Debutto solitario per Kara Zor-El, cugina di Kal-El, o meglio di Clark Kent. La distinzione è poi la chiave della vicenda personale di questo personaggio, che nella interpretazione di Milly Alcock arriva al cinema arriva dopo essere brevemente apparsa nel film Superman di James Gunn.

Supergirl
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Quando la conosciamo nelle prime scene di Supergirl, diretto da Craig Gillespie, Kara è tutt'altro che l'eroina che suggerisce il titolo. Ha solo voglia di volare su un'astronave, portandosi i suo fidato cane Krypto, andando il più lontano possibile dalla Terra e dal suo sole giallo, magari vicino a un sole rosso, che le consente di essere "normale" e fare cose normali come bere superalcolici fino a sbronzarsi in malfamati bar "covo di feccia e di malvagità". La citazione è obbligata ormai, perché la presenza del bar o di svariati bar malfamati, mutuata dal saloon western, è praticamente obbligata in ogni space opera derivativa che si rispetti.

Supergirl
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Ma il Cosmo sembra tramare contro le intenzioni di Kara, perché il suo destino incrocerà quello di Ruthye (Eve Ridley) un'adolescente alla ricerca dei predoni che hanno sterminato la sua famiglia, comandati da Krem (Matthias Schoenaerts). La ragazza è armata di spada e bellicose intenzioni, ma queste non sono sufficienti contro una banda di predoni fortissimi e bene armati. Pur se priva dei suoi poteri in un pianeta con il sole rosso, Kara si troverà quindi suo malgrado ad aiutare la ragazza anche con una motivazione personale: salvare la vita di Krypto, avvelenato da una freccia di Krem intinta in un veleno di cui solo i predoni hanno l'antidoto.  Kara si troverà quindi in una corsa contro il tempo, 3 giorni (terrestri, galattici?) prima che il cane muoia, attraverso vari pianeti, con soli rossi, gialli e pericolosi soli verdi, alternando momenti in cui potrà usare i suoi poteri a momenti in cui saranno solo astuzia e determinazione ad aiutarla.

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Ma se le intenzioni di Ruthye, interessata solo ad affondare la sua spada nel petto di Krem, sembrano confliggere con quelle di Kara, peggio ancora rischia di provocare l'incontro con il caotico Lobo (Jason Momoa), variabile impazzita che ha una sua missione di cacciatore di taglie nei confronti della banda, che lo porta a muoversi per i fatti suoi, rischiando di intralciare le altre missioni. In questa sarabanda, scopriremo che di mezzo c'è pure una tratta interstellare di giovani donne, gestito dai predoni, con fanciulle innocenti da salvare.

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La sceneggiatrice Ana Nogueira, ispirata alla miniserie Supergirl: La donna del domani, di Tom King e Bilquis Evely, alterna momenti di azione frenetica a flashback sulle origini kryptoniane di Kara. Nel precedente Superman,  si era optato per una introduzione di Kal-El in medias res, senza entrare nei dettagli sulla sua genesi. In Supergirl i flashback sull'infanzia di Kara nella città kryptoniana di Argo, vengono usati per caratterizzare la ragazza, che essendo cresciuta su krypton, non ha lo stesso attaccamento alla Terra del cugino. Kara infatti lo chiama Clark e non Kal-El, perché nonostante siano nati sullo stesso pianeta, hanno due retaggi culturali differenti. Significativa in tal senso  è la scena in flashback del loro primo incontro.

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Inoltre Kara ha chiaramente il senso di colpa del sopravvissuto, che affoga nell'alcool, nella malinconia e in una cinica visione della vita, in contrapposizione all'ottimismo da boy-scout di Clark.

L'occasione di crescita per Kara è l'incontro con la rancorosa Ruthye, nella quale la kryptoniana vede un riflesso di se stessa, e che vorrebbe salvare dall'intraprendere il sentiero senza uscita della vendetta.

Le buone intenzioni degli autori lasciano trasparire questi elementi, ma non tutto filo liscio. Le scene di azione sono ben gestite, hanno una durata non eccessiva, ma la messa in scena degli effetti visivi è in alcuni momenti sotto il minimo atteso da una grossa produzione, nonostante il formato IMAX che promette il massimo della spettacolarità.

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Il ritmo stesso della vicenda risulta rallentato dai flashback su Argo, che riescono a fare sembrare lungo un film la cui durata di 107' minuti è inferiore alla media dei cinecomics.

La sottotrama della tratta delle ragazze, inoltre, è inserita in modo confusionario e non ne mette in evidenza le implicazioni morali.

Se gli effetti visivi sono lacunosi a volte, buono è il lavoro di costruzione visiva dei vari pianeti, nonché del design concettuale di tecnologie e personaggi. Un valido campionamento di tante suggestioni forse riconoscibili, da Star Wars o da Mad Max, per citarne alcune, ma ben mescolate, quel tanto che basta a dare una sensazione di riconoscibilità non fastidiosa al tutto.

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Decisamente poco carismatico l'antagonista del film, Krem, un personaggio il cui scopo sembra solo quello di mangiare la polvere, nonostante tutti i suoi sforzi e il suo convincimento di potercela fare.

Una volta tanto, non ci sono infatti scene dopo i titoli di coda ad annunciare sorprese mirabolanti,  il che rende il film un tassello quasi autonomo del progetto DCU, non fosse per un paio di apparizioni di Superman.

In conclusione, Supergirl non è il cinecomic dell'anno o del decennio, ma può dare un'ora e mezza di intrattenimento, sia pure con i suoi limiti.