Charles Stross: "Perché odio Star Trek"

Lo scrittore inglese ha pubblicato sul blog un intervento in cui spiega il suo punto di vista sui serial televisivi fantascientifici più recenti, nei quali ha sempre avvertito la mancanza di qualcosa. E Ron Moore lo ha aiutato a capire cosa.

Charles Stross

Charles Stross è sempre stato un tipo originale. Lo dice la sua vita, trascorsa a laurearsi in farmacia e in informatica — specialità oggettivamente difficili da vedere accoppiate nella stessa persona — e a lavorare come programmatore, autore tecnico, giornalista freelance, prima di diventare scrittore a tempo pieno. E lo dicono le sue opere: Accelerando, L'alba del disastro, Singularity Sky, Giungla di cemento, Universo distorto, e altre ancora. Tutte opere in cui il quarantacinquenne di Leeds esprime varie versioni di se stesso, nelle quali di volta in volta si dichiara seguace della teoria della singolarità, ammiratore delle atmosfere di Lovercraft e fondatore della corrente della fantascienza "mondana". Il suo sito ufficiale (www.antipope.org/charlie, un nome che lascia pochi dubbi) è totalmente controcorrente: niente foto, video, link o quant'altro, ma solo testo, ad affermare la supremazia della parola sull'immagine. Da un personaggio così è lecito aspettarsi qualunque cosa, ma stavolta Stross ha spiazzato veramente molti.

 

Infatti in un intervento pubblicato sul suo blog ufficiale nei giorni scorsi, Stross ha rivelato tutto il suo odio viscerale verso gli attuali standard televisivi in materia di fantascienza. E che di odio si tratti, in senso fantascientifico, è espresso direttamente dal titolo dell'intervento. Tutto comincia con la trasmissione nel Regno Unito del primo episodio di Star Trek: The Next Generation. Per Stross, a cui piaceva la serie classica, è odio a prima vista. La cosa continua e peggiora con gli anni: praticamente tutte le serie prodotte e trasmesse a partire dalla fine degli anni ottanta, da Babylon 5 a Star Trek: Voyager, e perfino la pluridecorata Battlestar Galactica, gli causano una repulsione quasi fisica. Per non parlare di Doctor Who... La cosa lasciava perplesso lo stesso autore, che non riusciva a trovare un motivo razionale per questo rifiuto, finché non ha letto una dichiarazione rilasciata di Ron Moore, creatore del remake di Galactica, riportata da Sci Fi Wire. E l'universo gli si è improvvisamente spalancato.

 

Nell'intervista Moore critica pesantemente l'aspetto scientifico e tecnologico della serie Trek, definendolo senza giri di parole "insignificante". Secondo Moore alla base delle sceneggiature ci sarebbe un meccanismo narrativo standardizzato che comporta l'introduzione di una qualche novità, invenzione o scoperta come elemento risolutore della trama. Per cui gli autori creano un conflitto e poi lo fanno risolvere a suon di invenzioni tecnologiche: "lo fanno risolvere" è l'espressione adatta, perché durante la scrittura gli autori trekkiani non si preoccupano minimamente di definire, anche solo di massima, quale novità tecnologica possa essere l'elemento risolutore di una trama. Si limitano a creare la trama usando termini assolutamente generici (tech) e poi passano lo script ai consulenti scientifici che sostituiscono le parole generiche con le espressioni tecniche più adeguate al contesto, e che Moore definisce technobabble. Moore sostiene di aver verificato personalmente questo modo di lavorare, e che per reazione ha voluto dare alla sua Galactica un'impronta iperrealistica.

 

Moore riproduce anche un immaginario dialogo di uno script prima dell'intervento dei consulenti:

La Forge: "Capitano, la tech è in avaria!"

Picard: "Inserisca la tech ausiliaria su quella principale."

La Forge: "Capitano, ho provato a modificare la tech ma non funziona!"

Picard: "Allora siamo condannati."

Data: "Capitano, c'è una teoria per la quale se utilizziamo questa tech su quest'altra tech..."

 

Leggendo questo articolo Stross riesce a razionalizzare ciò che fino a quel momento aveva percepito solo a livello inconscio. È indubbio che tutta la sua produzione letteraria sia basata su un concetto molto rigoroso di estrapolazione scientifica e tecnologica, in cui i termini, anche neologismi, assumono un'importanza fondamentale. Nella concezione di Stross, "la fantascienza, al suo meglio, è un'esplorazione della condizione umana in circostanze che immaginiamo possano esistere ma che non esistono al momento, sia perché non esiste la tecnologia, sia perché ci sono lacune nella nostra conoscenza dell'universo, o solo perché siamo a corto di asteroidi in rotta di collisione con il Mar del Giappone — ipotesi improbabile ma plausibile."

 

Nel suo modo di lavorare, Stross parte elaborando quella che definisce una "mappa cognitiva" culturale, creando poi personaggi coerenti con quel contesto. Il contesto culturale immaginato differisce dal nostro per conoscenze e tecnologie, e tutto ciò provoca effetti sociali diretti e indiretti. I personaggi si muovono naturalmente in questo contesto, per cui Stross cerca di pensare con la loro testa. Dopodiché crea un conflitto e prova a immaginare quali conoscenze e tecniche, tra quelle immaginate, i personaggi possono usare per risolverlo. L'approccio trekkiano è diametralmente opposto: il background culturale (inteso come sopra) è irrilevante, e fornisce solo un pretesto per una storia di interrelazioni tra i personaggi, che potrebbe svolgersi in qualunque epoca anche passata con relativamente pochi adattamenti.

 

Stross riconosce i limiti dei prodotti televisivi ai quali comunque non perdona il meccanismo di reset, per cui al termine di ogni episodio la situazione viene riportata al punto di partenza per l'episodio successivo. E i tentativi di sviluppare una continuity tra gli episodi spesso, secondo l'autore, producono risultati patetici. Questo per Stross, che concepisce la fantascienza per il suo carattere dirompente nel mostrare cambiamenti rivoluzionari, è il peccato originale di cui i serial tv sono afflitti: l'incapacità di mostrare l'evolversi della condizione umana sotto l'impulso della rivoluzione scentifica e tecnologica; l'aver rinunciato all'unica chiave di lettura possibile, relegando l'elemento di estrapolazione a mero valore simbolico. I personaggi dei serial tv sono slegati dal contesto in cui si muovono, venendo rappresentati con cliché, e questo magari solo per adeguarsi al volere dei boss televisivi di turno, di solito avversi a proporre qualcosa che si discosti da un prodotto consolidato per il pubblico medio.

 

In conclusione, la noia provata da Stross verso i serial tv è servita da spunto per una disamina sul livello della fantascienza televisiva (e aggiungiamo, anche di quella cinematografica) in rapporto alla "visione" con la quale il genere era nato. Disamina interessante anche per aver permesso di conoscere il processo creativo di uno degli autori più innovativi e fuori dagli schemi degli ultimi decenni. Sarebbe divertente se Stross si cimentasse in prima persona nella creazione di una serie sci-fi seguendo i suoi canoni creativi. Anche se molto difficilmente riuscirebbe a realizzarla.

 

(In fondo alla pagina sono riportati i link degli interventi di Stross e Moore)

Autore: Maurizio Del Santo - Data: 29 ottobre 2009 - Fonte: www.antipope.org/charlie/

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Commenti

1 BRAVO LEO!!!l l'uva e accerba,dise la volpe!!(parlavo del caro CHARLES,ovvio!)

» postato da marika valeris alle 01:51 del 29-10-2009

2 Complimenti per l'articolo. Prima che l'esercito di trekkers si abbatta come mare in tempesta a confutare, con fredda logica vulcaniana, ogni parola dello sprezzante pensiero di questo eretico, vorrei riflettere su alcuni elementi che trovo totalmente plausibili. Ora, chiunque legga questo sito ha certamente visto qualche film di fantascienza e qualche serial, credo pure che almeno per curiosità abbia letto qualche libro. Data la totale libertà espressiva degli scrittori, in qualità e quantità, posso affermare che il libro sia il tramite più idoneo ad illustrare tutte le sfumature del genere, sfumature per altro rintracciabili in altri generi cui molte volte la fantascienza si sovrappone. Ecco allora la necessità (fittizia) di suddividere la fantascienza in altri sottogeneri, ognuno con la sua particolarità specifica, il fanta western, il fanta eroico, lo steam punk, il cyber punk e così via. Film e serial sono il tentativo di riproporre le molteplici sfaccettature di un genere letterario così vasto ma con un budget ed un tempo limitati. Ovviamente i serial sci-fi devono sottostare ai limiti più grossi, devono anche fare i conti con il mercato che richiede prodotti standard che facciano leva sugli archetipi più interessanti per la maggiore massa possibile. Posti tutti questi paletti capitalistici, i serial tv sono il tentativo di portare alcuni temi della fantascienza al pubblico più vasto, con tutti i limiti che ne conseguono. Se Stross crede di aver scoperto il perchè della sensazione di insipidezza dei serial rispetto a libri e film, io affermo che la formattazione scientifica e tematica non è altro che una delle tante conseguenze dei grossi limiti alla base del prodotto seriale. Tra tutti questi limiti si possono sicuramente avere dei miglioramenti, gli stessi serial citati nell'articolo sono diversi l'uno dall'altro anche qualitativamente, ma se l'autore pretende la profondità descrittiva di un libro o la tridimensionale percezione di alcuni personaggi cinematografici allora campa cavallo... Alla fine la sua mi sembra una critica giusta, ma un pò spocchiosa, come pretendere che al fast food si mangi alta cucina.

» postato da L01CYL8 alle 03:32 del 29-10-2009

3 Esattamente. Mi meraviglio del fatto che Stross (sicuramente persona molto intelligente) non lo abbia capito subito e che abbia dovuto attendere l'imbeccata di Moore. Personalmente ho sempre criticato questo aspetto nelle serie di Star Trek, anche nei film. L'unico film di Star Trek che considero di fantascienza, e che trovo anche bello e affascinante, è il primo ("Star Trek - the motion picture"). Paradossalmente è anche quello che è invece meno amato dai fan della serie... Ah Ah :D Si potrebbe comunque estendere lo stesso discorso non solo alle serie televisive, ma anche alla cinematografia attualmente definita impropriamente "fantascienza".

» postato da Batuff alle 08:19 del 29-10-2009

4 Be', sono felice che Stross abbia scoperto tutto questo. Probabilmente i trekkies lo sapevano già da molto prima. Non è mai tardi comunque, anche per i presunti geni come lui. Sarei curioso però di vedere una serie tv di sf scritta da Stross. Anzi, no... Con ogni probabilità sarebbe incomprensibile.

» postato da Alco99 alle 08:45 del 29-10-2009

5 Insomma, Stross ha scoperto l'acqua calda. Cioè, insomma ha anche ragione. Ma una serie creata secondo i suoi desideri sarebbe incomprensibile alla maggior parte del pubblico. E non si può pretendere che gli sceneggiatori prendano master in astrofisica e sociologia per scrivere una serie. Sicuramente si può creare una serie interessante + vicina all'ideale di Stross, ma sicuramente non sarà mai come vorrebbe lui.

» postato da cpt. Malcom Reynolds alle 09:15 del 29-10-2009

6 Premesso che più o meno stimo Stross e che non sono certo un fanatico di Star Trek, che ho criticato in vari modi io stesso; a mio avviso l'opinione espressa da Stross è una stupidaggine. Ovvio che nella realizzazione di una serie esistano degli schemi. È una serie. Non altrettanto ovvio il fatto che tutto si riduca agli schemi stessi e che gli autori non li superino mai. Basta guardare TNG per rendersene conto, ci sono certamente decine di episodi inutili ma ci sono altrettanti, probabilmente di più, episodi che non hanno nulla da invidiare alla fantascienza letteraria. Lo stesso ovviamente vale in misura minore o anche maggiore (pensando a B5) anche per altre serie. Non sto neanche a spiegare perché o a fare esempi, credo che più o meno chiunque li abbia visti sappia di cosa parlo. Quanto i personaggi siano cliché dipende evidentemente dalla qualità della scrittura e dalla qualità dell'attore. Non è un problema che vale solo per la tv, anzi vale anche per la narrativa. Sostenere che un mezzo espressivo è "peggio" è un'affermazione stupida e obsoleta. Può essere "brutto" un episodio o una serie, non può essere "brutta" tutta la fiction televisiva. Altrimenti si ricade nel modo di ragionare che cerchiamo di scrollarci di dosso da decenni: "la fantascienza è frivola", "i fumetti sono per bambini" e così via. Gli scopi della sf: ognuno può avere le sue idee su quale possa essere il modo più interessante di utilizzare la fantascienza, ma bisogna rendersi conto e accettare il fatto che è fantascienza tanto "Il pianeta gigante" di Jack Vance quanto "Permutation City" di Greg Egan. Non può essere Stross a stabilire cosa è o cosa debba essere la fantascienza. Alla fine, lo scopo è quello di ottenere opere letterarie di valore, non di insegnare la scienza. S*

» postato da S* alle 10:06 del 29-10-2009

7 Nel suo modo di lavorare, Stross parte elaborando quella che definisce una "mappa cognitiva" culturale, creando poi personaggi coerenti con quel contesto. Il contesto culturale immaginato differisce dal nostro per conoscenze e tecnologie, e tutto ciò provoca effetti sociali diretti e indiretti. I personaggi si muovono naturalmente in questo contesto, per cui Stross cerca di pensare con la loro testa. Dopodiché crea un conflitto e prova a immaginare quali conoscenze e tecniche, tra quelle immaginate, i personaggi possono usare per risolverlo. Quoto in pieno, era ciò che faceva Dick, ma questa considerazione non necessità in sè della verisimiglianza o della plausibilità, tutt'altro! Il meccanismo funziona proprio nel momento in cui si crea un contesto di riferimento, una mappa cognitiva, fortemente lontana da quella in cui il lettore è inserito. Vedi a tal proposito il buon Saramago (Cecità). Saluti. Alex

» postato da (Alex Tonelli) alle 10:37 del 29-10-2009

8 É vero che le trame spesso vengono risolte in maniera semplicistica con questi meccanismi, che risultano spesso artificiali, come se di fronte al pericolo e all'ignoto tutti i personaggi fossero superuomini. Ma quella é la superficie. La fantascienza, da che mondo é mondo, non é la stessa cosa di un giallo o di un thriller. La trama non é tutto. Anzi la trama é addirittura secondaria. Quello che conta nella fantascienza é presentare un mondo diverso, affrontare tematiche di grande spessore in un contesto metaforico. Parliamoci chiaro, Blade Runner é un capolavoro, ma la trama é una trama ordinaria. Sono l'insieme di sensazioni visive e uditive, il pathos che si ha con i personaggi, umani e macchine, il complesso del film che lo rende straordinario. Ok, é un film, non una serie, ma il discorso é lo stesso per TNG, DS9 e tutte le altre. Le trame e gli episodi sono un espediente per portare lo spettatore in un mondo diverso, per fargli affrontare temi importanti, e per divertirlo. Se LaForge dovesse spendere un mese a risolvere equazioni per stabilizzare il nucleo di curvatura, spegneremmo la tv.

» postato da quelarion alle 10:44 del 29-10-2009

9 Mi considero un fan di Star Trek (ma non a livelli maniacali) e posso essere d'accordo con lui che alcune serie televisive degli anni 80 avevano delle grosse pecche. E non lo dico con il senno del poi: già ai tempi il fatto che non ci fosse continuità tra una puntata e l'altra era mi era dannatamente seccante. Sono felice che nelle serie Trek da lui odiate non ci siano DS9 o Enterprise che, specialmente la prima, mi sono piaciute tantissimo. Voyager merita di essere odiata solo per l'idizia del suo capitano, mentre Next Generation ha avuto i suoi alti e bassi, ma non mi sembrava proprio da buttare. Di contro la serie classica non mi è mai piaciuta :|. Concordo inoltre che i "movies" non sono mai stati molto all'altezza della serie, a parte il secondo che, a mio avviso, mixa una serie di elementi che lo rendono un gran bel film. Mi stupisce poi che la sua critica maggiore sia "Le puntate ruotano sulla tecnologia!": forse che in una serie fantasy non ruoti tutto (o molto) intorno alla magia? My2cent

» postato da (dedalus ) alle 12:00 del 29-10-2009

10 Leggendo nell'articolo il modo in cui Stross intende la fantascienza e come la realizza o realizzerebbe, un empito mi sgorga dal profondo del cuore, un subitaneo grido: che palle! :wink: Mi pare si perda di vista che un genere debba essere anche intrattenimento e anche letteratura. Cosi' come credo che a scuola il prof migliore o almeno piu' efficace sia quello che non solo spiega bene i concetti, ma sa suggerire idee anche sotto forma di emozioni. Se il tutto e' progettato a tavolino a priori, imho non funziona. Alcune serie o telefilm possono essere costruite con schemi di una ingenuita' e rozzezza incredibile. Alcuni libri possono essere cesellati su fini temi scientifici senza trascurare un dettaglio. (Fatte salve le diversita' insite nei mezzi espressivi, come si diceva). Ma la verita', o almeno, il miglior equilibrio che si possa pretendere, sta da qualche parte nel mezzo. E non esiste una sola ricetta. Come dice S*, si va da Vance a Egan, ma e' tutta fs. Se parliamo di cucina, puo' esserci il panino perfetto come il piatto francese iperraffinato. Ma entrambi hanno diritto di cittadinanza nel loro contesto. Per me esiste una parola magica, se il tutto, il meccanismo, "funziona". Se interessa e coinvolge il lettore/spettatore, se gli trasmette qualcosa che abbia comunque a che fare con la scienza (comprendendo anche le scienze soft oltre quelle hard) e gli scenari ipotetici tipici del genere, se in qualche modo lo affascina. Puo' funzionare piu' o meno sulla base di teorie scientifiche plausibili, mettendole al centro di tutto, puo' funzionare su emozioni, speranze, paure, intensita' dei personaggi, scenari riconoscibili e apprezzati, o quel che si vuole, con mescolanza equilibrata o prevalenza di qualche ingrediente. Ma se la fs senza buone idee non e' fs, le idee senza una appropriata alchimia non sono narrativa. A me questa cosa di pesare tutto col bilancino prima di scrivere mi causa una leggera nausea, sia come scrittrice sia come lettrice. Poi magari per altri non e' cosi'. Rispetto tutti i punti di vista, per carita' :roll:

» postato da dued alle 12:28 del 29-10-2009

11 quoto totalmente dued! :D

» postato da leo lorusso alle 12:48 del 29-10-2009

12 Spalla: "Deve trattarsi di una distorsione pan-dimensionale nel nucleo quantistico...." Eroe: "Fermo lì! Basta con questa paccottaglia da nerd secchioni! dimmi solo dove devo colpire!" Spalla: "Ecco... lì." BOOOOOOMMMMM!!!! Il pubblico applaude gratificato. :P

» postato da Batuff alle 13:08 del 29-10-2009

13 E poi anche i libri di Stross hanno delle lacune sul piano scientifico... spiega come caricare le aragoste nel cyberspazio, ma non come si fa l'upload della maionese.

» postato da EspressioneRegolare alle 14:18 del 29-10-2009

14 evabbè sono gusti, TNG non gli piace perchè usa del linguaggio pseudoscientifico e perchè a ogni puntata si fa reset. OK! Ma allora perchè gli piace la serie classica????

» postato da EliosPeppe alle 14:24 del 29-10-2009

15 Innanzitutto mi complimento per l'articolo: davvero interessante. Su Stross. Forse non ha messo in conto un piccolo particolare: i tempi letterari e quelli televisivi sono decisamente diversi. Tutto ciò che un forte lettore può trovare esplicato, sviscerato, raccontato nei minimi dettagli, o con una determinata struttura narrativa in un libro, in una serie televisiva difficilmente potrebbe essere adattato fedelmente. La nostra immaginazione, la capacità di immedesimarci in uno o più personaggi o di vivere una storia che stiamo leggendo, ricreandola nella nostra mente, è decisamente più forte, più viva rispetto a quanto proviamo davanti a uno schermo quando guardiamo una serie di Fantascienza. Con la mente siamo costretti a riprodurre a modo nostro, in mancanza di un riscontro visivo, quanto leggiamo. I nostri occhi invece ci danno un riscontro immediato e più diretto della storia che vediamo proposta sullo schermo. Questo è un dato di fatto che Stross sottovaluta. Per cui è vero: la "mappa cognitivo culturale" di cui parla Stross può essere un modo migliore da proporre per la Fantascienza letteraria e può essere riprodotta benissimo anche in una serie, ma non è detto che funzioni. Non è detto che aderisca fedelmente o in modo convincente alla serie televisiva, perchè decisamente diversi sono i tempi, l'approcio mentale del fruitore e il contenitore in cui raccontare una o più storie legate alla Fantascienza. Infine non ho mai creduto nelle formule magiche per costruire una sceneggiatura o una storia perfetta. Semplicemente non esistono e non sono sinonimo di successo o di perfezione. Stross fa riferimento al "technobabble" spiegato da Moore come punto di partenza per una riflessione critica nei confronti della serialità fantascientifica. In sè le dichiarazioni di Moore (che proviene dal mondo di Star Trek Tng e da Ds9) sono semplici dichiarazioni riguardanti un modo di proporre Fantascienza discutibile e ancorato al passato come quello trekkiano. Ci può stare che si abbiano posizioni diverse su quale sia il modo più convincente o originale di fare Fantascienza in televisione. Moore con Bsg ha proposto il suo. E' sempre successo e sempre succederà. Quello che non capisce Stross è che i tempi cambiano e che per la televisione questo è un elemento fondamentale. 10 anni fa il modello trekkiano era quello più convincente e che andava per la maggiore, con la sola eccezione di Babylon V, tant'è che serie come Stargate, Farscape, Andromeda ed altre ci hanno campato a sbafo per anni. Attualmente non è più proponibile, perchè superato e perchè serie come Bsg hanno ridefinito il modo di proporre e di raccontare la Fantascienza televisiva. In futuro accadrà lo stesso. Quindi affermare che la struttura narrativa, in base alla quale Stross immagina una Fantascienza perfetta, sia il santo graal per costruire un libro o una serie televisiva convincente, si rivela nient'altro che un'ipotesi tutta da verificare che non tiene in minima considerazione un fattore fondamentale tanto in un libro quanto in una serie: il tempo. Forse Stross dovrebbe rileggersi i suoi libri e precisamente il primo e l'ultimo che ha scritto e applicare su di essi il suo teorema. Scoprirebbe che il primo Stross è molto diverso dall'ultimo Stross e forse sarebbe costretto a odiare se stesso, perchè specchio speculare dei cambiamenti dovuti al tempo da cui nemmeno lui e il suo modo di lavorare sono immuni.

» postato da Kobol77 alle 15:38 del 29-10-2009

16 Certo. Moore se la prende con Star Trek per le "tecnobabble" mentre lui, dall'alto della sua bravura chiude BSG con dio e gli angeli.

» postato da Fabrizius alle 16:46 del 29-10-2009

17 «Certo. Moore se la prende con Star Trek per le "tecnobabble" mentre lui, dall'alto della sua bravura chiude BSG con dio e gli angeli.» Non era questo il senso del suo discorso. Non ha proposto uno Star Trek vs Galactica, come dici tu, ma ha semplicemente proposto qualcosa di diverso da quel mondo di cui ha fatto parte per diversi anni, altrimenti avremmo visto in tv una serie fantoccio di Star Trek e fortunatamente non è andata così. Sei tu che la butti in polemica, non lui. Alcuni schemi narrativi li ha ritenuti superati o meglio non riproponibili e ha deciso di proporre qualcosa di diverso. Tutto qui. Poi che Stross se ne serva per la sua polemica personale contro la Fantascienza televisiva è un altro paio di maniche. P.S. A me Dio e gli angeli sono piaciuti come mi piacevano Sisko e i Pa' wraiths.

» postato da Kobol77 alle 16:53 del 29-10-2009

18 Io credo che quello di Stross sia UNO dei modi per "fare" (uso volutamente questo verbo così generico) fantascienza, ma non IL modo per fare fantascienza. Peraltro, il suo modo incontrerebbe non pochi problemi se applicato alle serie televisive, proprio per la differenza tra libri e serie televisive. Non posso poi fare a meno di provare una certa tristezza quando sento criticare, da parte di chi frequenta (in questo caso,addirittura di chi scrive!) la scifi, una certa parte della scifi perchè non sufficientemente adeguata ai suoi standard. Chissà perchè, ma l'immagine che mi viene in mente è quella del parvenu che critica il mondo dal quale proviene...Ma come? Non dovrebbe essere l'apertura mentale la cifra dominante della scifi?Sigh...

» postato da Manuele alle 17:03 del 29-10-2009

19 « Ma allora perchè gli piace la serie classica????» per le uniformi con le minigonne? :lol:

» postato da Jirel alle 17:15 del 29-10-2009

20 Intanto grazie per l'interessante articolo. Imho Stross dice... strossate, lasciatemelo dire. 1) Intanto trascura la bellezza di tantissimi episodi di TNG e delle altre serie denigrate, episodi che spesso prescindono completamente da qualsiasi invenzione tecnologia e tecnobubble 2) in secondo luogo Stross trascura che Star Trek si basa su solidissime connotazioni tecniche e scientifiche. La tessa terminologia non è usata a caso ma è il frutto di conoscenze anche avanzate e di speculazioni credibili, anche se spesso, ovviamente, "di frontiera". Certo il teletrasporto non esisterà mai, però questa invenzione (scenica e narrativa) si basa su principi teorici che hanno senso e che, soprattutto, la serie in linea di massima rispetta dall'inizio alla fine. La COERENZA (anche tecnico-scientifica) di Star Trek e delle sue varie incarnazioni è uno dei motivi forti della saga, e ovviamente Stross lo ignora (fa finta di ignorarlo). Poi, certo, la fantascienza è figlia del suo tempo, e tende ad invecchiare velocemente (compresi certi meccanismi narrativi e certe soluzioni). Ma demolire Star Trek su quello che è in realtà uno dei suoi motivi di forza (la coerenza tecnologica e la verosimiglianza scientifica) è paradossale. Poi si dovrebbe far notare a Stross che questi aspetti sono del tutto estranei all'ultimo episodio cinematografico (e infatti è grave), un fuggi fuggi in cui il teletrasporto è un gadget come tanti, che c'è perché ci deve essere, l'Enterprise quasi non la vediamo, e la sala macchine un macello senza senso, eccetera eccetera. Questo dìaltra parte succede quando fai fare Star Trek a gente che (orgogliosamente) NCUCDST, Stross sarà contento. 3) Moore, pure lui, ha certe uscite che fanno cadere le braccia, e sono sempre più convinto che questo sia uno degli uomini-SF più sopravvalutati di sempre (nonostante io ritenga superlativo il suo lavoro su DS9, meno quello fatto per Galactica). Critica il tecno-bla bla di Star Trek e, quanto alla tecnologia in Galactica, dice di aver optato per una scelta iperrealistica. ROTFL!, non hai fatto una scelta iperrealistica, non hai fatto alcuna scelta, hai solo IGNORATO completamente la questione, è una cosa diversa! "Galactica" se ne sbatte in maniera quasi ridicola di ogni risvolto tecnico, scientifico e tecnologico. Le cose funzionano e basta, e proprio lui rimprovera il complesso lavoro che c'è dietro Star Trek?! Certo a volte si esagerava, però c'è un motivo se le navi di ST hanno quella forma, mi meraviglia che uno scrittore che ha lavorato anche a ST disimpari così presto. E in ogni caso, come fa notare giustamente qualcuno, meglio un po' di tecno-bla bla del patetico misticismo e della filosofia superficialissima che ammorba troppa parte di Galactica (e che imho ha ingannato molti). Vabbe', so' ragazzi. R.

» postato da (Roberto ) alle 19:42 del 29-10-2009

21 « «Moore, pure lui, ha certe uscite che fanno cadere le braccia......Critica il tecno-bla bla di Star Trek» Aridaje!. L'intervista a Moore l'ho letta tempo fa. Non critica nulla dice solo che la struttura narrativa che anche lui usava quando era a Star Trek non la voleva riproporre col Galactica. Voleva realizzare qualcosa di nuovo, affrancandosi da certi schemi propri del mondo trekkiano. "Galactica" se ne sbatte in maniera quasi ridicola di ogni risvolto tecnico, scientifico e tecnologico. Le cose funzionano e basta, E meno male che è andata così!.

» postato da Kobol77 alle 20:01 del 29-10-2009

22 in particolare: «Premesso che più o meno stimo Stross e che non sono certo un fanatico di Star Trek, che ho criticato in vari modi io stesso; a mio avviso l'opinione espressa da Stross è una stupidaggine. S*» «Leggendo nell'articolo il modo in cui Stross intende la fantascienza e come la realizza o realizzerebbe, un empito mi sgorga dal profondo del cuore, un subitaneo grido: che palle! :wink: » mi chiedo come sia possibile che affermiate questo. forse non ho capito bene le vostre posizioni o meglio la sfumatura della vostra posizione. oppure forse non ho capito la posizione di stross. vediamo di capirci? vorrei introdurre un termine molto preciso: prodotto della mente. stross afferma che nella scrittura su video o su pagina non puoi far risolvere un prodotto della mente semplicemente da un carattere esotico e misterico assolutamente inspiegabile che piove dall'alto senza ritegno come fosse una provvidenza divina che comanda gli eventi. stross afferma che prima costruisce un "mondo" e poi su tale background particolare e fantasioso in quanto fantascientifico, costruisce trame ed eventi, relazioni tra personaggi e risvolti possibili. è assolutamente giusto per definire un prodotto di qualità, poi se si vuole guardare qualcosa di trash e non fare simili riflessioni...bhe non vedo dove sia il crimine. alle volte non si ha voglia di riflettere molto giusto? io penso che sia non in parte, ma assolutamente giusto quello ceh dice stross. non aspettare che ci sia il congegno alfa a risolvere la situazione. posso fare umilmente un esempio di traccia narrativa affrontata da entrambe le posizioni? siete in viaggio. finite la benzina. siete a piedi in mezzo ad una strada in un deserto. che fate? soluzione "trekk-punto di vista stross": aprite il bagagliaio e collegate al pannello solare del tettino della vostra automobile il translocatore neutronico in grado di accelerare la struttura atomica della sabbia e trasmutarla in idrocarburi. da li producete qualche litro di carburante che vi posta alla successiva stazione di servizio presto invasa dai borg. soluzione "stross-stross": iniziate a camminare per il deserto dove sapete per certo, perchè era stato detto in precedenza nell'esposizione del mondo, esserci numerosi pozzi di petrolio robotizzati. con un falso ID hakkerate una pompa (non un pozzo) e ne rubate del carburante. poco prima di ripartire arrivano i borg che vedete attaccare una qualche località qualche kilometro davanti a voi. procedete per scoprire che è accaduto. nulla vieta di inserire elementi di intrattenimento in entrambe le soluzioni. considerare la serietà come esclusiva dell'intrattenimento è un errore sia che lo faccia stross che lo facciano altri nel considerare certe posizioni contrapposte.

» postato da _Kaos_ alle 18:50 del 30-10-2009

23 Neanche a me piace la TNG, di tutte le serie trek successive all'originale mi ha appassionato solo DS9. Ma i motivi dell'avversione di Stross mi appaiono poco condivisibili.

» postato da . alle 19:00 del 30-10-2009

24 beh, pero' ad es firefly mi pareva molto poco criticabile secondo il metro di stross, e anche io ho finito coll'abbandonare st per motivi analoghi ai suoi

» postato da tzenobite alle 20:18 del 30-10-2009

25 «stross afferma che nella scrittura su video o su pagina non puoi far risolvere un prodotto della mente semplicemente da un carattere esotico e misterico assolutamente inspiegabile che piove dall'alto senza ritegno come fosse una provvidenza divina che comanda gli eventi. stross afferma che prima costruisce un "mondo" e poi su tale background particolare e fantasioso in quanto fantascientifico, costruisce trame ed eventi, relazioni tra personaggi e risvolti possibili.» Il concetto è giusto; ciò che è sbagliato è attribuirgli un'importanza primaria. Ci sono diversi tipi di storie e gli elementi importanti non sono sempre gli stessi. Se risolvi a quel modo un giallo ti sputano in un occhio, perché tutto è basato sulla soluzione del problema e lo fai in modo disonesto. Ma il punto di Star Trek non è mai la crisi che viene risolta in questo modo; in generale, il punto è il problema - umano, filosofico, sociale, logico, psicologico a seconda della puntata - che viene messo in luce dalla crisi. Per fare un esempio noto a tutti, "Uccidere per amore", scritto tra l'altro da uno scrittore di fantascienza a cui Stross non arriva nemmeno all'altezza delle suole delle scarpe (quindi è poco meno alto di lui), Harlan Ellison, non frega nulla all'autore come viaggiano nel tempo, come si risistema l'universo, o come viene risolta la situazione. Quello che gli importa è mettere in campo il problema che deve affrontare Kirk, che deve uccidere la donna che ama per salvare l'universo. Buttiamo via "Uccidere per amore" perché non viene spiegata la base fisica del viaggio nel tempo? Non credo. S*

» postato da S* alle 21:42 del 30-10-2009

26 Maurizio Del Santo ha scritto: "Il suo sito ufficiale (www.antipope.org/charlie, un nome che lascia pochi dubbi)..." Un nome che lascia pochi dubbi solo a chi legge superficialmente e con troppa rapidità. Leggendo meglio, invece, si scopre che... (no, non voglio toglierti il gusto della scoperta proveniente dalla semplice lettura). "Abbi dubbi", cantava quel tale...

» postato da Alessandro Vannini alle 00:33 del 31-10-2009

27 ma uccidere per amore è proprio l'esempio opposto alla più dominante filosofia trek. sono d'accordo nel considerare sbagliato dare un'importanza unica all'aspetto futuribile, ma non sono d'accordo nel relegarlo in secondo piano. ho capito cosa dici ed è vero che in ogni serie trek l'elemento narrativo dominante è il risvolto - umano, filosofico, sociale, logico, psicologico a seconda della puntata - e ammetto che erano puntate che seguivo in modo appassionante, ma devi anche ammettere che quello non era per nulla l'elemento dominante della fantascienza di star trek. le problematiche umane, filosofiche, sociali, logiche, psicologiche a seconda della puntate erano per lo più sulla base del presente della scrittura non del futuro. in definitiva se questi problemi venissero affrontati sull'enterprise o sull'orient express potrebbe non cambiare nulla, solo l'ambiente. mentre l'ideale fantascientifico di stross presuppone un più denso coinvolgimento di una fantascienza a tutto tondo, che non si limita alla stravaganza della prima direttiva e del fatto che non esistono soldi. casi particolari trall'altro che sono spesso frutto di polemica in quanto spesso nel corso delle puntate sono fatti che si contraddicono. e perchè si contraddicono? perchè non sono affrontati con solidità, bensì vengono usati (superficialmente?) come elementi esotici. ma la disperazione di stross non la capisco, come diceva tzeno ce ne sono di serie che ci regalano un livello maggiore di veridicità. stare trek la devi prendere quasi come una favola a tratti o come un mondo apparte.

» postato da _Kaos_ alle 01:35 del 31-10-2009

28 «Maurizio Del Santo ha scritto: "Il suo sito ufficiale (www.antipope.org/charlie, un nome che lascia pochi dubbi)..." Un nome che lascia pochi dubbi solo a chi legge superficialmente e con troppa rapidità. Leggendo meglio, invece, si scopre che... (no, non voglio toglierti il gusto della scoperta proveniente dalla semplice lettura). "Abbi dubbi", cantava quel tale...» Lo so a cosa ti riferisci, tanto che all'interno del sito il nome diventa autopope, l'avevo notato. Però secondo me il nome (sbagliato) del sito curiosamente è indicativo della personalità di Stross, che è uno a cui piace dire la sua a dispetto di tutti, andare contro i "dogmi" della scienza e fantascienza scatenando discussioni, come dimostra questo thread. Che poi abbia ragione o torto, e che possa piacere o meno è un altro discorso. Certo che iscriversi apposta a un forum per non commentare gli articoli nel merito, questo sì che mi lascia molti dubbi... :shock:

» postato da Maurizio Del Santo alle 02:14 del 31-10-2009

29 Forse il signor STROUSS,pensa che tutti sono così intelligenti di capire dati tecnologici!Quindì secondo lui,il TNG,e troppo tec.e questi tec.non sono spiegati bene:perchè sono così,e perchè fanno così! :twisted: Ecco,io lo so che ENT,viaggia alla velocità superiore alla luce chiamata warp-in un certo senso lo so come funziona-ma secondo lui si potrebbe spiegare questo,ai parametri di astrofisica moderni?dentro un telefilm?ma per chi ci ha pressi?a me piace l'astrofisica e ho letto qualcosina,ma non ho capito un accidente!Noi giovani siamo più "tecnologizati"e siamo usciti fuori nel mondo;ma andate a spiegare al mio padre il perchè del warp! :shock: A lui piace STAR TREK,perchè e ST,e basta non e interessato ai vari tec.lo guarda gli piace e basta! spiegare qualcosa alla gente comune,che vuole vedere solo un buon telefilm,e non e interessata ai vari campi della tecnologia,e come spiegare ad un inquisitore che e la videocamera! :lol: anche se gli spieghi come funziona,alla fine ti bruccerà sul rogo perchè sei una strega! :lol: Qualle telespettatore starebbe davanti a tv a guardare PICARD e GEORDI impegnati a spiegare come funziona (o come potrebbe funzionare)un motore a curvatura o il teletrasporto! :twisted: la televisione adesso vuole ascolti grandi,ma se facese u telefilm così come vuole lui,anrebbe in falimento! :twisted: :lol:

» postato da marika valeris alle 19:14 del 31-10-2009

30 « Per fare un esempio noto a tutti, "Uccidere per amore", scritto tra l'altro da uno scrittore di fantascienza a cui Stross non arriva nemmeno all'altezza delle suole delle scarpe (quindi è poco meno alto di lui), Harlan Ellison, non frega nulla all'autore come viaggiano nel tempo, come si risistema l'universo, o come viene risolta la situazione. Quello che gli importa è mettere in campo il problema che deve affrontare Kirk, che deve uccidere la donna che ama per salvare l'universo. Buttiamo via "Uccidere per amore" perché non viene spiegata la base fisica del viaggio nel tempo? Non credo. S*» Se ci pensi una storia del genere (non ho visto la puntata, cito quello che ho capito da quello che hai scritto) è proprio quello che Stross definirebbe buona fantascienza. Una storia in cui l'aspetto fantastico (i viaggi nel tempo) porta ad una situazione umana del tutto inedita ed estrema, coerente con le ipotesi iniziali fantascientifiche (la possibilità di viaggiare nel tempo). Non sarebbe possibile trasporre questa storia in un contesto non fantascientifico. Credo che qui ci sia un equivoco. Quello che Stross critica non è tanto il fatto che per poter parlare fantascienza si debba spiegare il meccanismo del viaggio nel tempo in maniera scientificamente verosimile (sarebbe opportuno perché ridurrebbe lo sforzo della suspension of unbelief, ma non è strattamente necessario). Quello che Stross critica è l'arbitrarietà di alcune soluzioni tipo Deus Ex Machina e il fatto che la storia sia "sostanzialmente ordinaria", ossia facilmente trasferibile a situazioni non fantascientifiche. In tal caso l'ipotesi fantascientifica iniziale è solo un pretesto. E' solo estetica e non sostanza. Devo dire che pustroppo con Star Trek questa ultima situazione non è molto rara... Ma questa ovviamente è IMHO. Se l'ipotesi iniziale del mondo letterario è che siano possibile i viaggi nel tempo (anche se scientificamente sono impossibili) va benissimo lo stesso. Siamo nell'eccitante mondo del what if. E' un'ipotesi iniziale, che può essere più o meno azzeccata, più o meno pregna di risvolti interessanti. L'importante è però mantenere una storia che sia coerente con queste ipotesi, altrimenti essa rimane solo un pretesto inutile. L'aspetto affascinate della fantascienza è che da queste ipotesi (ad esempio viaggi nel tempo) possano poi scaturire situazioni inedite che altri generi letterari non possono prevedere.

» postato da Batuff alle 22:10 del 31-10-2009

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