Quando nel 2019 The Mandalorian debuttò su Disney+, pochi avrebbero immaginato che quella serie, inizialmente percepita come un esperimento laterale nel vasto universo di Star Wars, sarebbe diventata il fulcro narrativo e produttivo dell’intero franchise. Eppure, nel giro di pochi anni, la creatura di Jon Favreau e Dave Filoni ha assunto un ruolo centrale, trasformandosi da spinoff “minore” a pilastro della nuova strategia Lucasfilm.

<i>The Mandalorian and Grogu </i>(2026)
The Mandalorian and Grogu (2026)

The Mandalorian and Grogu, dunque, rappresenta un punto di svolta per la saga, non solo perché riporta Star Wars al cinema dopo anni di assenza, ma perché lo fa attraverso personaggi nati nella serialità.

Il successo di The Mandalorian è stato vasto e trasversale. La serie ha conquistato pubblico e critica grazie a un equilibrio tra varie ispirazioni: un tono da western spaziale, un’estetica che richiama Kurosawa e Leone, e un approccio episodico che ricorda le avventure pulp degli anni ’70.

Se Favreau è il costruttore, Filoni è il custode della mitologia. La sua influenza su Star Wars è cresciuta costantemente negli ultimi quindici anni, fino a diventare la figura chiave del nuovo corso. La sua visione si fonda su un principio semplice ma potentissimo: trattare Star Wars come una mitologia viva, in cui ogni storia dialoga con le altre senza perdere la propria identità.

Il cosiddetto “Mandoverse” che comprende The Mandalorian, Ahsoka, The Book of Boba Fett e le future serie animate è il luogo in cui Filoni sta costruendo un mosaico narrativo di cui The Mandalorian and Grogu dovrebbe rappresentare il primo grande tassello cinematografico di questo progetto, mentre il progettato film crossover di tutte le serie diretto da Filoni stesso sarà il culmine dell’intero arco narrativo.

Se il film ha lo scopo di attirare nuove leve di spettatori che possano diventare anche fruitori dei prodotti di Disney+ in streaming, per i “vecchi” fan un motivo in più per andare al cinema è anche l’ingresso di Sigourney Weaver nel cast del film, considerando quanto il suo ruolo in Alien ha ridefinito il concetto stesso di eroina scifi.

Favreau ha sempre dichiarato di voler costruire un’epica moderna, capace di unire la struttura modulare delle serie contemporanee con la potenza del cinema classico. Il suo approccio è quasi “artigianale”: ogni episodio, ogni arco narrativo, ogni personaggio è pensato come parte di un grande mosaico.

Il film, in questo senso, dovrebbe rappresentare un punto di espansione, senza chiudere la storia di Din e Grogu, ma portandola su un nuovo livello, aprendo la strada a sviluppi futuri che coinvolgeranno l’intero Mandoverse.

Gli indizi che sono stati disseminati negli anni scorsi, sembrerebbero puntare verso uno dei temi più delicati della “terza trilogia”: la gestione della controversa resurrezione di Palpatine in The Rise of Skywalker. La spiegazione fornita nel film è stata giudicata insufficiente e superficiale da molti fan, e Lucasfilm sembra intenzionata a colmare quel vuoto attraverso una narrazione più ampia e stratificata.

Pedro Pascal in <i>The Mandalorian & Grogu </i>(2026)
Pedro Pascal in The Mandalorian & Grogu (2026)

Nelle prime stagioni di The Mandalorian, viene suggerito che l’Impero stia cercando di creare corpi sensibili alla Forza per ospitare coscienze Sith. Accanto a questo abbiamo la minaccia del Grande Ammiraglio Thrawn, introdotta nella serie Ahsoka, che potrebbe rivelarsi un tassello fondamentale considerando la sua visione strategica e il suo legame con le regioni ignote della galassia dove si trovano pianeti utili per i progetti imperiali sulla clonazione.

Non dimentichiamo che Filoni ha sempre gestito le serie animate di Star Wars considerandole sempre fondamentali per il “canon” e quindi anche la nuova serie animata dedicata a Maul potrebbe esplorare rituali e tecniche oscure, fornendo un contesto mistico alla sopravvivenza di Palpatine.

E, inevitabilmente, quando si entra nella sala cinematografica, tutte queste supposizioni, idee, ipotesi, si siedono accanto a te, poi, nel giro di mezz’ora, semplicemente, svaniscono.

Perché il grande spoiler di questo film e che non ci sono spoiler.

La storia non è altro che una missione da cacciatore di taglie con piccolo apprendista a seguito. Troviamo il Mandaloriano nel ruolo di collaboratore esterno della Nuova Repubblica, un colonnello (Sigourney Weaver) dotato del “mazzo di carte” con i criminali di guerra imperiali che assegna a Mando carte e missioni e la famiglia Hutt accompagnata dai suoi giochi di potere e tradimenti. Niente Grand Moff Gideon, niente Bo Katan, niente Boba Feet, niente Luke Skywalker, niente Dark Lightsaber o qualsiasi altro tipo di Lightsaber. In compenso ci sono nuovi pianeti, nuovi mostri, nuovi tipi di ambientazione (dall’arena simil gladiatore alla metropoli da Blade Runner al pianeta paludoso) scene di X-Wing in stile Top Gun, mostri che assalgono la metropolitana come in Man In Black, e altre divertenti citazioni. Non mancano, però, i Babu Fikk (i quattro piccoli meccanici) a fare da gruppo di sostegno per Grogu e un ritrovato modello della Razor Crest, l’astronave di Mando andata distrutta nella serie.

Insomma, tutto il film si rivela solo un enorme riempitivo per chi ha seguito la serie e sperava in qualche guizzo, ed è inevitabile avvertire un senso di tenue delusione, quello che ormai accompagna inevitabilmente quasi ogni nuova uscita cinematografica e in streaming prodotta da Disney.

Potremmo chiuderla qui senza troppi fronzoli, eppure c’è dell’altro.

Perdonate se vado sul personale, ma ho ricevuto la telefonata di mio nipote Marco, otto anni, che mi ha detto. “Zio, papà mi ha portato a vedere il film di Star Wars. Volevo dirti che è fichissimo e mi è piaciuto tanto, penso che vedrò tutto il resto su Disney”.

Questa telefonata mi ha reso felice e fatto rimuginare per una intera serata.

Ok, le vicende produttive di Lucasfilm Disney sono un coacervo di scelte discutibili e gestioni scellerate, ma la scelta di costruire una “entrata laterale” all’universo di Star Wars sfruttando una coppia di personaggi che ha grande presa anche sul pubblico più giovane (manovra smaccatamente commerciale, ma i film devono guadagnare altrimenti si chiude) mi sa che forse è davvero una buona idea che potrebbe regalare nuove storie per tutti.

Personalmente, come rappresentante della vecchia generazione, resterò ad aspettare quando mio nipote, una volta iniziato ad esplorare l’universo di Star Wars, verrà a raccontarmi le storie che ha visto, a farmi domande, a condividere le sue emozioni. E, perché no, a regalarmi una visuale nuova, fresca e piena di entusiasmo per le nuove storie di Una Galassia Lontana Lontana.