L'algoritmo bianco

Dario Tonani, L'algoritmo bianco (2009) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania - 2009 - pagine 306 - prezzo 3,90 euro - giudizio: buono

Spiazzante. Una sola parola viene alla mente dopo aver terminato la lettura del romanzo di Dario Tonani. O dei due romanzi brevi, che sono accumunati dall'ambientazione nonché dal protagonista, che in verità appare più come un testimone della trasformazione del suo universo narrativo che come un protagonista canonico, l'anti eroe Gregorius Moffa. Ma è solo l'ultimo di una serie di aggettivi evocati dalla lettura. Il  primo romanzo breve, che dà il titolo al volume, è sicuramente più disturbante. All'apparenza meno compatto stilisticamente, e probabilmente più impegnativo alla lettura del secondo, Picta Muore.

 

La scelta di presentare due romanzi brevi in ordine cronologicamente inverso, si può spiegare solo con la necessità di presentarsi subito con un universo più conflittuale, calando il lettore nel pieno dell'”azione”, mostrando subito un universo narrativo al suo culmine, in un momento di grande trasformazione.

L'agoverso, questa sorta di network virtuale basato sull'immediata propagazione di pensieri, sentimenti, sensazioni, con l'intermediazione di aghi sottocutanei e l'amplificazione di antenne satellitari, esasperando e superando con ferocia il concetto di empatia, è giustamente da sottofondo a vicende di una umanità persa e senza recupero. E' curioso quindi tornare indietro, nel successivo romanzo, e vedere da quali avvenimenti tutto questo in qualche modo sia originato. Non è possibile andare oltre nei dettagli, le sfaccettature del testo non devono esservi rivelate, pena la perdita della vostra verginità di lettori. Bisogna accostarsi a questo testo con il cervello ben sgombro, con i sensi ben desti. Il flusso di informazioni rischia di sovraccaricarvi.

Sappiate solo che lo sfondo non è pretestuoso. Tante trovate narrative, come i proiettili a ricerca satellitare, sono plausibili proprio perché inserite nel contesto dell'agoverso.

 

Per fortuna Tonani non è solo scrittore capace di spiazzare, ma anche di intrattenere con una buona scrittura. Uno scrittore meno dotato non sarebbe riuscito nell'impresa. Troppe volte una cattiva scrittura affossa le buone idee. Tranquilli, non è questo il caso.

Una componente fondamentale della visione di Tonani, è che non si lancia in analisi sociologiche. L'universo narrativo è colto in un preciso momento della sua evoluzione. Non c'è nel romanzo una indagine sul come sia arrivato a quel punto, ne su come si evolverà in termini macroscopici. Quello che importa è come i singoli personaggi vivranno in questo universo. Le reazioni dei singoli non della società. Non troverete quindi didascalico moralismo nei due romanzi, o la proposta di una soluzione dei mali della società.

Azione pura quindi. Nuda e cruda se volete. Ma senza fronzoli.

 

Giova ai due romanzi il respiro breve. Difficile, anzi impossibile sarebbe stato fare di due romanzi uno solo. Se mai lo scrittore avesse avuto questa idea, ma crediamo di no, sarebbe stata pessima. Invece i due romanzi si giovano della loro brevità, riuscendo a non disperdere le idee in pagine ridondanti. In definitiva una prova convincente di uno scrittore che sta entrando sicuramente in una fase matura, che gli auguriamo sia ancora più feconda di questa già convincente prova.

 

Menzione speciale alla bellissima copertina di Franco Brambilla. Artista anch'egli ormai maturo che, in questo caso, lavorando di concerto con l'autore e con il curatore della collana Urania, Giuseppe Lippi, ha realizzato un'immagine che riesce a ben sintetizzare il contenuto dell'opera, diventando essa stessa parte della narrazione.

Autore: Emanuele Manco - Data: 31 marzo 2009

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Commenti

1 non male, dario, davvero non male... e la tua milano somiglia sempre più a sin city! ;-)

» postato da ammiraglio_naismith alle 13:22 del 03-04-2009

2 mi dispiace, ma non sono assolutamente d'accordo: senza offendere nessuno, ma a pagina 29 ho rinunciato a continuare. Pessima scrittura, incapace di creare alcun coinvolgimento, incapace di esprimere ambienti e personaggi, condita timidamente da un immotivato turpiloquio trattenuto; luoghi comuni a raffica. In una parola: repellente. Appena sufficiente il raccontino clericale, infarcito però di terribili ingenuità. Riprova, sarai più fortunato.

» postato da CobbAnderson alle 15:42 del 19-06-2009

3 mah... per dir la mia, io sono un lettore a tutto tondo, non solo di sf ma di letteratura varia, classici, saggi, letteratura scientifica... mi diletto anche a scrivere racconti e quindi dei meccanismi narrativi qualcosa capisco e trovo la tua critica parecchio ingenerosa; non amo il genere di riferimento dell'algoritmo bianco ma la scrittura di Dario tecnicamente è valida, i personaggi son delineati e gli ambienti compiutamente evocati non solo nel loro aspetto visivo ma anche nelle varie componenti sensoriali e psicodinamiche, poi la storia può non piacere, per carità, però fermerei la critica a questo aspetto...

» postato da Paolocosmico alle 21:43 del 19-06-2009

4 ...e per fortuna non voleva offendere nessuno!

» postato da Franco Brambilla alle 19:48 del 21-06-2009

5 «mi dispiace, ma non sono assolutamente d'accordo: senza offendere nessuno, ma a pagina 29 ho rinunciato a continuare. Pessima scrittura, incapace di creare alcun coinvolgimento, incapace di esprimere ambienti e personaggi, condita timidamente da un immotivato turpiloquio trattenuto; luoghi comuni a raffica. In una parola: repellente. Appena sufficiente il raccontino clericale, infarcito però di terribili ingenuità. Riprova, sarai più fortunato. » Fammi capire. Ti sei fermato a pag. 29, ma riesci comunque a esprimere un giudizio complessivo sulla scrittura di Tonani (che qui è presente con un dittico di storie molto diverse) e poi pure a commentare un racconto delle ultime pagine senza per altro far notare a chi ti legge che si tratta delle opere di due diversi autori (e nel libro ce n'è ancora una terza)? Complimenti!

» postato da X alle 14:36 del 22-06-2009

6 Non sto a difendere Dario anche se empatizzo con lui A parziale difesa di CobbAnderson dico questo: la scrittura di Dario non è semplice e popolare. È sofisticata, e anche le storie non sono leggerissime. Solo uno scrittore banalotto può piacere a tutti. Penso che i libri di Tonani piacciano alla maggior parte di chi li ha letti, ma anche chi non li ha apprezzati può dare il suo giudizio. Magari un tono meno "gambizzante" sarebbe più elegante, ma probabilmente non sa che l'autore legge il forum. Come tu sai bene, X, ci sono ben altre bande di gambizzatori per gli autori italiani in circolazione. S*

» postato da S* alle 15:12 del 22-06-2009

7 Critiche come queste lasciano il tempo che trovano, su una trentina di pagine non si può dare un giudizio così articolato e specifico (mica avrai contato anche le virgole no?). E cmq se Tonani per te merita quel giudizo distruttivo chi si salva dei nostri autori? E il raccontino non è suo, mi sembra di capire che sei un lettore lievemente disattento.

» postato da doralys alle 15:39 del 22-06-2009

8 « Come tu sai bene, X, ci sono ben altre bande di gambizzatori per gli autori italiani in circolazione. S*» Gambizzatori... o gamberizzatori? :wink: (Piu' che alla fs mi riferisco alla bolla, e' ovvio.)

» postato da dued alle 16:41 del 22-06-2009

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