2757 ab urbe condita

Nel romanzo Romanitas l'impero romano non è mai caduto e domina quasi la totalità del globo

La scrittrice Sophia McDougall con il romanzo Romanitas presenta il primo volume di una annunciata trilogia che ha lo stesso nome del romanzo.

L’autrice, giovanissima, è nata nel 1981 in Inghilterra, vive a Londra e scrive testi teatrali e poesie. A suo tempo si pose la non originalissima domanda: "e se l’Impero Romano non fosse mai caduto? Se ancora oggi il suo dominio fosse ancora forte e magari avesse raggiunto una estensione enorme, comprendendo tutto il mondo tranne il Regno d’Africa, la Nionia (ovvero il Giappone) e l’Impero Cinese?

Con queste premesse l’autrice ha dato vita a quella che si presenta come una saga veramente interessante che sicuramente sarà gradita a quanti amano i romanzi di storia alternativa, ma non solo.

Il lettore si troverà immerso in un mondo dove il lavoro è ancora assicurato dalla schiavitù che fornisce manodopera a bassissimo costo e per chi si ribella la punizione è ancora  la crocifissione, però si viaggia in automobile, i maggiori avvenimenti sono trasmessi nei maxischermi e l’Imperatore è ancora protetto dalla sua guardia personale: i pretoriani.

In questo contesto l’autrice narra quattro storie parallele che però in seguito si riveleranno legate tra loro.

La serie sino a ora è composta da due romanzi, Romanitas (2005) e Rome Burning (2006): il terzo è previsto per il 2007.

 

Dalla quarta di copertina: corre l’anno 2757 dalla fondazione di Roma. L’impero romano non è mai crollato, ha esteso il suo dominio lungo tutti i secoli fino ai giorni nostri; oltre i suoi confini adesso sono soltanto l’impero cinese, Nionia (il Giappone) e il regno d’Africa. E non si tratta di confini pacificati.

Uno schiavo è in attesa di essere crocifisso; una giovane donna disperata, con il dono di leggere i pensieri altrui, cammina a passi misurati per le vie di Londra; una banda di fuggiaschi si nasconde sui Pirenei, mentre su schermi giganti situati in ogni città il mondo assiste al funerale della coppia più prestigiosa della famiglia imperiale. Soltanto un integerrimo ufficiale dubita che le morti del fratello dell’imperatore, un eroe di guerra, e della sua bella e carismatica moglie siano accidentali. Il sedicenne erede al trono sta per venire a conoscenza di un segreto che minaccia la sicurezza della più grande potenza della Terra — e la sua stessa vita.  Questo è l’impero romano. Oggi.

Romanitas di Sophia McDougall (Romanitas, 2005), traduzione di Lorenza Breschi, Newton Compton Editori, collana Nuova Narrativa Newton 59, pag. 537, euro 9,90.

Autore: Pino Cottogni - Data: 21 novembre 2006

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Commenti

1 I romanzi basati su di una idea di storia alternativa partono, a mio avviso, da una premessa eccellente. Cosa puo' esservi di piu' affascinante di coniugare ragione e fantasia nel descrivere teoria e pratica di quello che una intera Civiltà avrebbe potuto rappresentare? Poi certo, deve esserci una trama interessante, altrimenti si tratterebbe di un trattato, di una relazione, e lo scritto risulterebbe ben meno avvincente. Però questa trama dovrebbe essere il tramite, e non lo scopo, della narrazione. Attraverso i personaggi e le loro vicende l'autore dovrebbe, a mio modo di vedere, fornire al lettore la visione generale di quello che il mondo sarebbe diventato, offrirgli una ricca serie di spunti storici, geografici, tecnologici, economici e sociali tali da renedere la visione generale. Senza spiegare tutto, senza diventare didascalico, ma sapendo mettere a segno - qui sta l'abilità dell'autore - quei tratti essenziali e fortemente espressivi in grado di rendere con immediatezza ed efficacia l'immaginario, facendolo apparire entusiasmante e plausibilissimo allo stesso tempo, facendo cosi' sognare il lettore. In "Romanitas", haimè, il tentativo (se tentativo c'e' stato) è fallito. Il libro è scritto bene ed è stato indubbiamente preparato con intelligenza: non vi sono infatti lacune storiche o geografiche ed il background culturale dell'autrice appare solido. Ma il tema del libro, quello che e' lecito intendere in base a titolo e sottotitoli (Romanitas. 2757 A.U.C. l'Impero vive ancora) viene trattato nientemeno che come un semplice incidente di percorso, quasi non contasse affatto. la storia in sè avrebbe potuto essere ambientata ovunque e in qualunque tempo. Cio' avviene sostanzialmente perchè, nelle oltre 500 pagine del libro, l'autrice concentra tutta l'attenzione sulla trama e sui sentimenti dei protagonisti, che poco o nulla hanno a che vedere con la particolarssima realtà storica nella quale vivono. Scarsi, scarsissimi sono invece i riferimenti a storia, geografia, cultura e tecnica dell'Impero, all'esito alternativo di vicende a noi note. Quando anche ci sono, tali riferimenti assumono carattere esclusivamente accidentale. Non mi aspettavo certo le celebri digressioni manzoniane (che per quanto prolisse sarebbero satate comunque più adatte di una storia che evita di affrontare direttamente il tema), ma almeno un minimo, un minimo di descrizione sulla situazione ed un maggiore, molto maggiore legame dei personaggi con il loro tempo. Il romanzo apare invece eccessivamente introspettivo ed emotivo, fiumi di parole sono destinati a descrivere gli stati d'animo dei vari protagonisti ad ogni singola azione, per quanto poco significativa mentre per mezzo migliaio di pagine si resta in attesa di quello che, date le premesse, doveva essere il vero protagonista, il plurimillenario Impero Romano mai caduto che invece non arriva mai. Siamo lontani dal senso grandioso e solenne col quale il grande Isaac Asimov riusciva a condensare in brevi premesse, accenni mirati o dialoghi efficaci la realtà fantastica eppure sempre plausibile di una umanità sviluppatasi nei secoli a venire ed attraverso l'intera Galassia. Ma siamo anche lontani dall'eccellente lavoro di Robert Harris nel celebre Fatherland, dove la storia giallo-spionistica con personaggi relativamente semplici (l'ingenuo e valoroso militare tedesco e la abile ed umana ragazza-spia americana) ben si intreccia nelle vicende di un III Reich che è uscito vittorioso dalla II Guerra Mondiale e che ora contende il mondo agli Stati Uniti, ed è ben lungi dal rubare la scena a questa interessante ipotesi di storia alternativa. Non per nulla Fatherland è diventato un best-seler apprezzatissimo; dopo aver letto "Romanitas" dubito che la trilogia concepita dalla giovane scrittrice londinese possa sortire fortuna analoga o anche solo paragonabile. Temo invece che gran parte degli appassionati del genere, come me, sull'onda della delusione ricevuta dal primo libro, si guarderanno bene dal procurarsi gli altri due, ed è un peccato perchè le nuove leve andrebbero sempre incoraggiate. Auspico dunque che Sophia McDougall si ravveda e cambi decisamente registro per i prossimi due libri. Cordiali saluti, Andrea, Milano.

» postato da Andrea Bruschi alle 15:39 del 10-04-2007

2 « ...Ma siamo anche lontani dall'eccellente lavoro di Robert Harris nel celebre Fatherland... » Veramente Fatherland è una scopiazzatura, un incrocio tra "La svastica sul sole" di Dick e "La notte dei generali" di Kirst. Da un punto di vista storico sarà anche accurato ma il suo valore letterario non è esattamente superlativo, almeno secondo me...

» postato da Maurizio Del Santo alle 08:27 del 11-04-2007

3 Romanitas l'ho appena preso e lo devo ancora leggere (spero a breve) e quindi non mi pronuncio nello specifico. Potrei però aggiungere che Fatherland, che comunque mi è piaciuto, non è esente di quegli elementi che indebolirebbero proprio Romanitas, portandolo molto di più sul versante thriller che su quello di storia alternativa (forse è per questo che è diventato un best-seller :wink: ). Ovviamente l'impianto distopico con la vittoria del Terzo Reich è ben delineato e molto presente ed essenziale per lo svolgimento, ma fa soprattutto da sfondo al resto dell'azione. Ben diverso è La Svastica sul Sole, dove l'impianto di storia alternativo serve proprio a spostare la trama e a consentire una profondità di argomento (la differenza culturale e i modelli sociali) a cui Harris non arriva e a cui non punta neanche. Non definirei però Fatherland una scopiazzatura di Dick, perché usa punti di divergenza differenti, una struttura differente etc.. Non è mica l'unico ad aver immaginato una storia mondiale differente a partire da una vittoria dei nazisti.

» postato da Otrebla alle 11:46 del 11-04-2007

4 l'urbe condita se la sono mangiata gli inglesacci cattivi ieri sera... e a giudicare da quanto gusto ci hanno messo era pure ben condita :D (acc... mi sono fatto una battuta da solo :roll: sto proprio male...)

» postato da nemo73 alle 14:06 del 11-04-2007

5 su questo libro mi sono arenato dopo una cinquantina di pagine... è noioso. ed è un peccato, perchè adoro la storia alternativa e le premesse per un buon prodotto di genere c'erano tutte

» postato da ziopippi alle 15:41 del 11-04-2007

6 «su questo libro mi sono arenato dopo una cinquantina di pagine... è noioso. ed è un peccato, perchè adoro la storia alternativa e le premesse per un buon prodotto di genere c'erano tutte» acc... ho buttato 9 e 90 nel cesso?

» postato da Otrebla alle 15:49 del 11-04-2007

7 Nel 2757 a Roma usano ancora le croci per la pena di morte? Cavoli, che fantasia :shock: Palomino.

» postato da Karl Von Thermos Palomino alle 21:43 del 11-04-2007

8 «Nel 2757 a Roma usano ancora le croci per la pena di morte? Cavoli, che fantasia :shock: Palomino.» Abbastanza ridicolo, vero ? Presuppone una società immobile, e questo spunto (un pò razzista, credo) è banale ed insostenibile, tanto da far sembrare quella vecchia puntata della TOS, con i gladiatori in diretta tv, un assoluto capolavoro... 'Storia alternativa' ? L'adoro ! Quindi penso che andrò a rileggermi... chessò... Anniversario fatale. Fatherland lo divorai, ma non era poi granché. Da fanatico di storia della seconda guerra mondiale lo trovai invero alquanto raffazzonato. 'La svastica sul sole' è molto più interessante... è ancora più approssimitivo nella ricostruzione storica, ma ha ben altre (e molteplici) chiavi di lettura. Salute e Latinum per tutti !

» postato da Kruaxi the ferengi alle 21:54 del 11-04-2007

9 « Abbastanza ridicolo, vero ? Presuppone una società immobile, e questo spunto (un pò razzista, credo) è banale ed insostenibile» In effetti tra tutte le storie alternative quella - molto gettonata in Italia, soprattutto da autori di una certa area politica - che prevede la non-caduta dell'Impero romano è la più irrealistica. Se qualcosa fosse andato diversamente la seconda guerra mondiale avrebbe anche potuto vincerla l'asse, già meno probabile che Napoleone avrebbe potuto non essere sconfitto. Ma l'idea che l'impero Romano potesse durare altri 1500 anni non ha nessuna base. L'impero romano è caduto perché era marcio e ha cominciato a marcire praticamente all'epoca di Giulio Cesare. Aveva un sistema economico che non poteva stare in piedi. Forse se un team di scienziati ed economisti del ventesimo secolo andassero con una macchina del tempo a dare un po' di consigli a Ottaviano avrebbe potuto durare qualche secolo in più, ma è una variante un po' eccessiva per un libro di storia alternativa. S*

» postato da S* alle 22:43 del 11-04-2007

10 Quando si parla di ucronie, in primis metto Occidente di Farneti....

» postato da Giorgio_ alle 09:54 del 12-04-2007

11 Ovvio che più si va indietro nella storia, maggiore è il margine di incertezza, dato che più numerosi sono gli elementi che si possono modificare a catena e quindi influire sulle differenze con la storia che conosciamo! Infatti uno degli errori che fanno i "cattivi" scrittori di storia alternativa è quello di cambiare qualcosa di importante "a monte" e poi di ri-proporre "a valle" persone e fatti troppo simili (o uguali) alla storia realmente accaduta. Di solito gli scrittori che non fanno cadere l'impero romano glissano sul problema economico e se la cavano eliminando o riducento il problema dei barbari. Fanno seguire poi un certo immobilismo politico, scientifico e culturale. Elementi "a supporto" sono che in fondo l'Impero d'Oriente è durato quasi fino al 1500 (e senza gli arabi sarebbe durato anche più) e che tra il 600 e il 1300 in Occidente c'è stata una quasi totale immobilità scientifica e culturale. Sul particolare delle croci non mi scandalizzerei più di tanto. Ci sono un sacco di elementi culturali che sono più o meno sopravvissuti fino all'epoca moderna nella nostra storia (tipo le pietre miliari, le monete, i gioielli...) Chiaro che in questo caso è usato a effetto!

» postato da Otrebla alle 11:33 del 12-04-2007

12 «Elementi "a supporto" sono che in fondo l'Impero d'Oriente è durato quasi fino al 1500 (e senza gli arabi sarebbe durato anche più) e che tra il 600 e il 1300 in Occidente c'è stata una quasi totale immobilità scientifica e culturale.» Beh, l'impero romano d'oriente nel 1500 era uno staterello ridotto alla pariferia di Costantinopoli, e già da secoli era ridotto a un'area attorno al bosforo, o nei periodi di maggior splendore a un pezzo di grecia e di turchia. E' un po' diverso dall'immaginare un impero romano che arriva fino al 2000 dC come potenza mondiale. Tra l'altro, la caduta finale è stata dovuta ai crociati, non agli arabi. S*

» postato da S* alle 12:01 del 12-04-2007

13 « Beh, l'impero romano d'oriente nel 1500 era uno staterello ridotto alla pariferia di Costantinopoli, e già da secoli era ridotto a un'area attorno al bosforo, o nei periodi di maggior splendore a un pezzo di grecia e di turchia.*» Sì. E portava fin dall'inizio con sé gli stessi problemi che avevano minato l'Impero Romano nel suo complesso. Comunque, forse perché più contenuto o perché più risparmiato dai barbari, ha avuto anche periodi di espansione non irrilevente, per poi spegnersi e agonizzare... Chissà cosa sarebbe successo se le popolazioni barbare invece di essere attirate dalla ricchezze di Roma, si fossero diretti molto più a sud... « E' un po' diverso dall'immaginare un impero romano che arriva fino al 2000 dC come potenza mondiale.*» Il problema principale (o l'assurdo principale, se vogliamo) è il mantenimento di una mega potenza mondiale romana. Ha un suo fascino, ma appunto è improbabile. Come ho detto ci sono troppe variabili in mezzo... « Tra l'altro, la caduta finale è stata dovuta ai crociati, non agli arabi.» OK, generalizzavo... dovevo riferirmi alla pressione turca...

» postato da Otrebla alle 12:33 del 12-04-2007

14 se proprio, pur immaginandosi un impero romano che non crolla, per ripararsi dalle tante incongruenze, basterebbe non voler tirare troppo la corda: una storia alternativa in cui l'impero romano è ancora bello intero e abbastanza vispo nell'anno mille (dopo cristo) ci può ancora stare. 2500 anni initerrotti di espansione, però, sono un po' tosti da digerire. certo, poi suppongo sia l'idea di poter utilizzare situazioni e strumenti moderni in un contesto romano che attira lo scrittore, più che l'idea stessa di continuazione dell'impero.

» postato da jonny lexington alle 13:03 del 12-04-2007

15 Se non altro sarebbe carino il fatto che in una New York romana invece di sentire come saluto il solito "hy" sentiremmo il romanissimo "Aho" :lol:

» postato da Giorgio_ alle 13:32 del 12-04-2007

16 «Se non altro sarebbe carino il fatto che in una New York romana invece di sentire come saluto il solito "hy" sentiremmo il romanissimo "Aho" :lol:» Ti confondi con un Americano a Roma! :lol:

» postato da Otrebla alle 14:39 del 12-04-2007

17 «Sul particolare delle croci non mi scandalizzerei più di tanto.» in effetti sono ancora molto usate... soprattutto la croce di s. andrea... :shock:

» postato da wall-tze alle 14:52 del 12-04-2007

18 L'Impero Romano e' durato fino al 1492, con la caduta di Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano. Sono circa 2000 anni dalla fondazione di Roma. Tant'e' che i turchi che conquistarono Costantinopoli chiamavano quello che noi definiamo Impero Bizantino come l'Impero dei Rum. Cioe' romani. E gli stessi bizantini erano i diretti continuatori dell'Impero Romano, anche se ellennizzato. Ovviamente dal nostro punto di vista italocentrico Roma e' caduta nel 400 e qualcosa... ma sono solo punti di vista

» postato da Rodia alle 15:06 del 12-04-2007

19 «L'Impero Romano e' durato fino al 1492, con la caduta di Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano.» sí vabbè, ma come potenza politica e culturale, non era proprio paragonabile a quello dei tempi migliori, dai. in questo libro mi pare si parli invece di un vero e proprio impero a tutto tondo. :idea:

» postato da jonny lexington alle 16:24 del 12-04-2007

20 Il libro non l'ho letto, però se bastasse "fermare" i Barbari per non fare cadere l'Impero Romano, hai voglia!! Poi, non è che un anno han detto" Bon, apriamo i rubinetti, dentro i barbari! Venghino!" E l'Impero è caduto! Io non so come ha fatto l'autore a farlo stare in piedi, considerando che: - già verso il 200 - 250 le carestie erano frequenti, l'economia era allo sfacelo, e dopo peggio: basata sugli schiavi, bisognava vincere guerre per averne altri, come conquistare uno Stato a Risiko per avere una carta, e questo non succedeva più, gli schiavi stavano finendo (e infatti saranno i cittadini che faranno poi gli schiavi, come servi della gleba, ma questa è altra storia); - il ruolo dell'Imperatore si svilisce sempre più col tempo, stare a Roma per lui vuol dire rischiare la pelle, per lungo periodo decidono vita e morte dello stesso i pretoriani (che nel 193 mettono pure all'asta il titolo di imperatore!) - dopo Marco Aurelio ci sono stati una botta di debosciati al potere, con rare eccezioni; - già nei primi due secoli dc c'è pressione alle frontiere, e si mettevano popolazioni locali come "cuscinetti"; - dal 330 o giù di lì Roma non è più capitale, ma Costantinopoli (questa come la risolve?), in Italia si preferiscono Milano e poi, + difendibile, Ravenna; - i barbari poi, spesso passano e devastano, ma spesso entrano, rompono e si stanziano, non era solo una folle cavalcata distruttiva... etc... etc....

» postato da tobanis alle 16:40 del 12-04-2007

21 «Il libro non l'ho letto, però se bastasse "fermare" i Barbari per non fare cadere l'Impero Romano, hai voglia!! Poi, non è che un anno han detto" Bon, apriamo i rubinetti, dentro i barbari! Venghino!" E l'Impero è caduto!» Il punto di divergenza è proprio tra Commodo (proprio il tipaccio del Gladiatore :wink: ) e Settimio Severo - 193 DC. Pertinace scende in campo, diventa imperatore e ci resta e.... poi lo devo leggere.... :)

» postato da Otrebla alle 16:57 del 12-04-2007

22 « - già nei primi due secoli dc ...» L'ho sempre detto che la DC è un dinosauro durato secoli!!!! :wink: :lol:

» postato da Rodia alle 17:14 del 12-04-2007

23 «« - già nei primi due secoli dc ...» L'ho sempre detto che la DC è un dinosauro durato secoli!!!! :wink: :lol:» E dopo la DC arriva la Marvel! :D OK, ok... lo so già da me!

» postato da Otrebla alle 17:17 del 12-04-2007

24 ««« - già nei primi due secoli dc ...» L'ho sempre detto che la DC è un dinosauro durato secoli!!!! :wink: :lol:» E dopo la DC arriva la Marvel! :D OK, ok... lo so già da me!» supervir vs capitan italia :shock:

» postato da ekkeppalle alle 17:21 del 12-04-2007

25 ««« - già nei primi due secoli dc ...» L'ho sempre detto che la DC è un dinosauro durato secoli!!!! :wink: :lol:» E dopo la DC arriva la Marvel! :D OK, ok... lo so già da me!» Ehm io intendevo la Democrazia Cristiana... :?

» postato da Rodia alle 18:24 del 12-04-2007

26 « Ehm io intendevo la Democrazia Cristiana... :?» :wink: Lo so, lo so e sono, purtroppo, anche abbastanza vecchio da essermela gustata in lungo e in largo! (... e forse anche dire che si stava meglio quando si stava peggio...) Comunque ho deciso di modificare il mio ordine di lettura e di iniziare il libro domenica... riparlerò di questo libro! :D

» postato da Otrebla alle 10:38 del 13-04-2007

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