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Il 12 maggio a New York, al termine del tradizionale Nebula Banquet, sono stati annunciati i vincitori del Premio Nebula, assegnato dalla Science Fiction Writers of America, l'organizzazione degli scrittori fantastici americani.
Se negli ultimi anni è capitato spesso di vedere autori inglesi imporsi nei massimi premi del settore, il Nebula di quest'anno è andato in controtendenza premiando solo autori statunitensi.
Ecco l'elenco:
Miglior romanzo
Seeker di Jack McDevitt
Miglior romanzo breve
Burn di James Patrick Kelly
Miglior racconto lungo
Two Hearts di Peter S. Beagle
Miglior racconto breve
Echo di Elizabeth Hand
Miglior sceneggiatura
Howl's Moving Castle di Hayao Miyazaki, Cindy Davis Hewitt e Donald H. Hewitt
Premio Andre Norton
Magic or Madness di Justine Larbalestier
Insieme al Nebula sono state presentate anche le onoreficenze alla carriera. James Gunn è stato nominato Grand Master (premio intitolato a Damon Knight) e David G. Compton Author Emeritus. Toastmaster della serata era Ronald D. Moore, il produttore di Battlestar Galactica.
1 Fra i premi Nebula citati nell'articolo, ho appena letto "Burn" di James Patrick Kelly, autore di cui poco s'è visto in Italia (a parte che già di per sè non è scrittore particolarmente prolifico) ma quel poco che ho letto di suo m'ha sempre colpito molto favorevolmente. "Burn" l'ho letto in lingua originale in quanto liberamente scaricabile da qui (non so ancora per quanto tempo, però): http://www.infinitematrix.net/downloads/burn/Burn.pdf Ho trovato "Burn" un romanzo eccellente, di rara raffinatezza e piacevolezza. Leggendo Burn mi sono ricordato della analisi editoriale sulle ultime tendenze della SF che è stata avanzata da Greg L. Johnson sulle pagine di "SF Site" - analisi il cui sunto è stato riportato da fantascienza.com in: http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/7475/ In pratica Johnson tenta (un po' forzatamente?) di riassumere alcune tendenze della SF americana odierna in una unica etichetta: "SF Postumana". Se questo approccio analitico ha qualche fondamento ... bhè... allora Burn rappresenta davvero un risultato espressivo sbalorditivo di J.P. Kelly! Dopo il Cyberpunk, cui J.P. Kelly è riuscito funambolicamente a contrapporsi assimilandone alcune lezioni ma riuscendo a reagire ad esso con approccio originale e personale, tanto da farsi etichettare come "Umanista" (ossia appartenente a un ideale schieramento di scrittori opposto a quello cyberpunk - questo secondo le "menate" proposte all'epoca da un articolo di Michael Swanwick sulla Asimov's) con questo "Burn" J.P. Kelly mi sa tanto che ha tentato (forse riuscendoci) a ripetere la stessa operazione di assimilazione/contrapposizione alla SF PostUmana. Un equilibrismo sbalorditivo! In ogni caso una lettura che consiglio e che spero di vedere presto tradotta in italiano.
» postato da metalupo alle 17:27 del 30-05-2007