Il grande tempo

Fritz Leiber, Il grande tempo (The big time, 1958) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania Collezione - 2008 - traduttore: Riccardo Valla - pagine 294 - prezzo 4,90 euro - giudizio: eccellente

Non è difficile fare una recensione, si legge l'opera, si racconta la trama, cercando di non rivelare il finale, si esprime un giudizio ed è fatta, magari non sarà un capolavoro di critica ma darà un'idea di quello che è il romanzo o il racconto.

Questa almeno dovrebbe essere la norma, ma poi ti capitano libri come Il grande tempo, e di colpo scrivere una recensione diventa terribilmente complicato.

Il romanzo di Fritz Leiber è davvero difficile da descrivere, innanzitutto è strutturato come una rappresentazione teatrale, tutta la storia si svolge in un unico ambiente, un palcoscenico molto particolare.

Sospeso in un suo universo dove tempo e spazio perdono significato, il Locale (o meglio la Stazione di Recupero e Intrattenimento) è una via di mezzo tra un night club e un ospedale psichiatrico, dove i soldati che combattono la Guerra del Cambio possono trovare rifugio tra una battaglia e l'altra.

I contendenti che si fronteggiano sono i Ragni (Spider) e i Serpenti (Snake), ma chi, o cosa, si nasconde dietro questi nomi, invero poco invitanti, non è dato a sapere, è certo tuttavia che entrambi reclutano soldati tra umani ed extraterrestri di tutte le epoche.

Le battaglie hanno lo scopo di cambiare il corso degli eventi, modificando la storia sino ad arrivare alla scomparsa degli avversari, l'intero cosmo è pervaso dal Vento del Cambio, che può raggiungere chiunque in qualunque momento, e cancellarlo dalla realtà.

In questo grandioso scenario il Locale non rappresenta che un frammento di un granello di sabbia, ma è qui che Leiber ha deciso di raccontare la sua storia.

I personaggi del dramma, come definiti all'inizio del romanzo, appartengono alla fazione dei Ragni, alcuni fanno parte del personale del Locale, come la voce narrante Greta Forzane, altri sono soldati provenienti dai campi di battaglia, ma tutti sono uomini e donne strappati dal loro tempo, disorientati e nevrotici.

Dimentichiamoci quindi battaglie,agguati e scontri mortali, l'azione sul campo non esiste, anche se viene evocata nei racconti dei personaggi. Tensione e momenti drammatici non mancano, ma restano confinati negli angusti confini del Locale, dove si trova un gruppo di persone ristretto ma decisamente interessante.

Inutile dire che il mondo che conosciamo non è quello del romanzo, anche se i cambiamenti operati dai contendenti potrebbero, prima o poi, ricrearlo, perché nulla è eterno quando soffiano i Venti del Cambio.

Difficile cercare di raccontare la trama senza banalizzarla, il finale non è, probabilmente, quello che il lettore si aspetta, e forse non è un vero e proprio finale, ma è perfettamente in linea con il resto del romanzo.

Il grande tempo ha vinto il Premio Hugo nel 1958, esattamente cinquanta anni orsono, leggerlo dopo mezzo secolo e trovarlo del tutto attuale fa capire come Leiber sia stato un grande scrittore, forse non valutato abbastanza.

Leiber ha dedicato alla Guerra del Cambio anche diversi racconti, che delineano vari aspetti dell'universo conteso tra Ragni e Serpenti, dalla difficoltà di violare la Legge di Conservazione della Realtà allo smarrimento degli inconsapevoli spettatori di questo scontro subdolo e terrificante, innocenti che percepiscono il Vento del Cambio senza comprenderne la natura.

Personalmente avrei preferito un'edizione che raccogliesse tutte queste opere, magari inserito nella collana Grandi saghe, per dare una visione completa dell'universo dominato dai Ragni e dai Serpenti, ma anche così Il grande tempo resta un'opera fondamentale della fantascienza, che riflette l'angoscia e lo smarrimento dell'uomo di fronte all'infinito, alle cose che non riesce a capire.

Certo, è un romanzo che potrebbe non piacere a tutti, ma se il Vento del Cambio vi afferrerà lo amerete alla follia.

 

  

Autore: Giampaolo Rai - Data: 20 ottobre 2008

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Commenti

1 Secondo me è migliore la recensione del libro, del quale scrivevo quando lo rilessi (nei premi Hugo): "Questo rimanzo, a mio parere, ha più difetti che pregi. Ok, l'intuizione di base è geniale, l'unità di luogo è originale, pure un po' pallosa, la scrittura in prima persona FEMMINILE è ancora più originale, direi. Ed è anche SF piuttosto "adulta". Per il resto, troppe, veramente troppe le domande rimaste in sospeso. Mi chiedevo, leggendo, dove andasse a parare Leiber: da nessuna parte. Il finale è tra i più brutti letti ultimamente; credo che lo stesso autore non avesse idea di come uscirne. Visto che si parla di Grande e Piccolo Tempo, direi che anche qua c'è una Grande Storia, quella esterna, appena tratteggiata e sprecata, non essendo stata sviluppata; c'è poi la Piccola Storia raccontata, noiosetta e bruttina. Direi una sufficienza stiracchiata, premio non meritato."

» postato da Tobanis alle 09:14 del 21-10-2008

2 Aach!! L'ho appena iniziato!! Ma non è un classico tra i classici?

» postato da katy alle 09:24 del 21-10-2008

3 Io l'avrò letto vent'anni fa e me lo ricordo poco, ma mi ricordo certamente che mi sembrò bellissimo, anche se il libro che ho preferito tra quelli di Leiber (scrittore grandissimo) è stato Novilunio. S*

» postato da S* alle 10:24 del 21-10-2008

4 «Aach!! L'ho appena iniziato!! Ma non è un classico tra i classici?» Direi di sì. Io l'ho riletto con piacere. Rimane il fatto che sono rimasto confuso come quando lo lessi 50 anni fa. Ma che bella confusione. Ci sono dei romanzi che devono essere letti a prescindere.

» postato da Ernesto VEGETTI alle 11:10 del 21-10-2008

5 « Ci sono dei romanzi che devono essere letti a prescindere.» Quoto. Ammetto che nella votazione sono rimasto influenzato dal ciclo nel suo complesso (ho ripescato fortunosamente La guerra e i Labirinti e me lo sono riletto), che è assolutamente fantastico, in particolare il racconto che spiega la Legge di conservazione della Realtà è perfetto, ma nella recensione ho cercato di spiegare come stanno le cose. E' un approccio molto particolare ai viaggi nel tempo, diametralmente opposto, per dire, a quello di Anderson e la sua Pattuglia del Tempo, il bello della fantascienza è che tutti e due i cicli vi trovano spazio.

» postato da Anacho alle 11:20 del 21-10-2008

6 «Io l'avrò letto vent'anni fa e me lo ricordo poco, ma mi ricordo certamente che mi sembrò bellissimo, anche se il libro che ho preferito tra quelli di Leiber (scrittore grandissimo) è stato Novilunio. S*» Novilunio è DECISAMENTE superiore.

» postato da Tobanis alle 11:38 del 21-10-2008

7 Ricordo che ne esistono anche versioni teatrali, un tentativo pure in italiano

» postato da (Lorenzo Monaco) alle 14:58 del 22-10-2008

8 Quanto si fa una recensione il primo che compare è sempre un detrattore. XD

» postato da (Francesco Romani) alle 11:49 del 25-10-2008

9 «Quanto si fa una recensione il primo che compare è sempre un detrattore. XD» ma in questo caso non è il solito detrattore fantasma, è TOBANIS! :D

» postato da Wintermute alle 15:18 del 25-10-2008

10 :bacino:

» postato da Tobanis alle 10:11 del 27-10-2008

11 Il libro è molto bello, per lo meno la prima parte. Quello che però a mi avviso non funziona molto è quell'enorme stacco tra la prima e la seconda parte, quella ambientata nell'Inghilterra elisabettiana, che sembra quasi non c'azecchi nulla, con un finale piuttosto ingarbugliato. Un saluto Quaoar

» postato da Quaoar alle 14:48 del 31-10-2008

12 pure a me il finale ha fatto un po' cadere le ..braccia...pessimo davvero..o forse mi aspettavo io di piu' dalla trama...cioe' , intendiamoci, io non sono nessuno per giudicare un premio hugo...solo il finale non mi e' piaciuto, detrattore o no..

» postato da djmc26 alle 15:08 del 31-10-2008

13 Grande, sontuoso, un'architettura da teatro greco. Una rilettura che mi sta affascinando, in un'ottima traduzione. Lo vedete che non critico sempre? :-P

» postato da ammiraglio_naismith alle 23:19 del 02-11-2008

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