Ieri sera, 1° aprile 2026, alle 18:35 ora della costa orientale degli Stati Uniti, il razzo SLS di Artemis II è decollato dal Launch Complex 39B del Kennedy Space Center in Florida, segnando l'inizio della prima missione con equipaggio diretta verso la Luna dal 1972.
Erano cinquantatré anni che aspettavamo questo momento, dopo la conclusione del Progetto Apollo nel 1973. La nuova missione circumnavigherà la Luna a una distanza di circa seimila chilometri, più lontana dal satellite di quanto abbiano fatto le missioni Apollo, e quindi raggiungendo una distanza dalla Terra mai raggiunta da un equipaggio umano.
Il lancio
I booster a propellente solido si sono accesi per primi, fornendo oltre il 75% della spinta necessaria. Insieme ai quattro motori RS-25, hanno generato 8,8 milioni di libbre di forza al decollo. Dopo la separazione dallo stadio centrale, circa due ore dopo il lancio è avvenuta la manovra di innalzamento dell'apogeo: il motore dello stadio superiore ha acceso per circa 18 minuti, portando il punto più alto dell'orbita a oltre 43.000 miglia, più in alto di qualsiasi astronauta dal tempo dell'Apollo.
A bordo della capsula Orion ci sono gli astronauti NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota) e Christina Koch (specialista di missione), insieme all'astronauta canadese Jeremy Hansen. La missione è storica sotto molti aspetti: Glover è la prima persona di colore, Koch la prima donna e Hansen il primo cittadino non statunitense a viaggiare oltre l'orbita bassa terrestre.
Il lancio non è stato privo di suspense. Poco prima del decollo, un problema al sistema di terminazione del volo (FTS) aveva messo brevemente la missione in stato di "No-Go", risolto poi dagli ingegneri appena in tempo.
Il comandante Wiseman ha descritto l'ascesa come una corsa straordinaria, riferendo che l'equipaggio aveva già assistito a due albe lunari nelle prime ore di volo.
I prossimi passi
Oggi, secondo giorno della missione, è prevista la manovra chiave: l'iniezione translunare (TLI), un'accensione che aumenterà la velocità di Orion permettendole di abbandonare l'orbita terrestre e dirigersi verso la Luna. L'equipaggio seguirà una traiettoria di "ritorno libero", sfruttando la gravità lunare per curvare la rotta e tornare verso la Terra.
Il terzo giorno è prevista una dimostrazione di RCP in assenza di gravità e un test di comunicazione attraverso il Deep Space Network. Nei giorni successivi, gli astronauti si avvicineranno alla Luna, sorvolandone il lato nascosto e stabilendo il record di massima distanza dalla Terra mai raggiunta da esseri umani: circa 405mila km.
L'ammaraggio è previsto nell'Oceano Pacifico il 10 aprile. Il successo di Artemis II aprirà la strada alle missioni successive del programma Artemis, con l'obiettivo di riportare astronauti sulla superficie lunare entro il 2028.
I contributi delle altre agenzie spaziali
Nel clima di conflitto generale e di progressivo isolamento degli Stati Uniti, la missione Artemis è forse una delle ultime attività condivise tra gli americani e le altre agenzie spaziali, che hanno fornito diversi e notevoli contributi.
L'ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha dato il contributo più importante dopo la NASA. L'ESA ha fornito l'European Service Module (ESM), il cuore propulsivo della capsula Orion: il modulo fornisce aria e acqua per gli astronauti, genera elettricità tramite quattro pannelli solari, controlla la temperatura e garantisce la propulsione per le manovre in spazio profondo. È stato assemblato da Airbus a Brema, in Germania, con il contributo di 13 stati membri dell'ESA, 20 contractor principali e oltre 100 fornitori europei. C'è anche un pezzo d'Italia: la struttura portante del modulo è stata realizzata da Thales Alenia Space a Torino.
In pratica, è l'ESM ad accendere il motore per la manovra di iniezione translunare e a eseguire le correzioni di rotta durante tutto il viaggio. Inoltre, ingegneri europei supportano la missione 24 ore su 24 dal centro tecnico ESTEC nei Paesi Bassi, dal Centro Astronauti Europeo in Germania e dal Johnson Space Center a Houston.
L'ESA ha anche contribuito con EveryWear, un'applicazione di monitoraggio medico sviluppata in Europa, originariamente creata da MEDES per il CNES francese, che permette agli astronauti di registrare nutrizione, farmaci e comunicare in modo sicuro con i medici di volo.
Il Canada partecipa al programma Artemis grazie a un trattato del 2020 con gli Stati Uniti, che ha portato Jeremy Hansen a bordo come primo astronauta non americano diretto verso la Luna. Nelle missioni future, il Canada contribuirà con il Canadarm3, il braccio robotico destinato alla stazione lunare Gateway.
Anche l'agenzia giapponese JAXA e il Mohammed bin Rashid Space Centre degli Emirati partecipano alla campagna Artemis più ampia, anche se il loro ruolo diventerà più visibile nelle missioni successive, in particolare con Gateway e le missioni di superficie.












