Il quinto principio

Vittorio Catani, Il quinto principio - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania Speciale - 2009 - pagine 546 - prezzo 5,50 euro - giudizio: ottimo

Alcuni scrittori prediligono scrivere romanzi, altri trovano più consona la dimensione del racconto, Vittorio Catani rientra senza dubbio  tra questi ultimi, una lunga carriera costellata di ottimi racconti, un solo romanzo di fantascienza, Gli universi di Moras, peraltro vincitore del primo Premio Urania, e un'incursione nel mainstream con Dimenticare Alessia.

Non può quindi passare inosservata la pubblicazione di Il quinto principio, romanzo che supera tranquillamente le cinquecento pagine, decisamente lontano dal concetto di racconto.

 

L'anno è il 2043, in poco più di trenta anni la Terra è enormemente cambiata, la tecnologia ha messo a disposizione chip cerebrali (la "pem", una protesi che permette comunicazioni quasi telepatiche), tute potenziate e aeromobili, ma la società si sta degradando sempre più, la schiavitù ha fatto ritorno anche nei paesi occidentali, una gran parte della popolazione vive un'esistenza miserevole, dominata da un'aristocrazia che si cela nell'ombra, manovrando enormi masse di denaro e decidendo il destino delle masse.

Moreno, detto Codino, non immagina che la sua giornata sarà molto diversa dalle altre, sperimenterà un nuovo, incredibile fenomeno, l'ultima esperienza della sua vita.

Anche per Alex Brandon Pantega, uno dei tanti, anonimi, abitanti di Uny, Underground New York, questa giornata sarà diversa: scopre che la sua identità potrebbe essere un falso, creato da lui stesso per sfuggire al governo, che considera una sua scoperta, l'enigmatico Quinto Principio, come potenzialmente molto pericolosa.

Yarin Radeanu è impegnato in una operazione finanziaria colossale, l'acquisto dell'Antartide, e decide di chiamare una sua vecchia fiamma, che ora è l'amante del suo principale avversario.

Anche Manu Ramondi riallaccia un vecchio rapporto, Laurì ritorna da lui, per chiedergli di risolvere uno strano problema e il giovane, che non ha mai smesso di amarla, cerca subito di indurla a lasciare il marito, mossa pericolosa, considerando che si tratta del ricchissimo e senza scrupoli Yarin.

Per vincere la noia Yanko e i suoi amici lasciano Norimberga per assistere da vicino al disastro che ha sconvolto l'Africa, in poche ore un potente skycar li porta a destinazione, ma il turismo della catastrofe sarà più pericoloso del previsto.

La missione di Mait Bruklenajs è pericolosa, ma quando si fa parte degli Irragionevoli, la composita e variegata galassia che si oppone al potere, la vita non è certo semplice,ma è una battaglia che vale la pena combattere.

I destini dei diversi personaggi si dipanano in una storia corale, un immenso arazzo deve i fili, apparentemente slegati, lentamente si riuniscono per dare il senso dell'inquietante futuro immaginato da Catani.

Inizialmente disastri grandi e piccoli, strani avvenimenti e fenomeni inspiegabili vengono nascosti o ignorati, dopotutto "strani fatti accadono altrove", ma poco a poco la portata della minaccia globale si fa evidente, quale sarà il destino del mondo?

 

E' evidente il lungo lavoro di preparazione che sta dietro a Il quinto principio, tuttavia qualche sforbiciata sarebbe stata benvenuta, un esempio per tutti la lunga parte dedicata a Bretton Woods.

Alcune parti tutto sommato inutili e la struttura corale scelta da Catani rendono la lettura abbastanza impegnativa: prima che tutti i fili si riuniscano bisogna infatti attendere parecchio, d'altra parte la grandiosità dello scenario giustifica la scelta compiuta.

La cosa che più mi è piaciuta di questo romanzo è proprio l'allargarsi della prospettiva, che da diverse vicende, più o meno banali, arriva a conclusioni che riguardano il futuro stesso dell'umanità, e sconvolgono tutto quello che si pensava di sapere sulla natura dell'universo.

Ho inoltre apprezzato il fatto che Catani abbia distribuito alcune gustose citazioni fantascientifiche, la città di Diaspar e il gruppo anarchico che si è dato il nome "Gli Irragionevoli" richiamano opere care al cuore degli appassionati.

Notevole la proiezione delle tendenze in atto nella nostra società, esasperate nei trenta e passa anni che ci dividono dal 2043, personalmente credo, o forse mi illudo, che nessuno vorrebbe mettersi una pem in testa, o che la schiavitù venga ufficializzata, ma queste e altre ipotesi danno a Il quinto principio un sapore particolare, come qualcosa che potrebbe accadere.

Un romanzo che non piacerà a tutti, un'opera granitica ma anche il parto di una mente eccezionale, un romanzo che potrebbe facilmente catturarvi e non lasciarvi sino all'ultima pagina.

Autore: Giampaolo Rai - Data: 25 dicembre 2009

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Commenti

1 Di sicuro il romanzo di Vikk chiede al lettore qualcosa di più di un'attenzione superficiale e i riferimenti sono tanti che può succedere di perdersi. Tornare indietro. Rileggere. Io l'ho fatto, lo feci anche con la Recherche di Proust, e allora? Il Quinto principio lo merita: è opera di certo impegnativa, ma soprattutto ricca; ricca per ambientazione, prospettiva, respiro, teorie scientifiche, come dire, una "summa" che ci dice molto sia dell'autore, sia di quello che potrebbe essere un futuro possibile, non necessariamente "il futuro". Insomma, è un romanzo di vera fantascienza, come non ne leggevo da tempo, forse dall'ultimo di Lanfranco Fabriani, se proprio vogliamo trovare un collegamento, peraltro abbastanza relativo, di "scuola italiana della sf". Si parva licet, ovviamente. :-) Critiche da fare, tutto sommato non ne ho: la lunghezza del romanzo può mettere paura, certo, e così pure lo stile, il passo impegnativo, queste storie parallele tutte così dense, attendere che si intersechino. In realtà di romanzi "corali" ne abbiamo letti e ne leggiamo, questo ci mette in soggezione perché sappiamo quanta fatica sia costato e quanto di un nostro caro amico ci sia dentro. Difficile dunque astrarsi e dire, questo mi è piaciuto, questo meno. Io ho amato da impazzire proprio quelle parti che credevo mi avrebbero lasciato indifferente, e cioè gli squarci "ideologici", la critica al mondo di oggi visto in proiezione. Non c'è niente di gratuito, invece, non c'è partigianeria, non c'è richiamo di parrocchia. C'è impegno, quello sì, ma quello vero. Ho amato molto l'atmosfera cupa e i personaggi, tutti a loro modo con un loro reale fardello dentro, a partire da Alex. Ho riassaporato, e questa è la cosa più importante, il sapore di una grande opera di sf. Un grande romanzo, consentitemi anche un po' di sana polemica, dopo anni di fuffa, di politicizzazioni di bassa lega, di specchietti per allodole, di thriller o noir spacciati per fantascienza, di mode pompate, di madonne pellegrine e miracoli annunciati, di operazioni/assimilazioni alla Borg o alla Visitors... :-P E c'è un'altra cosa che forse a Vikk farà piacere: un tempo avemmo a discutere di Permutation City e di Egan che a me non è che facessero impazzire. Dopo avere sperimentato il Quinto Principio, sto riscoprendo un certo fascino nello stile eganiano. Vai a capire come funziona quando un autore ti colpisce...

» postato da ammiraglio_naismith alle 19:48 del 28-12-2009

2 Ringrazio di cuore entrambi, e non potrei fare diversamente, visto ciò che scrivete di me. Se devo essere sincero, dico anche che comprendo gli appunti che mi porta Giampaolo nella sua recensione. So già che alcune parti possono sembrare - o magari sono - superflue, nel senso che non toglierebbero nulla se fossero eliminate. Il romanzo com'è, è già il risultato di più editing tendenti a ridurlo sempre più. Certo, avrei potuto ridurre ancora. E lo farei sicuramente, qualora un domani dovesse esserci una riedizione; tuttavia credo di poter dire che anche alcune parti secondarie furono scritte per aggiungere dettagli al contesto, utili a chiarire o arricchire altri dettagli. In una sola cosa dissento: la scena di Bretton Woods, che non è poi così lunga, saranno sette o otto pagine. Forse sarà non "riuscita", ma io la considero fondamentale, e decisamente inedita in una storia sf, nel senso che tutto - la stessa globalizzazione - parte da lì, negli Usa del 1944, mentre buona parte della gente - di noi, voglio dire - di Bretton Woods non ha mai sentito parlare. Non doveva essere un richiamo quasi obbligato, in un'opera che cerca di portarne agli estremi gli assunti? Ringrazio "ammiraglio naismith" anche per l'accostamento (davvero temerario:-)) a Egan. E, prego, non scomodiamo Proust...:-) Ammetto di aver tenuto presente Egan in alcuni momenti, ma, sia chiaro, come si può tenere a mente un traguardo irraggiungibile. (Ma anche io non amo "tutto" Egan). E mi riconosco in altre cose di cui dice l'"ammiraglio" (atmosfere cupe; opera "di fantascienza"; teorie scientifiche; etc.) Ok, grazie ancora. I commenti - positivi o negativi che siano - sono sempre benvenuti, specie se circostanziati. Come questi.

» postato da Vittorio Catani alle 22:35 del 28-12-2009

3 sto leggendo il romanzo. ammetto che all'inizio sono stato tentato dall'abbandonarlo ma la prosa, ben condotta, con sapiente manico, ma ha convinto a continuare. sono nei pressi di metà libro e l'attenzione è ben desta, scorre, si lascia acchiappare dalla storia. decisamente, un romanzo serio. anche se intrecciato, a volte contorto, a volte prolisso, ma che comunque si lascia leggere perché interessa, al di là di qualsiasi schema o suggerimento logico sul come scrivere romanzi. c'è mestiere istintivo, si sente...

» postato da zoon alle 10:31 del 29-12-2009

4 @Zoon: eh, sì, il ragazzo promette bene, si farà... :-D

» postato da ammiraglio_naismith alle 11:56 del 29-12-2009

5 @ammiraglio: ti assumi tutta la responsabilità della tua affermazione? ghghgh

» postato da zoon alle 13:40 del 29-12-2009

6 Mi interesserebbe molto se mi segnalassi qualcuno dei punti che hai trovato prolisso. Ciao!

» postato da Vittorio Catani alle 20:23 del 29-12-2009

7 Io me lo sto leggendo nella mia personalissima versione ebook gentilmente fornita dall'autore sul mio nuovo reader Sony e mi sta piacendo molto. Mi resterà il ricordo di questo libro come del primo libro letto su un lettore ebook. Tra una decina d'anni, quando ci saranno solo libri su ebook, sarà un bel ricordo. S*

» postato da S* alle 22:29 del 29-12-2009

8 prolisso perché - e forse ho usato l'aggettivo a sproposito - gli intrecci da seguire sono molti. tanti davvero. avendo una memoria inesistente, mi trovo a galleggiare sopra ad alcuni fatti narrati, ne sento il sapore istintivo ma riuscirli a districarli tutti fino in fondo mi riuscirebbe assai difficile.

» postato da zoon alle 22:47 del 29-12-2009

9 @zoon: vedrai che andando avanti tutto si chiarisce. O almeno dovrebbe chiarirsi :-) @S*: se non altro, un primato lo raggiungo!!!

» postato da Vittorio Catani alle 11:04 del 30-12-2009

10 Ho splittato, la discussione sugli ebook ora è qui: http://www.fantascienza.com/forum/viewtopic.php?t=14423 S*

» postato da S* alle 16:27 del 30-12-2009

11 a me è piaciuto assai, ma alcune parti sono un po'... boh, sembrano lì per caso. non mi è chiaro, ad esempio, la figura del supermiliardario che voleva comprare l'Antartide... ad un certo punto, scompare e praticamente non si sente paralre più di lui, se non proprio nel finale... insomma, d'accordo con l'articolo, opera da sforbiciare, ma sicuraemnte apprezzabile, come affresco PS: secondo me una PEM avrebbe un successone. purtroppo, aggiungo io...

» postato da (mario brega) alle 20:47 del 30-12-2009

12 ah, concordo con l'autore (eheh): la parte di Bretton Woods la considero fondamentale all'interno dell'affresco, ed è in effetti un riferimento storico assai interessante.

» postato da (mario brega) alle 20:52 del 30-12-2009

13 «Tra una decina d'anni, quando ci saranno solo libri su ebook, sarà un bel ricordo. S*» Quanto è lungo un anno da voi, a Port Tombaugh? :P Anacho

» postato da Anacho alle 22:03 del 02-01-2010

14 ««Tra una decina d'anni, quando ci saranno solo libri su ebook, sarà un bel ricordo. S*» Quanto è lungo un anno da voi, a Port Tombaugh? :P » Circa due mesi terrestri, perché? S*

» postato da S* alle 22:44 del 02-01-2010

15 La recensione della Biblioteca Galattica: http://fantabiblioteca.altervista.org/romanzi/quinto_principio.html

» postato da Zaroff alle 18:34 del 03-01-2010

16 «««Tra una decina d'anni, quando ci saranno solo libri su ebook, sarà un bel ricordo. S*» Quanto è lungo un anno da voi, a Port Tombaugh? :P » Circa due mesi terrestri, perché? S*» Però, non pensavo che Plutone fosse tanto veloce. :?: Anacho

» postato da Anacho alle 01:20 del 04-01-2010

17 Scusate - è una prova. Ciao, V,

» postato da vikkor alle 16:02 del 04-01-2010

18 «Scusate - è una prova. Ciao, V,» Niente maiuscole ;-) S*

» postato da S* alle 16:35 del 04-01-2010

19 Segue qualche spoiler. Bel romanzo che meriterebbe di essere ristampato. Leggendolo si ha l' impressione che l' autore vi abbia riversato, dandogli un legame coerente attraverso la trama, le informazioni accumulate in una vita. Non si puo' dire, pero', che la storia si limiti ad essere una serie continua di aneddoti: i diversi blocchi narrativi, la conquista economica del pianeta cosi' come la rivoluzione tecnologica e la crisi ambientale sono legati da un logico filo conduttore (il collasso per esasperazione di economia, societa' e pure regole della fisica). Personaggi interessanti e non banali, ambientazioni intriganti ed immagini scioccanti. Alcune cose pero' non mi hanno entusiasmato. I dialoghi, ad esempio, a volte sembrano un po' troppo costruiti. nulla da dire sul contenuto degli stessi, Catani si sforza con efficacia di rendere coerentemente il punto di vista dei differenti personaggi, ma la forma a volte e' un po' didascalica. Inoltre mi fa un po' specie leggere modi di dire gia' un po' demode' oggi in dialoghi che si svolgono nel 2043 (ad esempio, ma e' solo il primo a venirmi in mente, rien ne va plus). Gli eventi piu' scioccanti del romanzo servono a definire chiaramente gli ambienti ed i personaggi, oltre al senso di decadimento e prossima catastrofe, ad ogni modo mi sembra strana la non reazione di Pantega nei confronti del suo collega tanto dopo la notte di bagordi quanto dopo il processo. Devo dire che mi ha lasciato un po' a bocca asciutta anche il finale: chiaro il passaggio relativo al mondo b, non ho disprezzato il tipo di scelta fatta sulla "gestione" da parte dello scrittore rispetto alla conclusione degli EE, ma sinceramente non ho capito perche' ha ridotto il mondo ad una specie di comunismo "naturale" contrapposto ad un capitalismo della pietra. O meglio, l'ho capito ma mi ha lasciato con un po' di amaro in bocca, un senso di incompiuto: tutto sto po po di libro solo per dire che SPOILER l' uomo ricade nei suoi vecchi vizi, l' unica speranza e' forse abbandonare il capitalismo e rimanere sospesi tra un mondo di conteplazione ed uno di comunismo militante, perche' le alternative "capitalistiche" hanno sulla testa la spada di Damocle della catastrofe socioìeconomiconaturale incombente? :') E va be' che e' il romanzo di una vita, credo in un certo senso la summa delle esperienze e delle idee vissute e maturate nel tempo, ma pensavo di trovare nella conclusione una rottura con il vecchio o quanto meno un' evoluzione di quanto letto nel romanzo: ad esempio pensavo ad un' evoluzione delle gestalt o ad un' ampliamento della visione del mondo b. Un altra cosa che mi ha lasciato un po' perplesso: ma le ombre cosa sono e che ruolo hanno all' interno del romanzo? Detto tutto quanto sopra, gran bel romanzo: va letto con un po' di tempo e tranquillita' a disposizione, fretta e distrazione non consentono di apprezzarne a pieno le qualita', diversamente si rischia di perdere per strada il senso dei passaggi tra i diversi blocchi narrativi. Molto ben "raccontate" tanto le gestalt (anche e non si evolvono, coerentemente con il finale del romanzo) quanto gli Irragionevoli, tanto lodevoli quanto snob al limite del futile. Condivido con chi sostiene che andrebbe, avendone il tempo, riletto almeno una volta per coglierne tutti gli aspetti.

» postato da Davide Siccardi alle 14:12 del 18-12-2011

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