Jean-Baptiste Grenouille possiede un dono: una capacità olfattiva unica che gli permette di riconoscere le differenze più minime e intime tra gli aromi che lo circondano. Dopo un'adolescenza passata tra un orfanotrofio e una conceria di pelli, per un caso fortuito riesce a diventare l'apprendista di un profumiere dal passato glorioso. Grazie all'abilità del giovane il negozio torna a fiorire, ma Jean-Baptiste inizia a sviluppare l'ossessione che lo accompagnerà per sempre: ottenere l'essenza assoluta in grado di restituirgli quell'amore che non ha mai avuto.

Dopo film molto originali e interessanti come Lola Corre e Heaven, il regista Tom Tykwer porta sullo schermo il celeberrimo romanzo di Patrick Suskind in una pellicola visivamene geniale ed emotivamente sorprendente.

Un thrilller in cui l'ossessione per la ricerca della perfezione mostra la sua inquietante fenomenologia sullo sfondo di una Francia prerivoluzionaria fatta di sporcizia e di sopraffazione. In questo contesto si muove il protagonista: fanatico, ossesso, assassino, disperato. Un uomo pronto a tutto pur di dare compimento alla sua ricerca e dimostrare a se stesso e al mondo la forza della propria intuizione. Un film inquietante in cui l'assenza assoluta di sentimenti che circonda Jean-Baptiste dalla sua nascita, finisce per diventare una sorta di bolla entro cui il protagonista scivola fino alla distruzione.

Interpretato in maniera straordinaria da Ben Whishaw, il personaggio del romanzo assume i connotati di un essere apparentemente invincibile che con intelligenza e lucidità non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere il suo scopo. In questo senso l'andamento del film ha qualcosa di profondamente terrorizzante e - al tempo stesso - paradossalmente sublime. Dal fango della Parigi del diciottesimo secolo, sorge la luminosa possibilità di combinare gli elementi per dare vita a essenze dalla fragranza paradisiaca. In quell'era affossata dalla sporcizia di città maleodoranti, il profumo non è solo un lusso, ma soprattutto un viatico dal peso della propria esistenza, una droga in grado di offrire un presente in cui l'olfatto viene liberato - almeno per un po' - dal putridume di un regno in decomposizione.

Jean-Baptiste prima di essere un assassino è quindi, soprattutto, un artista capace di fare qualcosa che nessuno ha osato tentare prima, perseguendo una scienza sperimentale tipica dell'epoca e avvicinandolo più al grado di un intellettuale che abbassandolo al ruolo di uno spietato depravato. La scienza, però, serve soprattutto a migliorare la vita delle persone e Jean-Baptiste si trova dinanzi al sospetto che potrà tentare di salvare tutti dall'oblio olfattivo, tranne se stesso. Scaltro manipolatore l'uomo arriva perfino ad essere in grado di controllare le emozioni altrui.

Sensuale ed elegante, addolorata e volutamente rivoltante, la storia di Profumo è restituta in maniera brillante dal regista che rimanendo fedele allo spirito e - sopratutto - alle inquietudini del romanzo, trasporta lo spettatore in un'altra dimensione, laddove - anche chi ha letto il libro - si troverà colto alla sprovvista. Tykwer, infatti, insiste molto sull'elemento visivo che oltre a restituire il gioco olfattivo alla base del film conduce lo spettatore in una dimensione dove tutti i sensi sono in allarme. Interessante e originale, Profumo è espressione di un cinema nuovo in cui il talento e la sensibilità di un autore si combina - come un'essenza pregiata - con una storia cupa ed ossessiva figlia delle suggestioni del thriller e non priva di alcune eco dell'horror più classico.