Queste vacanze natalizie erano iniziate male fin da subito, con la scomparsa, il 26 dicembre, di una di quelle figure che per molti, soprattutto in Italia, rappresentava un po' gli anni magici della scoperta della fantascienza da ragazzi, se non addirittura da bambini. Per molti quarantenni e cinquantenni - ovvero il "grosso" della popolazione fantascientifica italiana - l'introduzione alla science fiction non era arrivata con Star Trek, giunta da noi in sordina e in estremo ritardo, ma con Thunderbirds, Ufo, Spazio 1999, le creazioni scientificamente sgangherate ma ricche di fascino di Gerry Anderson, per il quale subito dopo Natale è finita l'avventura su questo pianeta.

Ma un colpo al cuore del fandom molto più letale è arrivato il 2 gennaio, col la morte improvvisa, inaspettata, prematura di Alberto Lisiero, fondatore dello Star Trek Italian Club. Personalmente non posso vantare una particolare amicizia con lui, perché le nostre strade si sono incrociate molto raramente: per quanto mi piaccia non sono mai stato un vero e proprio fan di Star Trek; sono stato uno dei primi iscritti allo STIC ma non avevo mai rinnovaro l'iscrizione, e ho partecipato a non più di tre o quattro Sticcon. L'impressione che ne ho sempre avuto era quella di un'ottima persona, molto pacifica e disponibile, e soprattutto di uno di quelli con la passione dentro, con la voglia di fare, di costruire sui propri interessi qualcosa di grande e da condividere con altri. Cosa che in qualche modo ci accomunava.

In questi giorni sul nostro e altri forum e su Facebook si accumulano testimonianze di rimpianto, di afflizione, di affetto, e tanti ricordi, che testimoniamo quello che è stato il grande, enorme merito di Lisiero: l'essere riuscito a creare una grandissima comunità di persone che condividevano interessi e valori - perché sì, con l'amore per Star Trek indubbiamente viaggia anche una collezione di valori. Persone che si sono conosciute, hanno scoperto amicizie e amori. Persone che grazie a lui si sono trovate e amate e hanno magari avuto dei figli, piccoli esseri umani che esistono anche grazie al lavoro di Alberto Lisiero. Questa forse è la cosa più bella. Lisiero non ha avuto figli, ma, come dice Gabriella Cordone nel toccante messaggio che ha diffuso su internet, per lei e Alberto gli amici del club erano un po' i figli che non hanno avuto.

Al funerale la testimonianza d'affetto è stata numerosa. E coraggiosa. Sì perché come chiesto da Gabriella molti si sono presentati in costume da Star Trek, una scelta che in occasione del genere certamente richiedeva una certa dose di coraggio, o quantomeno di capacità di infischiarsene delle occhiate degli "altri" e di commenti poco felici come quello del Messaggero Veneto ("alcune delle quali si sono fatte fotografare in costume davanti al carro funebre", come se fosse stato uno show invece che un omaggio). Per i giornali è molto più comprensibile portarsi nella tomba la bandiera di una squadra di ragazzotti che tirano calci a una palla che non i simboli di un fenomeno culturale che insegna tolleranza, rispetto per gli altri, fiducia nel futuro e interesse nella scienza.

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