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Orfani della connessione

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Intorno a lui, la mappatura elettronica del territorio ha una grana grossa, non perché sia stato lui a scegliere quell’impostazione, ma per via del basso livello di risoluzione con cui è stata tracciata. Da queste parti il costo della banda non deve essere commisurato alle esigenze di chi ci vive o degli occasionali villeggianti come lui. E questo, anche se ha solo 11 anni, Lorenzo lo capisce.

Quello che gli sfugge è come abbia potuto ignorare fino ad oggi questa realtà: mai prima gli era sorto il dubbio che la gente potesse sopravvivere — e, anzi, trovare confortevole — uno scenario a così bassa informatizzazione. Per questo si sente un po’ a disagio: il tempo-lento lo ha lasciato disorientato, ma presto nella noia della connessione zoppicante ha scoperto qualche insospettato elemento di interesse. Le dita in cerca di sassi da scagliare contro bersagli invisibili si sono imbattute in qualcosa di solido, dalla forma definita ma poco intuitiva.Lorenzo lascia sfarfallare via le indicazioni satellitari sul castello e si concentra su quello che ha appena trovato: un guscio di conchiglia, dimenticato lì da chissà quanto. Scatta in piedi e scruta l’orizzonte verso est, dove suo padre gli ha detto che nelle giornate limpide è possibile vedere la linea blu del mare.Lorenzo si chiede come abbia fatto quel corno madreperlaceo a finire laggiù, a sei o sette chilometri dalla spiaggia.

 

Muricopsis cristata, ecco il nome del reperto. Non è il Virtuale a dirglielo. La banda è inadeguata per caricare una foto e avviare una ricerca semiotica, così Lorenzo ha ripiegato sulla biblioteca del padre di suo padre. Immagina che lo avrebbe chiamato nonno, se mai lo avesse conosciuto. Ma essendo morto prima della sua nascita, non ce ne è stata occasione.

Biblioteca è un nome un tantino pretenzioso. Quel posto non ha nulla a che vedere con i milioni di testi archiviati in Babel.net. Con i suoi volumi conservati senza un apparente criterio, consunti, ammucchiati su scaffalature di legno logoro, le pagine ingiallite dall’usura del tempo e ammuffite per l’umidità, sembra piuttosto una cantina in abbandono. Un magazzino di saperi perduti…

Ma tra i libri Lorenzo ha scovato un’enciclopedia: s’intitola Il Grande Libro degli Animali. Un libro massiccio. Sulla copertina bianca colonizzata dalle spore si distingue ancora la sagoma di un pinguino. Come scopre Lorenzo sfogliandone le pagine, si tratta della specie Imperatore (Aptenodytes forsteri), inconfondibile per le macchie arancioni nella zona auricolare.

Sempre in quelle pagine, verso la fine, Lorenzo trova la risposta alle sue domande: un disegno riproduce con tratto sicuro la sagoma della conchiglia affusolata e spinosa. E il suo nome scientifico è Muricopsis cristata.

 

— Cosa stai facendo? — Una voce discreta, quasi complice, dalle sue spalle. Lo coglie alla sprovvista, al punto che si affretta a riporre via i reperti, cacciandoseli furtivamente nelle tasche.

— Niente.

— Ti ho visto, poco fa. — La ragazzina è piuttosto sveglia e non indossa occhiali o lenti a contatto. Ha un anno o due più di lui, ma questo non vuol dire molto. È cresciuta lontano dalla connessione.

— Uhm — mugugna Lorenzo, vedendosi costretto ad arrendersi. Tira fuori un guscio dalla tasca e lo porge all’intrusa. Ha occhi castani e vivaci e i capelli scompigliati dal vento. Guarda con curiosità quello che potrebbe diventare il loro gioco segreto. — Conchiglie — spiega Lorenzo. — Ne avete molte qua. Anche se non capisco come ci sono arrivate.

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Autore: Giovanni De Matteo - Delos Science Fiction 107 - Data: 7 luglio 2008

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Commenti

1 Un racconto molto delicato e scritto in maniera gradevole. Mi è piaciuto parecchio questo continuo gioco di parallelismi tra passato estremo e futuro prossimo, con scampoli di avvenimenti fatti passare sullo sfondo Nel complesso mi ha ricordato molto Vinge. Un Vinge melanconico e un poco luddista... Magari, in fondo in fondo Giovanni è un po' luddista come me....

» postato da Otrebla alle 15:59 del 23-07-2008

2 In effetti, anche se Vinge è stato tra i primi a scrivere di augmented reality (ricordo un suo racconto su Spectrum, sarà stato il 2003...), questa volta non penso di averlo preso a modello, almeno non in maniera consapevole e deliberata. Come dicevo sul mio blog, qui c'entrano soprattutto il Gibson elegiaco dei primi anni '90 e un grande autore semisconosciuto che non ha niente a che vedere con la fantascienza, Breece D'J Pancake. Oddio, luddista non me l'aveva mai detto nessuno! :twisted: (Anche se alcuni aspetti del personaggio storico/leggendario Ned Ludd meriterebbero di essere approfonditi). Non mi piacerebbe vivere in un mondo senza tecnologia. Però mi dispiace un po' per chi si lascia offuscare gli occhi da tutti i bagliori hi-tech di quest'epoca, finendo per perdere contatto con le cose che c'erano già prima di noi... Grazie Alberto per il tuo commento. Io mi sto tenendo da parte i racconti dello Speciale per le ferie... :wink: X

» postato da X alle 10:14 del 24-07-2008

3 « ... Oddio, luddista non me l'aveva mai detto nessuno! :twisted: (Anche se alcuni aspetti del personaggio storico/leggendario Ned Ludd meriterebbero di essere approfonditi). Non mi piacerebbe vivere in un mondo senza tecnologia. Però mi dispiace un po' per chi si lascia offuscare gli occhi da tutti i bagliori hi-tech di quest'epoca, finendo per perdere contatto con le cose che c'erano già prima di noi... ... X» Le mie lacune su Gibson :roll: mi spingono ad agganciarmi, come mio solito, su quello che conosco... Su luddismo e tecnologia, mi sa che siamo più vicini di quanto sembri :lol: Ciao

» postato da Otrebla alle 11:27 del 24-07-2008

4 bello il doppio senso di contrasto: il mondo avvolto nel virtuale opposto a quello fuori dall connessione opposto a quello preistorico di trilobiti e ammoniti. sembra che tra il primo e il secondo esista lo stesso balzo che tra il secondo e il terzo. l'atmosfera è ben resa, e in fondo non è nemmeno così "estremizzato": la lontananza dalla connessione è pesante già oggi.

» postato da Piscu alle 10:07 del 21-08-2008

5 «bello il doppio senso di contrasto: il mondo avvolto nel virtuale opposto a quello fuori dall connessione opposto a quello preistorico di trilobiti e ammoniti. sembra che tra il primo e il secondo esista lo stesso balzo che tra il secondo e il terzo.» Volevo appunto rendere il senso della rapidità crescente dei mutamenti, di un progresso incontrollato in grado di stravolgere il mondo in tempi molto più brevi di quanto la natura sappia assorbirli. «la lontananza dalla connessione è pesante già oggi.» Una parte consistente della nostra esistenza si svolge ormai in un non-luogo elettronico. Al punto che è sempre più difficile credere che un tempo se ne riuscisse a fare a meno. (In effetti, questo è un punto di contatto importante con il racconto di Otrebla.) Grazie per il tuo commento, Piscu. X

» postato da X alle 15:04 del 29-08-2008

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