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cybersix

Sotto i riflettori della rubrica dedicata al fumetto
di fantascienza, questo mese, ancora una volta un'opera argentina.
Benché "Fantasia & Nuvole" abbia cercato
di mantenersi equidistante e imparziale tra le diverse scuole
nazionali, gli autori argentini, obiettivamente, hanno dominato
il campo. D'altronde, se le loro creazioni continuano a guadagnare
riconoscimenti internazionali di pubblico e critica, un motivo
dovrà pur esserci.
E il fumetto di cui ci occuperemo questo mese non
fa eccezione: comparso in Italia qualche anno fa sulle pagine
di Skorpio, uno degli albi tuttofumetto dell'Eura Editoriale,
ha quasi subito ottenuto un successo tanto clamoroso quanto inaspettato.
Grazie a tale successo, è stato in seguito "promosso",
meritandosi l'onore (e l'onere) di un albo tutto suo. Ma la sua
stella è ancora in ascesa, e di certo la sua popolarità
è tutt'ora minore di quella che meriterebbe.
Tra i tanti riconoscimenti ottenuti da quest'opera
nel nostro Paese, ricordiamo il premio "Fumo di China"
per il miglior personaggio e il miglior fumetto realistico, e
il premio ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto
e dell'Illustrazione) per la migliore iniziativa editoriale. Stiamo
parlando, naturalmente, di Cybersix di Carlos Trillo e
Carlos Meglia.
LE TRAME
Nata dagli esperimenti genetici del dottor Von
Reichter (un ex-scienziato nazista specializzato in tecniche
di clonazione), Cybersix è una donna sintetica, unica superstite
della serie cyber, distrutta dal suo creatore per aver
dato prova di indipendenza (e dunque di capacità di disobbedire).
Fuggita dal covo di Von Reichter (situato da qualche
parte nella foresta amazzonica), Cybersix si rifugia nella città
di Meridiana, ove si nasconde sotto la falsa identità
di Adrian Seidelman, un timido insegnante di letteratura.
Di notte, però, ella riprende sembianze femminili e vaga
per la città in una tenuta da "super-eroina"
che tanto ricorda Batman (compreso il mantello nero). La
sua ribellione contro Von Reichter si concretizza nella lotta
spietata che ella conduce contro le altre creature dello scienziato
nazista, i "chip", i "tecno",
i "type", gli "idea fissa",
altrettante serie di creature artificiali con cui Von Reichter
conta di conquistare il mondo. Nelle notti dark e violente di
Meridiana, Cybersix va a caccia dei suoi "fratelli sintetici"
e, contando sulla sua forza e i suoi sensi più che umani,
combatte per sopraffarli. Ma la sua lotta ha motivazioni anche
più crudeli, più ciniche: Cybersix ha bisogno, per
sopravvivere, di una speciale sostanza di cui sono dotate tutte
le creature di Von Reichter. Per questo motivo, ella non deve
solo abbattere i seguaci del suo nemico: deve anche vampirizzarli,
ovvero succhiare dal loro corpo il prezioso fluido.
Cybersix, rendendosi conto dell'orrore della sua
vita, tenta costantemente di sfuggire dalla sua condizione di
fuggiasca braccata, di furia vendicatrice della notte. E tenta
di avere un'esistenza umana, degli amici, degli affetti, tutto
ciò che Von Reichter le ha negato.
Un suo amico, indubbiamente,
è il tenente di polizia Dostoievski. E' questi il
prototipo del tutore della Legge violento e brutale, ma in fondo
è un uomo onesto e sincero. Un'altra amica è Maura,
una tossicodipendente che vive per le strade di Meridiana, e che
è disposta a tutto, anche alle peggiori bassezze, per procurarsi
la sua dose. Infine, più importante di tutti, il giornalista
Lucas Amato, che stabilisce con Cybersix una relazione
sentimentale, che la fa sentire, per la prima volta, una vera
donna, e da cui ella scopre con gioia di attendere un figlio.
Ma la nostra eroina non è destinata a essere
felice. Lucas viene catturato da terroristi mediorientali e scompare
dalla scena; suo figlio Gengis, appena nato, le viene sottratto
da Von Reichter, e da questi sottoposto a una serie di trattamenti
sperimentali. Von Reichter dona al piccolo Gengis precocissime
capacità cerebrali, ma lo plagia in modo che egli odi la
sua stessa madre, e poi lo usa come arma segreta e spietata nella
guerra che lo oppone a Cybersix.
Una guerra che sembra destinata a non aver mai fine.
GLI AUTORI
La sceneggiatura di Cybersix é opera di Carlos
Trillo, con la collaborazione di Viviana Centol. Trillo è
uno dei più prolifici maestri della scuola argentina. Ha
firmato innumerevoli serie di fumetti, impegnandosi nei più
svariati generi, dalla fantascienza al giallo, dal noir all'umoristico.
Molti suoi lavori sono stati tradotti in italiano, e ospitati
sulle pagine degli albi dell'Eura Editoriale e della Comic Art.
Tra questi ricordiamo "Loco Chavez", "Il ragazzo
senza nome", "Bruno Bianco", e lo strepitoso "Uscita
di Sicurezza", un vero gioiello che, a nostro parere, è
il suo capolavoro.
Il disegno è opera di Carlos Meglia,
con la collaborazione di Gustavo Mazali. Il tratto di Meglia caratterizza
fortemente le vicende di Cybersix, ed è senz'altro alla
base del successo di questo fumetto. Cybersix, disegnato rigorosamente
in bianco e nero, è uno di quei pochi fumetti leggendo
i quali non si rimpiange in alcun modo l'assenza del colore. Al
contrario, sono proprio le copertine degli albi (colorate) a stonare,
a sembrare irreali quando ci presentano la nostra eroina in qualche
modo incarnata, addirittura rosea, irriconoscibile, lontana dai
chiaroscuri violenti, impressivi, sincopati, quasi tagliati con
l'accetta, che al contrario così bene la identificano.
Le ombre di Meglia sono macchie di inchiostro che sembrano voler
inghiottire i personaggi, sono frammenti della notte che è
fuori e dentro l'anima di Cybersix, sono immagini dallo straordinario
potere evocativo, utili più per sognare immaginando che
per vedere.
Le scenografie notturne di Meridiana devono qualcosa,
naturalmente, a Gotham City. Eppure Meridiana è
di più. La città di Cybersix è la Gotham
City che ognuno di noi avrebbe sempre voluto vedere (che in qualche
modo solo Tim Burton ha saputo/voluto interpretare), la Gotham
City assoluta, totale, la Gotham City elevata all'ennesima
potenza, perversa, la Gotham City senza neppure la speranza, senza
neppure il conforto di un Batman che la protegga. Una città
terribile, che distrugge i suoi abitanti e poi li sbeffeggia;
una città affollata da un'umanità povera, disperata,
drogata; una città che inneggia con cinismo ai miti del
consumismo più sfrenato... Mirabili, a questo proposito,
i cartelloni pubblicitari per le vie, nascosti negli angoli più
oscuri delle inquadrature, colti solo con la coda dell'occhio.
(esempio: "Il nostro snack ti fa venire il cancro, ma
non ti fa ingrassare: decidi tu." oppure: "Emacrito,
il libro scritto col sangue: leggilo, prima che si coaguli.")
Da notare, di fronte alla grandiosità a volte
addirittura wagneriana delle scenografie cittadine (riprese
dall'alto dei palazzi in puro stile "Gargoyles"), la
semplicità, la rozzezza del tratto con cui sono resi i
personaggi. Lungi dal denotare un'insufficienza dell'artista,
questa scelta è figlia di un preciso messaggio, di un'idea
che ci viene comunicata (in modo eccellente) senza essere espressa
a parole: in Cybersix gli uomini (con rare eccezioni) non hanno
né la dignità né la grandezza oscura dei
palazzi di Meridiana. Essi sono come insetti zampettanti sul maestoso
e terribile corpo della città; sono figure vacue, sono
pupazzi di carne e sangue; sono esseri minuscoli, insignificanti,
che il colosso schiaccia senza neppure rendersi conto della loro
esistenza.
CURIOSITA' E SPUNTI
A cosa deve Cybersix il suo clamoroso successo? Una
prima risposta, già accennata, può essere l'assonanza
con il mondo degli eroi dark americani (Batman e
Devil in testa) e in generale con il tema del "supereroe
con superproblemi" caro agli statunitensi ma rivisitato,
artisticamente, in chiave argentina.
Ma c'è di più. Le storie di Cybersix
rappresentano un modo del tutto unico di affrontare il noir,
un modo lucido, astratto, una sorta di trattato sulla crudeltà.
Nel mondo di Cybersix l'epico scontro tra il Bene e il Male viene
trattato con la sensibilità di un'analisi quotidiana e
disincantata, con un occhio cinico davanti al quale, forse, solo
l'ironia assume il potere di redenzione. Il Bene e il Male, in
questo fumetto, sono figure indistinte, i cui confini sfuggono
nell'ombra.
Cybersix é senza dubbio un fumetto"colto",
un fumetto che può permettersi citazioni di Borges, di
Oscar Wilde, di Lewis Carroll senza per questo perdere la propria
coerenza e la propria carica d'azione.
Ma anche i miti cinematografici vengono più
volte omaggiati dalla coppia Trillo/Meglia. E così sulle
pagine di Cybersix assistiamo a una carrellata di citazioni gustose:
dagli scenari alla Batman di cui si è già parlato
alle pellicole "classiche" sui vampiri, dall'atmosfera
de "Il Corvo" all'omaggio a "Il grande dittatore"
di Charlie Chaplin, chiaramente richiamato da Von Reichter.
Cybersix è un personaggio straordinario, fuori
da ogni schema, la cui condizione di solitudine e di emarginazione
consente riflessioni impietose, a volte del tutto "politically
incorrect" sulla realtà umana. Cosa pensa, cosa sogna,
che aspirazioni ha un clone, un essere senza storia e senza radici?
Senza dubbio un clone è al di fuori dell'etica
e della morale umana... Ma è anche al di fuori dei conflitti,
dei complessi, delle perversioni dei suoi fratelli "normali"?
Le vicende di Cybersix ci dicono di no. Al contrario, Edipo affligge
gli esseri sintetici con molta più forza e crudeltà.
E perciò vediamo Joseph, il clone di Von Reichter, creato
eternamente giovane, struggersi di odio/amore/gelosia nei confronti
del suo padre/creatore. Vediamo la stessa protagonista vivere
il suo sogno di maternità in modo viscerale, ossessivo,
poiché Cybersix interpreta la sua capacità di generare
come un'affermazione della propria umanità ritrovata, come
una vittoria morale sulla sua stessa nascita abnorme.
Allo stesso tempo, perché Von Reichter crea
i suoi esseri sintetici? Per conquistare il mondo, ci viene detto.
Falso. Questa è solo la giustificazione "logica",
la scusa con cui il Von Reichter inconscio blandisce il Von Reichter
conscio. Ma la verità viene a galla di fronte a una bottiglia,
o semplicemente attraverso un sincero momento di autoanalisi.
Lo scienziato nazista, tormentato dal fantasma della propria genitrice,
dagli infelici ricordi della propria infanzia, dedica la sua vita
alla genetica per (come confessa al proprio servo Krumens) "trovare
un modo di avere figli salvandoli dalla sgradevole necessità
di una madre".
Von Reichter è un personaggio di un'oscura
grandezza, geniale, bieco e disperato, un personaggio degno di
una tragedia greca. E' lui il Male? E cosa mai ha fatto, se non
creare degli esseri a sua immagine, ed esercitare poi su di loro
il suo potere? In cosa le sue azioni differiscono dal comportamento
di Dio verso l'Uomo? Se Von Reichter è il Male, com'è
possibile che Dio sia il Bene? La fuga di Cybersix dall'Eden di
Von Reichter simboleggia forse la ribellione di Adamo?
Queste riflessioni sono il più grande patrimonio
che Cybersix lascia in dono ai suoi lettori. Raramente un fumetto
suscita dilemmi altrettanto profondi... La maniera migliore
di concludere questo articolo, forse, è riproporre la domanda
finale che la vicenda di Cybersix, inevitabilmente, fa sorgere in ciascuno di noi...
Un clone come Cybersix, un essere non nato da donna,
naturalmente, non possiede un'anima. Non ha debiti, promesse da mantenere,
non ha comandamenti cui obbedire nei
confronti del Creatore degli uomini, e ha rigettato, col suo atto
di disobbedienza, ogni analogo legame nei confronti del suo creatore
personale. E' un essere definitivamente, completamente, terribilmente
libero. E' questa una condizione invidiabile, un traguardo cui aspirare (come sembra fare l'uomo moderno), o è piuttosto una tragedia
da compiangere?
 
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