivisti, de Matteo si è messo in luce nel 2005 con il racconto Viaggio ai confini della notte che si è aggiudicata la seconda edizione del premio Robot, la rivista curata da Vittorio Curtoni. Sono seguite l’antologia Revenant (Ferrara Edizioni, 2006) e la cura con Marco Zolin di Supernova Express - Antologia manifesto del Connettivismo ((Ferrara Edizioni, 2006).
Come scrittore si è imposto definitivamente con la vittoria nel 2006 al Premio Urania, con il romanzo Sezione Pi Quadro, pubblicato sulla collana mondadoriana nel novembre del 2007.
L’attività di de Matteo non si ferma certo alla narrativa. Il giovane scrittore – nato a Policoro (Matera), nel 1981 – è anche un blogger tra i più seguiti e sulla rete è conosciuto con il nickname di X. Oltre al suo personale blog – Uno Strano Attrattore (www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore – cura i contenuti del portale dei Connettivisti (Next-Station.org) e collabora con Fantascienza.com, Delos e Continuum, oltre a moderare il blog di Urania.
Il racconto che presentiamo è Fino alla fine del mondo, apparso nell’antologia Noir no War, curata da Marco Milani e Alda Teodorani per Giulio Perrone Editore e pubblicata nel 2005. Si tratta di un racconto che ha già in nuce alcuni temi che de Matteo svilupperà successivamente nella sua narrativa, in particolare nel suo romanzo Sezione π²; un racconto in cui un valoroso soldato si risveglia da un sonno criogenico per combattere una guerra eterna...

-000-

Mi risveglio da qualche parte nel futuro… il futuro di un passato divorato dal tempo in un distratto batter di ciglia. Il pianeta è un deserto di rocce e di sabbia riarse dal globo fiammante lassù nel cielo: un demonio di plasma che incombe esalando folate di vento radioattivo, fedele riflesso della crudele impassibilità celeste.

Il letargo protratto negli eoni — lo stato di animazione sospesa in cui mi hanno mantenuto con la loro dannata tecnologia, o qualunque cosa fosse — ha fatto tabula rasa nella mia mente. Nemmeno un ricordo strutturato pare sopravvissuto alla mia vita precedente, né la consapevolezza del tempo trascorso. Solo confusi bagliori di memorie residue fluttuano nello spazio informe che mi rimesta dentro, insieme a segmenti di codice inserito dall’esterno che mi parlano in maniera stringata ma sicura, penetrante, efficace, di quello che è successo e di qual è il mio compito. La voce del codice riecheggia sulla lunghezza d’onda del canto melodioso delle pulsar: dispacci militari dal comando della Resistenza… È tutto ciò che mi serve.

 

> premier direx: delete powindah!

La direttiva primaria non mi lascia scampo. Mi scrollo di dosso le ultime tracce del torpore criogenico e muovo le membra meccaniche verso l’uscita della Caverna. Il movimento dischiude alla mia mente la consapevolezza delle superiori doti del mio nuovo corpo: l’acciaio canta fragorosamente dentro di me, preannunciandomi l’estasi dell’azione.I miei passi metallici riecheggiano sul gelido marmo del pavimento, lungo corridoi rimasti in silenziosa attesa nel corso dei secoli. È tutto così asettico. La strumentazione elettronica — migliaia di chilometri di circuiti tracciati nel carbonio tubolare — persevera nella sua efficiente opera di controllo retroattivo.La lancia mi attende insieme alle altre. Il groviglio rugginoso delle sue viscere risistemate per l’occasione fa bella mostra di sé in un fianco del mostro di lega chitinosa: tradisce un certo narcisismo compiaciuto della propria incompletezza, questa perversa disinvoltura nell’esibire i tubi gommati dell’apparato lubrificante, le condutture che incanalano il vapore, i capillari che convogliano l’azoto liquido al propulsore centrale e le superfici dissipatrici dei radiatori.Salgo in sella ed entro in sincronia. Abbasso la leva del propulsore, e un fremito di eccitazione si espande nel mio corpo non appena sento l’alito caldo dell’uranio sprigionarsi tra le gambe dal reattore centrale del mio destriero da combattimento!

 

+001+

Il vento mi sfiora la faccia. È una carezza delicata che il cielo concede alla mia pelle rugosa e bruciata. Un sogno riemerge alla superficie dagli abissi di acciaio della coscienza. Penso a lei: il suo sorriso distratto, i suoi occhi ambigui, le sue gambe accoglienti. Rivedo i suoi capelli cullati dalla brezza marina della sera, la sua pelle liscia e ambrata, e sento ancora una volta il profumo che emana, mentre saggio la morbidezza delle sue carni. Agile e flessuosa come un uccello acquatico, sfuggente come la più bella e discreta delle creature oceaniche che si aggirano tra i banchi frattali di sgargianti coralli. Sapore di mele, adrenalina, sensazioni sfumate dal tempo, epidermidi sudate che si incontrano scatenando la sequenza di reazioni tipiche della chimica dell’amore.

Cielo stellato che esplode in una miriade di frammenti di argento purissimo e incandescente.

Dolore umido e rovente che mi trafigge le carni.

Come tutte le cose, il sogno va incontro alla fine.

pagina 1 di 5 - continua
Autore: Giovanni De Matteo - Delos Science Fiction 126 - Data: 6 luglio 2010

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Commenti

1 E' tutto così etereo, così pervaso da contorni fuliginosi o luminosi. Quando leggo non tento di capire quale sia la storia narrata ma le sensazioni che stanno provando il narratore a immaginare questa storia-visione onirica e le sensazioni del protagonista che la sta vivendo. Il problema di tutta questa faccenda, però, è che, chiunque stia vivendo e descrivendo quelle scene, sta compiendo un gesto vano, perchè il suo scopo è quello di descrivere qualcosa che è intuibile e non descrivibile: Sensazioni, azioni, ecc. ad di là di ciò che è l'essere umano, proiettate, magari, verso un futuro inconcepibile. Ora, premettendo che il metro per l'uomo è l'uomo stesso (non possiamo ribellarci a questa realtà), perchè descrivere qualcosa che non può essere descritta? Probabilmente la risposta a questa domanda è più semplice di quanto non sembri, e chiunque di noi avrebbe il suo modo per rispondere ma, veniamo alla seconda e alla terza domanda: perchè descrivere tutto proprio a questo modo (con uno stile criptico)? Quale vantaggio ha il fruitore della storia, da una descrizione così complicata? ...sarà pur innovativo ma, personalmente, trovo ingiusto questo modo di scrivere dei connettivisti. Ingiusto nei confronti di chi vorrebbe usufruire di una storia senza stare lì a lambiccarsi su descrizioni ampollose. Situazioni, sensazioni, ecc. possono benissimo essere descritte senza eccessivi giochi di parole. C'è modo e modo...

» postato da Andras Eris alle 18:19 del 18-10-2010

2 «sarà pur innovativo ma, personalmente, trovo ingiusto questo modo di scrivere dei connettivisti. Ingiusto nei confronti di chi vorrebbe usufruire di una storia senza stare lì a lambiccarsi su descrizioni ampollose. Situazioni, sensazioni, ecc. possono benissimo essere descritte senza eccessivi giochi di parole. C'è modo e modo...» Appunto, c'è modo e modo. Questo è il mio (anzi, era il mio quando ho scritto questo racconto*). Mi dispiace che non ti sia piaciuto, ma ti ringrazio ugualmente per aver investito tempo nella lettura delle mie cose. Ciao! X (*) In effetti sono passati forse 7-8 anni dalla scrittura di questo racconto e nel frattempo penso di aver cambiato stile e registro almeno tante volte quanti sono i racconti che ho scritto fino ad oggi. Lo stile è un vestito che devi cucire su misura per ciascun racconto. Quando ho scritto Fino alla fine del mondo, pensavo che quella - evocativa, ermetica o, come la definisci tu giustamente, criptica - fosse la maniera migliore per rendere le immagini che avevo in mente. Tutto qui. E comunque, niente scuse... Accetto la critica.

» postato da X alle 17:15 del 20-10-2010

3 Ho trovato la lettura molto evocativa, e per questo ti faccio i miei complimenti, ma anche molto appesantita dallo stile narrativo, un peso che secondo me contrasta con la dinamica intrinseca di una guerra. Ho apprezzato la citazione da Dune (premier direx: delete powindah) UltimateLorenzo

» postato da ultimatelorenzo alle 21:18 del 28-11-2010

4 «Ho trovato la lettura molto evocativa, e per questo ti faccio i miei complimenti, ma anche molto appesantita dallo stile narrativo, un peso che secondo me contrasta con la dinamica intrinseca di una guerra. Ho apprezzato la citazione da Dune (premier direx: delete powindah) » Grazie per aver letto il racconto e per il tuo commento, Lorenzo. Il richiamo a Dune non è casuale: scrissi il racconto dopo essermi abbondantemente nutrito di melange importato da Arrakis (in forma di libro, naturalmente :roll: ). Ciao! X

» postato da X alle 00:02 del 01-12-2010

5 da leggere e rileggere. complimenti. ed è innegabile che tu sia un sarto-scrittore davvero talentuoso! etichettarlo come racconto fantascientifico è riduttivo..ha un che di lynchiano e denoti un rapporto col mondo delle parole davvero notevole. ti leggerò ancora e sarei onorato se in futuro ti andasse di leggere qualcosa di mio. a presto

» postato da El NaZa alle 23:02 del 21-04-2011

6 p.s. La definizione di sarto-scrittore faceva riferimento ad un tuo commento : " Lo stile è un vestito che devi cucire su misura per ciascun racconto"

» postato da El NaZa alle 23:06 del 21-04-2011

7 Sono arrivato faticosamente a metà. Idea interessante (almeno s'intuirebbe...) ma uno stile barocco, eccessivo, inconcludente, faticoso. Scusa, ma non mi piace.

» postato da senji alle 09:25 del 26-04-2011

8 El NaZa: grazie delle belle parole, sono contento che tu abbia apprezzato. Se ti va, leggerò senz'altro qualcosa di tuo. Senji: grazie lo stesso per avermi letto.

» postato da X alle 00:44 del 19-06-2011

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