INRI

Portabandiera della New Wave, corrente letteraria decisa a cambiare i canoni della fantascienza, Michael Moorcock debutta su Urania Collezione di luglio con una delle sue opere più controverse.

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Se aveste la possibilità di tornare indietro nel tempo quale sarebbe il periodo storico che vi piacerebbe visitare? Il protagonista di INRI non ha dubbi: per lui la crocefissione di Gesù Cristo è l'evento storico più significativo di tutti i tempi. La destinazione del suo cronoviaggio sarà la Palestina del primo secolo dopo Cristo. Autore eclettico e anticonformista, Micheal Moorcock ha profondamente influenzato la fantascienza e il fantasy, operando al di fuori degli schemi sia come scrittore che come editore.

 

Il romanzo proposto sul numero 102 di Urania Collezione è una delle sue prime opere, e anche una delle più dissacranti: il modo con cui Moorcock ha affrontato un tema scottante come quello delle origini del cristianesimo ha infatti scatenato roventi polemiche in passato.

 

L’autore. Michael Moorcock è nato a Londra nel 1939. Considerato uno dei massimi autori inglesi di sf e fantasy (genere cui ha dato la celebre saga Elric di Melniboné), è stato anche il direttore della rivista New Worlds e il fondatore della New Wave britannica. Tra le sue opere più celebri, il ciclo Jerry Cornelius (iniziato con Programma finale, 1969, da cui è stato tratto il film Alfa Omega il principio della fine di Robert Fuest) e il ciclo Campione eterno. A quest’ultima sequenza si possono ricondurre tanto I.N.R.I. (che ne segna l’esordio nel 1966), quanto i successivi Il corridoio nero e Il veliero dei ghiacci.

 

La quarta di copertina. Quando un uomo dei nostri tempi, intrappolato sul Golgota, urla la frase inglese "It’s a lie! It’s a lie! Let me down!" (“È falso, è falso, fatemi scendere!”), è comprensibile che i testimoni la interpretino come una distorsione dell’aramaico: "Eloi, Eloi, Lama Sabachthani". Per sapere come si sia potuti arrivare a quell’urlo, tuttavia, dovremo sbarcare in Palestina nel 28 d.C. insieme a Karl Glogauer, incontrare la setta degli Esseni e, poco dopo, niente meno che la Sacra Famiglia. Ma non è che l’inizio: poche volte la fantascienza ha prodotto un libro tanto radicale ed estremo, vincitore, nella sua versione apparsa su rivista, del premio Nebula 1967.

 

Michael Moorcock, INRI (Behold the man, 1966) traduzione di Teobaldo del Tanaro, Mondadori, collana Urania Collezione 102, pagg. 188, euro 5,50

Autore: Giampaolo Rai - Data: 18 luglio 2011 - Fonte: Urania Collezione

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Commenti

1 Preso al volo! :D Gaudio e giubilo!

» postato da Manex alle 09:43 del 18-07-2011

2 Di Moorcock ho letto solo i suoi due cicli Fantasy del Campione Eterno e La Runa Magica, ad essere sincero non mi sono piaciuti. Trovo proprio il suo modo di scrivere particolarmente indigesto... comunque essendo solo 188 pagine credo di dargli un'altra possibilità.

» postato da DiVega alle 11:23 del 18-07-2011

3 Sono a metà. Perplesso. Palomino.

» postato da KVT Palomino alle 21:51 del 18-07-2011

4 Condivido la perplessità e mi pare un tentativo di stupire fine a se stesso. Non fa opera di critica storica, ma dà per scontato che il cristianesimo sia basato su un mito. E' un'opera di antifede, che chiede una sorta di professione negativa sul fatto che Cristo non fosse quello dei Vangeli. Il che può pure sostenersi, ma darlo per verità assoluta è assurdo. Preferisco, di Moorcock, il Professor Faustaff

» postato da Marco Casetta alle 19:48 del 20-07-2011

5 «Condivido la perplessità e mi pare un tentativo di stupire fine a se stesso. Non fa opera di critica storica, ma dà per scontato che il cristianesimo sia basato su un mito. E' un'opera di antifede, che chiede una sorta di professione negativa sul fatto che Cristo non fosse quello dei Vangeli. Il che può pure sostenersi, ma darlo per verità assoluta è assurdo. Preferisco, di Moorcock, il Professor Faustaff» Guarda che è un romanzo, non un libro di storia. Un romanzo può sostenere quello che gli pare, basta che sia verosimile. De resto c'è fior fior di narrativa che racconta la storia di Gesù para para a quella del vangeli con tutto il suo corredo di misticismo: ancora più inverosimile di quella di Moorcock, no? S*

» postato da S* alle 20:12 del 20-07-2011

6 INRI l'ho letto qualche anno fa, vinse il Nebula 67 per il romanzo breve. Tra l'altro ce l'ho in un'edizione un po' rara. Questo quanto ne scrissi: "...scritto piuttosto bene, con un'idea di base interessante, punta a sesso e religione, che tirano sempre, risultando, se vogliamo, quasi pornografico in alcuni momenti e sicuramente blasfemo in molti altri. Nel complesso però un'opera discreta, non di più."

» postato da Tobanis alle 09:29 del 21-07-2011

7 " E' un'opera di antifede, che chiede una sorta di professione negativa sul fatto che Cristo non fosse quello dei Vangeli. Il che può pure sostenersi, ma darlo per verità assoluta è assurdo." Fede e antifede. Interessante: l'antifede è assurda e la fede come VERITA' assoluta è invece legittima. Ho riflettuto: è semmai l'antifede (che si può chiamare scetticismo) ad avere diritto di cittadinanza mentre è la fede ad essere "assurda" e ANTIVERITA'. Infatti è chi afferma qualcosa che deve portare LE PROVE di quanto afferma e non agli altri provare che sbaglia.

» postato da (carlo s) alle 10:17 del 21-07-2011

8 «Infatti è chi afferma qualcosa che deve portare LE PROVE di quanto afferma e non agli altri provare che sbaglia. » Be', finché si tiene le proprie convinzioni per sé e non cerca di imporle agli altri non è tenuto a portare le prove. Si chiama fede per questo. S*

» postato da S* alle 11:10 del 21-07-2011

9 «INRI l'ho letto qualche anno fa, vinse il Nebula 67 per il romanzo breve. Tra l'altro ce l'ho in un'edizione un po' rara.» Nova nr. 1, dedicato alle religioni. «Questo quanto ne scrissi: "...scritto piuttosto bene, con un'idea di base interessante, punta a sesso e religione, che tirano sempre, risultando, se vogliamo, quasi pornografico in alcuni momenti e sicuramente blasfemo in molti altri. Nel complesso però un'opera discreta, non di più."» Sul sesso non sono d'accordo, non mi pare ci siano quelle gran scene pornografiche, non credo che le esperienze con donne e uomini... e anche da solo del protagonista impressionasero più di tanto nemmeno negli anni sessanta. Blasfemo si, ma, come ha detto S*, si tratta di un romanzo, nello stesso numero di Nova c'è il racconto Strade di Seabury Quinn che è esattamente opposto a quello di Moorcock, nessuno dei due è, imho, plausibile, ma questo non è necessario per un'opera letteraria. Quanto al discreto... non lo era nemmeno il racconto, il romanzo è palloso assai.

» postato da Anacho alle 11:54 del 21-07-2011

10 Sì, l'edizione mi sa che è quella. Sul giudizio, beh, io mi ero tenuto un po' più sul diplomatico... In effetti in certi momenti è sicuramente pallosetto. Sul pornografico ("quasi pornografico, se vogliamo", ma se non vogliamo , va bene lo stesso), quando lo lessi mi diede questa impressione, dovrei rileggermelo, ma con tutto quello che ho da leggere, non ci contiamo poi molto.

» postato da Tobanis alle 12:12 del 21-07-2011

11 Non l'ho letto, non l'ho comprato, non mi "tira" per niente... ... e sembra proprio una ciofeca, da quello che scrivete...

» postato da senji alle 17:28 del 21-07-2011

12 « Sul pornografico ("quasi pornografico, se vogliamo", ma se non vogliamo , va bene lo stesso), » I subdirdir ragionano per assoluti, chi porta il rosa e il blu non può perdere tempo in inutili distinzioni... in effetti "quasi pornografico" suona bene.

» postato da Anacho alle 08:02 del 22-07-2011

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