Libri di fantascienza
Libri fantasy
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Una riflessione. Cosa significa questo fatto? Molto probabilmente due cose: la fantascienza non attira — e questo lo sappiamo — e anche i librai tendono a mescolare le carte. Meglio far passare i libri di fantascienza per altro e forse si venderà; la seconda cosa è che la classificazione per genere in sé ormai non ha più molto senso, in un mercato in cui tanti scrittori scrivono fantascienza, ma si guardano bene dal dire che hanno scritto un romanzo o un’antologia di quel tipo.
E allora? Capita di ritrovare libri di fantascienza riposti un po’ a casaccio: tra i libri di narrativa per ragazzi, tra i gialli o, secondo la regola di cui parlavamo prima, tra i libri fantasy. Ho trovato, ad esempio, in una grande libreria, Più che umano (noto anche come Nascita del Superuomo) di Theodore Sturgeon nella sezione gialli/noir solo perché la casa editrice che lo aveva pubblicato, per la cronaca Giano Editore, ha editato una marea di autori classici dei generi crime novel e noir. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è stato un caso, una disattenzione di un commesso poco zelante. Certo, tutto può essere. Ma chi è appassionato di fantascienza e frequenta le librerie sa di cosa sto parlando.
Vale anche il discorso a monte. Classificare un libro come fantascienza (ma anche giallo, noir, fantasy, per non parlare di tutti i sottogeneri che sono nati e pullulano a partire da queste macroetichette) ha ancora senso? Forse no, le classificazioni non hanno più molto senso. Servono ancora per qualche appassionato-lettore per orientarsi, ma anche all’interno della narrativa di fantascienza è difficile identificare nettamente certi romanzi come appartenenti alla science fiction, perché dentro ci sono tanti altre atmosfere e stili per cui si potrebbe classificarli anche in altro modo.
E poi diciamocelo chiaramente, sono proliferate così tante nuove classificazioni che c’è da perdersi la testa. Uno, una volta, poteva orientarsi tra space opera, hard science fiction, fantascienza sociologica. Oggi siamo di fronte a tante etichette che mescolano anche i generi fra loro che è più complicato fasi un’idea. Facciamo un altro esempio. Copio, incollo e cito da Wikipedia:
“Perdido Street Station è il secondo romanzo dello scrittore britannico China Miéville, ed il primo ambientato nel Bas-Lag, un mondo immaginario caratterizzato dalla presenza combinata della magia e di una tecnologia di tipo steampunk. Trattandosi di un universo al di fuori dello spazio-tempo terrestre, l'ambientazione può essere definita di tipo fantasy, anche se molte caratteristiche del romanzo lo collocano a cavallo dei generi del fantasy, della fantascienza e dell'horror, oppure, per usare la definizione dello stesso autore, nel sottogenere della weird fiction.”
Altrove ho letto che il romanzo di Miéville sarebbe di steamfantasy. Premesso che il romanzo è molto bello e vi invito a leggerlo, ma mi chiedo: un lettore a digiuno di classificazioni o di letture fantascientifiche o fantasy o fantastiche in generale che idea si farà del libro?
Insomma, la questione è spinosa e non ho una soluzione. Da un lato ci sono autori, editori e librai che sembrano tendere a non parlare di fantascienza e, poi, dall’altra ci sono i lettori che alla fine, dopo un’annosa e infruttuosa ricerca (che all’inizio è bella, perché diciamocelo si va in libreria tra gli scaffali per cercare il libro che abbiamo in mente, oppure per una ricerca libera, senza vincoli di sorta) si ritrovano a dover chiedere un titolo di fantascienza al commesso poco zelante di cui sopra e si viene guardati come se si fosse chiesto un libro di pornografia, ovviamente riccamente illustrato. Capita, capita…
1 Questione che non è solo di questi tempi, ma si tramanda dai decenni trascorsi, anzi da un cinquantennio esatto, visto che Urania nacque nel 1952 e questa sarebbe ufficialmente la data dell'entrata fantascientifica in Italia. A quei tempi imparai che acquistare un Urania era considerato un delitto, o quanto meno un atto sintomo d'una mente anormale. Tanto vero che io, capito come andavano le cose, presi a vergognarmi di andare all'edicola ad acquistare Urania e quindi attendevo che nei paraggi non ci fosse nessuno. In definitiva, come si faceva allorche' si volevano acquistare riviste porno (peraltro vietate ai minori). E i conti dello ieri quadrano con quelli dell'oggi. Amen. (L'aggravante e' che quelle non erano neanche riviste porno, il porno vero non esisteva, c'erano solo "innocenti" immagini di donnine ben scoperte e ammiccanti, ma nulla di piu'...)
» postato da Vittorio Catani alle 23:50 del 04-02-2012